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La notizia
Tundr ha chiuso un round Series A da 11,6 milioni di euro. L’operazione porta CDP Venture Capital nel capitale della fintech italiana del welfare aziendale e rinnova il sostegno di 360 Capital e Azimut, già presenti nel seed da 7,2 milioni dell’aprile 2025. In coincidenza con l’aumento di capitale, Carlo Enrico è stato nominato presidente del consiglio di amministrazione dopo essere entrato come investitore e consigliere nel round precedente.
I nuovi capitali finanzieranno l’espansione commerciale e lo sviluppo di una piattaforma più ampia. La società vuole affiancare alla vendita diretta alle imprese un modello nel quale la sua tecnologia venga integrata nell’offerta di provider di welfare, banche, assicurazioni, agenzie per il lavoro, consulenti e società di payroll. Il Series A serve quindi a sostenere un cambio di scala nella distribuzione, oltre che nel prodotto.
Chi investe nel Series A di Tundr
CDP Venture Capital entra attraverso il comparto ServiceTech del fondo Corporate Partners I, dedicato alle soluzioni digitali per servizi finanziari, assicurativi e affini. 360 Capital e Azimut confermano l’investimento. Partecipano inoltre Kairos Partners, Crédit Agricole Italia e Sella Direct Ventures, insieme a un gruppo di imprenditori del settore tecnologico e finanziario: Alessandro Fracassi di Gruppo MOL, Claudio Erba di Docebo, Enrico Mattiazzi di Fiscozen e Paolo Basilico di Samhita Investments.
Secondo i dati comunicati dalla startup, Tundr arriva al nuovo round dopo tre anni di crescita a ritmi del 200% annuo e gestisce oggi i benefit di 2.000 imprese per oltre 100 mila dipendenti. Sono metriche fornite dalla società, ma aiutano a leggere la scelta degli investitori: il capitale entra dopo la validazione commerciale e deve finanziare la capacità di servire un numero più ampio di clienti attraverso canali indiretti.
«Il welfare aziendale è un mercato che continua a crescere a doppia cifra, dove uno standard digitale non si è ancora consolidato», ha dichiarato Giorgio Seveso, CEO e co-founder di Tundr. Laura Scaramella, responsabile del comparto ServiceTech di Corporate Partners I, definisce la società «un operatore sistemico capace di lavorare con una moltitudine di soggetti, dalle piccole imprese a gruppi quotati».
Un mercato da 3,2 miliardi, ancora diviso per dimensione d’impresa
Il capitale arriva in un settore che si sta allargando, ma non in modo uniforme. Secondo i dati diffusi da AIWA, l’Associazione Italiana Welfare Aziendale, nel 2025 il valore economico dei piani ha raggiunto 3,2 miliardi di euro e nel 2026 i lavoratori coinvolti hanno superato quota quattro milioni. Il perimetro non comprende buoni pasto, assistenza sanitaria integrativa, previdenza complementare e misure previste dai contratti collettivi nazionali, quindi fotografa soltanto una parte del welfare occupazionale.
La diffusione resta legata alla dimensione aziendale. Nell’Indagine Confindustria sul lavoro del 2025, riferita alle iniziative adottate nel 2024 dalle imprese associate, il 55,3% dichiara di offrire welfare ai dipendenti. La quota scende al 41,8% nelle aziende fino a 15 addetti e sale al 67,4% nelle medie e all’81,2% in quelle con più di 100 dipendenti. Il divario indica che una parte consistente della domanda potenziale è frenata anche dai costi e dalla complessità di gestione.
Anche l’uso dei crediti si sta concentrando sulle spese quotidiane. L’Osservatorio Welfare 2026 di Edenred, basato su oltre 5.500 aziende e 870 mila beneficiari del provider, rileva che nel 2025 i fringe benefit hanno rappresentato il 55,1% della spesa e che l’84% del credito disponibile è stato utilizzato. Sono dati riferiti al bacino di un singolo operatore, ma mostrano perché carte di pagamento e applicazioni semplici siano diventate uno dei terreni competitivi del settore.
