“La domanda non è più se gli eventi estremi accadranno. È quanto saremo preparati quando accadranno.”
È una frase che sintetizza perfettamente la conversazione con Roberto Carnicelli, CEO e co-founder di Eoliann, una delle quindici scaleup selezionate per OGR Bridging Growth, il programma di Mind the Bridge per accompagnare aziende ad alto potenziale nel loro percorso di crescita internazionale.
Dopo aver raccontato Vocations , la startup che vuole trasformare il recruiting attraverso i dati (qui il link all’articolo), il secondo incontro è con una realtà che affronta un’altra grande sfida del nostro tempo: come rendere le infrastrutture resilienti in un mondo in cui il clima non è più quello per cui sono state progettate.
Indice degli argomenti
Da una domanda, non da una tecnologia
Quando si racconta una startup si tende a partire dall’etichetta: AI, climate tech, space tech.
Nel caso di Eoliann, però, la classificazione rischia di essere fuorviante.
L’azienda nasce infatti da una domanda.
«Ci siamo chiesti se fosse possibile combinare due tecnologie che stavano maturando contemporaneamente (immagini satellitari e intelligenza artificiale) per comprendere meglio e prevedere eventi estremi come alluvioni, incendi, frane o siccità.»
Non c’era ancora un prodotto.
Non c’era nemmeno un mercato chiaramente definito.
C’era una direzione.
Ed è una differenza importante, perché molte delle startup che oggi sembrano avere una traiettoria lineare, in realtà sono nate proprio così: da una domanda più che da una soluzione.
L’innovazione è fatta soprattutto di errori
Anche Eoliann, come molte aziende che passano attraverso OGR Bridging Growth, non è arrivata al prodotto attuale seguendo una linea retta.
«Abbiamo sperimentato, sbagliato e cambiato approccio più volte.»
È un passaggio che Roberto Carnicelli racconta con grande naturalezza. E forse è proprio questa la parte più interessante. Nel mondo delle startup si celebrano soprattutto i round di investimento, i clienti acquisiti e le exit. Molto meno i tentativi che non funzionano. Eppure è spesso proprio lì che nasce l’innovazione. Non dalla capacità di avere ragione al primo tentativo. Ma dalla velocità con cui si impara ad avere torto.
Dal prevedere il clima al proteggere le infrastrutture
Oggi quel percorso ha preso forma in Airis, la piattaforma sviluppata da Eoliann.
Definirla uno strumento di previsione meteorologica sarebbe però riduttivo. L’obiettivo non è sapere se domani pioverà. È capire quale impatto un evento climatico estremo potrebbe avere su reti elettriche, gasdotti, ferrovie, strade e, più in generale, sulle infrastrutture critiche da cui dipende il funzionamento delle nostre economie.
Airis analizza scenari presenti e futuri in pochi secondi, permettendo a gestori di infrastrutture, aziende e istituzioni di valutare la propria resilienza climatica. Il cambiamento di prospettiva è evidente. Non si tratta più di prevedere l’evento. Si tratta di prevederne le conseguenze.
Il clima è già cambiato
Uno dei passaggi più significativi della conversazione riguarda il modo in cui continuiamo a parlare di cambiamento climatico. Spesso lo raccontiamo come un problema futuro.
Carnicelli ribalta completamente questa impostazione.
«Il clima è già cambiato.»
Le ondate di calore che hanno colpito l’Italia e gran parte dell’Europa nelle ultime estati (compresa questa), così come l’aumento di alluvioni, incendi e siccità, non rappresentano anomalie temporanee. Sono la nuova normalità. La vera domanda, quindi, non è più se questi eventi continueranno a verificarsi. È se infrastrutture e sistemi economici saranno in grado di resistere.
Dalla mitigazione all’adattamento
Ridurre le emissioni resta una priorità. Ma, osserva Carnicelli, oggi non è più sufficiente. Per decenni abbiamo progettato ponti, reti elettriche, acquedotti e infrastrutture assumendo condizioni climatiche che semplicemente non esistono più.
La resilienza climatica è destinata a diventare uno dei principali criteri con cui progettare nuovi asset, gestire quelli esistenti e orientare gli investimenti.
È un cambio di paradigma che riguarda non solo il settore pubblico, ma anche utilities, assicurazioni, infrastrutture energetiche, trasporti e finanza.
Prevenire invece di reagire
La visione di Eoliann è, in fondo, molto semplice: passare da una logica reattiva a una preventiva.
Offrire ad aziende e istituzioni gli strumenti per anticipare il rischio, anziché limitarsi a gestirne le conseguenze quando ormai è troppo tardi.
È un approccio che ricorda quanto sta accadendo in molti altri settori, dalla cybersecurity alla manutenzione industriale, dove il valore non sta più nella capacità di intervenire rapidamente, ma in quella di prevedere il problema prima che si manifesti.
Una startup che parla di futuro
La storia di Eoliann racconta anche qualcosa di più generale. Le startup più interessanti non si limitano a digitalizzare processi esistenti. Cambiano il modo in cui guardiamo i problemi. Nel caso di Eoliann il messaggio è chiaro. Per troppo tempo abbiamo progettato infrastrutture utilizzando il clima del Novecento. Oggi dobbiamo iniziare a progettarle per il clima del XXI secolo.
E forse la tecnologia più importante non sarà quella che ci aiuterà a ricostruire dopo una catastrofe. Sarà quella che renderà possibile evitarne, almeno in parte, gli effetti prima ancora che si manifestino.


























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