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Trasporti

Uber, come siamo arrivati al blocco in Italia

13 Apr 2017

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Dal 16 aprile l’app per chiamare un autista da smartphone non doveva essere più attiva, come stabilito dal Tribunale di Roma dietro ricorso dei tassisti per concorrenza sleale. Poi la società ha ottenuto una sospensiva: l’applicazione sarà utilizzabile fino a nuovo pronunciamento. Qui tutte le tappe della vicenda. Che sembra ancora lontana dalla conclusione

Le violente proteste dei tassisti spaventati dalla concorrenza di Uber, le sollecitazioni di alcune Autorità (Antitrust e Trasporti) ad aprire il mercato all’uso regolamentato delle nuove tecnologie, l’impegno del governo per un decreto mirato a svecchiare le procedure e agevolare i servizi di noleggio con conducente e alla fine la sentenza di blocco pronunciata dai giudici: così “muore” una app in Italia. O almeno stava per morire. Dalla mezzanotte di domenica 16 aprile l’applicazione fornita dalla multinazionale californiana per chiamare da smartphone un veicolo con  autista sarebbe dovuta essere inattiva nel nostro Paese. Motivo: concorrenza sleale nei confronti dei tassisti. Lo aveva stabilito una sentenza del 7 aprile del Tribunale di Roma che aveva ordinato il blocco, entro 10 giorni, dei servizi offerti dal gruppo Uber in Italia con la app Uber Black, ossia le berline nere con autista attive a Milano e Roma, e le analoghe app Uber-Lux, Uber-Suv, Uber-X, Uber-XL, UberSelect, Uber-Van. Ma venerdì 14 aprile è arrivato l’ennesimo colpo di scena: il tribunale di Roma ha accolto la richiesta avanzata dalla multinazionale di sospensiva dell’ordinanza che richiedeva l’interruzione dei servizi di mobilità Uber a partire dal 17 Aprile. “Siamo molto felici di poter comunicare a tutti i driver e agli utenti di Uber in Italia che potranno continuare ad utilizzare l’applicazione fino alla pronuncia del Tribunale sul nostro reclamo” ha detto Carlo Tursi, general manager di Uber Italia. Pericolo scampato, per ora. 

Il blocco avrebbe significato che chi aveva un profilo su Uber poteva continuare a utilizzarlo all’estero ma se provava ad aprire l’applicazione in Italia non vedeva alcuna automobile. I profili degli autisti sarebbero stati bloccati. Se la compagnia avesse continuato a essere operativa sul nostro territorio dopo il 16 aprile, avrebbe dovuto pagare una multa di 10mila euro al giorno (3,65 milioni all’anno). Per ora non è andata così. Ma c’è stato un momento in cui tutti davano Uber per spacciata in Italia.

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Questa la motivazione dei giudici che hanno accolto un ricorso presentato dalle associazioni di categoria dei tassisti: “Condotta sleale nei confronti dei taxi, visto che gli autisti di Uber non devono mettere in pratica tariffe predeterminate dalle competenti autorità amministrative”. In sostanza possono applicare prezzi inferiori rispetto ai competitor. Inoltre viene contestato il fatto che un autista Ncc (noleggio con conducente) possa ottenere l’autorizzazione in una Regione e lavorare in un’altra, senza vincoli. La società ha presentato ricorso e ottenuto la sospensiva, ma il general manager per l’Italia, Carlo Tursi, prevede tempi lunghi. E sottolinea: “La decisione del Tribunale va in direzione opposta a quanto previsto dall’ultimo Milleproroghe sul rientro, non più necessario, in rimessa delle auto Ncc”. 

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Carlo Tursi, general manager di Uber in Italia
lanciata a Milano lo scorso ottobre, estenderà il servizio: sarà infatti possibile ordinare le pietanze fornite dai punti di ristoro convenzionati anche in quartieri meno centrali quali Bicocca, Crescenzago, Lambrate, Forlanini, Rogoredo e Lorenteggio. E si va verso una crescita a doppia cifra dei ristoranti partner. In attesa di riuscire a organizzare anche lo sbarco su Roma.

Da quando è nata Uber ha spesso incontrato problemi in varie parti del mondo. In questo articolo il professore Umberto Bertelè, autore del libro Strategia (Egea), ne spiega le principali ragioni. L’Italia non è stata l’unica a dire no all’applicazione (in Europa la società ha già perso battaglie legali in Germania e Danimarca), ma ovviamente la sentenza ha scatenato commenti e critiche. In molti hanno detto e scritto che questa vicenda è la dimostrazione di quanto il nostro Paese sia tecnologicamente arretrato e timoroso dell’innovazione.

