l'intervento

Nicola Vicino, General Manager Italia di Revolut: “Nelle fintech l’AI non è un’aggiunta, è il punto di partenza”



Indirizzo copiato

L’evoluzione dei servizi finanziari passa per l’integrazione nativa della tecnologia. Nicola Vicino (Revolut) spiega come l’unione tra infrastruttura backend e centralità dei bisogni dell’utente permetta di superare i limiti del banking tradizionale

Pubblicato il 16 giu 2026



AI e fintech
Nicola Vicino, General Manager Italy di Revolut
AI Questions Icon
Chiedi all'AI
Riassumi questo articolo
Approfondisci con altre fonti

Punti chiave

  • Partire dalla user experience per eliminare le micro-frizioni: mappare comportamenti, semplificare flussi e introdurre soluzioni concrete come i pocket e carte virtuali.
  • Approccio modulare: molti piccoli blocchi risolvono bisogni specifici, generano scalabilità e, su ampia base utenti, aumentano fidelizzazione e riducono il tasso di abbandono.
  • Infrastruttura nativamente digitale: il backend con intelligenza artificiale e automazione ottimizza processi, riduce costi e trasferisce il vantaggio economico al cliente.
Riassunto generato con AI


Le banche tradizionali affrontano da anni la sfida della digitalizzazione, cercando di adattare strutture storiche alle richieste di un mercato sempre più rapido. Tuttavia, la vera discontinuità nel settore non nasce dalla semplice migrazione online di vecchi processi, ma da un radicale ripensamento del modello operativo sin dalle sue fondamenta. Nel corso dell’Accenture Banking Conference del 14 maggio 2026, Nicola Vicino, General Manager Italy di Revolut, ha dialogato con il giornalista Alberto Giuffrè per analizzare come il binomio tra AI e fintech stia modificando i parametri della user experience e dell’efficienza aziendale, offrendo una panoramica di come una piattaforma nativa digitale gestisca la scalabilità globale.

Progettare l’esperienza partendo dalle micro-frizioni quotidiane

Il punto di partenza per comprendere l’evoluzione dei servizi finanziari non risiede nella complessità degli algoritmi, ma nella capacità di ascoltare e tradurre le necessità pratiche dei clienti. La filosofia operativa si basa sul rifiuto di un approccio puramente tecnologico, preferendo una metodologia che muove dal basso verso l’alto. Come spiegato da Nicola Vicino, “il principio che utilizziamo è abbastanza semplice, si parte dalla user experience e quindi, invece di partire dalla tecnologia, si parte da quello che ci chiede e di cui ha bisogno il cliente”.

Attraverso questo orientamento, l’azienda mappa i comportamenti quotidiani per individuare i punti di maggiore resistenza nell’interazione con il denaro. L’obiettivo finale diventa la rimozione sistematica di ogni ostacolo per consentire una gestione finanziaria fluida e priva di passaggi superflui.

La gestione dei piccoli budget: il caso d’uso dei pocket

Per illustrare come questo approccio si traduca in funzionalità concrete all’interno dell’applicazione, Vicino ha condiviso l’esperienza reale di un utente, raccolta a margine di una conferenza. Il ragazzo manifestava l’esigenza di isolare e controllare una somma specifica da destinare ai momenti di socializzazione durante il fine settimana, evitando di attingere involontariamente ai fondi necessari per le spese fisse.

La risposta della piattaforma ha previsto una serie di passaggi integrati e automatizzati, attivabili con pochi comandi digitali:

  • La separazione immediata di una quota dello stipendio appena accreditato.
  • Il reindirizzamento automatico di una cifra fissa, pari a 200 euro, ogni primo giorno del mese.
  • La creazione di un conto dedicato, definito “pocket” o salvadanaioLa creazione di un conto dedicato, definito “pocket” o salvadanaio.
  • L’associazione di una carta virtuale specifica a tale fondo, personalizzata con un colore giallo per garantirne l’immediata riconoscibilità visiva durante i pagamenti quotidiani.

Ogni transazione effettuata tramite quella specifica carta preleva direttamente le risorse dal salvadanaio dedicato, risolvendo alla radice il problema del superamento del budget prefissato.

Scalabilità ed ecosistema modulare

Questo singolo esempio rappresenta una dinamica estendibile a una platea più ampia. Ogni utente esprime necessità uniche e personali, e una platea composta da centinaia di individui presenterà una varietà altrettanto ampia di problematiche finanziarie da risolvere. Di conseguenza, la strategia industriale si concentra sulla mappatura sistematica delle frizioni individuali per eliminarle del tutto, evitando che il cliente debba compiere manualmente numerose operazioni ripetitive ogni mese.

