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Made in Italy

La prima Pmi innovativa? Fa prodotti per l’edilizia

20 Ott 2015

La Pontarolo Engineering di Pordenone ha inaugurato il nuovo registro delle Camere di Commercio. «Abbiamo reagito alla crisi investendo in tecnologia e ricerca, acquisendo macchinari all’avanguardia e finanziando nuovi prodotti» dice il presidente Valerio Pontarolo. Fatturato: 20 milioni. Chiusura 2015: + 25%

Ha un fatturato di 20 milioni di euro e prevede di chiudere il 2015 con una crescita del 25%, è la prima azienda in Italia iscritta al Registro delle PMI Innovative e ha combattuto la crisi puntando sull’innovazione e sulla creazione di nuovi prodotti. “Oggi il mercato dell’edilizia va in questa direzione: i soggetti, sia pubblici che privati, vogliono grande qualità, costi sostenibili e certezze sui costi e sui tempi al momento dell’acquisizione. O ci si adegua a queste linee o si è fuori”. L’ingegnere Valerio Pontarolo, presidente della Pontarolo Engineering non usa mezzi termini. E il fatto che la prima azienda iscritta al registro delle PMI Innovative sia proprio una realtà che opera nel settore dell’edilizia, settore che ha risentito in maniera particolare degli effetti della crisi economica, la dice lunga su come gli investimenti sull’innovazione possano fare la differenza.

► Come si riconosce una PMI Innovativa

Quella di Pontarolo Engineering è tutta una storia legata all’innovazione e alla ricerca. L’azienda produttrice di tecnologie e prodotti edilizi che oggi sorge a San Vito al Tagliamento, alle porte di Pordenone in un’area di oltre 50mila metri quadrati, “è nata nel 1952 in uno scantinato. Era un’aziendina fatta in casa, basti pensare che il geometra di cantiere ci faceva da responsabile commerciale” spiega l’ingegnere Pontarolo. Fin da subito, però, la filosofia dell’azienda è chiara: rinnovare i tradizionali sistemi di costruzione nel rispetto delle normative e seguendo l’evoluzione del settore, e proporre ai costruttori prodotti innovativi realizzati con la più moderna tecnologia ingegneristica. “Negli anni abbiamo continuato su questa linea, investendo in tecnologia e ricerca, acquisendo macchinari all’avanguardia e finanzian

Valerio Pontarolo
do diversi esperimenti e test di laboratorio” spiega Pontarolo. “Ciò ha permesso all’azienda di sviluppare prodotti capaci di rispondere efficacemente ai problemi di sicurezza in cantiere, alla riduzione dei costi, alle migliori performance termiche ma anche all’isolamento acustico e della sicurezza sismica, per rendere ogni ambiente più salubre, sicuro e sostenibile”. Un’altra caratteristica dell’azienda, infatti, è l’attenzione all’impatto ambientale: non a caso, nell’area in cui sorge lo stabilimento, c’è un impianto fotovoltaico di oltre 1600 metri quadrtai per la produzione di energia alternativa per il funzionamento sostenibile dei macchinari stessi.

Del resto, “la strategia imprenditoriale è quella di offrire soluzioni innovative ed al passo con i tempi per rispondere alle esigenze di un mercato in evoluzione dove emerge con chiarezza la necessità di prodotti versatili, intuitivi ed efficienti nel loro impiego e nel contempo economicamente competitivi” spiega l’ingegnere. E proprio questa strategia ha permesso all’azienda di sopravvivere alla crisi. “Tra il 2008 e il 2010, nonostante il calo del fatturato e il forte scoramento avvertito da tutta la struttura, abbiamo investito 3 milioni di euro per la realizzazione di nuovi prodotti. Sono di quegli anni Climablock, un innovativo sistema costruttivo per la realizzazione di edifici antisismici, piccoli e grandi, in cemento armato che integra in un’unica soluzione l’elevato isolamento termico del polistirene e la resistenza meccanica del calcestruzzo. E anche Spyrogrip, in innovativo cappotto termico in EPS. Non eravamo sicuri che fosse questa la cosa giusta da fare. Invece, la realizzazione di nuovi prodotti e l’apertura a nuove idee è stata la nostra arma contro la crisi”.

Oggi l’azienda ha una sessantina di addetti, collabora con organismi esterni come i dipartimenti di Ingegneria di diverse università italiane ed estere, CNR ed associazioni varie quali ad esempio l’AIPE, l’APE ed il gruppo SAAD, ed è presente da anni nel mercato spagnolo, russo, canadese, messicano, australiano e neo zelandese, turco, francese e svizzero. Da poco tempo ha stretto anche importanti partnership in nuovi paesi quali Sud Africa, Qatar, Croazia, Bosnia, Cecoslovacchia ed Estonia. E grazie a questi nuovi sbocchi l’azienda ha visto aumentare, nel 2014, le commesse estere ben oltre il 45%.

