Cardif, con le startup vogliamo assicurarci l'innovazione | Economyup
Questo sito utilizza cookie per raccogliere informazioni sull'utilizzo. Cliccando su questo banner o navigando il sito, acconsenti all'uso dei cookie. Leggi la nostra cookie policy.OK

Competizioni

Cardif, con le startup vogliamo assicurarci l’innovazione

19 Set 2014

Il 24 settembre la compagnia assicurativa del gruppo BNP Paribas presenta a Milano Open-F@b. Obiettivo: avere uno sguardo diverso sul mondo delle polizze. Chi pensa di averlo ha tempo fino all’8 ottobre. Ai tre vincitori un anno di incubazione al Polihub e il supporto del dipartimento R&D della società.

L’incontro con le startup non può essere casuale, episodico. Una grande azienda deve inserirlo in una volontà generale di innovazione e in un percorso che prevede altre tappe e ben altri approdi che non un premio anche se importante o un evento seppure ben riuscito. Prendiamo il caso di Cardif, la compagnia assicurativa del gruppo BNP Paribas che mercoledì 24 presenta Open-F@b, iniziativa promossa in collaborazione con PoliHub, incubatore del Politecnico di Milano.

[GUARDA LA VIDEOINTERVISTA DI GIOVANNI IOZZIA A SIMONE MACELLONI SU ECONOMYUPTV]

Il settore assicurativo è in grande fermento. I fondi di venture capital negli ultimi due anni, a livello globale,  hanno investito circa un miliardo di dollari. Anche in Italia qualcosa si sta muovendo in questo ambito: negli ultimi due anni sono stati investiti circa 10 milioni di euro da parte di investitori istituzionali in startup relative alla filiera assicurativa. 

Cardif Italia un anno fa ha lanciato un prodotto assicurativo innovativo, Habitat on box, che ha messo per la prima volta un po’ di domotica al servizio della sicurezza domestica. Quindi ha deciso che quell’episodio non doveva restare isolato. E’ stato così creato un dipartimento di ricerca e sviluppo, che non è una presenza abituale negli organigrammi del settore assicurativo. « E’ stato deciso di continuare sulla linea dell’innovazione», spiega Simone Macelloni che quel dipartimento guida. «Lavoriamo su una serie di progetti e concept da sviluppare in termini di business». Soprattutto nella dimensione digitale, che per la compagnia è diventata una priorità. «Abbiamo sviluppato per primi un’attività di co-creazione con potenziali clienti lavorando sui social», racconta Macelloni. «Sono stati individuati gli ambienti dove si parlava di certi prodotti, quindi abbiamo fatto due eventi a Roma e Milano per incontrare gli influencer, per capire quali prodotti vorrebbero o come farebbero loro quelli che ci sono già. Il dialogo continua in una pagina privata di Facebook. E’ il nostro speciale panel di ascolto».   

Simone Macelloni, responsabile Ricerca & Sviluppo di Cardif Italia

Creato il canale con i clienti potenziali, adesso Cardif passa all’incontro con le startup. E non solo: la call è aperta anche a professionisti, sviluppatori, studenti, aziende che hanno proposte per favorire l’innovazione digitale nel mondo assicurativo. Per presentarle hanno tempo fino all’8. Il 23 saranno presentate le idee migliori. Tra cui saranno selezionati i tre vincitori: avranno 12 mesi di incubazione al Polihub e un canale aperto con la compagnia che li supporterà nello sviluppo dei prodotti proposti.

Che cosa si aspetta Cardif da questo “laboratorio digitale”? «Io come assicurazione approccio il prodotto assicurativo da assicuratore. Dalle startup vorremmo avere uno sguardo diverso», risponde Macelloni che il 24 presenterà il progetto con Alessandro Fracassi , amministratore delegato del Gruppo MutuiOnline; Paolo Gesess, founder e Managing Partner di United Ventures, Giovanni Iozzia, direttore di EconomyUp.it, Stefano Mainetti , amministratore delegato di PoliHub e Andrea Rangone , Responsabile Osservatori Digital Innovation Politecnico di Milano. «Chi fa dispositivo wearable piuttosto che chi da anni lavora sui social magari mi permette di capire un modello distributivo che io adesso non vedo», conclude Macelloni. «La volontà di aprirsi all’innovazione è chiara così come quella di essere contaminati da mondi diversi. Del resto investire in questo tipo di attività paga».

Il lavoro fatto è stato notato nel quartiere generale a Parigi. E il gruppo sta guardando all’Italia come una sorta di laboratorio dell’innovazione che sviluppa concept e prodotti che potrebbero andare su altri mercati o altri settori. (r.eu.)

 

 

Redazione

Articoli correlati