INNOVAZIONE SOCIALE

Chiudere un round da 3 milioni a 20 anni: la startup di Filippo Toni con Chiara Schettino



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Ema Health chiude un round seed da 3 milioni per Rosso, la piattaforma creata da Filippo Toni e Chiara Schettino per digitalizzare e rendere più semplice la prenotazione di sangue e plasma, sostenendo centri di raccolta, aziende e nuovi donatori

Pubblicato il 10 giu 2026



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Filippo Toni e Chiara Schettino, founder di EMA Health che ha creato la piattaforma Rosso per digitalizzare la donazione del sangue
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Ema Health ha chiuso un round seed da 3 milioni di euro per accelerare la crescita di Rosso, la piattaforma digitale nata per semplificare la donazione di sangue e plasma in Italia. L’operazione è guidata da 360 Capital, tramite il fondo 360 Digitaly, con il sostegno di CDP Venture Capital attraverso il Digital Transition Fund – PNRR. Tra gli investitori figurano anche Angelini Investments, Ciapa Rosso, Fintech Partners, H-Farm, Studio Necchio e un gruppo di imprenditori e manager italiani.

La società è stata fondata da Filippo Toni, classe dicembre 2006, e Chiara Schettino, classe 2001: è quindi assai verosimile che il loro sia il round più alto per due founder così giovani (come sottolineato nel comunicato stampa).

Qui puoi leggere la storia di Filippo Toni imprenditore a 17 anni .

Rosso nasce nel 2023 e oggi opera come brand di Ema Health, con un’app per i donatori e strumenti gestionali per centri trasfusionali e associazioni. L’obiettivo dichiarato è portare nella filiera del sangue una quota di digitalizzazione che molti processi, ancora legati a telefono, carta e agende manuali, non hanno sviluppato con la stessa velocità di altri ambiti sanitari.

Il round di Rosso e la donazione di sangue in Italia

Il capitale raccolto servirà ad ampliare la rete di centri di raccolta digitalizzati, aumentare il numero di donatori attivi raggiunti dalla piattaforma e rafforzare il team. La logica industriale è chiara: la donazione di sangue e plasma resta un’infrastruttura sanitaria basata su volontarietà, fiducia e continuità, ma la relazione con i donatori può essere sostenuta da strumenti digitali più semplici.

Attraverso Rosso, il donatore può individuare il centro più vicino, prenotare la donazione da smartphone e seguire il proprio percorso. Con EmaOS, Ema Health offre invece un gestionale per strutture e associazioni, pensato per organizzare prenotazioni, agenda, comunicazioni e ricorrenza della donazione.

“Questo round ci permette di accelerare su scala nazionale e costruire un riferimento tecnologico per il sistema sangue ed emoderivati, prima in Italia e poi in Europa”, spiegano Filippo e Chiara. La startup ha già coinvolto decine di migliaia di donatori, centinaia di centri di raccolta e decine di aziende in programmi di promozione della donazione tra i dipendenti.

Giovani donatori, plasma e ricambio generazionale

Il round arriva in una fase in cui il sistema trasfusionale italiano mostra numeri solidi, ma anche alcuni punti di attenzione. Il Centro Nazionale Sangue ha indicato per il 2024 oltre 3 milioni di donazioni di sangue ed emocomponenti, sostenute da 1,67 milioni di donatori. Nello stesso anno è stata confermata l’autosufficienza per le trasfusioni di globuli rossi, mentre il plasma resta un fronte più esposto.

Il dato più recente sul plasma, diffuso dal Centro Nazionale Sangue nel gennaio 2026, segnala 919,7 tonnellate raccolte nel 2025, 11 in più rispetto al 2024. La crescita non elimina il fabbisogno esterno: per le immunoglobuline, la copertura italiana è indicata intorno al 60%, con una domanda cresciuta del 57% in dieci anni.

Una startup healthtech tra impatto sociale e venture capital

La presenza di 360 Capital e CDP Venture Capital colloca Rosso dentro un filone preciso: investimenti seed ed early stage in settori ancora frammentati o poco digitalizzati. Il fondo 360 Digitaly, lanciato nel 2024 con il supporto del Digital Transition Fund – PNRR, nasce proprio per sostenere startup attive nella transizione digitale.

Per Rosso, la sfida sarà trasformare la trazione iniziale in infrastruttura stabile. Nel settore sangue il valore non dipende soltanto dal numero di download dell’app, ma dalla capacità di integrarsi con centri trasfusionali, associazioni, aziende e percorsi sanitari regolati. Contano sicurezza dei dati, continuità operativa, fiducia degli operatori e capacità di non creare frizioni in un processo che resta sanitario prima ancora che digitale.

La startup dichiara di aver progettato le proprie piattaforme secondo principi di privacy by design, con revisioni periodiche affidate a esperti. È un passaggio necessario in un ambito in cui la relazione con il donatore può includere informazioni sensibili e in cui la protezione dei dati è parte della credibilità del servizio.

Il nodo operativo: rendere la donazione più semplice

La donazione resta accessibile, secondo le indicazioni del Ministero della Salute, a cittadini italiani e stranieri con documento valido e requisiti fisici specifici, tra cui età compresa tra 18 e 65 anni, con possibili estensioni per donatori periodici fino a 70 previa valutazione clinica. La tecnologia non modifica questi criteri; può però ridurre alcuni attriti pratici, dalla ricerca del centro alla prenotazione, fino ai promemoria per tornare a donare.

È qui che Rosso prova a posizionarsi: non come sostituto delle associazioni o delle strutture sanitarie, ma come livello digitale di supporto a una filiera che ha bisogno di ricambio generazionale, pianificazione e continuità. Il capitale appena raccolto servirà a verificare se questa promessa può diventare scala nazionale.

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