Dal punto di vista della sostenibilità del business, lo sviluppo di soluzioni così specifiche potrebbe apparire poco redditizio se analizzato singolarmente. Nicola Vicino ha chiarito questo aspetto specificando che “questo è un esempio piccolo e non necessariamente è un esempio dove noi abbiamo una marginalità o un profitto alto, ma se si lavora su tanti piccoli blocchi, su tanti piccoli moduli, alla fine, quando si va su scala, si riesce a parlare a più persone possibili, si riesce a risolvere più problemi possibili”. Questo approccio modulare e scalabile genera il vero vantaggio competitivo, specialmente nel momento in cui le nuove generazioni di consumatori si trovano a dover scegliere l’istituto finanziario a cui affidarsi.

Il backend aziendale come vero motore dell’intelligenza artificiale

Nel dibattito pubblico relativo alla trasformazione digitale, l’attenzione si concentra frequentemente sulle interfacce visibili e sugli strumenti di interazione diretta con il pubblico. Nel settore del fintech, invece, l’impatto più profondo delle nuove tecnologie si manifesta nei segmenti operativi interni, quelli che gestiscono l’infrastruttura e i processi aziendali al riparo dagli occhi dell’utente finale.

Il ribaltamento del modello operativo bancario

La differenza sostanziale tra una realtà nata nell’era digitale e un istituto bancario tradizionale risiede nell’assenza di un’eredità infrastrutturale da convertire. Molte banche storiche si trovano nella condizione di dover digitalizzare a posteriori processi nati per un mondo analogico, affrontando frizioni interne e costi di transizione elevati.

Le piattaforme di nuova generazione adottano un paradigma opposto. Come evidenziato da Vicino, “abbiamo la fortuna di non dover partire da un modello operativo di banca tradizionale e doverlo digitalizzare. Quindi per noi è l’esatto opposto: tutto quello che facciamo parte già con l’intelligenza artificiale dentro”. L’algoritmo non è un modulo aggiunto in un secondo momento per ottimizzare il lavoro di risorse già presenti, ma costituisce il tessuto connettivo dell’intera organizzazione.

Efficienza nei processi interni e automazione

L’integrazione pervasiva della tecnologia influisce direttamente sulle politiche di crescita e sull’organizzazione del personale. Prima di procedere all’inserimento di una nuova risorsa umana all’interno dell’organico, l’azienda verifica se tale ingresso sia strettamente indispensabile o se l’attività possa essere gestita tramite sistemi automatizzati. Questo approccio elimina la necessità di dover gestire eccedenze di personale o di dover pianificare complesse strategie di riduzione delle risorse umane, poiché la struttura cresce in modo snello e proporzionale alle reali necessità operative.

L’applicazione pratica delle tecnologie di automazione copre una quota preponderante del business operativo. Sebbene esista una forte spinta commerciale verso la creazione di strumenti di frontend esposti direttamente al cliente, la stragrande maggioranza dell’impatto si concentra dietro le quinte. I dati dimostrano che i livelli più elevati di efficienza e le maggiori potenzialità di sviluppo si ottengono applicando l’intelligenza artificiale alla gestione dei processi interni, all’analisi dei dati e alle procedure di controllo.

Ciò non esclude la presenza di applicazioni efficaci anche sul versante visibile all’utente. Un esempio consolidato e ampiamente riconosciuto all’interno del settore è rappresentato dai sistemi di supporto clienti. L’adozione di software per la traduzione simultanea automatica permette a un operatore e a un cliente di comunicare fluentemente pur parlando lingue diverse, trasformando quella che un tempo era una barriera linguistica complessa in una commodity operativa che ottimizza i flussi di lavoro.

L’impatto della tecnologia sulla struttura dei costi

L’adozione di un’infrastruttura nativamente digitale non risponde soltanto a un criterio di modernizzazione tecnica, ma determina precisi effetti macroeconomici sulla sostenibilità dell’impresa e sul posizionamento di prezzo dei servizi offerti sul mercato.

Il trasferimento del vantaggio economico al cliente

Il beneficio principale derivante dall’automazione dei processi e dall’eliminazione delle inefficienze strutturali consiste nella drastica riduzione delle spese di gestione interne. Sfruttando la tecnologia in modo sistematico in ogni singola attività aziendale, una realtà fintech riesce a mantenere una base costi significativamente inferiore rispetto a quella che deve sostenere una banca tradizionale, gravata da infrastrutture fisiche e processi legacy.

