“Con l’intelligenza artificiale le startup devono distruggere e poi ricostruire. L’AI trasforma completamente il modo di lavorare: i team sono più piccoli, più automatizzati, gran parte del lavoro in tutti gli ambiti, dallo sviluppo, al marketing, alle vendite, lo fanno gli agenti AI. Ma resta l’importanza del confronto fisico e umano”. È questa la visione di Davide Dattoli, ex startupper e oggi imprenditore alla guida di Talent Garden. Il fondatore, ormai quasi 15 anni fa, di una realtà nata come coworking e oggi diventata un network europeo di campus, corsi e programmi per individui ed aziende, racconta come l’AI stia imponendo alle startup di “distruggere e poi ricostruire” modelli organizzativi e processi.
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“Con l’AI non basta aggiungere uno strumento: bisogna ripensare tutto”
Per Dattoli il punto non è adottare un software in più, ma cambiare mentalità. “Fare impresa oggi, rispetto a qualche anno fa, è totalmente diverso. L’AI accelera in modo estremo la possibilità di fare cose e ti permette di avere team più piccoli, molto più efficienti, che riescono a generare più risultati in meno tempo”.
Il vero salto, spiega, è culturale prima ancora che tecnologico. “Il primo tema è il mindset: bisogna disimparare come si lavorava fino a ieri. Non basta aprire ChatGPT o Claude e fare qualche test. Devi ripensare i processi: partire dall’obiettivo e chiederti come costruire un’organizzazione abilitata dagli agenti AI”.
Secondo Dattoli, il modello della startup tradizionale, con organigrammi verticali e ruoli separati, è già superato. “Oggi bisogna immaginare un piccolo nucleo di persone fisiche affiancato da un grande numero di agenti che collaborano in tempo reale per costruire software, interfacce, sviluppo business. Una ‘persona aumentata’ può produrre due o tre volte tanto rispetto a prima”.
Team più piccoli, ma non startup “solitarie”
Negli Stati Uniti si parla sempre più spesso di “solo founder” capaci di costruire aziende quasi da soli grazie all’AI. Dattoli invita però a non farsi trascinare dall’effetto annuncio. “Magari un giorno arriveremo davvero a vedere aziende costruite da un solo founder con i suoi agenti AI. Ma oggi non ci siamo ancora”.
La trasformazione, però, è già evidente: servono meno persone rispetto al passato. “Prima, per costruire qualcosa di solido, ti servivano subito 20 o 30 teste Oggi puoi iniziare bene in 8 o 10”.
Ma il punto, insiste, resta la qualità del confronto. “Il valore aggiunto di qualsiasi azienda rimane la capacità di mettere insieme teste diverse: 8 o 10 persone che ragionano, si confrontano, discutono, e magari 100 agenti che ampliano e accelerano il lavoro”.
Marketing: “Noi lavoriamo già con più di 50 agenti AI”
Dattoli porta l’esempio diretto di Talent Garden, dove il marketing è stato profondamente ripensato. “Abbiamo un team che oggi lavora con più di 50 agenti AI attivi. Ogni persona del team ha sviluppato agenti che la affiancano in compiti diversi”.
Il primo ambito oggetto di questa trasformazione è la ricerca di mercato. “Se dobbiamo lanciare un nuovo corso, un agente mappa in automatico il mercato: competitor, posizionamento, trend italiani e internazionali, gap da colmare”. Da lì parte un processo a cascata. “Un altro agente prende questa analisi e crea test di prodotto: landing page, concept di master, possibili offerte. Un terzo agente costruisce audience sintetiche, simula personas, verifica se c’è interesse. Poi restituisce tutto a chi sviluppa il prodotto”.
Il ruolo umano, però, resta centrale nei momenti decisivi. “L’intervento umano c’è e deve esserci: serve per dare direzione, visione, per scegliere. Ma tutta la fase di prototipazione e test oggi si può fare in un tempo dieci volte più veloce”.
Sales: “Ti richiamiamo in 90 secondi con un agente vocale”
Anche il commerciale, racconta Dattoli, è stato riscritto. “Se lasci un lead sul nostro sito, vieni richiamato entro 90 secondi da un agente vocale”. Non un “robocall” tradizionale, ma un’interazione molto più fluida. “L’agente ti chiama, ti presenta il corso per cui hai chiesto informazioni, ti propone un appuntamento e risponde alle prime domande. Se chiedi chi sono i docenti o quali sono gli orari, ti risponde in modo naturale”.
La parte più sorprendente è il livello di realismo. “Non hai la sensazione di parlare con un robot. Non c’è più la voce metallica da call center, oggi siamo a un livello completamente diverso. La voce che utilizziamo è quella del nostro migliore commerciale, con tanto di accento locale, però sintetizzata dall’AI”.
La parte che l’AI non sostituisce: il confronto fisico
Se l’AI rivoluziona il lavoro, c’è però una dimensione che per Dattoli diventa ancora più importante: la relazione umana. “La parte fisica resta fondamentale. Anzi, diventa ancora più importante”. Per questo Talent Garden continua a puntare sui campus e sugli incontri in presenza.
“Noi stiamo costruendo una scuola di formazione agentica, che mette insieme persone e AI. Ma quello che non cambia è la necessità di far incontrare gli studenti, farli contaminare, costruire esperienze insieme”. Perché, per Dattoli, la formazione non coincide con il contenuto. “Il contenuto oggi è ovunque: YouTube, piattaforme online, corsi gratuiti. Ma la formazione non è contenuto: è un processo che porta una persona da un punto A a un punto B”.
La metodologia che cita è chiara: “inspire, learn, act”. “Prima devi scuotere la persona, farle capire che il mondo è cambiato. Poi insegnarle concretamente come fare. Infine metterla subito nelle condizioni di agire. Se non applichi immediatamente quello che hai imparato, il giorno dopo torni a lavorare come prima”.
AI Startup School: una scuola gratuita per imparare a fare startup oggi
Questa visione è alla base di AI Startup School, il progetto lanciato da Talent Garden insieme a partner come TikTok Shop, Intesa Sanpaolo, Lenovo, con il supporto di Confindustria e Italian Founders Fund. L’iniziativa è pensata per studenti, laureandi, giovani imprenditori e aspiranti founder.
Il percorso mette a disposizione video lezioni, workshop pratici e momenti di mentorship con alcuni dei founder più rilevanti dell’ecosistema italiano: da Luca Ferrari a Alberto Dalmasso, da Paolo De Nadai a Giorgio Tinacci.
“L’obiettivo non è solo far nascere nuove startup, ma creare una generazione di persone capaci di adattarsi al cambiamento”, spiega Dattoli. La missione di Talent Garden, aggiunge, resta la stessa delle origini.
“Noi crediamo che la tecnologia sia il più grande abilitatore del cambiamento. Il nostro lavoro è aiutare persone e organizzazioni a essere future proof. Oggi questo significa AI transformation: preparare le teste prima ancora che adottare la tecnologia”.