Ma vediamo come si è arrivati a questo punto. Ecco la ricostruzione delle principali tappe relative alla vicenda di Uber sul nostro territorio dal 2014 ad oggi.

Maggio 2014, è rivolta – I tassisti milanesi impediscono lo svolgimento di un dibattito al NextFest di Wired, costringendo l’allora country manager della startup americana, Benedetta Arese Lucini, ad allontanarsi sotto scorta. Una scena che si ripeterà più volte nei mesi a venire. Subito dopo gli autisti proclamano uno sciopero bianco. Dopo l’invito via Twitter del commissario europeo, Neelie Kroes, a non cadere nella trappola dei tassisti e a non “far sparire la tecnologia”, l’allora ministro dei Trasporti Maurizio Lupi afferma: “Davanti a qualunque applicazione o innovazione che eroghi servizio pubblico non di linea non autorizzato siamo in presenza di esercizio abusivo della professione”. Una chiara sentenza anti-Uber. 

Luglio 2014, primo ok dell’Antitrust – Dopo le aperture del Segretario generale della Presidenza del Consiglio Mauro Bonaretti (“Se Uber funziona, lasciamola andare. Non creiamo ostacoli all’innovazione”), arriva il pronunciamento dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm). In una lunga Segnalazione ai presidenti del Senato, della Camera, del Consiglio dei ministri e al Ministro per lo Sviluppo Economico, l’Authority auspica “l’abolizione degli elementi di discriminazione competitiva tra taxi e Ncc in una prospettiva di piena sostituibilità dei due servizi”.

Settembre 2014, arriva l’app dei taxi – I tassisti si attrezzano nella lotta contro Uber e lanciano IT Taxi, applicazione gratuita che mette in contatto tassisti e clienti in tutta Italia per prenotare, pagare e giudicare il taxi.

Maggio 2015, valutazione record di 50 miliardi di dollari per Uber – In questa intervista Umberto Bertelè, ordinario di Strategia e Sistemi di pianificazione al Politecnico di Milano e chairman degli Osservatori Digital Innovation della School of Management del Polimi, spiega come si è arrivati a questa valutazione per la società californiana e analizza le eventuali criticità che potrebbe comportare nel medio-lungo periodo. 

Maggio 2015, stop a UberPop – Il Tribunale di Milano dispone il blocco di UberPop su tutto il territorio nazionale con inibizione dalla prestazione del servizio. Il servizio di ride sharing dell’app Uber, che consente a chiunque di utilizzare la propria auto per dare passaggi in città, diventa off limit in Italia. I giudici hanno accolto il ricorso presentato dalle associazioni di categoria dei tassisti per “concorrenza sleale”.

28 maggio 2015, nuovo pronunciamento dell’Antitrust – Arriva una precisazione da parte dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato sul blocco di UberPop. “Internet – si legge in un documento – rappresenta un grande fattore di sviluppo economico che non può essere fermato, ma occorrono regole per definire soluzioni equilibrate fra i vari interessi in gioco”.

4 giugno 2015, ok a Uber dall’Autorità dei Trasporti – L’Authority invia una segnalazione a governo e parlamento con la quale vengono proposte una serie di modifiche alla norma sui trasporti pubblici non di linea, la 21 del 1992, andando incontro a tutti gli attori coinvolti. A partire dalla cosiddetta sharing economy, che sta imponendo in tutto il mondo una presa di posizione del legislatore. Lo scenario è: se il parlamento dovesse accogliere una modifica di questo tipo, UberPop potrebbe proseguire l’attività nel recinto tracciato. 

Giugno 2015, il tribunale di Milano conferma la sospensione di UberPop – Il giudice rigetta la richiesta di sospensiva dell’ordinanza dello scorso 26 maggio presentata da Uber. UberPop diventa definitivamente illegale. 

Luglio 2015, il tribunale di Milano boccia anche UberBlack – Arriva una bocciatura ufficiale anche per il servizio “classico” di Uber, quello che consente di chiamare da smartphone autisti dotati dilicenza Ncc (noleggio con conducente). Il giudice della prima sezione del Tribunale di Milano, Anna Cattaneo, ribalta la sentenza di un giudice di pace (che scagionava un autista Uber), spiegando perché l’app non può essere considerata assimilabile a un servizio di Ncc. La vicenda risale a giugno 2013, quando un autista Ncc viene fermato dai vigili a Milano mentre carica un cliente. I vigili lo multano per violazione dell’articolo 85 del codice stradale con fermo amministrativo del veicolo, in quanto “acquisiva un servizio al di fuori della rimessa”. In seguito l’Ncc  fa ricorso al Giudice di pace, che il successivo 7 novembre annulla il verbale di contestazione dei vigili. Contro l’annullamento interviene il Comune di Milano. Il 6 luglio il Tribunale, in appello, conferma integralmente l’effetto del verbale dei vigili (incluso lo stop al veicolo), condannando l’autista al rimborso delle spese.