La scelta strategica fondamentale risiede nel modo in cui questo risparmio viene impiegato. Invece di trattenere l’efficienza prodotta per aumentare esclusivamente i margini di profitto societari, il modello prevede di trasferire questo valore direttamente sull’utente finale. Il vantaggio economico accumulato nel backend si traduce così in tariffe più competitive, assenza di commissioni ingiustificate e servizi più accessibili per il pubblico.

Riduzione del tasso di abbandono

Questo meccanismo economico innesca una dinamica virtuosa che influisce direttamente sulla fidelizzazione della clientela e sulla stabilità della base utenti nel lungo periodo. Quando un consumatore ha la percezione di utilizzare uno strumento tecnicamente avanzato, reattivo e superiore rispetto alle alternative presenti sul mercato, e al contempo riscontra che tale servizio ha un costo nettamente inferiore, la motivazione commerciale per cambiare fornitore si azzera. Nelle parole conclusive di Nicola Vicino, l’efficacia di questa combinazione commerciale è evidente: “Se offri un prodotto che è tecnicamente, o almeno viene percepito come, migliore da parte del cliente e questo prodotto costa di meno, è difficile che il cliente parta”.

FAQ: Fintech – BankingUp

Il Fintech rappresenta la trasformazione digitale nell’industria del banking e dei servizi finanziari. È l’applicazione dell’innovazione tecnologica al settore finanziario che sta rivoluzionando il modo in cui vengono erogati i servizi bancari tradizionali. Questa trasformazione coinvolge diversi ambiti: dal retail banking alle criptovalute, dalla blockchain agli instant payments, dal mobile banking all’open banking. BankingUp è il primo canale dedicato al futuro delle banche e dei servizi finanziari, che monitora news, tendenze, scenari e startup del settore. La digitalizzazione sta permettendo lo sviluppo di nuovi modelli di business e l’ingresso di nuovi player nel mercato, creando un ecosistema finanziario più integrato e collaborativo dove clienti, banche tradizionali e nuovi operatori possono interagire per offrire soluzioni innovative e personalizzate.

Il mercato delle startup Fintech in Italia sta attraversando una fase di maturità e consolidamento. Secondo l’Osservatorio Fintech & Insurtech del Politecnico di Milano, a fine 2024 si contavano 596 startup fintech attive, in lieve calo rispetto alle 622 del 2023. Nonostante questa riduzione numerica, le startup esistenti hanno rafforzato la propria posizione attraverso sinergie con partner industriali e finanziari, dimostrando capacità di adattamento e resilienza. Tra le realtà italiane più affermate troviamo Satispay, Scalapay e Credimi. Altri esempi significativi includono Cardo AI, specializzata nello sviluppo di tecnologie avanzate per la finanza strutturata, che ha recentemente concluso un’exit totale con un round Series A da 15 milioni di dollari, e Volume, startup fintech fondata a Londra dall’italiano Simone Martinelli, specializzata in pagamenti account-to-account, che ha raccolto 6 milioni di dollari in un round di finanziamento. I finanziamenti complessivi sono aumentati del 44% rispetto all’anno precedente, raggiungendo i 250 milioni di euro, e anche i ricavi hanno registrato una crescita del 29%.

Le startup Fintech devono affrontare diverse sfide significative nel loro percorso di crescita. Una delle principali è l’accesso ai capitali: il 46% è impegnato nella ricerca fondi e solo il 12% ha identificato investitori adeguati al round pianificato. I round sono spesso destinati allo sviluppo del prodotto più che all’espansione in nuovi mercati, e l’ammontare dei fondi è generalmente contenuto (oltre il 50% delle richieste è inferiore a 2 milioni di euro). Un’altra sfida importante è il passaggio dalla sperimentazione all’industrializzazione di prodotti e servizi, in un mercato che sta entrando in una nuova fase di maturità. Inoltre, le startup devono affrontare la complessità normativa e la concorrenza sia delle banche tradizionali che stanno digitalizzando i loro servizi, sia di altre fintech. La capacità di adattarsi rapidamente ai cambiamenti del mercato e di costruire partnership strategiche con attori consolidati diventa quindi fondamentale per la sopravvivenza e il successo in questo settore.

