Moccia: «Il crowdfunding in letteratura? Ci aiuta a capire cosa vuole il pubblico» | Economyup
Questo sito utilizza cookie per raccogliere informazioni sull'utilizzo. Cliccando su questo banner o navigando il sito, acconsenti all'uso dei cookie. Leggi la nostra cookie policy.OK

Moccia: «Il crowdfunding in letteratura? Ci aiuta a capire cosa vuole il pubblico»

20 Ago 2015

Lo scrittore ha lanciato su Eppela una campagna per un nuovo progetto editoriale. «Un’operazione di marketing per valutare mercato e risposta dei lettori» dice, dopo aver raccolto 10mila euro. «L’innovazione è entrata anche nell’editoria. Non possiamo che adeguarci ai tempi»

Federico Moccia
Il crowdfunding serve? “Assolutamente sì”. Anche ad artisti e scrittori? “Beh, almeno ci dice se siamo ancora tra i gusti del pubblico.” Parola di uno che non ti aspetteresti: Federico Moccia. Cosa c’entra lo scrittore con questa forma di raccolta fondi online è presto detto: a fine giugno l’autore diventato famoso con Tre Metri sopra il Cielo ha lanciato su Eppela una campagna per trovare fondi per un nuovo progetto editoriale. “Si tratta di Flook, o meglio flowing book: un libro multimediale ‘che scorre’ e in divenire, in cui i lettori hanno la possibilità di inserire nel racconto pensieri personali, musica, fotografie, ricordi. Faccio un esempio: se nel libro si parla di un luogo in cui ci si è innamorati per la prima volta e il lettore ha una foto di un posto in cui ciò è avvenuto nella vita reale, può inserirla nel flook. Così, leggendo il libro, la foto apparirà in quel preciso punto del testo”.

Un libro interattivo e personalizzabile, dunque. E fatto con il contributo di tutti. Da qui l’idea di cercare per il primo flook di Federico Moccia sostenitori in Rete, attraverso il crowdfunding. “È stata soprattutto una scelta di marketing. Volevamo capire se il progetto  poteva piacere e suscitare l’interesse del pubblico” spiega Moccia. “Il Italia il crowdfunding viene identificato con la ricerca e la raccolta di soldi. Ma non è solo questo: è in realtà un pre-acquisto del nuovo prodotto. Su Eppela c’era non solo la possibilità di inserire materiale personale nel libro in costruzione ma anche l’opportunità di lasciare critiche e commenti. Questa campagna aveva un duplice scopo, che andava oltre la raccolta di soldi: valutare il mercato e analizzare la risposta dei lettori”.

La campagna si è chiusa a fine luglio con 10mila euro. Tanti o pochi? “Pochi per la realizzazione complessiva del progetto. Ma significativa: il prodotto può partire perché c’è la risposta del pubblico” continua lo scrittore.

E se provate a fargli notare che gli utenti possono aver risposto al progetto perché il primo flook lanciato su Eppela porta il suo nome, risponde: “Credo che la gente faccia ciò che ha voglia di fare, indipendentemente dal marchio di un prodotto o di un progetto. Anche con i lucchetti è scoppiato un boom, e non perché ci fosse il mio nome su ogni lucchetto”. E puntualizza: “Una cosa è chiara: l’innovazione è entrata anche nel mondo dell’editoria e della lettaratura. Cambia il modo di produrre e di fare libri e cambiano lettori e fruitori, che vogliono essere protagonisti attivi. E noi non possiamo che adeguarci ai tempi”.

Articoli correlati