Impact financing e pitch, ne parlano gli esperti di UniCredit StartUp Plus

IMPRENDITORIALITÀ

Impact financing e pitch, ne parlano gli esperti di UniCredit StartUp Plus



Seconda parte della AMA Session, domande e risposte sul fare startup, scaturita dagli incontri UniCredit StartUp Plus dello scorso febbraio

01 Apr 2021


Eccoci alla seconda parte della sessione di domande e risposte che hanno coinvolto gli stessi esperti che gli scorsi 16 e 17 febbraio hanno preso parte a StartUp Plus, l’evento digitale di UniCredit nato come ‘spalla’ alla call UniCredit Start Lab (attualmente ancora aperta).

Marco Nannini, Ceo Impact Hub e Antonio Perdichizzi, Ceo e founder Tree, rispondono qui alle domande sull’impact financing e sul pitch alle quali nel corso dell’evento non era stato possibile rispondere per mancanza di tempo: l’appuntamento digitale ha richiamato circa 1300 spettatori, i quali hanno potuto apprezzare gli interventi di investitori, imprenditori ed esponenti del mondo dell’innovazione su argomenti importanti per ogni startupper, ma anche fare domande.

Per rispondere agli interrogativi rimasti in sospeso abbiamo preparato in collaborazione con UniCredit Start Lab due articoli, il primo in cui si tratta del finanziamento alle startup con Nicola Redi; il secondo è questo, raccoglie sia indicazioni utili per coloro che si stanno orientando verso la creazione di startup a impatto sociale, sia indicazioni di carattere generale relativi a come muovere i passi nel presentarsi all’esterno.

Buona lettura!

Sull’ Impact Financing – Risponde Marco Nannini, Ceo Impact Hub

Come si misura limpatto sociale di una startup

Anche nella misurazione dell’impatto, una startup dovrebbe procedere con un approccio Lean mantenendo la misurazione leggera e poco costosa; meglio pochi dati certi piuttosto che modelli molto sofisticati dalla bassa valenza statistica. Da investitore la prima domanda che mi pongo è se l’impatto generato sia “embedded” nel modello di business o solo una sua possibile variante. Se ci troviamo nel primo caso è molto facile collegare i progressi aziendali anche in altrettanti progressi nell’impatto e se poi questa correlazione è superiore ad uno o addirittura esponenziale abbiamo risolto i nostri problemi. Se invece l’impatto viene generato da un modello di business ma questo potrebbe tranquillamente essere abbandonato a favore di un modello che non crea impatto dobbiamo definire delle milestone di impatto da raggiungere in modo da essere sicuri che la startup non abbandoni per convenienza o per altri motivi gli obiettivi prefissati di impatto.

Quanto e come le aziende stanno affrontando il tema della responsabilità sociale?

Il tema della responsabilità sociale è da tempo al centro di molte policy aziendali che tramite azioni di CSR si propongono di migliorare l’impatto delle aziende nel sociale attraverso ad esempio l’utilizzo di risorse finanziarie o attraverso azioni di volontariato aziendale. Oggi si sta cominciando a parlare di  iniziative CSI (Corporate Social Impact) che possono avere un enorme impatto positivo combinato sulle comunità, generando allo stesso tempo profitti per la propria azienda. E’ un cambio di paradigma sostanziale che ci si augura possa portare a significativi miglioramenti.

Quali sono le cose da sapere, per uno startupper, sullimpact investing? 

La cosa principale è conoscere a chi stiamo andando a chiedere fondi per finanziare la nostra startup. E’ un concetto che vale sempre e nel caso dell’impact investing c’è un motivo in più per farlo.

Il mondo dell’impact investing, volendo semplificare si divide concettualmente in due parti Financial First e Social First. I primi sono Investitori che hanno individuato nell’Impact il loro ambito di investimento ma all’interno di questo ambito sono interessati a remunerare al massimo il loro investimento. In questo caso una volta che si siano accertati che il modello di business risponda ai requisiti in termini di impatto i criteri di investimento sono paragonabili agli standard di mercato. I secondi invece sono di estrazione ex-filantropica e quindi inseriscono il ritorno in termini di impatto all’interno della remunerazione del capitale, capita quindi che siano disposti a sacrificare parte del ritorno di investimento finanziario a fronte di un forte impatto. In questo caso le valutazioni e le misurazioni di impatto avranno una valenza molto importante per tutta la durata dell’investimento.