Nel 2024, le tecnologie sono il fulcro dell’offerta delle startup fintech, che puntano soprattutto su quelle più consolidate, come API (adottate dal 70%) e Artificial Intelligence (43%). Tra le tecnologie emergenti, si distingue la crescita significativa della Generative AI, adottata dal 26% delle startup, principalmente per ottimizzare processi di back-office. Altre tecnologie rilevanti includono la blockchain, utilizzata per garantire maggiore sicurezza e trasparenza nelle transazioni finanziarie, e l’Internet of Things (IoT), che sta collegando dispositivi fisici alla rete per consentire una gestione più intelligente delle risorse finanziarie. Queste innovazioni tecnologiche permettono di analizzare i rischi in tempo reale, prevedere insolvenze e migliorare la precisione delle decisioni strategiche. L’adozione di queste tecnologie sta trasformando radicalmente il modo in cui vengono erogati i servizi finanziari, rendendo possibili nuovi modelli di business e migliorando l’esperienza utente.

L’Open Banking è una condivisione dei dati tra i diversi attori dell’ecosistema bancario, autorizzata dai clienti, scaturita dalla PSD2 (Payment Services Directive 2), direttiva europea sui pagamenti digitali emanata nel 2018. Questa innovazione ha portato una vera disruption nel mondo bancario, obbligando per la prima volta le banche europee ad aprire le proprie API (Application Program Interface) a società fintech e altre aziende che si occupano di prodotti e servizi finanziari. Grazie all’Open Banking, la capacità di servire direttamente i clienti non è più una prerogativa esclusiva delle banche tradizionali, ma viene condivisa con società fintech e tech retailer. La fiducia degli italiani nell’Open Banking continua a crescere: nel primo semestre 2024 quasi la metà degli utenti (49,2%) ha almeno un conto connesso. A partire dal 2025, con l’introduzione della versione finale del Regolamento europeo FIDA (Financial Data Access), si entrerà nell’epoca dell’Open Finance, che estenderà il concetto di Open Banking prevedendo la condivisione e l’accesso a una gamma ancora più ampia di dati e prodotti bancari tramite API.

Il settore dei pagamenti digitali nelle assicurazioni sta vivendo una profonda trasformazione. Secondo l’Osservatorio Innovative Payments del Politecnico di Milano, nel 2024 il valore transato tramite strumenti di pagamento digitali ha raggiunto 481 miliardi di euro, pari al 43% del totale delle transazioni, segnando per la prima volta il sorpasso sul contante. Nei punti vendita fisici, il valore incassato con strumenti digitali è stato di 385 miliardi di euro, in crescita del 7% rispetto al 2023. Nuovi modelli per incassi e rimborsi, tokenizzazione, wallet, approcci mobile-first e formule in abbonamento stanno ridefinendo la relazione tra compagnie e assicurati. Secondo un recente report di Adyen ed EY, oltre la metà dei clienti insurance online desidera acquistare polizze tramite canali mobile-first, mentre per le generazioni più giovani (Gen Z e Millennial) la semplicità del pagamento rientra tra i primi cinque fattori decisionali nella scelta di un’assicurazione. Le soluzioni mobile-first stanno diventando lo standard per la sottoscrizione di polizze temporanee, on-demand o basate sull’utilizzo, mentre i modelli in abbonamento, particolarmente apprezzati dai clienti tra i 25 e i 34 anni, aprono la strada a logiche di pagamento più vicine ai servizi digitali.

Secondo una ricerca di EY per Italian Insurtech Association, clima, invecchiamento demografico e cybersecurity sono le nuove priorità per l’industria assicurativa. Il rischio climatico si conferma la minaccia più urgente e trasversale, con il 79% delle compagnie che dichiara di avere già a catalogo coperture contro le catastrofi naturali (NatCat). L’offerta attuale include polizze property con estensione agli eventi catastrofali (80%), soluzioni stand-alone per terremoti, alluvioni e grandinate (73%), prodotti dedicati al settore agricolo e soluzioni multirischio (entrambi al 40%). Per quanto riguarda il cyber risk, il 53% degli operatori ha già soluzioni a catalogo, ma la domanda resta debole: il 59% degli operatori la considera bassa. Le coperture più diffuse riguardano malware, ransomware e cyber estorsioni (100%), violazione dei dati (78%) e interruzione dell’attività (56%). Infine, la Long Term Care si afferma come risposta strategica all’invecchiamento demografico, con il 65% delle compagnie che ha già prodotti dedicati. Per aumentare il valore percepito di queste coperture, le compagnie puntano su servizi integrativi come l’assistenza domiciliare certificata (70%), il care management personalizzato (50%) e le convenzioni con RSA e strutture sanitarie (45%).

