Il settore automobilistico sta vivendo una trasformazione radicale che ridefinisce i confini tra hardware, software e servizi energetici. Le aziende della filiera non si limitano più a ottimizzare i processi tradizionali, ma integrano soluzioni avanzate per rispondere a nuove esigenze di efficienza, sostenibilità e sicurezza. Gli spunti emersi dalle analisi dell’Osservatorio Connected Vehicle & Mobility presso il Politecnico di Milano, presentati in occasione del convegno “Driving the Future: la mobilità alla curva decisiva” il 28 maggio 2026, delineano una chiara direzione strategica per manager e decisori aziendali: l‘integrazione di sistemi intelligenti e la valorizzazione del dato sono ormai i pilastri per mantenere la competitività sul mercato europeo.

Indice degli argomenti
Come l’intelligenza artificiale trasforma la filiera automobilistica
L’adozione di tecnologie di calcolo avanzate e l’analisi predittiva stanno riscrivendo l’intera catena del valore industriale. Non si tratta dell’introduzione di una singola funzionalità isolata, ma di una ristrutturazione che parte dai laboratori di ricerca e sviluppo per arrivare fino alla gestione dei servizi post-vendita. Le imprese che guidano questo cambiamento considerano il veicolo come un ecosistema in continua evoluzione, capace di generare flussi di valore costanti nel tempo.
Il passaggio dai sistemi meccanici ai modelli gestiti dal software
Il paradigma industriale che ha dominato l’automotive per decenni, basato prevalentemente sulla componente meccanica, è ormai superato. Alexandru Simon, Client Market Leader Automotive di NTT DATA, evidenzia come lo sviluppo di progetti innovativi si stia concentrando sulla metamorfosi del mezzo di trasporto in una vera e propria piattaforma intelligente. “In questo momento stiamo parlando di Software Defined Vehicle, però tra qualche anno parleremo di AI Defined Vehicle”, spiega Simon, delineando un futuro in cui l’efficienza dei sistemi avanzati di assistenza alla guida (ADAS) e la gestione ottimale dell’energia a bordo dipenderanno interamente da algoritmi predittivi.
L’integrazione dell’intelligenza artificiale nell’automotive si traduce nella presenza di agenti intelligenti all’interno dell’abitacolo, pronti a supportare sia i guidatori professionisti sia la gestione della guida autonoma. Questa evoluzione permette al veicolo di produrre un flusso di cassa continuo per i produttori (OEM) e per gli altri attori della filiera, trasformando il prodotto fisico in un hub di servizi digitali personalizzati. Sul lungo periodo, l’orizzonte temporale verso il 2030 vedrà una convergenza strategica tra l’intelligenza artificiale e il Quantum Computing. Questa combinazione accelererà la ricerca sui materiali innovativi, consentendo la progettazione di batterie più efficienti, motori ottimizzati e plastiche avanzate, riducendo sensibilmente i tempi di sperimentazione in laboratorio.
I ritorni sull’investimento nei laboratori di ricerca e nelle fabbriche
I benefici economici e operativi più immediati legati all’impiego dell’intelligenza artificiale si registrano nell’ambito della ricerca e sviluppo, dell’ingegneria di prodotto e nei processi manifatturieri. In queste aree, la tecnologia si configura come un potenziatore delle capacità umane, riducendo il time-to-market e ottimizzando le attività quotidiane di ingegneri e operatori di fabbrica.
Un esempio concreto riguarda l’automazione della creazione di requisiti di sistema funzionali a partire dalle richieste di business, oltre alla generazione automatizzata dei test case. Attività complesse che in precedenza richiedevano a un ingegnere dai tre ai quattro giorni di lavoro manuale oggi possono essere completate in quattro o cinque minuti, mantenendo la supervisione dell’esperto umano. Anche la logistica e la gestione della catena di fornitura beneficiano di questa digitalizzazione. L’elaborazione automatica della documentazione doganale, storicamente caratterizzata da una molteplicità di formati cartacei e digitali gestiti manualmente, permette di liberare risorse interne, che possono essere riallocate su attività aziendali a maggior valore aggiunto. L’impatto economico maggiore si manifesta nel momento in cui questi sistemi vengono incorporati direttamente nel flusso operativo end-to-end, superando la fase di pura sperimentazione pilota.
