Uber, a che punto siamo con le regole per i "nemici" dei tassisti | Economyup
Questo sito utilizza cookie per raccogliere informazioni sull'utilizzo. Cliccando su questo banner o navigando il sito, acconsenti all'uso dei cookie. Leggi la nostra cookie policy.OK

Tecnologia & legge

Uber, a che punto siamo con le regole per i “nemici” dei tassisti

27 Mag 2016

Il governo potrebbe emanare entro un anno un decreto per rivedere la disciplina sui “servizi pubblici non di linea”: lo prevede un emendamento al ddl Concorrenza. Tra gli obiettivi: adeguare i servizi ai moderni standard tecnologici. Un’occasione per la startup USA di sfondare finalmente in Italia. Ecco la Uberstory

Tra un anno potrebbero arrivare le regole per disciplinare (anche) Uber nel nostro Paese. Il 24 maggio è stato presentato in Commissione Industria del Senato un emendamento al ddl Concorrenza che in pratica impone al governo di varare un decreto legislativo per la “revisione della disciplina in materia di servizi pubblici non di linea”. In sostanza dovrebbe provvedere a regolamentare i servizi di noleggio con conducente (Ncc) e di conseguenza Uber, il servizio tanto odiato dai tassisti che consente di chiamare un’auto con conducente da smartphone. “Servirà per regolamentare un’applicazione come Uber ma anche le applicazioni già usate dai tassisti, per evitare sfruttamento dei lavoratori e abusivismo e per rendere trasparente un servizio che ha più che mai bisogno di trasparenza” dice a EconomyUp Salvatore Tomaselli (Pd), uno dei relatori che ha presentato l’emendamento in Commissione Industria insieme all’altro relatore Luigi Marino (Ap). Qui è scaricabile l’emendamento.

In particolare il testo fissa i principi e i criteri ai quali si dovrà attenere il futuro decreto legislativo: la previsione di una disciplina che assicuri a questi servizi una funzione complementare e integrativa rispetto ai trasporti pubblici; l’adeguamento dei servizi offerti ai più moderni standard tecnologici; il regolamento della concorrenza; la tutela dei consumatori; l’adeguamento del sistema sanzionatorio e l’individuazione di strumenti efficaci anche contro l’abusivismo. 

I tempi del decreto legislativo – L’iter è questo: il ddl Concorrenza dovrebbe essere approvato in Senato entro giugno ed entro l’estate dovrebbe diventare legge. Dopodiché, in base al suddetto emendamento, il governo dovrà emanare entro un massimo di 12 mesi il già citato decreto legislativo, che sarà poi sottoposto all’esame parlamentare per un periodo massimo di 60 giorni. In conclusione è ipotizzabile che entro la prossima estate (ma forse anche prima) ci siano nuove regole in Italia per regolamentare Uber. “È una delega molto aperta – spiega Salvatore Tomaselli – che dovrà essere riempita di contenuti. Fatto sta che la norma attualmente vigente, che obbliga gli Ncc a tornare in rimessa dopo ogni giro, è ipocrita e anacronistica, perché fa riferimento a un’altra Italia che non c’è più. Personalmente sono per un mercato più aperto e concorrenziale, che metta al centro gli interessi dei consumatorie e contrasti le difese corporative dello status quo. Ovviamente va regolamentato: è giusto che chi opera nel nostro Paese paghi le tasse nel nostro Paese. Che non ci sia sfruttamento dei lavoratori. Ed è giusto che l’innovazione dia il suo contributo, ma sempre all’interno di un sistema di regole”.

Ma a che punto siamo con la Uberstory?

Ecco la ricostruzione delle principali tappe relative alla vicenda di Uber sul nostro territorio dal 2014 ad oggi.

Maggio 2014, è rivolta – I tassisti milanesi impediscono lo svolgimento di un dibattito al NextFest di Wired, costringendo l’allora country manager della startup americana, Benedetta Arese Lucini, ad allontanarsi sotto scorta. Una scena che si ripeterà più volte nei mesi a venire. Subito dopo gli autisti proclamano uno sciopero bianco. Dopo l’invito via Twitter del commissario europeo, Neelie Kroes, a non cadere nella trappola dei tassisti e a non “far sparire la tecnologia”, l’allora ministro dei Trasporti Maurizio Lupi afferma: “Davanti a qualunque applicazione o innovazione che eroghi servizio pubblico non di linea non autorizzato siamo in presenza di esercizio abusivo della professione”. Una chiara sentenza anti-Uber. 

Luglio 2014, primo ok dell’Antitrust – Dopo le aperture del Segretario generale della Presidenza del Consiglio Mauro Bonaretti (“Se Uber funziona, lasciamola andare. Non creiamo ostacoli all’innovazione”), arriva il pronunciamento dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm). In una lunga Segnalazione ai presidenti del Senato, della Camera, del Consiglio dei ministri e al Ministro per lo Sviluppo Economico si ricorda, in conclusione di una lunga disamina dei freni alla concorrenza in diversi mercati: “L’Autorità ha auspicato l’abolizione degli elementi di discriminazione competitiva tra taxi e Ncc in una prospettiva di piena sostituibilità dei due servizi”.

