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IPO SpaceX, chi ha vinto davvero e perché riscrive le regole del venture capital



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Non ha vinto solo Elon Musk diventato il primo trilionario della storia, ma anche i fondi che hanno trasformato SpaceX in una firm returner, cioè un investimento il cui valore supera quello della società che ha investito. Ecco perché a essere stravolte sono state anche le regole del venture capital

Pubblicato il 23 giu 2026



Elon Musk
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“Size matters.” L’ho ribadito sabato su Innovation Weekly commentando con Giovanni Iozzia la quotazione di SpaceX.

L’IPO SpaceX, una nuova scala della tech economy

Per anni abbiamo raccontato la tech economy come una continua successione di record: startup da un miliardo, poi da dieci miliardi, poi da cento miliardi di dollari. Con SpaceX siamo entrati in una nuova categoria.

La società fondata da Elon Musk ha raggiunto una valutazione nell’ordine dei trilioni di dollari, alzando di almeno un ordine di grandezza la scala dei fenomeni economici che siamo abituati ad associare all’innovazione tecnologica.

Il titolo che ha dominato le prime pagine è che Elon Musk è diventato il primo trillionaire della storia. Ma non è questa la vera notizia. La vera notizia è che SpaceX potrebbe aver riscritto le regole del venture capital.

La IPO di SpaceX e la power law del venture capital

L’intera industria del venture capital si fonda su un principio base: la Power Law. La maggior parte degli investimenti genera rendimenti modesti o fallisce. Alcuni producono ottimi risultati. Uno soltanto (“the wild one”), ogni tanto, restituisce l’intero fondo. È il mitico fund returner, il Santo Graal di ogni venture capitalist.

Google lo è stato. Facebook lo è stato. NVIDIA ha generato ritorni straordinari per alcuni investitori. Ma SpaceX sembra aver portato il concetto su un altro pianeta (pun intended).

Dal fund returner al firm returner

Non siamo più di fronte a un investimento capace di ritornare un fondo. Siamo davanti a qualcosa di diverso: un firm returner. Ovvero un singolo investimento il cui valore supera il capitale complessivamente gestito da una società di investimento. E la cosa ancora più straordinaria è che SpaceX non ha creato un solo firm returner. Ne ha creati diversi. Contemporaneamente.

Chi ha vinto davvero con la quotazione di SpaceX

Elon Musk e la più grande creazione di ricchezza tecnologica

Il dominus assoluto. La sua partecipazione vale circa 866 miliardi di dollari ai prezzi dell’IPO e oltre un trilione di dollari con le quotazioni toccate nei giorni successivi il debutto. È probabilmente il più grande evento di creazione di ricchezza mai associato a un fondatore tecnologico.

Ma per la prima volta la storia non riguarda soltanto il fondatore. Riguarda un’intera generazione di investitori.

I fondi che hanno trasformato SpaceX in un firm returner

Probabilmente il caso più impressionante. Valor investì tra 400 e 500 milioni di dollari nei primi anni di vita di SpaceX. Oggi quella partecipazione viene stimata intorno agli 80 miliardi di dollari.

In altre parole, il valore della quota SpaceX supera ampiamente il capitale complessivamente gestito dalla società. L’esempio perfetto di ciò che significa diventare un firm returner.

Peter Thiel e Founders Fund

Tra i primi sostenitori istituzionali di SpaceX. La partecipazione viene stimata oltre i 50 miliardi di dollari. Uno dei più grandi ritorni nella storia del venture capital. Un investimento che non restituisce un fondo. Definisce una carriera.

DFJ Growth

Uno dei protagonisti meno celebrati ma più importanti. Con circa 800 milioni investiti nel corso degli anni, la quota accumulata vale oggi decine di miliardi di dollari.

Sequoia Capital

Entrata relativamente tardi, nel 2019. Anche così, il valore della partecipazione viene stimato oltre i 20 miliardi di dollari. Persino per gli standard di Sequoia, una delle firme più prestigiose della Silicon Valley (Google tra i tanti altri successi), si tratterebbe di uno degli investimenti più importanti mai realizzati.

