Il packaging non serve soltanto a proteggere un prodotto durante il trasporto. Può diventare anche uno strumento di comunicazione e di posizionamento, soprattutto su un tema sempre più rilevante come quello ambientale. Ne è convinta Movopack, startup milanese recentemente certificata B Corp che gestisce l’intera filiera degli imballaggi riutilizzabili ed è stata scelta da clienti del calibro di OVS, Yamamay e Decathlon.
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La nascita di una filiera per gli imballaggi riutilizzabili
Movopack realizza packaging per l’ecommerce, buste per gli acquisti in negozio, contenitori per la logistica B2B e imballaggi per elettrodomestici e altri articoli pesanti. Soluzioni tutte pensate per essere recuperate dopo l’uso, ricondizionate e utilizzate nuovamente.
“La complessità di quello che facciamo sta in un lavoro che oggi non esiste, cioè il gestore di imballaggi riutilizzabili”, spiega a EconomyUp il co-founder Tomaso Torriani. “I produttori di imballaggi monouso lavorano con la materia prima, realizzano il prodotto e il loro lavoro si ferma qui. La nostra è una figura diversa. Anche noi ci interfacciamo con i produttori di imballaggi ma, una volta effettuata la vendita al cliente, ci occupiamo anche di logistica inversa – cioè di recuperare il packaging ovunque esso sia – e di ricondizionamento, con diversi hub in Europa dotati di tecnologie proprietarie”.
Come funziona la logistica inversa del packaging
Nel concreto, prendendo il caso dell’ecommerce, ogni imballaggio include un’etichetta di restituzione prepagata e un codice QR attraverso cui i clienti possono individuare il punto di consegna più vicino. Movopack si occupa del controllo qualità, della sanificazione e della ridistribuzione del packaging per il riutilizzo successivo. Nel retail, i clienti possono usare la busta per altri acquisti oppure riportarla in negozio.
“Il tasso di rientro varia molto in funzione di alcune variabili, per esempio gli incentivi associati all’iniziativa oppure la tipologia di consumatore. Per alcuni brand molto orientati alla sostenibilità arriva al 75-80%, per i prodotti mass market va dal 15 al 35%. Numeri che riteniamo estremamente positivi”, fa sapere Torriani. “In ogni caso, gli studi di LCA (Life Cycle Assessment) che abbiamo condotto dimostrano che l’impatto ambientale del nostro imballaggio è uguale – o leggermente migliore – rispetto al monouso anche sul singolo utilizzo. Questo perché usiamo poco materiale, materiali molto leggeri e materiali riciclati al 100%. Già in partenza, dunque, le caratteristiche di sostenibilità sono interessanti”.
I benefici ambientali del packaging riutilizzabile
Va da sé che i benefici ambientali diventano ancora più evidenti se il prodotto viene effettivamente restituito e usato più volte. Sempre secondo gli studi LCA effettuati dall’azienda, su 20 utilizzi il packaging per l’e-commerce ha un impatto fino all’84% inferiore in termini di emissioni di CO2, mentre nel caso delle shopping bag la riduzione può arrivare al 96%. Il tema ambientale è reale, considerato che nell’Unione europea ogni cittadino nel 2021 ha generato mediamente 189 kg di rifiuti in plastica, un volume aumentato del 20% nell’arco di un decennio. Il totale europeo – sempre per il 2021 – è di 84,3 milioni di tonnellate, di cui il 40,3% di carta, il 19% di plastica, il 18,5% di vetro, il 17,1% di legno e il 4,9% di metallo.
Il packaging come strumento di comunicazione
Soprattutto per le destinazioni B2C, l’aspetto ambientale diventa di per sé anche un tema di marketing. A questo Movopack aggiunge la possibilità di personalizzare il packaging, con la sola eccezione degli elementi fissi necessari per il suo recupero. In più, i brand di norma mettono in campo iniziative per incentivare il rientro degli imballaggi usati: si tratta soprattutto di punti nel programma fedeltà o di sconti per chi, dopo un acquisto online, si reca in un negozio fisico per la restituzione. “Questo flusso di consumatori ecommerce disposti a tornare in un negozio fisico è molto interessante, perché rientra a pieno titolo nelle strategie omnicanale dei brand”, puntualizza Tomaso Torriani. “Il consumatore che acquista sia online sia offline vale molto di più”.
