ai TRANSFORMATION

Roberto Parazzini, Chief Country Officer di Deutsche Bank: “La nostra strategia AI in Italia e Europa”



Indirizzo copiato

Dai processi operativi alla governance multinazionale, fino alla provocazione sul futuro dei manager, Roberto Parazzini, Chief Country Officer Italy e CEO Western Europe di Deutsche Bank, riflette sull’impatto dell’intelligenza artificiale nel settore bancario

Pubblicato il 2 giu 2026



Ai governance
Roberto Parazzini, Chief Country Officer Italy e CEO Western Europe di Deutsche Bank
AI Questions Icon
Chiedi all'AI
Riassumi questo articolo
Approfondisci con altre fonti

La trasformazione digitale nel settore finanziario ha superato la fase della semplice sperimentazione tecnologica per entrare in una dimensione di gestione strutturale e sistemica. In questo scenario, l’adozione dell’intelligenza artificiale non rappresenta più soltanto un’opportunità di automazione, ma una complessa sfida geopolitica e organizzativa. Il tema centrale si è spostato sulla capacità delle istituzioni di governare la tecnologia all’interno di perimetri normativi frammentati, bilanciando l’efficienza dei servizi di massa con l’estrema personalizzazione richiesta dai mercati istituzionali. Durante la Accenture Banking Conference 2026, Roberto Parazzini, Chief Country Officer Italy e CEO Western Europe di Deutsche Bank, ha tracciato la rotta di questa transizione, evidenziando come la scalabilità globale e una rigorosa gestione dei rischi siano i veri pilastri per evitare la dispersione dei progetti e garantire la conformità normativa.

Il bivio operativo tra standardizzazione retail e personalizzazione istituzionale

L’integrazione dei modelli di intelligenza artificiale all’interno di una banca multinazionale segue logiche profondamente diverse a seconda del target di clientela di riferimento. Non esiste un approccio univoco, poiché le necessità operative richiedono risposte asimmetriche da parte della tecnologia.

Per quanto riguarda il segmento della clientela retail o delle piccole imprese, l’obiettivo primario dell’adozione tecnologica risiede nella ricerca dell’efficienza e dell’uniformità dei processi. In questo ambito, Parazzini ha spiegato che “l’AI serve per la standardizzazione, il servizio al cliente, il credito veloce e l’efficienza”. Si tratta di ottimizzare flussi di lavoro ad alto volume e a bassa complessità unitaria, dove la rapidità di risposta e l’abbattimento dei costi operativi determinano il successo della strategia digitale.

Al contrario, il comparto della clientela istituzionale risponde a dinamiche completamente differenti, focalizzate sul valore e sulla specificità della singola operazione finanziaria. In questo segmento, guidato dalla singola transazione, la tecnologia deve piegarsi a “una fortissima personalizzazione (customizzazione)”. L’algoritmo non serve più a uniformare, ma a creare soluzioni su misura per controparti complesse.

I vantaggi competitivi nelle funzioni trasversali

Oltre alla segmentazione della clientela, l’intelligenza artificiale trova un terreno di applicazione cruciale nei servizi interni e di supporto, che impattano direttamente sulla sicurezza e sulla gestione del capitale umano. Ambiti come le Risorse Umane e le procedure di KYC (Know Your Customer) rappresentano aree in cui l’AI può generare veri vantaggi competitivi. La capacità di analizzare grandi moli di dati per la verifica dell’identità dei clienti e per il monitoraggio del rischio di conformità permette di accelerare i tempi di verifica, riducendo drasticamente i margini di errore manuale.

L’importanza strategica della AI governance su scala multinazionale

Operare su scala globale amplifica i rischi di frammentazione tecnologica e operativa. Le banche che guidano realtà multinazionali estese si trovano a dover gestire non solo la complessità tecnica dei modelli, ma anche l’eterogeneità dei sistemi giuridici in cui si trovano a competere quotidianamente.

Il rischio principale in contesti così articolati è la perdita di coesione interna e la duplicazione degli sforzi. Parazzini ha avvertito che, dovendosi rapportare con sistemi normativi profondamente diversi che vanno dai colleghi di Singapore a quelli di Los Angeles, “il rischio di dispersione è enorme”. Le regole sulla tutela dei dati, sulla trasparenza degli algoritmi e sulla responsabilità legale variano sensibilmente da una giurisdizione all’altra, rendendo impossibile un’applicazione nativa e acritica dei medesimi modelli in ogni paese.

