Il round da 18 milioni di Algorithmiq e la scelta della startup di trasferirsi dalla Finlandia in Italia ha portato l’attenzione sulla corsa europea al quantum computing, che è entrata in una fase nuova: ogni Paese sta cercando di costruire il proprio campione nazionale, come ha spiegato la CEO Sabrina Maniscalco a EconomyUp. La Finlandia ha già il suo candidato nel settore, IQM, che punta sull’hardware. Algorithmiq fa software, e per crescere aveva bisogno di un ecosistema diverso. L’Italia, con la sua Strategia nazionale per le tecnologie quantistiche, ha offerto le condizioni giuste.
Il caso Algorithmiq è l’ultimo segnale di una dinamica più ampia: il quantum computing sta uscendo dai laboratori e diventando un terreno di confronto industriale e geopolitico. Ogni grande Paese europeo – Francia, Germania, Spagna, Austria, Finlandia, ora anche l’Italia – sta scommettendo su almeno una startup del settore, nella speranza che diventi il proprio campione nazionale. Ecco una mappa dei principali candidati al titolo.
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Perché il quantum computing è diventato mainstream
Per decenni il quantum computing è rimasto un oggetto della ricerca pura: affascinante, promettente, ma distante anni luce da qualsiasi applicazione concreta. Sfrutta le leggi della fisica quantistica – sovrapposizione, entanglement, principio di indeterminazione – per eseguire calcoli che i computer classici non riuscirebbero a completare nemmeno in milioni di anni. Il problema è che costruire macchine capaci di sfruttare davvero queste proprietà è straordinariamente difficile: i qubit – le unità di calcolo quantistico – sono instabili, sensibili al minimo disturbo esterno, e richiedono temperature prossime allo zero assoluto per funzionare.
Tre fattori stanno accelerando il passaggio dalla teoria alla pratica. Il primo è tecnologico: la qualità dei qubit è migliorata in modo significativo negli ultimi anni, e le tecniche di correzione degli errori stanno finalmente diventando praticabili su larga scala. Il secondo è economico: la corsa all’intelligenza artificiale ha dimostrato che chi arriva per primo su una tecnologia di rottura può costruire vantaggi competitivi difficilmente colmabili – e nessun Governo o grande impresa vuole perdere il treno del quantum come ha perso quello dell’AI. Il terzo è strategico: il quantum computing promette di rompere gli attuali sistemi di crittografia, il che lo rende una priorità di sicurezza nazionale per qualsiasi potenza che voglia proteggere le proprie infrastrutture digitali. Il risultato è che investimenti pubblici e privati si sono moltiplicati, le valutazioni delle startup sono salite e le grandi aziende – IBM, Google, Microsoft – stanno accelerando i propri programmi. Il quantum computing è ancora in una fase sperimentale, ma non è più solo scienza: è industria nascente.
I campioni europei: l’hardware
Davanti a tutti, come spesso accade, c’è la Francia, con la visione del presidente Emmanuel Macron che da subito ha saputo cogliere le potenzialità di un settore dove il meglio deve ancora venire.
Pasqal
A guidare il gruppo della startup più promettenti del quantum computing europeo c’è Pasqal, azienda transalpina fondata nel 2019 che utilizza il metodo “neutral atoms”. Nei mesi scorsi l’azienda (co-fondata dal premio Nobel per la Fisica 2022 Alain Aspect) ha chiuso un maxi round da 340 milioni di euro. I fondi saranno investiti in infrastrutture in Francia. La società ha in cantiere la quotazione al Nasdaq (2026) e all’Euronext (2027).
Quandela
Restiamo in Francia, ma con un pezzo di Italia. La francese Qandela è stata co-fondata nel 2017 dall’amministratore delegato brianzolo Niccolò Somaschi, laureato a Milano con dottorato e postdoc all’estero, tra Southhampton e Creta. Per realizzare i suoi quantum computer, Quandela punta sui fotoni. Due impianti industriali, oltre 130 dipendenti e a Lucy, presentato ad aprile come il più avanzato computer quantistico a fotoni al mondo rendono conto dello stato dell’azienda. L’80% dei componenti di Lucy, spiega Quandela, sono prodotti nel Vecchio Continente, inclusi tutti i componenti critici. Il focus dell’azienda, ha spiegato Somaschi, è sui prodotti, per arrivare il più vicino possibile agli utenti finali.