Il tema dei costi: packaging riutilizzabile vs monouso
Questa considerazione ci porta naturalmente al tema dei costi. Messi da parte gli aspetti ambientali, scegliere un imballaggio riutilizzabile significa inevitabilmente spendere di più? “Ad oggi i nostri packaging costano di più rispetto a quelli monouso, ma la differenza è diventata di centesimi. A fronte di quei pochi centesimi, il brand può costruire una storia che lo fa guadagnare molto di più”, risponde Torriani. “I settori in cui l’iniziativa funziona meglio sono quelli in cui il consumatore è portato ad acquistare più volte nel corso dell’anno, con una forte competizione tra brand. Il ritorno economico non sta nel prezzo di acquisto, bensì nel circolo virtuoso per cui il cliente torna in negozio”.

Chi sono i co-founder di Movopack
Movopack nasce nel 2021 da Tomaso Torriani, Alberto Cisco e Andrea Cipollone, amici dal tempo del liceo. Tomaso Torriani, che ha il ruolo di Ceo, ha alle spalle una laurea in Ingegneria gestionale al Politecnico di Milano, con specializzazione in Energy management e sostenibilità, e ha conseguito un MBA alla Columbia Business School. Ha lavorato in Ambienta Sgr, fondo di private equity dedicato agli investimenti nella sostenibilità ambientale. Il direttore commerciale Alberto Cisco proviene dal settore della logistica internazionale, dove ha coordinato attività in quattro Paesi. Sempre dal mondo della logistica arriva Andrea Cipollone, direttore operativo, che prima di Movopack si è occupato di sviluppo commerciale e acquisizione clienti.
I numeri di Movopack
Sul fronte dei numeri, Movopack fa sapere di aver registrato una crescita di 4 volte nell’ultimo anno. La startup conta oggi oltre 100 clienti tra Italia, Regno Unito e Francia, gestisce diversi milioni di imballaggi e ha un team di 18 persone. Attualmente, il mercato estero rappresenta circa il 15% del business.
La crescita e i round
Un passaggio importante nel percorso di crescita dell’azienda è arrivato alla fine del 2024, quando Movopack ha chiuso un round da 2,3 milioni di euro guidato da 360 Capital, con la partecipazione di Greiner Innoventures e Techstars. L’operazione ha portato la raccolta complessiva della startup a 3 milioni di euro e ha segnato l’avvio della sua espansione internazionale. Proprio grazie a queste risorse, infatti, Movopack ha lanciato le proprie attività nel Regno Unito, attraverso una partnership con Royal Mail.
Dall’acquisizione di Hipli ai piani di espansione all’estero
“Per natura abbiamo dovuto ragionare in ottica europea, per necessità: uno dei nostri primi clienti è Yamamay che vende in Italia, Polonia e Portogallo”, conferma Torriani. Un’internazionalizzazione che ha preso nuovo slancio nella primavera del 2026 con l’acquisizione della totalità degli asset di Hipli, startup francese che a partire dal 2020 ha sviluppato soluzioni di packaging riutilizzabili fino a 100 volte e conta oltre 350 clienti, tra Francia, Regno Unito, Germania, Italia e Paesi Bassi.
D’altra parte, per l’Unione europea la progressiva adozione di imballaggi riutilizzabili è un obbligo di legge. Lo prevede il PPWR (Packaging and Packaging Waste Regulation, regolamento Ue 2025/40) che prevede, tra le altre cose, che a partire dal 2030 almeno il 40% degli imballaggi per trasporto e delle confezioni utilizzate per spedire prodotti dovrà essere riutilizzabile nell’ambito di un sistema di riuso; una percentuale che sale al 70% entro il 2040. “Vogliamo essere il player di riferimento a cui le aziende si rivolgeranno”, sostiene Torriani. “Nel 2030 abbiamo l’obiettivo di gestire un miliardo di imballaggi riutilizzabili che, a quel punto, saranno meno costosi di quelli monouso. Vogliamo farli diventare lo standard di mercato”.
Per raggiungere un obiettivo del genere serve necessariamente tempo. E, aggiunge Torriani, fiducia. “Per noi il tema è convincere i brand che la nostra soluzione si affidabile e applicabile su larga scala. In Italia, dopo diversi anni di lavoro, il problema della credibilità non si pone più; in Francia e in altri Paesi europei dobbiamo superare questo scoglio. Tutti gli altri argomenti a favore della nostra soluzione sono reali ed evidenti nel conto economico”.


























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