Agosto 2015, cambio al vertice – Benedetta Arese Lucini lascia la guida di Uber Italia, arriva Carlo Tursi, già general manager di Uber Roma.

Dicembre 2015 – L’Autorità dei Trasporti torna a proporre precise regole per i servizi tecnologici per la mobilità (registrazione delle piattaforme presso la Regione, conducenti non professionisti iscritti a un registro, un massimo di ore lavorative prefissato, ecc. ecc.), ma anche aggiornamento della vecchia disciplina su taxi e Ncc (Noleggio con conducente), eliminando per gli Ncc l’obbligo di rientro in rimessa alla fine di ogni singolo servizio. Dopo un’analoga segnalazione inviata a governo e parlamento lo scorso giugno, Andrea Camanzi, presidente dell’Autorità di regolazione dei trasporti, torna a ribadire questi concetti presso la X Commissione “Industria, Commercio e Turismo” del Senato, nell’ambito dell’audizione sulla Legge annuale per il mercato e la concorrenza.

Il ministro dei Trasporti Graziano Del Rio
Maggio 2016 Il parlamento si muove. Il 24 maggio viene presentato in Commissione Industria del Senato un emendamento al ddl Concorrenza che in pratica impone al governo di varare un decreto legislativo per la “revisione della disciplina in materia di servizi pubblici non di linea”. In sostanza punta a regolamentare i servizi di noleggio con conducente (Ncc) e di conseguenza Uber e in particolare fissa i principi e i criteri ai quali si dovrà attenere il futuro decreto legislativo: la previsione di una disciplina che assicuri a questi servizi una funzione complementare e integrativa rispetto ai trasporti pubblici; l’adeguamento dei servizi offerti ai più moderni standard tecnologici; il regolamento della concorrenza; la tutela dei consumatori; l’adeguamento del sistema sanzionatorio e l’individuazione di strumenti efficaci anche contro l’abusivismo. 

Febbraio 2017 – Torna  a montare la protesta dei tassisti contro  il decreto Milleproroghe, che, di fatto, sospende per un altro  anno l’efficacia di una serie di norme che dovrebbero regolamentare il servizio degli Ncc e contrastare le pratiche  abusive. Una sanatoria che, secondo la categoria, avrebbe favorirebbe Uber. A scatenare nuovi attacchi dei tassisti è soprattutto un emendamento approvato dalla Commissione Affari  Costituzionali del Senato, a prima firma della senatrice del Pd  Linda Lanzillotta, che rinvia a fine anno il termine entro il quale il ministero delle Infrastrutture dovrà emanare un provvedimento che impedisca “l’esercizio abusivo dei taxi e quelle di noleggio con conducente”, compreso dunque Uber.

Marzo 2017 – Il ministero dei Trasporti lavora a un decreto di riordino del settore del trasporto pubblico non di linea. Intanto Carlo Tursi propone di aprire il mercato e di offrire un servizio low cost non solo nelle grandi città ma anche nelle periferie e nei piccoli centri, un servizio su scala nazionale. Uber si dice pronta a forme di compensazione per i tassisti. “Siamo pronti a pagare ai taxi una tassa per la liberalizzazione del mercato” dice Tursi.

Aprile 2017 – Il 7 aprile il Tribunale di Roma ordina il blocco, entro 10 giorni, dei servizi offerti dal gruppo Uber in Italia con la app Uber Black, ossia le berline nere con autista attive a Milano e a Roma, e le analoghe app Uber-Lux, Uber-Suv, Uber-X, Uber-XL, UberSelect, Uber-Van. Viene accolto un ricorso per concorrenza sleale delle associazioni di categoria dei tassisti assistite da un pool di legali. La decisione della nona sezione civile del Tribunale di Roma arriva dopo che già due anni fa a Milano, sempre accogliendo un ricorso cautelare dei tassisti, i giudici avevano disposto il blocco della app UberPop, uno dei servizi messi a disposizione dalla multinazionale americana e che permette a chiunque di fare il tassista senza licenza. Un blocco, poi, confermato, nel 2017, anche dal Tribunale di Torino.

Aprile 2017 – Il 14 aprile il tribunale di Roma accoglie la richiesta di Uber di sospensiva dell’ordinanza che richiedeva l’interruzione dei servizi di mobilità Uber a partire dal 17 Aprile. Tutti i driver e gli utenti di Uber in Italia possono continuare ad utilizzare l’applicazione fino alla pronuncia del Tribunale sul reclamo.

 

 

 

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