IQM
C’è poi IQM, che ha radici finlandesi. Oltre 600 milioni di euro di funding raccolto, 300 dipendenti e 30 computer quantistici già costruiti. La tecnologia impiegata è quella a circuiti superconduttori, la stessa utilizzata da Google e Ibm. In questo caso, si possono impiegare molte delle conoscenze accumulate nella scienza dei circuiti integrati classici. Lo svantaggio è che è necessario raggiungere temperature inferiori a quelle dello spazio cosmico, vicine allo zero assoluto, e per questo molto difficili da ottenere. Anche IQM pianifica una quotazione al Nasdaq. A maggio 2025 è stato inaugurato a Torino il computer quantistico commerciale Spark, acquistato grazie a una partnership tra Politecnico di Torino, Fondazione LINKS – ente strumentale di Fondazione Compagnia di San Paolo – e Istituto Nazionale di Ricerca Metrologica.
Alice and Bob
Un nome da fumetto che potrebbe far pensare a un ristorante (la storia, invece, la trovate qui), ma si tratta ti una startup quantistica che impiega tecnologia fotonica. “I computer quantistici di oggi non funzionano. I loro mattoni, i qubit, commettono errori”: così recita il sito web di questa startup che propone il cat-qubit, “il primo qubit con correzione di errori integrata”. Centotrenta i milioni di euro raccolti, mentre i dipendenti sono oltre 250, un centinaio assunti solo negli ultimi mesi. Incluse figure nuove: come i cryo-hardware engineer. Alice and Bob spiega che la tecnologia quantistica necessita di competenze a cavallo tra la fisica e l’ingegneria, e per questo il filone starebbe riscrivendo i codici di questa porzione del mondo del lavoro. Staremo a vedere.
Qilimangiaro
Attraversiamo i Pirenei e voliamo in Spagna, precisamente a Barcellona, dove ha sede Quilimangiaro, che “copre” la versione analog del quantum computing. Non è questa la sede per scendere nei particolari (per chi volesse, l’azienda ha redatto un utile glossario), ma la società guidata dall’ad Marta Estarellas, nonostante una scala più piccola rispetto alle altre, non ha intenzione di mollare, ed entra di diritto nel novero dei nomi da tenere d’occhio.
Alpine quantum technologies
Questa startup di Innsbruck utilizza la tecnologia a ioni intrappolati, frequenta il Wordl economic forum di Davos e riceve persino le visite dei presidenti austriaco e tedesco nei propri laboratori. Tra le particolarità, i computer di Alpine sono progettati per entrare nei cabinet da 19 pollici comuni nei data center e nell’high performance computing. Anche la piccola Austria vuole dire la sua.
Chi produce software
Discorso diverso per i software. Fino a 3-4 anni fa alle aziende non era chiaro quale strada intraprendere. C’era molto entusiasmo per i cosiddetti algoritmi near term, che non sono troppo complicati e possono essere gestiti da un hardware quantistico non perfetto. Ma nel corso degli anni ha trovato sempre più spazio la sfida della cosiddetta error correction, che porta a trovare algoritmi matematicamente molto più performanti, che devono, però, essere eseguiti su macchine molto più potenti di quelle attuali, in grado – appunto – di correggere gli errori.
Il problema, spiegano gli esperti, è che per arrivarci è necessario disporre di milioni di qbit, mentre i quantum computer disponibili oggi (che, in fondo, sono poco più che prototipi) ne hanno solo un migliaio.
Insomma, il software è stato scritto prima di disporre di un hardware all’altezza, sulla base delle sole conoscenze teoriche. Il processo per portare entrambi allo stesso livello sarà lungo, ma tra i ricercatori c’è ottimismo. Anche perché la posta in gioco è alta: il miglior supercomputer per risolvere i problemi di fattorizzazione essenziali per la crittografia (come quella di un numero a duemila cifre, per esempio) impiegherebbero un tempo simile all’età dell’universo. Con i nuovi algoritmi sarà questione di ore.
Ed è qui che rientra Algorithmiq: la startup è la prima azienda al mondo ad aver ottenuto il quantum advantage su un problema scientifico concreto, utilizzando un modello sviluppato internamente su hardware IBM. Ha siglato accordi con Microsoft e Rigetti Computing. Il suo trasferimento in Italia non è stato casuale: la Strategia nazionale per le tecnologie quantistiche ha creato le condizioni. La Finlandia ha puntato su IQM per l’hardware; l’Italia si è presa il software. Anche da qui passa il futuro del supercalcolo nazionale – e la partita dei campioni europei del quantum è appena cominciata.


























