Per anni gli autonomous store sono stati raccontati come il futuro inevitabile del retail. Negozi privi di casse tradizionali e di cassieri, dove telecamere, sensori e algoritmi di intelligenza artificiale riconoscono automaticamente i prodotti prelevati dagli scaffali e addebitano la spesa al cliente senza passaggi in cassa. Una promessa che aveva trovato il suo simbolo più celebre in Amazon Go, il progetto lanciato dal colosso di Seattle nel 2018 con la tecnologia “Just Walk Out”.
Negli ultimi mesi, tuttavia, il modello è tornato al centro del dibattito internazionale per ragioni molto diverse da quelle immaginate inizialmente. Amazon ha progressivamente ridimensionato l’esperimento, prima eliminando la tecnologia Just Walk Out da gran parte dei supermercati Amazon Fresh negli Stati Uniti e successivamente annunciando la chiusura della quasi totalità dei punti vendita Amazon Go e Fresh. La multinazionale ha ammesso di non aver trovato un modello economico sostenibile e sufficientemente distintivo per una scalabilità su larga scala.
Già nel 2023 erano emersi i primi segnali di difficoltà, con la chiusura di otto store Amazon Go negli Stati Uniti. Secondo diverse analisi riportate dalla stampa specializzata, tra le criticità figuravano costi operativi elevati, problemi di efficienza, limiti nell’offerta commerciale e una scarsa adozione da parte dei consumatori rispetto alle aspettative iniziali.
Eppure il ridimensionamento di Amazon non significa necessariamente il fallimento del concetto di negozio autonomo. Anzi. L’esperienza italiana racconta una storia diversa.
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Un caso italiano: quando la tecnologia incontra un bisogno reale
Esiste per esempio un progetto sviluppato da DAO Cooperativa insieme a Retail Hub, nato nel novembre 2023 con l’obiettivo di portare in Italia uno dei modelli di retail tecnologicamente più avanzati oggi disponibili a livello internazionale.
Il Tuday Conad “Prendi&Vai” a Verona ha ormai superato la fase della semplice sperimentazione o della “curiosity experience”, trasformandosi in un vero negozio di prossimità utilizzato quotidianamente dai residenti. Il format consente ai clienti di entrare tramite identificazione digitale, selezionare i prodotti desiderati e uscire senza passare da una cassa tradizionale: il sistema registra automaticamente gli acquisti grazie a una combinazione di computer vision, intelligenza artificiale e sensoristica avanzata.
I risultati raccontano una crescita concreta. Nei primi mesi del 2026 il negozio ha superato il milione di euro di fatturato in uno spazio di circa 200 metri quadrati, generando centinaia di migliaia di scontrini.
Ancora più significativa la performance del secondo store, aperto a Trento, che sta registrando tassi di crescita superiori rispetto alla prima apertura.
Altri esempi di autonomous store in Italia
VivoGreen, Terni
È uno dei primi casi italiani: negozio senza casse basato su RFID e invisible payments Nexi. Il cliente entra, prende i prodotti, passa da un gate che riconosce gli articoli e l’addebito avviene sulla carta associata. VivoGreen è cashierless via RFID.
LaEsse / Esselunga, Milano
Nel 2025 è avvenuta la sperimentazione LaEsse a Milano: non è un Amazon Go puro, perché resta una logica di cassa automatica, ma introduce un sistema con telecamere e AI per riconoscere gli acquisti senza scansione manuale dei codici a barre. LaEsse è più una via intermedia tra self-checkout evoluto e cashierless.
Perché in Italia funziona
La differenza rispetto all’esperienza americana sembra risiedere soprattutto nell’approccio. Mentre Amazon aveva immaginato il negozio autonomo come una rivoluzione destinata a sostituire rapidamente i format tradizionali, le esperienze italiane più recenti stanno utilizzando la tecnologia per risolvere esigenze molto concrete: estensione degli orari di apertura, presidio di aree a bassa densità commerciale, riduzione dei costi operativi e maggiore accessibilità ai servizi di prossimità.
Negli ultimi anni il settore della grande distribuzione italiana ha infatti osservato con crescente interesse l’evoluzione degli autonomous store. Diverse testate specializzate della GDO e del retail hanno evidenziato come il modello stia trovando applicazione soprattutto nei piccoli punti vendita di quartiere, nei minimarket e nelle realtà cooperative, dove l’automazione può contribuire a mantenere sostenibile la presenza commerciale anche in territori caratterizzati da margini limitati e carenza di personale.
In questo contesto, l’intelligenza artificiale non sostituisce il negozio ma ne diventa un abilitatore: permette di mantenere aperto il servizio 24 ore su 24, ridurre le attività ripetitive e migliorare l’esperienza d’acquisto, lasciando al retailer la possibilità di concentrarsi sul rapporto con il cliente e sulla qualità dell’offerta.
Dal mito del “negozio del futuro” alla normalità del retail
L’esperienza di Amazon Go dimostra che la sola innovazione tecnologica non basta per cambiare le abitudini dei consumatori o costruire un modello economico sostenibile.
Al contrario, il caso italiano mostra come gli autonomous store possano diventare un’infrastruttura concreta del commercio di prossimità quando vengono progettati attorno a bisogni reali e integrati all’interno di ecosistemi locali.
Se negli Stati Uniti il “negozio senza casse” è stato spesso percepito come una vetrina tecnologica, in Italia sta assumendo un ruolo più pragmatico: non più il supermercato del futuro, ma un negozio di quartiere che funziona oggi. E i risultati di Verona e Trento suggeriscono che questa volta l’innovazione potrebbe aver trovato il contesto giusto per trasformarsi in un modello scalabile.

























