Michelangelo Suigo, lei è Group Chief Public Affairs, Corporate Communication & Sustainability Officer di Engineering. Avete lanciato recentemente IS‑IA – Italy’s Sovereign Intelligence Architecture, il progetto di una intelligenza artificiale italiana. Mi ha colpito l’idea di fondo: il patrimonio cognitivo del Paese come vero vantaggio competitivo. È un punto che spesso si sottovaluta.
“Lei direbbe che è una questione di pensiero solido, Palmieri. Il tema è che costruire una intelligenza artificiale nazionale non è solo una questione di infrastrutture, ma di persone preparate, di conoscenzeq adeguate, di dati e competenze costruite nel tempo. Questa è la strada che abbiamo seguito e che continuiamo a perseguire con IS‑IA.”
Da qui la vostra intelligenza artificiale sovrana. O sovranista?
“Sovrana, sovrana nel senso giusto: governabile, controllabile, ispezionabile, trasparente, capace di operare in perimetri sicuri. Il nostro è un concetto industriale e culturale. È la differenza tra usare l’AI costruita da altri in altri Paesi e possedere la propria intelligenza artificiale nazionale. E infatti IS‑IA nasce per garantire che dati, modelli e infrastrutture restino nel nostro Paese, sotto governance italiana ed europea. Perché le nostre imprese o le pubbliche amministrazioni devono cedere ad altri dati, esperienze, progetti? Dopodichè, se lo vogliono, la nostra architettura è perfettamente integrabile con i grandi frontier model, quindi nessuna cpnfrapposizione.”
A proposito di governance, in queste settimane si è acceso un dibattito dopo gli interventi dei “signori dell’AI” che si sono detti disposti a rallentare lo sviluppo dell’AI, per evitare grossi problemi in futuro. È un tema che riguarda anche voi?
“No. Come ho detto prima, la nostra intelligenza artificiale è sempre ispezionabile, trasparente e opera in perimetri sicuri, quelliprevisti dall’IA Act europeo e dalla legge italiana.”
A tal proposito crede sia possibile arrivare davvero a un accordo globale che consenta di mettere i celeberrimi guardrail alle grandi intelligenze artificiali sviluppate in USA e in Cina?
“Difficile dirlo ma sarebbe senz’altro auspicabile”
…ma?
“Nel breve periodo mi sembra molto complicato.”
Nel mezzo di questo dibattito, sul Corriere della Sera il vicedirettore Manca lunedì scorso ha invitato le imprese italiane ad agire, senza aspettare che sia la politica a muoversi, per non rimanere indietro.
“Noi lo abbiamo fatto e il nostro strumento serve proprio a fare in modo che le aziende italiane possano progredire nel buon uso dell’intelligenza artificiale e non dipendere da prodotti creati altrove e con logiche che non necessariamente corrispondono agli interessi delle nostre imprese.”
Vediamo di capire come. Non sono un tecnico, ma mi interessa capire meglio ENG GPT‑2. Lo presentate come un modello italiano, privato, controllato, ma con prestazioni comparabili ai migliori modelli internazionali.
“ENG GPT‑2 è il cuore dell’architettura IS‑IA. È una piattaforma di Private Generative AI, totalmente conforme all’AI Act. La sua forza è la trasparenza: tutto è in chiaro, pesi, elenco dei dati utilizzati, training e risultati. Abbiamo pubblicato anche il technical report su Huggingface con dataset, pipeline, metriche e limitazioni. Nessuna scatola nera.
Parliamo di un modello da 16 miliardi di parametri, progettato per essere potente ma governabile. E poi c’è l’interoperabilità: ENG GPT‑2 si integra con piattaforme agentiche, ERP, CRM, sistemi di analisi dati. Questo abilita soluzioni multi‑agente e protegge la proprietà intellettuale delle organizzazioni.”
Questo è un punto cruciale, assieme alla trasparenza, che è ciò che manca nei grandi modelli globali.
“Questo è ciò che permette alle imprese e alla PA che la useranno di governare l’intero ciclo di vita di utilizzo: dall’infrastruttura al dato, dal foundation model alla specializzazione, fino all’orchestrazione nei processi di business. Aggiungo che l’architettura di IS-IA è stata validata dal Politecnico di Milano, che ne ha testato verificabilità, robustezza e performance.”
L’altro elemento che mi ha colpito è la sostenibilità. Parlate di consumi energetici ridotti fino a un quinto rispetto ai modelli equivalenti.
“Sì, grazie all’architettura Mixture of Experts, il modello attiva solo le componenti necessarie. Questo significa:
– training 10 volte più efficiente in termini di consumo di energia;
– inferenza con costi ridotti del 50–80%,
– minore impatto ambientale, anche sul consumo d’acqua per il raffreddamento dei data center.”
Però sempre di un forte consumo di energia si tratta…
“…questo è inevitabile. Tuttavia, nel nostro caso, l’infrastruttura è alimentata da energia rinnovabile, nei nostri data center di Pont‑Saint‑Martin, Torino, Vicenza. Non puoi parlare di futuro se consumi il passato.”
Come si vede dal dibattito in corso, la sostenibilità ambientale (oltre a quella sociale) è un tema sempre più strategico per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale.
“Me lo lasci dire: IS‑IA tiene insieme sicurezza, trasparenza, sostenibilità e interoperabilità: è una visione culturale, non solo tecnologica. Per noi IS‑IA ed ENG GPT‑2 rappresentano una grande opportunità per rafforzare la capacità dell’Italia di governare il proprio sviluppo tecnologico, invece di delegarlo ad altri. Sono una grande opportunità per rafforzare sicurezza, autonomia tecnologica, innovazione e crescita del Paese.”
Questo è un dialogo che dobbiamo continuare. La sfida dell’AI sovrana non è tecnica: è culturale e merita di essere portata nel dibattito pubblico.
“È un tema politico, nel senso più alto del termine. La definisco una questione di bene comune nazionale tecnologico, non più eludibile oggi.”































Partecipa alla community