Il Series A si inserisce inoltre in un venture capital italiano più selettivo. Il Venture Capital Monitor promosso con AIFI ha rilevato 679 milioni di euro investiti nelle startup italiane nel primo semestre 2026, il 37% in più rispetto allo stesso periodo del 2025. EconomyUp ha ricostruito come i diversi osservatori utilizzino perimetri non sovrapponibili, ma convergano sulla maggiore concentrazione del capitale in operazioni più grandi. Tundr arriva a questa fase con una base clienti dichiarata e con investitori industriali e finanziari che possono anche aprire nuovi canali commerciali.
La storia di Tundr, dal pre-seed al Series A
Tundr è stata lanciata nel 2022 da Giorgio Seveso, Jules Arthur Sastre e Luca Milesi e ha sedi a Milano e Lecce. Nell’agosto dello stesso anno ha annunciato un pre-seed da 1,7 milioni di euro, che portava oltre due milioni la raccolta realizzata nei primi dodici mesi. L’idea iniziale era usare strumenti fintech per rendere più fluida l’erogazione dei benefit e collegarla a una rete di acquisto orientata anche alla sostenibilità.
Nell’aprile 2025, al momento del secondo round, la startup contava 30 persone, aveva superato 20 milioni di euro in crediti welfare erogati e serviva oltre 400 aziende. Il confronto con le 2.000 imprese indicate oggi dalla società restituisce la traiettoria che ha preparato il passaggio al Series A.
Nel gennaio 2025 Tundr era stata anche la prima realtà fintech ammessa in AIWA. L’ingresso nell’associazione ha accompagnato il tentativo di accreditarsi in un mercato nel quale la tecnologia deve convivere con vincoli fiscali, contrattuali e di rendicontazione. È un elemento rilevante per una piattaforma che ora vuole essere adottata da intermediari già presenti presso imprese e lavoratori.
Dalla Tundr Card a una piattaforma per banche e provider
L’offerta integra la Tundr Card per i fringe benefit, un’app mobile per i dipendenti e una console con cui le direzioni HR possono amministrare i piani. Nella stessa esperienza confluiscono anche i flexible benefit, tra cui sanità integrativa, previdenza, istruzione e mobilità. Questa architettura ha sostenuto finora la vendita alle aziende; il nuovo piano punta a renderla modulare e integrabile nei servizi di soggetti terzi.
La scelta amplia il mercato raggiungibile senza affidare tutta la crescita a una rete commerciale proprietaria. Un consulente del lavoro o una società di payroll può portare il servizio nelle piccole e medie imprese; una banca o un’assicurazione può inserirlo in un’offerta destinata ai clienti aziendali; un provider può usare i moduli fintech senza ricostruire carta, applicazione e console. Per Tundr la sfida sarà mantenere semplice l’esperienza dell’utente mentre aumentano integrazioni, partner e casistiche amministrative.
La società prevede novità di prodotto già in autunno. Il traguardo implicito del round sarà misurato sulla capacità di trasformare la crescita della base clienti in una piattaforma usata stabilmente da più canali, con tassi di utilizzo elevati e costi operativi sostenibili. È su questo passaggio che il progetto può distinguersi in un mercato affollato da grandi provider, operatori HR e nuove fintech.
Carlo Enrico presidente nella fase di crescita
La nomina di Carlo Enrico completa il cambio di fase. Già investitore e consigliere di Tundr, il manager ha lavorato in Goldman Sachs e Mastercard, nel sistema bancario italiano con Banco di Sicilia e BancoPosta e nel fintech come consigliere di Pomelo e Verestro. Da presidente accompagnerà l’evoluzione della governance mentre aumentano capitale e complessità operativa.
Il Series A finanzia così il passaggio da startup a infrastruttura: un prodotto più ampio e una distribuzione capace di raggiungere le imprese ancora ai margini del welfare aziendale. Integrazione, affidabilità e uso effettivo dei benefit diranno se Tundr riuscirà a conquistare questo ruolo.





























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