Il Banking-as-a-Service (BaaS) è la messa a disposizione da parte delle banche dei propri servizi finanziari al di fuori dei rami tradizionali. Ciò avviene attraverso il cloud e le API (Application Programming Interface), a vantaggio di società esterne, come fintech o altre aziende digitali. Queste ultime sono così in grado di offrire ai loro clienti servizi bancari tradizionali, come conti bancari online, carte di debito, prestiti e soluzioni di pagamento, senza aver bisogno della licenza bancaria. Grazie al BaaS, qualunque azienda può fornire servizi bancari ai suoi clienti. Affinché il BaaS abbia successo, è cruciale che si instauri una collaborazione tra gli istituti di credito e le società fintech. Le banche possono utilizzare strumenti già testati dalle fintech, riducendo i tempi di go-to-market, mentre grazie al digitale possono raggiungere più facilmente i clienti delle Generazioni Y e Z. Il BaaS non va confuso con l’open banking: nel BaaS la società che si appoggia alla piattaforma non entra mai veramente in possesso dei soldi o dei dati del cliente, agisce semplicemente come un intermediario e non è soggetta agli obblighi normativi e di compliance che una banca si trova quotidianamente a dover adempiere.

Secondo un rapporto realizzato da Cb Insights, dal 2013 al 2017 le principali banche mondiali hanno investito complessivamente 118 miliardi di dollari nel settore del fintech. A guidare la classifica degli istituti di credito più “innovativi” è Goldman Sachs con 37 miliardi di dollari, seguita da Citi Banks (25 miliardi) e J.P. Morgan (14 miliardi). Ogni banca ha una preferenza di investimento specifica: J.P. Morgan si è focalizzata sul settore dei pagamenti, Citi Banks ha puntato sulla sicurezza e l’ecommerce, mentre Goldman Sachs ha scommesso sul settore dei prestiti e sul regtech. Le banche italiane, invece, sembrano essere ancora in affanno rispetto al processo di trasformazione digitale. Secondo un censimento realizzato da ABI, il 70% delle banche italiane analizzate sta lavorando per sviluppare relazioni con le startup fintech, con spese in tecnologia che hanno raggiunto quota 4,5 miliardi di euro. Tuttavia, gli investimenti sono ancora limitati rispetto ai colossi internazionali.

Le startup fintech operano in una vasta gamma di settori emergenti. Tra i principali troviamo i pagamenti digitali, la gestione patrimoniale, i prestiti peer-to-peer, le assicurazioni digitali (insurtech), la blockchain e le criptovalute. Altri settori in crescita includono le regtech (tecnologie regolamentari) e le soluzioni di cybersecurity finanziaria. In particolare, nel panorama italiano, circa 86 startup sono attive nell’insurtech, il settore che applica la tecnologia al mondo delle assicurazioni. Il settore dei pagamenti digitali sta vivendo una forte crescita, con il valore transato che ha raggiunto 481 miliardi di euro nel 2024, pari al 43% del totale delle transazioni. Anche l’Open Banking sta guadagnando terreno, con quasi la metà degli utenti italiani (49,2%) che ha almeno un conto connesso nel primo semestre 2024. Questa diversificazione permette di affrontare e risolvere problemi specifici attraverso soluzioni tecnologiche mirate, contribuendo alla trasformazione digitale dell’intero settore finanziario.

