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Umberto Bertelé: “Ecco perché la corsa ai robotaxi ridisegna l’industria dell’auto”



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La guida autonoma sta cambiando volto: la sfida non riguarda più solo la tecnologia, ma il controllo dell’intera filiera. Il Chairman degli Osservatori Digital Innovation del Polimi analizza l’ascesa dei robotaxi, il confronto tra Usa e Cina, il modello full stack e le implicazioni industriali e finanziarie per il futuro dell’automotive

Pubblicato il 24 giu 2026



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Umberto Bertelé, Chairman degli Osservatori Digital Innovation
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Il settore della mobilità globale si trova di fronte a una trasformazione profonda, dove i confini tra tecnologia, capacità industriale e finanza si fanno sempre più sfumati. La corsa verso la guida autonoma si è progressivamente trasformata da mera sfida ingegneristica a complessa competizione geopolitica e strategica, ridefinita continuamente dai rapporti con la filiera dei fornitori, dalle strategie di integrazione verticale e dalle enormi aspettative dei mercati finanziari.

Come evidenziato da Umberto Bertelé, Chairman degli Osservatori Digital Innovation, nel corso del convegno “Driving the Future: la mobilità alla curva decisiva” organizzato dall’Osservatorio Connected Vehicle & Mobility presso il Politecnico di Milano il 28 maggio 2026, l’evoluzione di questo comparto impone oggi una seria analisi dei modelli di business adottati dai principali player internazionali. Nel mercato attuale, l’importanza del brand e della percezione pubblica supera spesso il valore tecnologico intrinseco, poiché la fiducia degli investitori determina la reale capacità di sviluppo delle aziende.

Come si sta evolvendo il mercato della guida autonoma a livello globale

Il quadro internazionale relativo allo sviluppo della guida autonoma mostra dinamiche competitive in forte accelerazione, caratterizzate da un continuo ribilanciamento dei rapporti di forza tra i vari continenti. Sebbene l’attenzione mediatica si concentri spesso sulle vetture private, la svolta commerciale più significativa sta avvenendo nel segmento dei trasporti pubblici e commerciali automatizzati. I mercati finanziari osservano con estrema attenzione ogni mossa dei costruttori, poiché la fiducia degli investitori è legata a doppio filo all’immagine e alla solidità dei marchi.

Una fluttuazione negativa nel valore delle azioni può avere ripercussioni immediate sulla percezione dell’intero comparto industriale. A questo proposito, prendendo in esame le difficoltà d’immagine che possono colpire le aziende del settore, Bertelé ha evidenziato che “avere un calo in un giorno dell’8% del titolo non è stato bellissimo, anche come immagine per tutto quello che riguardava l’elettrico e che poteva essere un fatto, come posso dire, estremamente importante a livello dimostrativo.” Le oscillazioni dei mercati finanziari riflettono la delicatezza di una fase in cui i produttori devono dimostrare non solo la stabilità dei propri veicoli, ma anche la sostenibilità economica dei propri bilanci in un panorama industriale globale in profonda ristrutturazione.

La diffusione dei servizi di robotaxi tra Alphabet e Tesla negli Stati Uniti

Nel territorio statunitense, l’espansione dei servizi commerciali legati alla guida autonoma sta vivendo un momento di forte slancio operativo. Dopo un periodo caratterizzato da un continuo rimbalzo, con alternanza di fasi positive e negative negli anni passati, si è registrato un vero e proprio lancio sul mercato. I dati pubblicati recentemente dagli organi di stampa internazionali, tra cui il Wall Street Journal, confermano che la copertura geografica di questi servizi sta iniziando a interessare un numero crescente di centri urbani.

I protagonisti principali di questa espansione commerciale negli Stati Uniti sono Waymo, la società che nasce originariamente all’interno di Google e che risponde direttamente alla holding Alphabet, e Tesla. Queste due realtà stanno estendendo la propria rete di veicoli automatizzati in molteplici città, creando un’infrastruttura di trasporto che punta a sostituire progressivamente i servizi di mobilità tradizionali attraverso flotte proprietarie gestite tramite applicazioni digitali.

Le proiezioni di crescita delle corse autonome fino al 2030

Le dimensioni economiche e operative raggiunte dal trasporto senza conducente indicano una traiettoria di sviluppo esponenziale. I dati consuntivi e previsionali mostrano una progressione numerica notevole nel volume delle attività gestite sul territorio americano. Nel corso dell’anno passato, il numero complessivo di corse effettuate è stato pari a 15 milioni.