In questa cornice, la vera chiave di volta diventa la AI governance, intesa come un coordinamento solido per mitigare i rischi ed evitare sanzioni normative. Una governance centralizzata e strutturata assicura che ogni implementazione locale rispetti i vincoli di compliance della propria area geografica, mantenendo l’allineamento con gli obiettivi strategici del gruppo finanziario.

Il fattore scala come acceleratore dello sviluppo

Se la diversità geografica rappresenta un ostacolo regolatorio, la dimensione globale offre parallelamente un vantaggio competitivo unico in termini di addestramento e validazione delle tecnologie. Deutsche Bank può fare leva su un bacino di utenti interni estremamente vasto per affinare i propri strumenti. Il vantaggio del gruppo si basa sulla scala, potendo “contare su oltre 90.000 dipendenti che ogni giorno testano e perfezionano questi modelli a livello globale”. Questa massa critica di utilizzatori permette di raccogliere feedback continui, accelerando l’apprendimento dei modelli e garantendo un livello di affidabilità difficilmente raggiungibile da realtà bancarie puramente domestiche.

La ridefinizione dei ruoli apicali e l’obsolescenza dei consigli di amministrazione

Il dibattito pubblico tende a concentrarsi prevalentemente sulle conseguenze dell’automazione per i lavoratori operativi, trascurando l’impatto che l’intelligenza artificiale genererà sui livelli gerarchici più elevati delle organizzazioni. La trasformazione in atto promette di mettere in discussione la natura stessa del top management e dei comitati esecutivi.

L’analisi dell’attuale composizione dei board bancari evidenzia un ritardo strutturale rispetto alla rapidità dell’evoluzione tecnologica. Esaminando i consigli di amministrazione delle banche italiane, Parazzini ha definito la loro struttura “a dir poco vetusta”. I modelli di composizione tradizionali, consolidati nel secolo scorso, vedevano i board popolati da executive da un lato o da esperti di materia, accademici e professionisti di vario genere dall’altro.

Successivamente, si è assistito a una fase intermedia in cui l’autorità di vigilanza ha attivamente incentivato l’ingresso nei comitati di figure dotate di skill tecnologiche specifiche. Tuttavia, l’evoluzione del mercato ha reso superato anche questo approccio specialistico.

Oggi si rende necessario il passaggio a una fase in cui è necessaria la consapevolezza di quello che può fare la tecnologia. Non si tratta più di delegare la competenza tecnica a un singolo membro del consiglio, ma di diffondere una cultura diffusa della comprensione strategica dell’AI tra tutti i decisori. La situazione attuale mostra forti criticità: “se scattiamo la famosa fotografia siamo messi molto male nel nostro paese”, e l’analisi dei ruoli apicali evidenzia uno scenario ancora peggiore.

La modellizzabilità delle funzioni del CEO

La riflessione sul futuro della leadership tocca direttamente l’operatività quotidiana di chi guida le istituzioni finanziarie. La quasi totalità delle mansioni direzionali risulta potenzialmente codificabile attraverso processi algoritmici avanzati.

Il Chief Country Officer di Deutsche Bank ha applicato questa analisi alla propria esperienza personale, dichiarando: “mi chiedo tutti i giorni se quello che faccio possa essere sostituito dall’intelligenza artificiale: la risposta è sì per il 99%”. La maggior parte delle attività di gestione, analisi dei report e ottimizzazione delle risorse è di fatto modellizzabile. All’interno di questo panorama di automazione diffusa, sopravvivono solo due eccezioni specifiche che resistono alla sostituzione tecnologica:

  • Il vincolo normativo:Il vincolo normativo: tutto ciò che la normativa impone espressamente di compiere a una figura umana, legando la responsabilità legale al ruolo formale.
  • La dimensione relazionale:La dimensione relazionale: la gestione diretta delle persone e dei rapporti interpersonali profondi.

Tuttavia, anche questi due ambiti di salvaguardia non sono da considerarsi immutabili nel lungo periodo, poiché cambieranno anche questi contesti con l’evoluzione dei quadri regolatori e sociali.

Verso la disintermediazione dei sistemi decisionali aziendali

La progressiva codificazione delle attività manageriali apre la strada a scenari di governance aziendale radicalmente trasformati, capaci di modificare i pesi storici tra la proprietà e la direzione esecutiva.