L’impatto delle tecnologie digitali nella gestione delle flotte aziendali
La digitalizzazione dei parchi auto aziendali rappresenta uno dei banchi di prova più rilevanti per misurare l’efficacia delle nuove architetture tecnologiche. L’innovazione in questo settore non dipende esclusivamente dalla quantità di informazioni raccolte, ma dalla capacità di coordinare i diversi soggetti coinvolti, dai noleggiatori alle reti di manutenzione, fino ai clienti finali.
L’automazione della manutenzione con gli assistenti virtuali proattivi
La gestione operativa di flotte complesse richiede un’orchestrazione impeccabile dei dati di telematica applicata. Michele Cipullo, Go To Market Manager di Targa Telematics, evidenzia che il successo delle collaborazioni industriali dipende dalla combinazione tra grandi volumi di informazioni di qualità e una profonda conoscenza dei processi reali dei clienti. “L’innovazione nel nostro settore, quindi la telematica applicata all’automotive, deriva o viene sempre più dalla capacità di orchestrare il dato del veicolo e porlo in correlazione con i vari attori della catena”, afferma Cipullo. Con un’infrastruttura che conta 4,5 milioni di asset connessi, le applicazioni pratiche spaziano dall’eliminazione totale dei processi amministrativi legati alle carte carburante su flotte dislocate in oltre 300 sedi, fino allo sviluppo di soluzioni avanzate per il monitoraggio dello stato di usura dei mezzi.
L’evoluzione tecnologica si esprime nell’adozione di agenti basati su intelligenza artificiale capaci di assistere proattivamente i fleet manager. Questi sistemi rompono il vecchio schema della risposta a comando: l’assistente virtuale monitora autonomamente la flotta, invia notifiche in tempo reale, pianifica gli interventi d’officina necessari e mantiene in standby le scadenze meno urgenti. L’incrocio automatico di parametri complessi legati all’utilizzo del veicolo e alle scadenze contrattuali fornisce ai responsabili aziendali dettagli analitici approfonditi, identificando con precisione quali veicoli presentano anomalie urgenti e suggerendo l’azione correttiva ottimale da intraprendere, migliorando così la scalabilità e la proattività della gestione interna.
Il monitoraggio dei dati per favorire la transizione elettrica nei trasporti
I dati telematici costituiscono una risorsa fondamentale per pianificare e attuare la transizione energetica delle flotte verso la mobilità sostenibile, superando i tradizionali ostacoli culturali. Gianluca Bellodi, Responsabile Servizi ai dipendenti di A2A Services & Real Estate, riporta l’esperienza della sua azienda, che gestisce una flotta di circa 4.000 veicoli tra vetture e mezzi commerciali leggeri, coordinando oltre 7.000 conducenti. “Oggi siamo vicini all’80% in una survey che abbiamo fatto qualche mese fa. Non ci sono, secondo me, ricette magiche, però noi cosa abbiamo fatto?”, racconta Bellodi evidenziando il balzo rispetto al 2021, quando la propensione verso i modelli a zero emissioni si attestava sotto il 30%.
L’analisi oggettiva dei dati di connettività ha dimostrato che la percorrenza media giornaliera della flotta aziendale era inferiore ai 20 chilometri per veicolo, smontando la percezione diffusa che l’autonomia delle batterie fosse insufficiente per le attività operative. Questo monitoraggio è stato affiancato da investimenti massicci sulle infrastrutture di ricarica private, portando all’installazione di oltre 2.000 punti di ricarica presso le sedi del gruppo. Il cambiamento di percezione ha generato una risposta spontanea anche nell’ambito dei veicoli concessi come fringe benefit: su 500 conducenti totali, 100 hanno richiesto volontariamente la sostituzione del proprio veicolo endotermico con un modello interamente elettrico, tracciando la rotta verso l’obiettivo di una flotta totalmente a zero emissioni entro il 2030.