Per l’anno in corso, le stime ufficiali indicano una crescita che porterà il totale a 36 milioni di corse. Lo scenario a lungo termine tracciato dagli analisti di settore per il 2030 prevede il raggiungimento di quota 750 milioni di corse complessive. Si tratta di aspettative che sono salite in modo considerevole negli ultimi tempi, sebbene rimanga una quota di incertezza fisiologica legata all’effettiva implementazione tecnologica e normativa nei vari contesti nazionali, un elemento che richiederà una verifica attenta nei prossimi anni.

Quali sono le differenze tra il livello quattro e i nuovi modelli tecnologici

L’evoluzione tecnica delle architetture software e hardware sta ridefinendo i confini della classificazione classica dei veicoli automatizzati. La transizione verso sistemi avanzati introduce distinzioni profonde nel modo in cui i veicoli interagiscono con l’ambiente circostante e con l’infrastruttura di controllo remota. Le aziende del settore stanno sperimentando configurazioni radicalmente diverse, abbandonando l’approccio standardizzato che ha caratterizzato la prima fase di sperimentazione. La distinzione principale risiede nella filosofia di progettazione dell’esperienza di viaggio e nella gestione della sicurezza operativa, portando alla nascita di filiere tecnologiche parallele che propongono visioni opposte sul futuro della mobilità urbana.

Il superamento del volante e dei pedali attraverso la gestione da remoto

Nella definizione classica della guida autonoma di livello quattro, la presenza di un supervisore umano a bordo rimane un requisito fondamentale per monitorare l’andamento delle operazioni e intervenire in caso di anomalie del sistema. I nuovi modelli tecnologici stanno superando questa impostazione. Il costruttore Geely ha annunciato lo sviluppo di un modello di robotaxi basato interamente sulla guida da remoto.

All’interno di questo veicolo scompare qualsiasi tipo di interfaccia di guida tradizionale: l’abitacolo è progettato escludendo completamente la presenza sia del volante sia dei pedali. Anche Tesla ha adottato un modello che prevede configurazioni specifiche per il trasporto automatizzato. La differenziazione tra i vari progetti si riflette anche nelle scelte ingegneristiche relative alla sensoristica, con combinazioni e disposizioni uniche dei sensori visivi che vengono utilizzati all’interno del mezzo per mappare l’ambiente.

Perché l’integrazione verticale e il modello full stack cambiano il business

L’aspetto più dirompente della trasformazione in atto riguarda il superamento dei vecchi modelli di cooperazione industriale tra aziende tecnologiche e case automobilistiche tradizionali. In passato, le società che offrivano servizi di trasporto automatizzato acquistavano i veicoli da terzi per poi equipaggiarli con i propri software e sensori. Lo scenario odierno vede invece l’emergere di strategie integrate che puntano al controllo totale della filiera. Le imprese tendono a diventare full stack, integrandosi verticalmente per gestire in prima persona sia la complessa fase di produzione industriale del veicolo sia la successiva fase di erogazione e gestione commerciale del servizio di trasporto.

La ricerca dell’efficienza operativa giornaliera nei veicoli personalizzati

Il motivo principale che spinge i grandi operatori verso l’integrazione verticale risiede nella ricerca di una fortissima efficienza industriale e operativa. Un servizio di robotaxi prevede l’utilizzo intensivo del veicolo per un numero elevato di ore durante l’intera giornata. Di conseguenza, l’costo di gestione del mezzo acquisisce un peso economico determinante. Come spiegato da Bertelé, “se io offro un servizio come quello dei robotaxi, vuol dire che uso il veicolo per tante ore al giorno, e quindi un risparmio anche piccolo, cumulato sull’intera giornata, può determinare il successo o il fallimento assoluto del business.”

Attualmente si registrano tre iniziative principali in questa direzione. Quella di Tesla, partita circa due o tre anni fa, entra in funzione in questo periodo e si basa sull’utilizzo di una medesima piattaforma industriale per realizzare sia un modello standard sia una configurazione strutturata esclusivamente per l’uso come taxi, con disposizioni interne completamente differenti.

Il ruolo dei nuovi entranti industriali come Geely e XPeng

L’ingresso sul mercato di soggetti provenienti direttamente dalla produzione automobilistica rappresenta un elemento di forte discontinuità rispetto al passato. Fino a questo momento, la maggior parte delle aziende coinvolte nello sviluppo della guida autonoma proveniva dal mondo dell’elettronica o del settore digitale. Lo scenario attuale vede invece la discesa in campo di attori con una solida base nella meccanica industriale.