La forte spinta verso la modellizzabilità dei processi di gestione ha portato Parazzini a formulare una provocazione radicale, secondo cui “per certi business l’azionista un domani il CEO se lo potrà comprare su Amazon, perché sarà talmente modellizzabile questo tipo di gestione da non richiedere l’essere umano”. Sebbene nel settore bancario questa dinamica estrema trovi un freno nei rigidi requisiti di vigilanza e nella complessità sistemica, la tendenza di fondo verso una progressiva automazione del management rimane tracciata.

La conseguenza più rilevante di questa transizione non sarà necessariamente la scomparsa delle figure di vertice, ma una profonda ristrutturazione dei rapporti di forza interni all’impresa. L’azionista avrà la possibilità di essere molto più presente nei lavori dell’azienda. Questo cambiamento strutturale deriva dal fatto che la competenza fondamentale non sarà più quella di prendere decisioni, ma quella di costruire dei sistemi decisionali.

Quando la singola scelta operativa viene demandata a un modello predittivo automatizzato, l’atto del decidere perde la sua centralità aristocratica. Il vero valore strategico si sposta sulla progettazione, sulla validazione e sul controllo dell’algoritmo che genera quelle decisioni. Di conseguenza, l’azionista avrà la possibilità di farlo in maniera molto più diretta senza un intermediario che è il capo azienda o il consiglio d’amministrazione.

La tecnologia si configura così come uno strumento di potenziale disintermediazione strategica, ridefinendo il ruolo della dirigenza da decisore autonomo a custode di un sistema decisionale automatizzato.

FAQ: Fintech – BankingUp

Il Fintech rappresenta la trasformazione digitale nell’industria del banking e dei servizi finanziari. È l’applicazione dell’innovazione tecnologica al settore finanziario che sta rivoluzionando il modo in cui vengono erogati i servizi bancari tradizionali. Questa trasformazione coinvolge diversi ambiti: dal retail banking alle criptovalute, dalla blockchain agli instant payments, dal mobile banking all’open banking. BankingUp è il primo canale dedicato al futuro delle banche e dei servizi finanziari, che monitora news, tendenze, scenari e startup del settore. La digitalizzazione sta permettendo lo sviluppo di nuovi modelli di business e l’ingresso di nuovi player nel mercato, creando un ecosistema finanziario più integrato e collaborativo dove clienti, banche tradizionali e nuovi operatori possono interagire per offrire soluzioni innovative e personalizzate.

Il mercato delle startup Fintech in Italia sta attraversando una fase di maturità e consolidamento. Secondo l’Osservatorio Fintech & Insurtech del Politecnico di Milano, a fine 2024 si contavano 596 startup fintech attive, in lieve calo rispetto alle 622 del 2023. Nonostante questa riduzione numerica, le startup esistenti hanno rafforzato la propria posizione attraverso sinergie con partner industriali e finanziari, dimostrando capacità di adattamento e resilienza. Tra le realtà italiane più affermate troviamo Satispay, Scalapay e Credimi. Altri esempi significativi includono Cardo AI, specializzata nello sviluppo di tecnologie avanzate per la finanza strutturata, che ha recentemente concluso un’exit totale con un round Series A da 15 milioni di dollari, e Volume, startup fintech fondata a Londra dall’italiano Simone Martinelli, specializzata in pagamenti account-to-account, che ha raccolto 6 milioni di dollari in un round di finanziamento. I finanziamenti complessivi sono aumentati del 44% rispetto all’anno precedente, raggiungendo i 250 milioni di euro, e anche i ricavi hanno registrato una crescita del 29%.

Le startup Fintech devono affrontare diverse sfide significative nel loro percorso di crescita. Una delle principali è l’accesso ai capitali: il 46% è impegnato nella ricerca fondi e solo il 12% ha identificato investitori adeguati al round pianificato. I round sono spesso destinati allo sviluppo del prodotto più che all’espansione in nuovi mercati, e l’ammontare dei fondi è generalmente contenuto (oltre il 50% delle richieste è inferiore a 2 milioni di euro). Un’altra sfida importante è il passaggio dalla sperimentazione all’industrializzazione di prodotti e servizi, in un mercato che sta entrando in una nuova fase di maturità. Inoltre, le startup devono affrontare la complessità normativa e la concorrenza sia delle banche tradizionali che stanno digitalizzando i loro servizi, sia di altre fintech. La capacità di adattarsi rapidamente ai cambiamenti del mercato e di costruire partnership strategiche con attori consolidati diventa quindi fondamentale per la sopravvivenza e il successo in questo settore.