Pitch e dintorni – Risponde Antonio Perdichizzi, Ceo e founder di tree e vice presidente nazionale di Italia Startup

Qual è il momento giusto per fare il pitch e a chi deve essere rivolto per primo?

È sempre il momento giusto per fare un pitch; nelle diverse fasi dell’idea imprenditoriale ci sono motivi differenti per farlo e obiettivi diversi a cui puntare.

All’inizio il pitch è un ottimo strumento per ricevere dei feedback, poi per aggregare i membri del team, poi ancora per validare l’idea imprenditoriale; e così via per una serie di obiettivi successivi, come ad esempio vincere un programma di accelerazione, ottenere finanziamenti o investimenti, trovare nuovi clienti.

Insomma, è sempre il momento giusto; sarà un pitch sempre diverso perchè diverso è il pubblico da raggiungere e gli obiettivi da perseguire.

Il primo pitch va fatto a chi fa il tifo per te, al collega dell’università, all’amico di cui ti fidi, alla famiglia, cioè a coloro che probabilmente ti saranno più vicini all’avvio della tua impresa.

Se è difficile realizzare un breve pitch perché gli aspetti tecnologici sono il tratto distintivo rispetto alle concorrenti. Come posso valorizzarlo?

Il ruolo che ha il pitch è quello di incuriosire, quindi non c’è bisogno di fornire grande mole di informazioni sul tipo di tecnologia o entrare nel merito rispetto alla sua differenziazione sul mercato. La cosa importante, se abbiamo una tecnologia differenziante, è fare capire in cosa è migliore e come ci aiuta a raggiungere lo scopo del prodotto. Un buon pitch genera la voglia di entrare nel merito, ma solo in una fase successiva. Consiglierei di non perdersi in troppi approfondimenti per spiegare le fasi di differenziazione rispetto ai competitor, a cui solitamente si dedica una sola slide.

Come combattere lo sconforto“ su un progetto che parte con le migliori aspettative e che nel corso del tempo presenta degli scogli a volte insormontabili?

La vera natura del progetto imprenditoriale è fatta di tanti alti e bassi; l’idea arriverà a svilupparsi in maniera diversa da come la si è concepita all’inizio e bisogna gestire il rischio e lo sconforto in molte fasi differenti della vita aziendale. Il team ci serve proprio in questi momenti, soprattutto quando le cose vanno male: è in quel momento che c’è bisogno di darsi forza a vicenda e di supportarsi. In questo caso la rete di protezione migliore per gestire le tante difficoltà che arriveranno lungo la strada, proprio quando sembra sbagliata, è fatta da un buon team, che oltre a dare supporto deve essere anche in grado di ragionare per uscire dal pantano.

La figura successiva che è utile per superare lo sconforto è quella del mentor o dell’advisor. Chi, oltre a fare il tifo, è anche presente quando le cose vanno meno bene e può dare indicazioni utili e fare sentire la sua presenza.

Quali sono le figure indispensabili che servono per formare un buon team, oltre ai founder?

Molto dipende da qual è il dominio di competenza del founder; se ad esempio è uno sviluppatore e quindi si dedica in azienda al prodotto, ha bisogno di quello che c’è a fondamento di ogni piano imprenditoriale: chi si occupa di business e chi di marketing e comunicazione. Queste sono le tre anime necessarie che servono all’azienda. Il team, quindi, cambia in base al background del Ceo. È una geometria variabile che poggia dunque su tre pilastri fondamentali: aspetto economico, tecnico e di marketing e comunicazione.

Ricordiamo che fino al 20 aprile sarà possibile candidare la propria startup UniCredit Start Lab 2021, mancano quindi pochissimi giorni! Start Lab è la piattaforma di business di UniCredit dedicata all’innovazione. L’iniziativa è diretta a startup e PMI innovative costituite da non più di 5 anni e si articola in numerose azioni per dar forza alle nuove realtà imprenditoriali ad alto contenuto tecnologico e innovativo.

Non rimandare, vai adesso a questo link.

Donatella Cambosu

Scrive di tecnologie, startup e innovazione da diversi anni. È condirettore della testata Startupbusiness e direttore di University2Business, piattaforma del Gruppo Digital360 orientata al mondo degli studenti universitari. Collabora anche…