StartUp Plus 2022, i consigli degli esperti di UniCredit Start Lab

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StartUp Plus 2022, i consigli degli esperti di UniCredit Start Lab per fare una startup (e finanziarla)



Gli esperti intervenuti all’edizione 2022 di StartUp Plus, l’evento digitale di UniCredit dedicato alle startup, hanno fornito chiarimenti su tematiche quali l’iter per avviare una startup, gli strumenti finanziari per le deep tech, i business angels. Ecco come rivederlo

di Maura Valentini

21 Mar 2022

Le startup sono uno dei principali motori della crescita economica e della competitività, grazie anche alla loro forte capacità di innovazione. Negli ultimi anni la pandemia ha evidenziato il valore del loro approccio agile e della velocità con cui portano innovazione nell’ecosistema. Il 2021 ha visto gli investimenti in startup in Italia superare la soglia del miliardo.

Ma avviare un progetto di startup innovativa capace di sostenersi non è certo facile. Cosa ci vuole per “fare startup” in modo efficace?

Nasce per rispondere a questa domanda StartUp Plus, iniziativa di UniCredit che dal 2021 si propone come supporto dell’ecosistema italiano dell’innovazione: un appuntamento completamente gratuito e digitale dedicato alla cultura dell’imprenditorialità innovativa.

Articolato su due giornate, il format di webinar è occasione per ascoltare gli interventi e le riflessioni di esperti del mondo dell’innovazione, acquisendo preziosi strumenti, dritte e prospettive direttamente da professionisti e “addetti ai lavori” dell’ambiente.

Tenutosi il 15 e 16 febbraio, StartUp Plus 2022 (che è possibile rivedere qui) ha esplorato in particolare due temi: come costruire ed avviare un progetto imprenditoriale – argomento caldo della prima giornata – e come si finanzia una startup, fulcro degli interventi della seconda.

L’appuntamento è stato anche occasione per presentare le opportunità di Unicredit Start Lab – la piattaforma di business dedicata alle startup e PMI innovative – che ha già lanciato la call per la sua nona edizione, aperta alle candidature fino al 28 aprile 2022.

Procedure semplificate per i primi passi

Il primo problema con cui si scontrano molte startup è quello di trovare i fondi necessari a “mettere a terra” la loro idea, specialmente nella fase iniziale del progetto. Al di là della difficoltà di presentare un pitch che catturi l’attenzione (e la fiducia) degli investitori, un grosso ostacolo è spesso il macchinoso iter che dilata i tempi e rischia di lasciar sfumare l’opportunità prima che i soldi arrivino.

Gli investimenti indirizzati a startup in fase seed dovrebbero essere realizzati in tempi brevi mediante l’utilizzo di procedure e strumenti semplificati” spiega Antonia Verna, Partner dello studio legale Portolano Cavallo. “Purtroppo con una certa frequenza founder e investitori si trovano coinvolti fin da subito in negoziazioni complesse che sarebbe più adatto fare in fasi più avanzate di sviluppo della startup.”

“Sarebbe consigliabile incentivare nella fase seed l’utilizzo di strumenti di finanza alternativa (come gli strumenti finanziari partecipativi convertibili, o i finanziamenti convertibili che presentano affinità con gli strumenti di investimento quali il Safe, il Kiss e il convertible note) utilizzati in paesi più avvezzi di noi a operazioni di venture capital, come il mercato statunitense, quello inglese e israeliano.”

Per stimolare l’ecosistema VC italiano, nota Verna, un passaggio importante sta anche nella modulistica: “bisognerebbe incentivare progetti volti alla creazione di modelli contrattuali condivisi. Il nostro sistema per crescere ha bisogno di semplificazioni e automatismi.”

Un aiuto dall’Europa per le startup deep tech

Per le startup deep tech in particolare, uno strumento finanziario che può tornare utile è l’EIC Accelerator, risorsa creata dall’European Innovation Council per andare incontro alle esigenze di startup che sviluppano tecnologia disruptive che, per definizione, hanno bisogno di tempo ed ingenti risorse finanziare per poter arrivare sul mercato.

“Questo tipo di startup ha un chiaro problema di funding in Europa, soprattutto trovandosi nella condizione early-stage” spiega Emmanuele Angione,Managing Partner di Lira Ltd . “Per questo motivo, l’EICA mette a disposizione ogni anno 1 miliardo di euro per finanziare questa transizione, che permetta alla aziende di completare la fase di de-risking sul prodotto e diventare più appetibile per capitali privati.”

Le startup che hanno bisogno di questi fondi sono tante, e la success rate delle applicazioni per il programma è solo del 9%. Come può una startup massimizzare le proprie possibilità di successo?

“Il programma richiede tempo e pianificazione prima di sottomettere una proposta, almeno quattro mesi da short a full application. Quindi è consigliabile pianificare con almeno cinque mesi di anticipo rispetto al cut-off per la full application, e coinvolgere tutto il team nella presentazione e preparazione della proposta.”

Le caratteristiche vincenti? Prendendo esempio dalle cinque aziende vincitrici del 2021, essenziali sono un team con esperienza internazionale, il potenziale della proprietà intellettuale e il mercato target. “In poche parole, si tratta di startup ad alto potenziale in industrie capital intensive, che hanno il team giusto per poter completare lo sviluppo delle loro soluzioni tecnologiche così da intercettare capitali privati prima dell’ingresso sul mercato.”

Che cosa può offrire un business angel (e che cosa no)

Tra gli spunti trattati durante il webinar, uno dei temi emersi è stata la possibile confusione sulla divisione di ruoli con una delle importanti figure che possono accompagnare una startup nel suo percorso iniziale: quella del business angel.

Il business angel non si sostituisce mai all’imprenditore ma ha un ruolo di supporto strategico e di confronto, mettendo a disposizione la propria esperienza,” chiarisce subito Antonella Grassigli, Socia di IAG e co-fondatrice di Angels4Women. “Non ha senso quindi aspettarsi un contributo operativo.”

Non spetta e non deve spettare quindi al business angel l’onere e l’onore di prendere il timone decisionale della startup, ma piuttosto quella di offrire la propria prospettiva all’imprenditore.

“Il business angel, avendo investito in molteplici aziende e avendo tipicamente un’esperienza professionale di anni, è in grado di porre challenge all’imprenditore, portandogli altri esempi di managerialità e di business. Ciò non vuol dire imporre all’imprenditore la propria visione, ma affiancarlo e creare un dialogo costruttivo. Inoltre, il business angel ha un ruolo di introduzione e condivisione del proprio network professionale, anche in ottica commerciale.”

Un consiglio particolare per le donne imprenditrici – che, sottolinea Grassigli, vale anche per gli imprenditori uomini – è di cercare delle investitrici donne per avere una visione trasversale.

“Tipicamente gli investitori uomini fanno le stesse tre domande: ‘Come raggiungerai il product-market fit? Qual è la dimensione del mercato? Qual è la tua strategia di go-to-market?’ Le investitrici prediligono invece domande che stimolino a considerare cose nuove.” Per esempio? “Come rendere semplice la gestione della forza lavoro e della localizzazione per le aziende ibride, o come si sta evolvendo il lavoro ibrido e i bisogni dei dipendenti e delle aziende. Del resto, il team e il suo funzionamento è uno dei fattori chiave del successo di ogni iniziativa.”

Maura Valentini

Laureata in lingue orientali, sono un'amante di Giappone e innovazione. Parte del gruppo Digital360 dal 2020, scrivo per le testate EconomyUp, InsuranceUp e Proptech360.