Chi era al Parco Center di Milano e chi ha seguito online la seconda edizione del Festival dell’Economia Circolare delle Competenze continua a chiedere due cose: la ricerca “La circolarità delle competenze. Cinque lezioni da chi trasforma le differenze generazionali in valore” e notizie sull’Accademia della Circolarità delle Competenze.
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Economia circolare delle competenze per costruire il futuro
Sono comprensibili queste domande, perché la ricerca qualitativa Fondazione Pensiero Solido/Università Cattolica di Milano e l’Accademia mostrano un’Italia che spesso non si vede: quella di chi crede nel dialogo tra le generazioni come pratica quotidiana, misurabile, replicabile e che non guarda i giovani solo come un problema — tra inverno demografico, persone che né studiano né lavorano, cervelli in fuga — ma come energie in attesa di trovare il loro spazio.
È l’Italia composta da una galassia di realtà profit e non profit che costruiscono rapporti generativi tra le generazioni e valorizzano i giovani a legislazione vigente, perché vogliono costruire un futuro positivo. Lo fanno dentro un’Italia che cambia: più longeva, più complessa, attraversata da grandi trasformazioni del lavoro e dall’arrivo dell’intelligenza artificiale generativa e relazionale.
Qui puoi rivedere tutti gli interventi del Festival dell’Economia Circolare delle Competenze
È qui che entra in gioco l’Accademia della Circolarità delle Competenze. I suoi corsi non partono da modelli astratti ma vanno all’essenziale: ridefiniscono chi siamo, e, di conseguenza, come funzioniamo, rimettono al centro la persona, la sua capacità di comprendere se stessa e di relazionarsi con gli altri. Questo vale per tutte le generazioni — per chi studia, per chi muove i primi passi nel lavoro, per chi lavora da tempo con ruoli di responsabilità.
L’Accademia traduce in pratica, accompagna le persone e le organizzazioni nel cambiamento illustrato dalla ricerca qualitativa guidata da Ivana Pais, docente dell’Università Cattolica e consigliera esperta CNEL, e condotta dal ricercatore Giacomo Checchin. La ricerca ha indagato 20 aziende, grandi, medie e piccole, profit e non profit, tutte accomunate dalla convinzione che collaborare tra generazioni sia una necessità strategica.
Cinque lezioni per l’economia circolare delle competenze
È proprio dalle loro esperienze che emergono cinque lezioni che possono — e forse devono — diventare patrimonio comune di tutte le organizzazioni che vogliono crescere: saper stare, riconoscere, contaminare, anticipare, custodire. Saper stare: accade quando un giovane sceglie di stare nel proprio contesto lavorativo con attenzione, di capire come funziona l’ambiente in cui opera, di cogliere ciò che non è scritto ma orienta il lavoro.
Saper riconoscere: il talento non sempre si vede e le competenze emergono spesso in modo inatteso e non coincidono necessariamente con l’età, il ruolo o l’esperienza. Per questo la circolarità delle competenze dipende dalla capacità di renderle visibili, valorizzate e legittimate. Saper contaminare: finché il problema è noto, competenze e ruoli consolidati sono spesso sufficienti. Le differenze tra le generazioni diventano decisive quando vengono messe al lavoro su problemi che non hanno ancora una soluzione, dentro situazioni di incertezza.
Saper anticipare: il futuro lo riconosce chi ha il coraggio di sperimentarlo prima che sia evidente. Le organizzazioni non cambiano quando arrivano nuove tecnologie, ma quando qualcuno riconosce per tempo che qualcosa sta cambiando. Per questo anticipare non significa prevedere con precisione ciò che accadrà, ma creare le condizioni per esplorare possibilità.
Saper custodire: una parte rilevante delle competenze organizzative non è formalizzata, vive nelle persone, nelle esperienze accumulate, nelle soluzioni costruite nel tempo. Quando queste persone cambiano ruolo, lasciano l’organizzazione o non hanno occasioni per condividere la propria esperienza, una parte di quel patrimonio rischia di diventare meno accessibile. Chi pratica la circolarità delle competenze costruisce dispositivi che permettono al sapere di continuare a circolare nel tempo: sistemi di documentazione, pratiche di affiancamento, academy interne e comunità di pratica.
Queste cinque lezioni ci dicono che da un lato sono le persone a far accadere la circolarità tra le generazioni, ma dall’altro tocca alle organizzazioni renderla possibile.
In conclusione l’Accademia, la ricerca, così come il video corso sulla Circolarità delle competenze realizzato con il Politecnico di Milano e le esperienze e le testimonianze del Festival mostrano che il progetto Economia Circolare delle Competenze non è un progetto per pochi illuminati: è un modo concreto di tenere insieme un Paese che cambia. Le organizzazioni che lo capiscono non aspettano riforme o miracoli: iniziano.
Così il futuro smette di essere un’ipotesi e diventa un lavoro quotidiano.























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