Crowdfunding, nuove regole in Europa: finanziamenti fino a 5 milioni di euro | Economyup

RACCOLTA DI CAPITALI

Crowdfunding, nuove regole in Europa: finanziamenti fino a 5 milioni di euro



L’accordo raggiunto dalle istituzioni dell’UE rimuove gli ostacoli derivanti dalle differenti normative locali, introducendo un unico passaporto europeo per le piattaforme di crowdfunding in Europa. Le nuove regole si applicheranno a tutti i fornitori europei di crowdfunding per progetti fino a 5 milioni di euro

10 Gen 2020


Crowdfunding in Europa, si cambia. Il recente accordo relativo agli European Crowdfunding Service Providers (ECSP) introduce un regolamento unico in materia di crowd-lending e crowd-equity, valido per tutti i 28 Stati membri dell’UE. L’accordo raggiunto dalle istituzioni dell’UE sul nuovo regolamento relativo ai fornitori di servizi di crowdfunding per le imprese, fornirà ulteriore impulso alla diffusione del crowdfunding transfrontaliero, facilitando la raccolta di capitali e offrendo nuove opportunità di investimento ai risparmiatori. Questo risultato è stato possibile grazie alla collaborazione tra la Commissione europea, il Parlamento europeo, il Consiglio europeo, l’ECN (European Crowdfunding Network) e gli operatori del settore.

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Crowdfunding in Europa, lo scenario degli ultimi anni

A delineare lo scenario del crowdfunding in Europa negli ultimi anni, è Sergio Zocchi, amministratore delegato di October, piattaforma per il finanziamento online alle imprese attiva nell’Europa continentale, alternativa al tradizionale canale bancario. Attiva dal 2015, a novembre 2019 a livello globale ha erogato oltre 367 milioni di euro distribuiti su 127 progetti. Ai prestatori sono già stati rimborsati oltre 167 milioni di euro di interessi. In Italia, da inception (ovvero dall’avvio della piattaforma nel nostro Paese a maggio 2017), a fine 2019 ha erogato oltre 67 milioni distribuiti su 121 progetti.

Secondo Zocchi, negli ultimi anni, il crowdfunding in Europa ha dovuto fare i conti con l’assenza di un quadro normativo unico all’interno dell’Unione e con la conseguente complessità derivante dalla diffusione di legislazioni  differenti a livello locale. L’assenza di un vero e proprio Mercato Unico dei Capitali ha rappresentato un freno, ostacolando l’accesso da parte delle PMI europee a risorse finanziarie provenienti da investitori di tutta l’Unione Europea. Il nuovo regolamento “European Crowdfunding Service Providers for Business” rimuove questa barriera introducendo un passaporto europeo per le piattaforme che vogliano operare in più Paesi dell’UE senza la necessità di richiedere le relative autorizzazioni nazionali.

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Finora l’operativa cross-border è stata più un’eccezione che una norma. Secondo quanto spiega Zocchi, rendere la piattaforma October disponibile su più mercati (Francia, Italia, Spagna, Paesi Bassi e Germania) ha richiesto molti sforzi a livello regolamentare, con diversi interlocutori per ciascun Paese e diverse norme di riferimento. Uno dei principali effetti del nuovo regolamento per October sarà la possibilità di aprire la piattaforma agli investitori retail tedeschi che potranno così prestare anche a imprese italiane. Dall’altro lato, la nostra community internazionale di risparmiatori avrà maggiori opportunità di investimento, potendo prestare denaro anche a Pmi con sede in Germania.

Le novità del nuovo regolamento

Si tratta di un’importante novità in un settore in cui le piattaforme operano principalmente a livello locale. Le nuove regole si applicheranno a tutti i fornitori europei di servizi di crowdfunding (ECSP), aumentando l’importo massimo delle operazioni di finanziamento di progetti fino a 5 milioni di euro. Le piattaforme dovranno inoltre fornire agli investitori informazioni chiare sui costi, sui criteri di selezione dei progetti e sui rischi finanziari in cui potrebbero incorrere compresi i rischi di insolvenza. Infine, il nuovo regolamento prevede diversi livelli di tutela degli investitori con la definizione di nuove classificazioni: se gli investitori sofisticati non avranno limitazioni all’attività di investimento, quelli non sofisticati dovranno sottoporsi a un test per valutare la loro conoscenza dei rischi legati al finanziamento delle imprese, saranno adeguatamente informati dei rischi e dovranno accettarli esplicitamente.