Per supportare le imprese in questo percorso, operatori specializzati come Plenitude On The Road adottano un approccio consulenziale personalizzato, forte dell’esperienza accumulata nell’installazione di oltre 23.000 punti di ricarica sul territorio nazionale. Serena Frassineti, Sales Manager B2B della società, spiega come le soluzioni di ricarica debbano essere strutturate su misura, integrando portali per i fleet manager in grado di monitorare i consumi ovunque avvengano: in azienda, su suolo pubblico o presso l’abitazione del dipendente. Per incentivare la transizione anche tra il personale privo di auto aziendale, molte imprese adottano logiche tariffarie differenziate: ricarica a costo zero per i mezzi della flotta e tariffe agevolate per i dipendenti proprietari di veicoli privati elettrici o ibridi, consentendo all’azienda di ammortizzare i costi vivi dell’energia pulita erogata e favorendo la diffusione di abitudini sostenibili.
La protezione dei veicoli connessi tra sicurezza e sovranità dei dati
L’aumento esponenziale della connettività a bordo dei veicoli amplia i servizi disponibili, ma accresce parallelamente l’esposizione a potenziali minacce informatiche e solleva questioni cruciali sulla gestione geopolitica delle informazioni.
La governance delle informazioni nel mercato europeo delle auto connesse
La sovranità del dato rappresenta un tema centrale per le aziende e le istituzioni europee. La frammentazione normativa e la necessità di garantire la massima riservatezza sulle informazioni comportamentali degli utenti richiedono un’architettura informatica rigorosa. Alexandru Simon indica che la creazione di infrastrutture dedicate all’interno dei confini europei, facilitate dalle tecnologie cloud, permette di gestire i dati in prossimità dei costruttori, delle società finanziarie e delle compagnie assicurative, riducendo i rischi di trasferimento illecito all’esterno dell’Unione.
Sul fronte della protezione dei dati, Targa Telematics ha strutturato una collaborazione strategica con Equinix, uno dei principali fornitori globali di infrastrutture cloud. Questa sinergia consente di localizzare l’hosting dei dati all’interno delle specifiche aree geografiche di riferimento e di personalizzare il trattamento delle informazioni in base a requisiti normativi stringenti, come quelli applicati in mercati complessi come la Turchia. La governance è ulteriormente complicata dalla disomogeneità delle informazioni fornite dai costruttori. Marco Canesi, Head of Customer Operations Southern Europe Markets di Vodafone Automotive, fa notare che i dati generati dalle piattaforme dei singoli car maker presentano profonde differenze in termini di granularità e qualità, rendendo complessa l’integrazione di standard operativi uniformi per l’erogazione di servizi a valore aggiunto su scala continentale.
Le sfide della cybersecurity e l’assenza di un quadro normativo unico
La tutela del conducente e la protezione del veicolo dai furti costituiscono storicamente uno dei motori trainanti della telematica applicata all’automotive. Dei 16 milioni di auto connesse attualmente circolanti, ben 10 milioni operano in regime di aftermarket, ovvero tramite l’installazione di dispositivi telematici successiva alla vendita del mezzo. Tuttavia, l’orientamento attuale dei car maker vede una progressiva convergenza verso il lavoro di primo impianto, integrando l’architettura di sicurezza direttamente nella fase di progettazione iniziale del veicolo.
Questa transizione aumenta la complexity tecnica per i fornitori di tecnologia, che devono rispettare standard severi per essere qualificati e certificati dagli OEM. Un veicolo costantemente connesso alla rete risulta maggiormente esposto ad attacchi hacker diretti ai sistemi di bordo, come la rete CAN-bus, innalzando i requisiti di cybersecurity richiesti per bloccare tentativi di forzatura digitali. A livello legislativo, l’Europa mostra una profonda frammentazione: nazioni come il Benelux, la Polonia e il Regno Unito dispongono di agenzie nazionali dedicate all’omologazione e alla certificazione ufficiale dei sistemi di recupero dei veicoli rubati. In Italia l’erogazione del servizio richiede specifiche licenze prefettizie per consentire alle centrali operative di coordinarsi con le forze dell’ordine, ma manca ancora un quadro di omologazione tecnica unificato che possa standardizzare la qualità dei sistemi di protezione installati a bordo dei veicoli, lasciando aperta la sfida per una regolamentazione comune.

























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