Nel 2024, le tecnologie sono il fulcro dell’offerta delle startup fintech, che puntano soprattutto su quelle più consolidate, come API (adottate dal 70%) e Artificial Intelligence (43%). Tra le tecnologie emergenti, si distingue la crescita significativa della Generative AI, adottata dal 26% delle startup, principalmente per ottimizzare processi di back-office. Altre tecnologie rilevanti includono la blockchain, utilizzata per garantire maggiore sicurezza e trasparenza nelle transazioni finanziarie, e l’Internet of Things (IoT), che sta collegando dispositivi fisici alla rete per consentire una gestione più intelligente delle risorse finanziarie. Queste innovazioni tecnologiche permettono di analizzare i rischi in tempo reale, prevedere insolvenze e migliorare la precisione delle decisioni strategiche. L’adozione di queste tecnologie sta trasformando radicalmente il modo in cui vengono erogati i servizi finanziari, rendendo possibili nuovi modelli di business e migliorando l’esperienza utente.

L’Open Banking è una condivisione dei dati tra i diversi attori dell’ecosistema bancario, autorizzata dai clienti, scaturita dalla PSD2 (Payment Services Directive 2), direttiva europea sui pagamenti digitali emanata nel 2018. Questa innovazione ha portato una vera disruption nel mondo bancario, obbligando per la prima volta le banche europee ad aprire le proprie API (Application Program Interface) a società fintech e altre aziende che si occupano di prodotti e servizi finanziari. Grazie all’Open Banking, la capacità di servire direttamente i clienti non è più una prerogativa esclusiva delle banche tradizionali, ma viene condivisa con società fintech e tech retailer. La fiducia degli italiani nell’Open Banking continua a crescere: nel primo semestre 2024 quasi la metà degli utenti (49,2%) ha almeno un conto connesso. A partire dal 2025, con l’introduzione della versione finale del Regolamento europeo FIDA (Financial Data Access), si entrerà nell’epoca dell’Open Finance, che estenderà il concetto di Open Banking prevedendo la condivisione e l’accesso a una gamma ancora più ampia di dati e prodotti bancari tramite API.

Il settore dei pagamenti digitali nelle assicurazioni sta vivendo una profonda trasformazione. Secondo l’Osservatorio Innovative Payments del Politecnico di Milano, nel 2024 il valore transato tramite strumenti di pagamento digitali ha raggiunto 481 miliardi di euro, pari al 43% del totale delle transazioni, segnando per la prima volta il sorpasso sul contante. Nei punti vendita fisici, il valore incassato con strumenti digitali è stato di 385 miliardi di euro, in crescita del 7% rispetto al 2023. Nuovi modelli per incassi e rimborsi, tokenizzazione, wallet, approcci mobile-first e formule in abbonamento stanno ridefinendo la relazione tra compagnie e assicurati. Secondo un recente report di Adyen ed EY, oltre la metà dei clienti insurance online desidera acquistare polizze tramite canali mobile-first, mentre per le generazioni più giovani (Gen Z e Millennial) la semplicità del pagamento rientra tra i primi cinque fattori decisionali nella scelta di un’assicurazione. Le soluzioni mobile-first stanno diventando lo standard per la sottoscrizione di polizze temporanee, on-demand o basate sull’utilizzo, mentre i modelli in abbonamento, particolarmente apprezzati dai clienti tra i 25 e i 34 anni, aprono la strada a logiche di pagamento più vicine ai servizi digitali.

Secondo una ricerca di EY per Italian Insurtech Association, clima, invecchiamento demografico e cybersecurity sono le nuove priorità per l’industria assicurativa. Il rischio climatico si conferma la minaccia più urgente e trasversale, con il 79% delle compagnie che dichiara di avere già a catalogo coperture contro le catastrofi naturali (NatCat). L’offerta attuale include polizze property con estensione agli eventi catastrofali (80%), soluzioni stand-alone per terremoti, alluvioni e grandinate (73%), prodotti dedicati al settore agricolo e soluzioni multirischio (entrambi al 40%). Per quanto riguarda il cyber risk, il 53% degli operatori ha già soluzioni a catalogo, ma la domanda resta debole: il 59% degli operatori la considera bassa. Le coperture più diffuse riguardano malware, ransomware e cyber estorsioni (100%), violazione dei dati (78%) e interruzione dell’attività (56%). Infine, la Long Term Care si afferma come risposta strategica all’invecchiamento demografico, con il 65% delle compagnie che ha già prodotti dedicati. Per aumentare il valore percepito di queste coperture, le compagnie puntano su servizi integrativi come l’assistenza domiciliare certificata (70%), il care management personalizzato (50%) e le convenzioni con RSA e strutture sanitarie (45%).

