Retail, la storica catena Sears chiude: l’ecommerce avanza ma sono i negozi a dominare il mercato

La storica catena americana Sears ha fatto bancarotta. Tutta colpa dell’e-commerce? Non solo. Il commercio elettronico, in crescita in tutto il mondo, è arrivato a valere 2.500 miliardi ma non supera il 10% della quota totale delle vendite. La questione è più complessa e riguarda la trasformazione digitale. Anche in Italia

Pubblicato il 18 Ott 2018

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L’ennesimo colosso della vendita al dettaglio, la catena americana Sears, muore travolto dalla trasformazione digitale nel retail. Eppure, in tutto il mondo, chi acquista online è ancora in numero inferiore rispetto a chi compra nei negozi fisici: nel 2017, nel retail, il commercio elettronico ha contribuito al totale delle vendite “solo” per il 10%. L’e-commerce sta procedendo la sua corsa a ritmo accelerato, ma non è l’unica concausa della fine di molti negozi fisici.

SEARS, COME MUORE UN’ISTITUZIONE DEL RETAIL

Con debiti per 10 miliardi di dollari, numerosi creditori e sempre meno clienti, il gigante delle vendite al dettaglio in questi giorni ha dichiarato bancarotta, per poi chiedere una sorta di amministrazione controllata.

Sears è “storia” per gli americani. Fondata a Chicago nel 1892 da Richard Warren Sears e Alvah Curtis Roebuck, inizialmente vende per corrispondenza a partire da un catalogo vastissimo: una sorta di Postal Market ante litteram. Il primo negozio viene aperto nel 1925 a Evansville, nell’Indiana. La sua particolarità: si può trovare di tutto,  dai mobili alle lavatrici, dagli orologi ai vestiti, fino addirittura a oppio e cocaina, all’epoca legali. A lungo considerata una società innovatrice come metodi e prodotti, Sears apre la strada ad altre grandi catene quali Walmart, Home Depot e la stessa Amazon. Negli ultimi 10 anni però inizia il declino, soprattutto per l’incapacità di affermarsi sul mercato online. Una fine simile l’ha fatta quest’anno Toys ‘R’ Us, il gigante dei giocattoli che è finito in bancarotta e ha annunciato la liquidazione.

Tutta colpa dell’e-commerce di Amazon e degli altri competitor online? Una cosa è certa: il commercio elettronico continua la sua crescita, non solo negli Usa e nel mondo, ma anche in Italia. Gli ultimi dati arrivano dall’Osservatorio eCommerce B2c promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano e da Netcomm, presentato di recente al convegno “eCommerce B2c in Italia: cresce il mercato, ma aumenta il valore?”. Vediamo cosa è emerso.

E-COMMERCE: Italia in ascesa, il mercato vale 3,8 miliardi

L’e-commerce italiano è in crescita, ma non riesce ancora a eguagliare le prestazioni di altri mercati più sviluppati, come Francia, Germania e UK. Il valore degli acquisti online supera nel nostro Paese, per il 2018, i 27,4 miliardi di euro, segnando un +16% in 12 mesi, per una crescita assoluta del mercato in valore assoluto pari a 3,8 miliardi di euro. A crescere in modo più sostenuto sono gli acquisti online di prodotto, che segnano un +25% per un valore 15 miliardi, mentre i servizi registrano un +6% e un valore di 12 miliardi. In testa agli acquisti si conferma il turismo, a +6% per un valore di 9,8 miliardi di euro, mentre nal campo dei prodotti a guidare la classifica ci sono elettronica e informatica, con un +18% e 1,4 miliardi di valore, abbigliamento + 20% a 2,9 miliardi, Arredamento (1,4 miliardi e +53%) e Food&Grocery (1,1 miliardi, +34%).

E-COMMERCE NEL MONDO: 2.500 miliardi di euro, Cina N.1

“Nel 2018 il valore degli acquisti online a livello mondiale dovrebbe superare i 2.500 miliardi di euro, con un +20% rispetto al 2017 – spiega Alessandro Perego, direttore scientifico degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano –  La Cina si conferma il primo mercato, con oltre 1.000 miliardi di euro, a +19% rispetto al 2017 e un tasso di penetrazione dell’online sul totale retail pari al 18%. Seguono gli Usa con 620 miliardi di euro, +12%, e 17% di penetrazione,  e l’Europa con 600 miliardi di euro (+12%) e 10% di penetrazione”.

E-COMMERCE NEL MONDO: le vendite retail sono “solo” il 10%

Resta il fatto che, a livello globale, si continua a comprare più nei negozi fisici che non online. Secondo statistiche ufficiali risalenti al 2017, infatti, l’e-commerce rappresenta il 10% del totale delle vendite retail nel mondo. Tuttavia le stesse cifre ci dicono che, in media, una persona su quattro nel nostro pianeta ha comprato sul web almeno una volta nel corso dell’anno. Nel 2017, infatti, sono state 1,79 miliardi le persone nel mondo che hanno effettuato almeno un acquisto online, ovvero il 26,8% della popolazione mondiale. Per il 2018 è prevista una crescita dell’8%. Altro dato che può colpire i non addetti ai lavori: l’e-commerce è più forte nel Regno Unito che negli Usa. Tra i 10 Paesi con il più alto tasso di penetrazione di vendite online a metà del 2017 c’è, come detto, la Cina, seguita da Corea del Sud e Regno Unito. Gli Stati Uniti si fermano al settimo posto mentre cresce esponenzialmente in Europa il mercato online della Germania.

PERCHÉ LE CATENE COME SEARS FATICANO A SOPRAVVIVERE

La Trasformazione Digitale ha “travolto” anche l’esperienza di acquisto, trasformandola in qualcosa di diverso e più articolato. Con l’avvento dell’e-commerce gli utenti hanno cominciato ad acquistare online, ma da subito sono emerse una serie di “contaminazioni”: alcuni vanno nel negozio fisico, esaminano e provano i prodotti, ma poi li comprano sul web; altri, viceversa, raccolgono informazioni online ma poi preferiscono finalizzare l’acquisto in negozio. A loro volta i negozi hanno cominciato a proporre una serie di esperienze dove l’online e l’offline si alternano. Per comprendere questi trend, sono stati coniati alcuni termini: multicanalità (o multiple touchpoint approach), cross-canalità, omnicanalità. Il problema delle grandi catene come Sears risiede, evidentemente, non solo nel non riuscire ad affrontare la concorrenza dell’e-commerce, ma nella mancata capacità di sfruttare tutte le nuove opportunità offerte dalla traformazione digitale. (l.m.)

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Luciana Maci

Luciana Maci

Giornalista professionista dal 1999, scrivo di innovazione digitale e di come cambia il mondo con le nuove tecnologie. Dopo un master in giornalismo alla Luiss di Roma, ho collaborato con importanti testate italiane e lavorato in contesti internazionali e no profit. Dopo un periodo in CorCom, da oltre dieci anni sono in EconomyUp (Gruppo Nextwork360), di cui sono coordinatrice editoriale. Mi occupo di innovazione aziendale, open innovation, startup, innovazione nell'automotive, nella mobilità, nel banking, nel retail, nell’immobiliare, nell'insurance. Contributor di libri e saggi, autrice, moderatrice, speaker, ghost writer.
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