Andreessen Horowitz

Investitore ancora più recente. Ha guidato il round Series K nel 2023. La sua quota potrebbe valere circa 10 miliardi di dollari. Un altro esempio di quanto rapidamente SpaceX abbia continuato a creare valore anche nelle fasi più mature della propria crescita.

Thrive Capital

Un caso particolare di “double down”. Thrive non è solo un investitore diretto in SpaceX, ma anche tra i principali investitori di Cursor, acquisita da SpaceX per 60 miliardi da SpaceX subito dopo la quotazione

Una doppia esposizione alla galassia di Musk che potrebbe generare rendimenti eccezionali.

IPO SpaceX, mercati pubblici e aziende da trilioni

L’impatto di questa IPO va oltre la ricchezza creata.

Da tempo una domanda aleggiava sull’intero ecosistema tecnologico. Esistono davvero mercati abbastanza profondi da assorbire aziende da trilioni di dollari? Come ha osservato Harrison Rolfes di PitchBook, “the question was never appetite. It was depth.” SpaceX sembrerebbe avere dissolto questo dubbio.

Ed è probabilmente questo l’aspetto più importante oggi. Perché dietro SpaceX stanno arrivando altri giganti privati (come Anthropic ed OpenAI) e, più in generale, l’intera generazione di società AI e infrastrutturali che stanno raccogliendo capitali a valutazioni mai viste prima.

La quotazione di SpaceX ha mostrato come i mercati pubblici possano assorbire bocconi di queste dimensioni.

SpaceX oltre lo spazio: piattaforma industriale e nuovi ricavi

C’è poi un altro aspetto che non va sottovalutato. SpaceX non viene più valutata come una società tech specializzata. Gli investitori stanno iniziando a considerarla una piattaforma industriale capace di ridefinire (“disrupt”) più settori contemporaneamente.

I mercati stanno già andando in questa direzione.

I grandi incumbent dell’aerospazio, da Boeing a Lockheed Martin fino a RTX, stanno subendo, in termini di quotazioni, la pressione di una narrativa che vede SpaceX come il futuro integrato del settore.

Anche le telecomunicazioni (AT&T, Verizon, T-Mobile) stanno subendo la crescita di Starlink. La partita della connettività globale non è più confinata alle reti terrestri.

E i numeri aiutano a capire perché. Secondo le ultime stime di PitchBook, SpaceX potrebbe generare nel 2026 circa 37,5 miliardi di dollari di fatturato. Come?

  • 16,3 miliardi dall’AI Infrastructure
  • 14,5 miliardi dalla Connectivity
  • 5 miliardi dalle attività Space
  • 1,6 miliardi da X

Una composizione che racconta una storia molto diversa da quella della tradizionale azienda aerospaziale.

I dubbi sulla IPO SpaceX tra governance, multipli e bolla

Naturalmente non mancano le domande.

  1. La prima riguarda la governance. Ne avevo parlato un paio di settimane fa (qui l’articolo). Cosa succede quando un’azienda raggiunge dimensioni tali da poter influenzare interi settori prima ancora che i mercati riescano a disciplinarne il comportamento?
  2. La seconda domanda riguarda la valutazione. Al momento dell’IPO, SpaceX era valutata circa 48 volte i ricavi previsti per il 2026. Dopo il primo rally di mercato, il multiplo è salito quasi a 70x. Numeri che richiedono tassi di crescita eccezionali per molti anni. Non facile, ma non impossibile. Ogni generazione ha avuto una società che sembrava troppo grande, troppo cara e troppo dominante rispetto agli standard del momento (Microsoft, Google, Amazon, NVIDIA…).

SpaceX è la prossima della lista? Oppure stiamo assistendo ad una bolla di dimensioni gigantesche? In entrambi i casi, una cosa appare già certa. Questa IPO, nel bene e nel male, passerà alla storia.

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