Poi, all’inizio di quest’anno, l’arrivo dell’Investment Compact e l’iscrizione al registro delle PMI innovative. “Abbiamo capito subito che avevamo le carte in regola per rientrare nella categoria – dice Valerio Pontarolo -. Sino ad ora si è data molta importanza alle startup, ora con questo decreto anche le aziende con una storia consolidata alle spalle possono, puntando sull’innovazione come fattore di crescita sostenibile, godere di incentivi per poter sviluppare idee e progetti. L’edilizia è il settore che più ha risentito della crisi e le imprese ancora competitive sono quelle che hanno trovato degli elementi di discontinuità e non si sono fossilizzate” continua. “La Pontarolo Engineering negli ultimi anni ha subito una rivoluzione importante: non abbiamo solo voltato pagina, abbiamo aperto un nuovo libro, con la nascita di nuovi prodotti, sviluppando nuovi mercati e introducendo nuove forme di business che ci hanno reso concorrenziali. La ricerca continua per lo sviluppo di tecnologie all’avanguardia e l’introduzione nel mercato di nuovi prodotti è la chiave di volta per noi e per le imprese che vogliono essere innovative.”

 

  • sinet

    Riguardo al titolo ‘ingegnere’ riferito al sig. Pontarolo citato nell’articolo allego la seguente comunicazione inviatami dall’Ordine a cui sono iscritto.

    ———————————-
    ORDINE DEGLI INGEGNERI DELLA PROVINCIA DI PORDENONE
    P.TA ADO FURLAN N.2/8 – 33170 PORDENONE – TEL. 0434.550250 – FAX 0434.551229
    info@ordineingegneri.pn.it / http://www.ordineingegneri.pn.it

    Prot. n. 414/15
    Pordenone, 27 marzo 2015

    Preg.mo Ing.
    ####### ######
    a mezzo PEC
    #############@ingpec.eu

    OGGETTO: Titolo accademico e titolo professionale.

    A seguito delle Sua segnalazione del 16 gennaio 2015, relativa alla segnalazione circa l’utilizzo del titolo di ingegnere da parte del Sig. p.i. Valerio Pontarolo, comunico che questo Ordine ha inviato puntale comunicazione all’interessato, riassumendo le argomentazioni come di seguito.

    Sull’annoso argomento è più volte intervenuto anche il Consiglio Nazionale degli Ingegneri come da allegata documentazione.

    Una corretta distinzione tra titolo accademico e titolo professionale è presupposto indispensabile per orientarsi correttamente evitando lamentele e segnalazioni poco piacevoli.
    La disciplina del titolo accademico è contenuta nel DM 22/10/2004 n.270, che all’art. 3, comma 1 stabilisce chele Università rilasciano i seguenti titoli:
    LAUREA (L – durata normale dei corsi di laurea è di 3 anni) e LAUREA
    MAGISTRALE (LM – durata normale dei corsi di laurea è di 2 anni dopo la laurea). Secondo l’art.13 di detto DM, comma 7 ..”A coloro che hanno conseguito … la laurea, la laurea magistrale o specialistica e il dottorato di ricerca competono, rispettivamente, le qualifiche accademiche di dottore, dottore magistrale e dottore di ricerca …”
    Ne consegue che la corretta dizione con cui definire il laureato triennale in Ingegneria, abilitato ma non iscritto all’albo, è pertanto “dottore in ingegneria …” allo stesso modo un laureato quinquennale non iscritto all’albo sarà definito “dottore magistrale in ingegneria….”
    Ogni altra denominazione è preclusa per i laureati ancorché abilitati ma non iscritti all’albo professionale.
    Infatti il titolo professionale si acquisisce con l’iscrizione alla sezione A o B dell’albo. Ne consegue che potranno fregiarsi del titolo, rispettivamente di “ingegnere civile ambienta, ingegnere industriale, ingegnere dell’informazione” gli iscritti alla Sezione A mentre gli iscritti alla sezione B saranno “ingegnere civile e ambientale iunior, ingegnere industriale iunior, ingegnere dell’informazione iunior”.

    Il Consiglio di questo Ordine, è del parere che il professionista, ancorché in possesso di una laurea in ingegneria nelle classi previste dalla normativa vigente, abilitato alla professione di perito ed iscritto all’albo dei Periti Industriali e dei Periti Industriali laureati, non possa utilizzare il titolo di ing. ma debba necessariamente qualificarsi come Perito Industriale Laureato.

    Distinti saluti.
    Il Presidente
    Ing. Umberto Natalucci
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