Geely, azienda proprietaria anche del marchio svedese Volvo, e XPeng stanno sviluppando internamente i propri robotaxi. Questa evoluzione sposta l’asse della competizione, poiché unisce le competenze nello sviluppo di software avanzati alla capacità di produrre veicoli su larga scala all’interno di stabilimenti proprietari. A tal proposito, Bertelé ha confermato che “questa è una dinamica abbastanza nuova a parte Tesla, perché molte delle altre imprese provenivano invece dal mondo dell’elettronica o del digitale, e non dal mondo della meccanica.”

Chi domina il settore della guida autonoma nel confronto tra Stati Uniti e Cina

La mappa competitiva globale della guida autonoma vede una netta polarizzazione geografica e industriale tra le aziende statunitensi e quelle cinesi. Gli Stati Uniti mantengono una presenza forte grazie alla capillarità dei servizi di Waymo e alla diffusione delle tecnologie Tesla, che opera stabilmente anche sul territorio cinese. Sul fronte asiatico, il mercato è dominato da colossi tecnologici consolidati come Baidu, affiancati da realtà nate specificamente per il trasporto automatizzato come Pony.ai e WeRide.

La Cina si conferma il Paese leader per la diffusione di robotaxi e auto in grado di muoversi senza l’intervento umano, supportata da una filiera industriale imponente ma soggetta a forti pressioni regolatorie e finanziarie. Le autorità cinesi hanno recentemente introdotto l’obbligo per i costruttori di pagare tempestivamente i propri fornitori. Questa decisione ha colpito direttamente aziende come BYD, il maggiore produttore attuale di vetture elettriche per volumi e vendite, che ha superato Tesla. L’abitudine storica di pagare i fornitori con scadenze prolungate permetteva a queste imprese di finanziarsi a costo zero; l’introduzione della nuova normativa ha generato una ristrutturazione forzata dei bilanci, trasformando un indebitamento precedentemente teorico in un debito formale e alterando gli equilibri finanziari dei colossi asiatici.

I riflessi finanziari delle grandi valutazioni tecnologiche e il futuro di Tesla

La competizione industriale sul tema della guida autonoma si intreccia in modo indissolubile con le dinamiche della borsa e dei mercati dei capitali privati. Il mercato finanziario globale si trova in una fase caratterizzata dal lancio di tre delle più grandi offerte pubbliche iniziali (IPO) della storia economica recente. Le aspettative degli investitori hanno spinto le valutazioni di aziende come SpaceX verso cifre comprese tra 1,8 e oltre 2 trilioni di dollari, mentre realtà dedicate all’intelligenza artificiale come OpenAI e Anthropic vedono stime superiori al trilione di dollari.

Il paradosso evidenziato dagli analisti risiede nel fatto che i bilanci attuali di queste società mostrano numeri modesti, che non giustificano razionalmente tali valori di capitalizzazione se non attraverso grandissime speranze per il futuro. Se quotate oggi in borsa, queste aziende si posizionerebbero stabilmente tra il dodicesimo e il diciottesimo posto nella classifica delle prime venti imprese mondiali per capitalizzazione. Nel caso specifico di SpaceX, accettando la valutazione legata alle prospettive di crescita che puntano a un valore di 1750 miliardi di dollari più 75 miliardi da ricevere, l’azienda raggiungerebbe una capitalizzazione complessiva di 1825 miliardi di dollari, posizionandosi come l’ottava impresa più grande del pianeta.

La doppia leadership di Elon Musk e il bivio strategico per Tesla

La struttura di SpaceX comprende oggi una divisione satellitare, il servizio di connettività Starlink e una parte legata all’intelligenza artificiale, potenziata dalla recente acquisizione di xAI. Questo scenario pone Elon Musk in una posizione inedita, essendo l’unica figura nella storia industriale a guidare contemporaneamente due aziende inserite nella top 10 mondiale. La stampa finanziaria internazionale, tra cui Forbes e il Wall Street Journal, solleva crescenti interrogativi sulla sostenibilità a lungo termine di questa doppia leadership. Il timore principale è che la straordinaria capacità di attrazione dei capitali privati esercitata da Musk possa spingere una parte degli investitori a trasferire le proprie risorse da Tesla verso SpaceX. Un eventuale indebolimento della casa automobilistica sul fronte azionario potrebbe accelerare uno scenario di fusione tra le due entità societarie, modificando definitivamente gli assetti della mobilità e dell’innovazione tecnologica globale.

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