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Strategie aziendali

Uber Italia: via Benedetta Arese Lucini, arriva Carlo Tursi

04 Ago 2015

Cambio al vertice per la filiale italiana della società californiana: la giovane manager milanese se ne va “di comune accordo con l’azienda”, le subentra il general manager di Uber Roma. Che ha studiato al Mit, ha lavorato per A.T. Kerney e Quantum Pacific e conosce l’automotive

Carlo Tursi, nuovo country manager per l'Italia di Uber
Benedetta Arese Lucini lascia la guida di Uber Italia, arriva Carlo Tursi. L’addio della 31enne manager milanese è stato annunciato dall’azienda californiana, fornitrice di un’app per chiamare auto a noleggio da smartphone, attraverso un secco comunicato stampa: “Il rapporto tra Uber e Benedetta Arese Lucini si è concluso di comune accordo. Le siamo grati per la passione e il contributo che ha dato all’azienda e le auguriamo il meglio per le sue future avventure professionali”. Arese Lucini ha risposto ringraziando e augurando successo all’azienda. Il suo posto lo prende Carlo Tursi, finora general manager di Uber Roma. Ingegnere meccanico con un Mba alla Sloan School of Management del Massachusetts Institute of Technology (Mit), ha lavorato per Quantum Pacific, Better Place e A.T. Kearney prima di assumere la guida della “postazione” romana di Uber.

Arese Lucini era a capo della filiale italiana della società di San Francisco da febbraio 2013, dopo una carriera che l’aveva già portata a seguire startup per l’incubatore-venture capitalist tedesco Rocket Internet tra gli Stati Uniti e la Malesia. L’inaspettata uscita di scena di quella che per due anni e mezzo è stata il volto italiano di Uber ha lasciato interdetti diversi osservatori, che ora si interrogano sulle ragioni dell’addio. Durante il suo mandato ha evidenziato “la capacità delle tecnologie digitali di dissolvere le barriere tra settori e rivoluzionare le dinamiche dei mercati tradizionali”, sostenuto che “il dibattito sulla app Uber deve però essere inquadrato in un confronto più ampio sulla sharing economy” e ribadito che “l’innovazione deve rispettare la legge”, pur precisando che “Uber non è affatto illegale”.

Qui un’intervista di EconomyUp a Arese Lucini: “Le logiche corporative in Italia soffocano l’innovazione”

Giovane manager agguerrita, dai modi spicci e dalla formazione internazionale, Benedetta Arese Lucini è finita molto spesso sulle pagine di cronaca, non solo per le notizie relative al servizio offerto da Uber nelle città italiane, ma anche e soprattutto per gli attacchi, a volte feroci e personali, da parte dei tassisti, che considerano Uber concorrenza sleale e la combattono sia a parole sia per via giudiziaria.

Via giudiziaria che, negli ultimi mesi, è stata un calvario per Uber Italia. È di inizio luglio l’ultima sentenza shock (per l’azienda): la bocciatura ufficiale di UberBlack, il servizio di Uber che consente di chiamare da smartphone autisti dotati di licenza Ncc (noleggio con conducente). Il giudice della prima sezione del Tribunale di Milano, Anna Cattaneo, ha ribaltato la sentenza di un giudice di pace (che scagionava un autista Uber), spiegando perché l’app non può essere considerata assimilabile a un servizio di Ncc. Un ulteriore colpo per la startup californiana dopo che, a fine maggio, un altro giudice del Tribunale di Milano, Claudio Marangoni, aveva sospeso in tutto il territorio nazionale un’altra app di Uber, UberPop – nata per scambiarsi passaggi in macchina tra automobilisti dietro rimborso spese per il guidatore – per “concorrenza sleale nei confronti dei taxi”.

►Qui la ricostruzione delle ultime vicende giudiziarie di Uber Italia

D’altra parte, sul fronte istituzionale, la Uber Italia guidata da Arese Lucini qualche soddisfazione l’ha ottenuta: a giugno l’Autorità dei Trasporti ha inviato una segnalazione a governo e parlamento per proporre una serie di modifiche alla norma sui trasporti pubblici non di linea. In particolare ha preso atto dell’offerta di una “pluralità di tipologie di servizi di autotrasporto di persone”, ha osservato che “la domanda di mobilità, specie per le fasce di reddito basse e per i giovani,  si orienta verso sistemi basati sulla flessibilità e sulla condivisione di risorse, tipici della sharing economy” e ha quindi proposto di “far emergere questo mercato, affinché domanda e offerta di servizi possano incontrarsi in modo trasparente e nel rispetto delle regole applicabili all’attività economica d’impresa”. Giorni dopo è intervenuto il presidente dell’Antitrust, Giovanni Pitruzzella: in una relazione al parlamento ha ribadito che “se è vero che l’economia di Internet è una economia carica di conflitti, sta alla politica mediare per trovare il giusto equilibrio”. La politica, in questo momento, sta discutendo: in particolare sono in discussione gli emendamenti al DL Concorrenza dove si potrebbe inserire una parziale riforma della legge sui trasporti, vecchia di 23 anni. Riforma che potrebbe portare al riconoscimento ufficiale dell’attività di Uber in cambio di alcune garanzie di tipo assicurativo, professionale e fiscale. Ma, naturalmente, è ancora tutto da vedere.

Se dunque negli ultimi mesi Uber Italia ha registrato una débâcle sul fronte giudiziario e qualche successo sul fronte istituzionale, sul fronte “vita privata” della manager si è rivelata un disastro (per lei). La donna è stata oggetto di pesanti aggressioni, l’ultima in un ristorante di Roma il 23 luglio quando, durante una cena con esponenti politici, è stata raggiunta da alcuni tassisti che l’hanno insultata mentre le lanciavano addosso dollari falsi. In precedenza era stata presa di mira da lanci di uova, minacce, volantini. Erano arrivati ad appendere un lenzuolo davanti alla sua abitazione con una scritta offensiva. Da più di un anno è costretta a girare con una scorta personale e deve comunicare i suoi spostamenti alla polizia.

I motivi dell’uscita di scena, dunque, possono essere molteplici. Certamente questo comporterà un cambio di strategia dell’azienda per il nostro Paese. Cambio che alcuni leggono anche in chiave geopolitica: via la manager milanese, sbrigativa e super-efficiente, arriva il “romano”. Che poi così romano non è, visto che si è laureato a Bari e si è formato negli Usa. Di certo conosce le automobili e l’automotive. Dal 2006 al 2008 è stato consulente della società internazionale di consulenza manageriale A. T. Kearney, ha poi lavorato, sia a Palo Alto sia in Israele, per Better Place (auto elettriche), dal 2013 al 2014 è stato Associate di Quantum Pacific (automotive) nella sede di Londra e da aprile 2014 è general manager di Uber Roma. A gennaio 2015, intervistato da Repubblica.it, raccontava il futuro dello shopping secondo Uber, ovvero la sperimentazione negli Stati Uniti, ma anche in Italia, delle consegne a domicilio di prodotti grazie a figure professionali a metà tra i pony express e i tassisti. Intervenendo alla Social Media Week 2015 a Roma ha poi parlato del ruolo dell’innovazione e del rapporto con le norme, questione cruciale per Uber.

Intanto, mentre in Italia fa rumore il cambio di vertice, la startup californiana prosegue nella sua ascesa: nonostante gli attacchi dei tassisti di tutto il mondo e la questione della regolamentazione, che pone problemi diversi in ogni città e Stato, la società ha superato la valutazione record di 50 miliardi di dollari: la capitalizzazione più alta nella storia delle imprese non quotate in Borsa.

 

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