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Climate-tech: le startup che aiutano le imprese a proteggersi dal clima estremo



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Il clima aumenta i rischi per le imprese: alcune startup italiane e internazionali offrono diverse soluzioni di adattamento, dalle previsioni intelligenti alle polizze parametriche

Pubblicato il 1 giu 2026



Startup per il clima
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Nel 2015, con l’Accordo di Parigi sul clima, la comunità internazionale si è impegnata a mantenere il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2 gradi Celsius, cercando di avvicinarsi ai 1,5 gradi rispetto ai livelli preindustriali. Non è una soglia simbolica: ogni frazione di grado in più aumenta frequenza e intensità di ondate di calore, siccità, alluvioni e altri eventi estremi. Il problema è che questo obiettivo appare fuori portata. Anche ipotizzando che tutti gli Stati rispettino i propri obiettivi climatici, si stima un incremento compreso fra i 2,3 e i 2,5 gradi entro fine secolo.

Tutto questo ha conseguenze molto concrete. Già per il 2025 Munich Re calcola che i disastri naturali abbiano provocato danni per 224 miliardi di dollari a livello globale, di cui circa la metà (108 miliardi) coperti da un’assicurazione. Il bilancio non potrà che peggiorare, visto che entro il 2030 –secondo stime delle Nazioni Unite – l’umanità dovrà far fronte a 560 disastri naturali all’anno, circa 1,5 al giorno.

Se finora le imprese si sono impegnate soprattutto a ridurre le proprie emissioni di gas serra (la cosiddetta mitigazione), appare evidente che c’è un’altra priorità da affrontare con urgenza: tutelare beni, infrastrutture e lavoratori dalle conseguenze del clima estremo. Queste misure rientrano nella categoria dell’adattamento e sono rese possibili anche da un vivace ecosistema di startup.

Dati e tecnologie per prevedere gli eventi meteo estremi

Tra le aree più promettenti individuate dal World Economic Forum c’è la weather intelligence, che trasforma i dati meteorologici in informazioni utili per prendere decisioni. Un segmento destinato a crescere rapidamente: secondo le stime del WEF, i ricavi annuali potrebbero aumentare di 16 volte entro il 2050, superando i 40 miliardi di dollari.

Tra le realtà che hanno aperto la strada c’è la statunitense Tomorrow.io che, nell’arco di un decennio, ha costruito una costellazione proprietaria di satelliti meteorologici con cui raccoglie dati atmosferici e sulle precipitazioni, aggiornandoli globalmente ogni 60 minuti. Questo flusso di dati proprietari le permette di andare oltre le tradizionali previsioni meteo e dare indicazioni mirate alle aziende, anche grazie alla recente integrazione di agenti AI che suggeriscono o automatizzano azioni specifiche in base al contesto.

Nel settore dell’aviazione, per esempio, possono aiutare a riprogrammare rotte e ridurre ritardi causati da temporali o turbolenze; nel farmaceutico possono segnalare rischi per la catena del freddo, la distribuzione dei farmaci o la continuità delle attività produttive in caso di eventi meteorologici avversi.

Dai campi alle antenne, cosa fanno le startup per l’adattamento al clima

L’agricoltura è uno dei settori che risentono più direttamente del meteo estremo: nell’Unione europea le perdite sono stimate in una media di 31,9 miliardi di euro all’anno. Per limitarle si può fare affidamento su tecnologie per monitorare la temperatura e l’umidità del suolo, prevedere le rese delle colture, pianificare l’irrigazione in modo ottimale, attrezzarsi in vista di piogge intense o grandine. Lo fa l’italiana GreenAnt con la piattaforma interattiva Desidera, capace di elaborare dati satellitari relativi a specifiche porzioni di terreno per stimare il rischio quasi in tempo reale. (Sotto, il CEO Mario Edoardo Simmaco)

È sempre italiana Eoliann che, però, si concentra sulla valutazione dei rischi climatici nel medio e lungo termine. La sua piattaforma Airis elabora dati satellitari e geospaziali ufficiali – come caratteristiche del territorio, uso del suolo, topografia e informazioni ambientali – utilizzandoli come input per modelli proprietari di machine learning sviluppati con il supporto dell’Agenzia spaziale europea.

L’obiettivo è quello di produrre mappe di rischio ad alta risoluzione con copertura europea, validate confrontandole con eventi realmente accaduti e con i dati delle autorità locali. Simulazioni che vengono poi parametrate su diversi scenari climatici futuri. Per fare un esempio concreto, una società di telecomunicazioni può usare Airis per individuare le antenne, le dorsali in fibra e le stazioni radio più vulnerabili al clima estremo, stimando il rischio di disservizi e pianificando la manutenzione in modo mirato.

