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Raccolta fondi

Equity crowdfunding, la new entry Cynny chiede 300mila € per l’app dei video

18 Mag 2015

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La startup di Stefano Bargagni punta a lanciare entro settembre un’applicazione per diffondere su Internet video personalizzati e modificabili da altri utenti. E per il futuro promette una soluzione “fantascientifica” basata sul riconoscimento delle espressioni facciali di chi guarda i filmati

Stefano Bargagni, founder di Cinny
Debutta una nuova startup nell’equity crowdfunding italiano, modalità di raccolta fondi online che prevede l’ingresso nel capitale della neo azienda in cambio di finanziamenti: si tratta di Cynny Spa, fondata dall’imprenditore fiorentino Stefano Bargagni, che sta lanciando l’App mobile Cynny, soluzione per condividere online con altri utenti foto, video e materiali in una maniera che i suoi ideatori promettono essere particolarmente innovativa.

La società di Bargagni – imprenditore seriale che nel 1993 fondò una delle prime piattaforme al mondo di e-commerce, Chl Spa, poi quotata in Borsa – ha già raccolto negli ultimi 18 mesi 3 milioni di euro da imprenditori del settore, alcuni anche della Silicon Valley, altri provenienti da realtà toscane. Ora il consiglio di amministrazione di Cynny ha deliberato l’emissione di un ulteriore aumento di capitale da 600mila euro e il management della società ha deciso di riservare all’equity crowdfunding una quota pari a 300mila euro, offrendo così a chiunque la possibilità di diventare socio. 

La raccolta è partita il 15 maggio tramite la piattaforma StarsUp, primo portale in Italia autorizzato dalla Consob per la raccolta online di capitale di rischio da parte di startup innovative. L’operazione è rivolta ad un target indistinto e prevede che il numero minimo di azioni acquistabili sia 4 – al prezzo di 24 euro ad azione – per un taglio minimo di sottoscrizione di 96 euro. Il capitale raccolto sarà funzionale allo sviluppo e al lancio dell’App Cynny che permette a tutti di condividere contenuti sul web. 

Come funzionerà quest’app che, a detta dell’azienda, dovrebbe essere disponibile su iOS e Android indicativamente da settembre 2015? Cynny offre la possibilità di creare video live in cui qualsiasi tipo di file (foto, video, documenti o altri dati internet) può essere “vissuto” e condiviso sulle odierne piattaforme social network, applicazioni di messaggistica istantanea, email ecc. In sostanza, dopo aver scaricato l’app, l’utente può selezionare foto, musica o filmati suoi personali o anche presi da internet e trasformarli in un video show interattivo da diffondere su Internet. Esempio: l’utente è in viaggio in un determinato luogo, scatta alcune foto, poi tramite un apposito pulsante aggiunge un sottofondo musicale (prelevato dai suoi file musicali personali o trovato sul web), crea un video e lo condivide su varie piattaforme social o di messaggistica. Gli utenti con cui lo condivide hanno la possibilità di modificare quel video, aggiungervi contenuti, ecc. ecc., attraverso una sorta di regia collettiva. L’app per creare i livecast è gratuita, per vederli è sufficiente un browser e non occorre autenticarsi. 

La novità rispetto ad analoghe applicazioni è nella modalità in cui il filmato si personalizzerà in base a chi lo sta visualizzando, mentre lo sta guardando. “Cynny – si legge in un comunicato aziendale – renderà gli spettatori protagonisti. La condivisione non sarà più statica ma dinamica, attiva, come una conversazione tra amici dove si crea un’interazione, uno scambio, un arricchimento reciproco. Non saremo più solo narratori o solo pubblico. La viralità del prodotto sarà sostenuta sia dalla forte rilevanza del contenuto, sia dalla facilità di condivisione su tutti i social o app di messaggistica”. La tecnologia è brevettata ed in fase di sviluppo dal reparto R&D interno.

Analogie con Periscope? “Non direi” replica a EconomyUp Stefano Bargagni. “Periscope consente di realizzare un vero e proprio film, noi facciamo circolare contenuti adattabili a ogni singolo utente”. 

Questa la sfida per l’immediato futuro. Ma in prospettiva c’è la realizzazione di un altro tipo di app che ha del fantascientifico. “Andremo a rilevare – spiega ancora il founder – la lettura del volto di chi guarda e saremo in grado di creare un video personalizzato in base alle espressioni di quel volto. Se la persona che lo guarda ha 16 anni, il video avrà una scansione più rapida, se ne ha 60 sarà più lenta. Se ride o sorride, il video cambierà in base al riso o al sorriso. Ovviamente dopo che l’utente ci darà l’accesso alla telecamera frontale e il consenso alla privacy. Abbiamo algoritmi in grado di  leggere alcuni movimenti del sopracciglio, del naso e dei muscoli facciali”.

Questo tipo di tecnologia si chiama face recognition emotion, è un settore esploso da un paio di anni ed è utilizzato soprattutto nell’automotive: gruppi di ricercatori stanno lavorando per alcune case automobilistiche interessate, per esempio, a leggere il volto del guidatore per capire se si sta addormentando mentre è alla guida. “Cynny sta costruendo un pezzo importante del futuro: l’interattività con le emozioni dello spettatore” prosegue il fondatore. “Il Livecast, dominato dai contenuti dell’autore si adatta allo spettatore ed interagisce su un piano nuovo e fantastico, sul piano delle sue emozioni”.

Quale modello di business per Cinny? “Per ora non c’è – dice Bargagni – ma è ipotizzabile che la fonte principale di ricavi sia la pubblicità, come accade per Youtube”. 

Ad oggi Cynny conta 108 soci, è basata in Italia ma ha una controllata commerciale Cynny Inc. in Silicon Valley, California, un polo di sviluppo software Cynny Social Cloud Srl a Iasi, Romania e Ambedded Technologies Ltd, partner per la realizzazione e commercializzazione dell’hardware a Taipei, Taiwan. La società, infatti, ha sviluppato e detiene un’infrastruttura hardware e software proprietaria. Infine Cinny starebbe studiando la possibilità di quotarsi in Borsa, ma all’estero.

Perché la scelta dell’equity crowdfunding? “La trovo un’ottima legge, che probabilmente non è stata capita” afferma l’imprenditore, in controtendenza con i tanti che la criticano perché considerata complicata e, per certi versi, limitante per gli investitori. “Ammetto che ancora l’equity crowdfunding non funziona – conclude – ma io l’ho scelto per vedere come va e anche per solidarietà verso questo mondo”. 

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di Luciana Maci

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