Partecipa alla community

guest

0 Commenti
Più recenti Più votati
Inline Feedback
Vedi tutti i commenti

L’intelligenza artificiale per l’innovazione

Tutti
CHE COS'è INNOVERAI
AI & INNOVAZIONE
AI & STARTUP
Che cos'è InnoverAI
AI TRANSFORMATION
Leggi l'articolo Come l’AI sta cambiando il lavoro dell’innovazione? Guarda il primo Future Talk di InnoverAI
VIDEO
Come l’AI sta cambiando il lavoro dell’innovazione? Guarda il primo Future Talk di InnoverAI
Leggi l'articolo Edison, Dotti e Montelatici: “Dall’AI alla GenAI, ora abbiamo superpoteri per gestire impianti e processi”
INNOVATION LEADER
Edison, Dotti e Montelatici: “Dall’AI alla GenAI, ora abbiamo superpoteri per gestire impianti e processi”
Leggi l'articolo L’ascesa dei Solo founder: come la tecnologia riscrive l’impresa
Approfondimenti
L’ascesa dei Solo founder: come la tecnologia riscrive l’impresa
Leggi l'articolo InnoverAI, l’intelligenza artificiale per l’innovazione: un cambio di paradigma da affrontare insieme
NEXTWORK360-Economyup
InnoverAI, l’intelligenza artificiale per l’innovazione: un cambio di paradigma da affrontare insieme
Leggi l'articolo Perché nell’era dell’AI “farsi vedere” è una competenza necessaria per chi fa innovazione in azienda
INNOVATION MANAGEMENT
Perché nell’era dell’AI “farsi vedere” è una competenza necessaria per chi fa innovazione in azienda
Leggi l'articolo AI Resilience: il criterio che manca nella valutazione dell’innovazione in ambito AI
L'ANALISI
AI Resilience: il criterio che manca nella valutazione dell’innovazione in ambito AI
Leggi l'articolo One-Person Unicorn: come gli AI agent stanno riscrivendo il concetto di startup
LA TENDENZA
One-Person Unicorn: come gli AI agent stanno riscrivendo il concetto di startup
Leggi l'articolo Cosa sono le “20x Companies”: team minuscoli che competono con gli operatori storici grazie all’AI
TENDENZE
Cosa sono le “20x Companies”: team minuscoli che competono con gli operatori storici grazie all’AI
Leggi l'articolo Costruire da soli una startup con l’AI in 7 mosse (come ha fatto a San Francisco Vittorio Viarengo)
OPEN WORLD
Costruire da soli una startup con l’AI in 7 mosse (come ha fatto a San Francisco Vittorio Viarengo)
Leggi l'articolo Harsh Wardhan, Innovation Manager Google: “Così cambiano open innovation e design thinking nell’era della Gen-AI”
ai transformation
Harsh Wardhan, Innovation Manager Google: “Così cambiano open innovation e design thinking nell’era della Gen-AI”
Leggi l'articolo Come l’AI sta cambiando il lavoro dell’innovazione? Guarda il primo Future Talk di InnoverAI
VIDEO
Come l’AI sta cambiando il lavoro dell’innovazione? Guarda il primo Future Talk di InnoverAI
Leggi l'articolo Edison, Dotti e Montelatici: “Dall’AI alla GenAI, ora abbiamo superpoteri per gestire impianti e processi”
INNOVATION LEADER
Edison, Dotti e Montelatici: “Dall’AI alla GenAI, ora abbiamo superpoteri per gestire impianti e processi”
Leggi l'articolo L’ascesa dei Solo founder: come la tecnologia riscrive l’impresa
Approfondimenti
L’ascesa dei Solo founder: come la tecnologia riscrive l’impresa
Leggi l'articolo InnoverAI, l’intelligenza artificiale per l’innovazione: un cambio di paradigma da affrontare insieme
NEXTWORK360-Economyup
InnoverAI, l’intelligenza artificiale per l’innovazione: un cambio di paradigma da affrontare insieme
Leggi l'articolo Perché nell’era dell’AI “farsi vedere” è una competenza necessaria per chi fa innovazione in azienda
INNOVATION MANAGEMENT
Perché nell’era dell’AI “farsi vedere” è una competenza necessaria per chi fa innovazione in azienda
Leggi l'articolo AI Resilience: il criterio che manca nella valutazione dell’innovazione in ambito AI
L'ANALISI
AI Resilience: il criterio che manca nella valutazione dell’innovazione in ambito AI
Leggi l'articolo One-Person Unicorn: come gli AI agent stanno riscrivendo il concetto di startup
LA TENDENZA
One-Person Unicorn: come gli AI agent stanno riscrivendo il concetto di startup
Leggi l'articolo Cosa sono le “20x Companies”: team minuscoli che competono con gli operatori storici grazie all’AI
TENDENZE
Cosa sono le “20x Companies”: team minuscoli che competono con gli operatori storici grazie all’AI
Leggi l'articolo Costruire da soli una startup con l’AI in 7 mosse (come ha fatto a San Francisco Vittorio Viarengo)
OPEN WORLD
Costruire da soli una startup con l’AI in 7 mosse (come ha fatto a San Francisco Vittorio Viarengo)
Leggi l'articolo Harsh Wardhan, Innovation Manager Google: “Così cambiano open innovation e design thinking nell’era della Gen-AI”
ai transformation
Harsh Wardhan, Innovation Manager Google: “Così cambiano open innovation e design thinking nell’era della Gen-AI”

Articoli correlati

0
Lascia un commento, la tua opinione conta.x