Le startup che aiutano a rendere più resilienti infrastrutture e città

Non spetta solo alle aziende il compito di attrezzarsi per affrontare il clima estremo. Lo European State of the Climate 2024 fa sapere che oltre la metà delle città dell’Unione europea dispone oggi di un piano di adattamento, una percentuale in forte crescita rispetto al 26% registrato nel 2018. Nel 2022 sono state censite circa 19mila azioni di adattamento nelle città europee, soprattutto nei settori dell’acqua, degli edifici, dell’ambiente, del suolo, dell’agricoltura e della salute.

Molto rilevante il fatto che il 91% di queste strategie includa almeno una soluzione basata sulla natura, tra cui tetti verdi, alberature urbane, aree verdi e corridoi ecologici, recupero di corsi d’acqua e zone umide. Le più diffuse (con un’incidenza del 34,5% sul totale) restano le misure fisiche e tecnologiche come sistemi di riciclo dell’acqua, separazione tra acque piovane e acque grigie, edifici progettati per resistere meglio al clima estremo, mappatura dei rischi e sistemi di allerta precoce.

Prima di applicare queste misure, però, è necessario capire dove intervenire e con quali priorità. È ciò che fa l’italiana Latitudo40. Attraverso immagini satellitari, dati geospaziali e modelli di intelligenza artificiale, la startup analizza le caratteristiche del territorio – come temperatura superficiale, copertura vegetale, consumo di suolo e isole di calore urbane – per valutare se, e quanto, gli interventi di adattamento possono ridurre la sua vulnerabilità al clima estremo.

Adattamento significa anche tutelare i lavoratori dal caldo

L’adattamento ai cambiamenti climatici non riguarda soltanto i beni materiali, ma anche e soprattutto le persone. Secondo l’Organizzazione internazionale per il lavoro (ILO), più del 70% della forza lavoro globale è esposta ogni anno al caldo eccessivo, per un totale di almeno 2,41 miliardi di lavoratori e lavoratrici. Ogni anno lo stress termico è causa di 22,85 milioni di infortuni, quasi 19mila decessi e 2,09 milioni di anni di vita persi per disabilità o morte prematura.

Finora le risposte – anche in Italia – sono state spesso di tipo emergenziale, come le ordinanze che sospendono il lavoro all’aperto nelle ore più calde delle giornate estive. Questa però è soltanto una parte della soluzione. La stessa ILO sottolinea la necessità di aggiornare protocolli di salute e sicurezza che erano stati pensati per un clima diverso: ciò significa imporre pause e turni, garantire formazione e sorveglianza sanitaria e, ove possibile, meccanizzare le mansioni più pesanti.

Per poter valutare le effettive condizioni del personale servono dati puntuali raccolti direttamente sul campo. A fornirli è la società statunitense Kenzen, grazie ai suoi dispositivi indossabili per laprevenzione dello stress termico sul lavoro. Un sensore applicato al braccio monitora in tempo reale parametri fisiologici come frequenza cardiaca, temperatura corporea, livello di sforzo e perdita di liquidi, utilizzando algoritmi predittivi per segnalare condizioni di rischio prima che si verifichino malori che portano a interrompere le attività.

Insurtech, come funzionano le polizze parametriche

Anche adottando strategie di prevenzione efficaci, non si possono azzerare i rischi. Eventi estremi come alluvioni, grandinate o siccità, sempre più intensi e frequenti a causa del riscaldamento globale, possono comunque danneggiare i beni delle aziende e interrompere le loro attività. L’adattamento passa quindi anche dalla capacità delle imprese di assorbire questi shock senza mettere a rischio la propria tenuta economica.

La startup insurtech Descartes Underwriting, fondata a Parigi nel 2019, acquisisce dati attraverso sensori Internet of Things (IoT), sistemi GPS, radar e immagini satellitari, processandoli attraverso modelli di machine learning per stimare in modo estremamente preciso il rischio di eventi meteo estremi. In questo modo, offre ai propri clienti polizze parametriche.

A differenza delle assicurazioni tradizionali che richiedono una valutazione successiva dei danni subiti, queste ultime funzionano sulla base di parametri stabiliti in anticipo, per esempio una certa quantità di pioggia in 24 ore, un certo numero di giorni consecutivi senza precipitazioni in un’area agricola, temperature eccezionalmente elevate per un determinato periodo. Superata la soglia, l’indennizzo scatta automaticamente nell’arco di pochi giorni, fornendo le aziende la liquidità necessaria per riprendere le attività.

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