Il Banking-as-a-Service (BaaS) è la messa a disposizione da parte delle banche dei propri servizi finanziari al di fuori dei rami tradizionali. Ciò avviene attraverso il cloud e le API (Application Programming Interface), a vantaggio di società esterne, come fintech o altre aziende digitali. Queste ultime sono così in grado di offrire ai loro clienti servizi bancari tradizionali, come conti bancari online, carte di debito, prestiti e soluzioni di pagamento, senza aver bisogno della licenza bancaria. Grazie al BaaS, qualunque azienda può fornire servizi bancari ai suoi clienti. Affinché il BaaS abbia successo, è cruciale che si instauri una collaborazione tra gli istituti di credito e le società fintech. Le banche possono utilizzare strumenti già testati dalle fintech, riducendo i tempi di go-to-market, mentre grazie al digitale possono raggiungere più facilmente i clienti delle Generazioni Y e Z. Il BaaS non va confuso con l’open banking: nel BaaS la società che si appoggia alla piattaforma non entra mai veramente in possesso dei soldi o dei dati del cliente, agisce semplicemente come un intermediario e non è soggetta agli obblighi normativi e di compliance che una banca si trova quotidianamente a dover adempiere.

Secondo un rapporto realizzato da Cb Insights, dal 2013 al 2017 le principali banche mondiali hanno investito complessivamente 118 miliardi di dollari nel settore del fintech. A guidare la classifica degli istituti di credito più “innovativi” è Goldman Sachs con 37 miliardi di dollari, seguita da Citi Banks (25 miliardi) e J.P. Morgan (14 miliardi). Ogni banca ha una preferenza di investimento specifica: J.P. Morgan si è focalizzata sul settore dei pagamenti, Citi Banks ha puntato sulla sicurezza e l’ecommerce, mentre Goldman Sachs ha scommesso sul settore dei prestiti e sul regtech. Le banche italiane, invece, sembrano essere ancora in affanno rispetto al processo di trasformazione digitale. Secondo un censimento realizzato da ABI, il 70% delle banche italiane analizzate sta lavorando per sviluppare relazioni con le startup fintech, con spese in tecnologia che hanno raggiunto quota 4,5 miliardi di euro. Tuttavia, gli investimenti sono ancora limitati rispetto ai colossi internazionali.

Le startup fintech operano in una vasta gamma di settori emergenti. Tra i principali troviamo i pagamenti digitali, la gestione patrimoniale, i prestiti peer-to-peer, le assicurazioni digitali (insurtech), la blockchain e le criptovalute. Altri settori in crescita includono le regtech (tecnologie regolamentari) e le soluzioni di cybersecurity finanziaria. In particolare, nel panorama italiano, circa 86 startup sono attive nell’insurtech, il settore che applica la tecnologia al mondo delle assicurazioni. Il settore dei pagamenti digitali sta vivendo una forte crescita, con il valore transato che ha raggiunto 481 miliardi di euro nel 2024, pari al 43% del totale delle transazioni. Anche l’Open Banking sta guadagnando terreno, con quasi la metà degli utenti italiani (49,2%) che ha almeno un conto connesso nel primo semestre 2024. Questa diversificazione permette di affrontare e risolvere problemi specifici attraverso soluzioni tecnologiche mirate, contribuendo alla trasformazione digitale dell’intero settore finanziario.

