#StartupNOtax, presentato in Senato l'emendamento alla spending review | Economyup
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La campagna/2

#StartupNOtax, presentato in Senato l’emendamento alla spending review

15 Mag 2014

Primo firmatario Maurizio Rossi, Gruppo Misto. La proposta di EconomyUp per ridurre la tassazione sul capital gain delle startup è sostenuta anche da Quintarelli (Scelta Civica) e Palmieri (Forza Italia). Il decreto ora nelle Commissioni Bilancio e Finanze

È in Senato l’emendamento al decreto legge sulla Spending review contenente #StartupNOtax, la proposta di EconomyUp per ridurre la tassazione sul capital gain delle startup.

L’emendamento, di cui primo firmatario è Maurizio Rossi, già in Scelta Civica per l’Italia e oggi nel Gruppo Misto, è stato presentato due giorni fa in Senato dall’intergruppo parlamentare Innovazione, nato a marzo e composto da 23 esponenti di tutti gli schieramenti.

Attualmente il decreto legge sulla spending review è all’esame delle Commissioni V e VI del Senato, Bilancio e Finanza e Tesoro congiunte. In seguito passerà alla valutazione dell’aula. Stesso iter previsto per il successivo percorso alla Camera.

La proposta, diventata poi emendamento, è stata lanciata da EconomyUp il 25 marzo scorso con un intervento di Pierluigi Paracchi, ceo di Medixea Capital, che proponeva di creare un’aliquota ad hoc sul capital gain delle startup – l’ideale sarebbe quella di Bot e Btp al 12,5% – in modo da invogliare sempre più soggetti a investire sull’innovazione.

Attraverso una campagna su Twitter mediante l’hashtag #StartupNOtax la nostra testata ha proposto al presidente del Consiglio Matteo Renzi e al suo governo di riconsiderare l’idea di aumentare indiscretamente la tassazione sulle rendite finanziarie dal 20 al 26 per cento, come lui stesso aveva annunciato, e di fare un’eccezione per le startup innovative.

Nei giorni successivi si sono moltiplicate le adesioni all’iniziativa da parte di tanti protagonisti dell’ecosistema startup e del made in Italy: Salvo Mizzi (Working Capital), Enrico Gasperini (Digital Magics), Carlo Bonomi (Assolombarda), Massimo Sideri (Corriere della Sera), Federico Barilli (Italia Startup), solo per citarne alcuni. Decisamente rilevante l’adesione dell’Intergruppo, di cui fa parte Stefano Quintarelli, deputato di Scelta Civica, che a suo tempo aveva twittato: “Intendo presentare un emendamento in tale senso, assieme a colleghi dell’intergruppo. Stavamo preparando mozione ma abbiamo optato per emendamento”). E anche Antonio Palmieri, deputato di Forza Italia, ha scritto su Twitter di aver proposto un emendamento.

Nell’intergruppo parlamentare, nato per aggregare e far lavorare insieme parlamentari dei vari schieramenti sensibili alle questioni dell’innovazione e dell’agenda digitale in Italia, oltre a Quintarelli e Palmieri ci sono anche Lorenza Bonaccorsi e Paolo Coppola (Partito Democratico), Irene Tinagli (Scelta Civica), Lucio Malan (Forza Italia).

Lo scopo dell’emendamento è di evitare che l’innalzamento delle tasse sulle rendite finanziarie (dal 20% al 26%) colpisca anche chi investe i propri capitali in innovazione o sulle startup, perché in questo modo si penalizzerebbe anche la crescita del venture capital italiano. In più, sarebbe contraddittorio rispetto alle agevolazioni fiscali introdotte dai governi precedenti Monti e Letta a favore di chi sceglie di investire in startup.  La posizione di #StartupNoTax è invece che le tasse per chi investe nelle startup non solo non debbano essere alzate ma addirittura vadano abbassate, al 12,5%, cioè allo stesso livello dei rendite sui Bot. Se si individua un regime fiscale ad hoc per i titoli di Stato, non si capisce infatti perché non se ne possa varare uno specifico per le nuove imprese che rappresentano il futuro dell’economia italiana.

di Luciana Maci

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