Settembre 2014, arriva l’app dei taxi – I tassisti si attrezzano nella lotta contro Uber e lanciano IT Taxi, applicazione gratuita che mette in contatto tassisti e clienti in tutta Italia per prenotare, pagare e giudicare il taxi.

Maggio 2015, valutazione record di 50 miliardi di dollari per Uber – In questa intervista Umberto Bertelè, ordinario di Strategia e Sistemi di pianificazione al Politecnico di Milano e chairman degli Osservatori Digital Innovation della School of Management del Polimi, spiega come si è arrivati a questa valutazione per la società californiana e analizza le eventuali criticità che potrebbe comportare nel medio-lungo periodo. 

Maggio 2015, stop a UberPop – Il Tribunale di Milano dispone il blocco di UberPop su tutto il territorio nazionale con inibizione dalla prestazione del servizio. Il servizio di ride sharing dell’app Uber, che consente a chiunque di utilizzare la propria auto per dare passaggi in città, diventa off limit in Italia. I giudici hanno accolto il ricorso presentato dalle associazioni di categoria dei tassisti per “concorrenza sleale”.

28 maggio 2015, nuovo pronunciamento dell’Antitrust – Arriva una precisazione da parte dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato sul blocco di UberPop. “Internet – si legge in un documento – rappresenta un grande fattore di sviluppo economico che non può essere fermato, ma occorrono regole per definire soluzioni equilibrate fra i vari interessi in gioco”.

4 giugno 2015, ok a Uber dall’Autorità dei Trasporti – L’Authority invia una segnalazione a governo e parlamento con la quale vengono proposte una serie di modifiche alla norma sui trasporti pubblici non di linea, la 21 del 1992, andando incontro a tutti gli attori coinvolti. A partire dalla cosiddetta sharing economy, che sta imponendo in tutto il mondo una presa di posizione del legislatore. Lo scenario è: se il parlamento dovesse accogliere una modifica di questo tipo, UberPop potrebbe proseguire l’attività nel recinto tracciato. 

Giugno 2015, il tribunale di Milano conferma la sospensione di UberPop – Il giudice rigetta la richiesta di sospensiva dell’ordinanza dello scorso 26 maggio presentata da Uber. UberPop diventa definitivamente illegale. 

Luglio 2015, il tribunale di Milano boccia anche UberBlack – Arriva una bocciatura ufficiale anche per il servizio “classico” di Uber, quello che consente di chiamare da smartphone autisti dotati dilicenza Ncc (noleggio con conducente). Il giudice della prima sezione del Tribunale di Milano, Anna Cattaneo, ribalta la sentenza di un giudice di pace (che scagionava un autista Uber), spiegando perché l’app non può essere considerata assimilabile a un servizio di Ncc. La vicenda risale a giugno 2013, quando un autista Ncc viene fermato dai vigili a Milano mentre carica un cliente. I vigili lo multano per violazione dell’articolo 85 del codice stradale con fermo amministrativo del veicolo, in quanto “acquisiva un servizio al di fuori della rimessa”. In seguito l’Ncc  fa ricorso al Giudice di pace, che il successivo 7 novembre annulla il verbale di contestazione dei vigili. Contro l’annullamento interviene il Comune di Milano. Il 6 luglio il Tribunale, in appello, conferma integralmente l’effetto del verbale dei vigili (incluso lo stop al veicolo), condannando l’autista al rimborso delle spese.

Agosto 2015, cambio al vertice – Benedetta Arese Lucini lascia la guida di Uber Italia, arriva Carlo Tursi, già general manager di Uber Roma.

Dicembre 2015 – L’Autorità dei Trasporti torna a proporre precise regole per i servizi tecnologici per la mobilità (registrazione delle piattaforme presso la Regione, conducenti non professionisti iscritti a un registro, un massimo di ore lavorative prefissato, ecc. ecc.), ma anche aggiornamento della vecchia disciplina su taxi e Ncc (Noleggio con conducente), eliminando per gli Ncc l’obbligo di rientro in rimessa alla fine di ogni singolo servizio. Dopo un’analoga segnalazione inviata a governo e parlamento lo scorso giugno, Andrea Camanzi, presidente dell’Autorità di regolazione dei trasporti, torna a ribadire questi concetti presso la X Commissione “Industria, Commercio e Turismo” del Senato, nell’ambito dell’audizione sulla Legge annuale per il mercato e la concorrenza.

► – Il Viminale conferma la linea dura nei confronti di Uber Pop, il servizio di Uber per scambiarsi passaggi in macchina tra automobilisti dietro rimborso spese per il guidatore, che era già stato sospeso a giugno 2015.  “La linea già stabilita da diverse Prefetture di contrastare in maniera chiara chi utilizza un mezzo privato per svolgere un servizio pubblico non autorizzato – si legge in una nota – resta pienamente confermata. Non esiste nessuna circolare Alfano che consentirebbe di non sanzionare il servizio Uber Pop”. La nota è stata diffusa in risposta alle proteste di alcuni tassisti a Milano su una circolare interpretativa del Ministero che, a loro parere, avrebbe bloccato le sanzioni emesse dalla Polizia Locale nei confronti di Uber Pop.

di Luciana Maci

Articoli correlati