guest

0 Commenti
Più recenti Più votati
Inline Feedback
Vedi tutti i commenti

L’intelligenza artificiale per l’innovazione

Tutti
CHE COS'è INNOVERAI
AI & INNOVAZIONE
AI & STARTUP
Che cos'è InnoverAI
AI TRANSFORMATION
Leggi l'articolo Come l’AI sta cambiando il lavoro dell’innovazione? Guarda il primo Future Talk di InnoverAI
VIDEO
Come l’AI sta cambiando il lavoro dell’innovazione? Guarda il primo Future Talk di InnoverAI
Leggi l'articolo Edison, Dotti e Montelatici: “Dall’AI alla GenAI, ora abbiamo superpoteri per gestire impianti e processi”
INNOVATION LEADER
Edison, Dotti e Montelatici: “Dall’AI alla GenAI, ora abbiamo superpoteri per gestire impianti e processi”
Leggi l'articolo L’ascesa dei Solo founder: come la tecnologia riscrive l’impresa
Approfondimenti
L’ascesa dei Solo founder: come la tecnologia riscrive l’impresa
Leggi l'articolo InnoverAI, l’intelligenza artificiale per l’innovazione: un cambio di paradigma da affrontare insieme
NEXTWORK360-Economyup
InnoverAI, l’intelligenza artificiale per l’innovazione: un cambio di paradigma da affrontare insieme
Leggi l'articolo Perché nell’era dell’AI “farsi vedere” è una competenza necessaria per chi fa innovazione in azienda
INNOVATION MANAGEMENT
Perché nell’era dell’AI “farsi vedere” è una competenza necessaria per chi fa innovazione in azienda
Leggi l'articolo AI Resilience: il criterio che manca nella valutazione dell’innovazione in ambito AI
L'ANALISI
AI Resilience: il criterio che manca nella valutazione dell’innovazione in ambito AI
Leggi l'articolo One-Person Unicorn: come gli AI agent stanno riscrivendo il concetto di startup
LA TENDENZA
One-Person Unicorn: come gli AI agent stanno riscrivendo il concetto di startup
Leggi l'articolo Cosa sono le “20x Companies”: team minuscoli che competono con gli operatori storici grazie all’AI
TENDENZE
Cosa sono le “20x Companies”: team minuscoli che competono con gli operatori storici grazie all’AI
Leggi l'articolo Costruire da soli una startup con l’AI in 7 mosse (come ha fatto a San Francisco Vittorio Viarengo)
OPEN WORLD
Costruire da soli una startup con l’AI in 7 mosse (come ha fatto a San Francisco Vittorio Viarengo)
Leggi l'articolo Harsh Wardhan, Innovation Manager Google: “Così cambiano open innovation e design thinking nell’era della Gen-AI”
ai transformation
Harsh Wardhan, Innovation Manager Google: “Così cambiano open innovation e design thinking nell’era della Gen-AI”
Leggi l'articolo Come l’AI sta cambiando il lavoro dell’innovazione? Guarda il primo Future Talk di InnoverAI
VIDEO
Come l’AI sta cambiando il lavoro dell’innovazione? Guarda il primo Future Talk di InnoverAI
Leggi l'articolo Edison, Dotti e Montelatici: “Dall’AI alla GenAI, ora abbiamo superpoteri per gestire impianti e processi”
INNOVATION LEADER
Edison, Dotti e Montelatici: “Dall’AI alla GenAI, ora abbiamo superpoteri per gestire impianti e processi”
Leggi l'articolo L’ascesa dei Solo founder: come la tecnologia riscrive l’impresa
Approfondimenti
L’ascesa dei Solo founder: come la tecnologia riscrive l’impresa
Leggi l'articolo InnoverAI, l’intelligenza artificiale per l’innovazione: un cambio di paradigma da affrontare insieme
NEXTWORK360-Economyup
InnoverAI, l’intelligenza artificiale per l’innovazione: un cambio di paradigma da affrontare insieme
Leggi l'articolo Perché nell’era dell’AI “farsi vedere” è una competenza necessaria per chi fa innovazione in azienda
INNOVATION MANAGEMENT
Perché nell’era dell’AI “farsi vedere” è una competenza necessaria per chi fa innovazione in azienda
Leggi l'articolo AI Resilience: il criterio che manca nella valutazione dell’innovazione in ambito AI
L'ANALISI
AI Resilience: il criterio che manca nella valutazione dell’innovazione in ambito AI
Leggi l'articolo One-Person Unicorn: come gli AI agent stanno riscrivendo il concetto di startup
LA TENDENZA
One-Person Unicorn: come gli AI agent stanno riscrivendo il concetto di startup
Leggi l'articolo Cosa sono le “20x Companies”: team minuscoli che competono con gli operatori storici grazie all’AI
TENDENZE
Cosa sono le “20x Companies”: team minuscoli che competono con gli operatori storici grazie all’AI
Leggi l'articolo Costruire da soli una startup con l’AI in 7 mosse (come ha fatto a San Francisco Vittorio Viarengo)
OPEN WORLD
Costruire da soli una startup con l’AI in 7 mosse (come ha fatto a San Francisco Vittorio Viarengo)
Leggi l'articolo Harsh Wardhan, Innovation Manager Google: “Così cambiano open innovation e design thinking nell’era della Gen-AI”
ai transformation
Harsh Wardhan, Innovation Manager Google: “Così cambiano open innovation e design thinking nell’era della Gen-AI”

Articoli correlati

0
Lascia un commento, la tua opinione conta.x