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Opportunità

Come si riconosce una Pmi innovativa

01 Set 2015

A cinque mesi dall’introduzione della nuova categoria di imprese, sono 32 le società che possono godere di benefici simili a quelli previsti per le startup innovative. Ma come si fa a capire se un’azienda ha le carte in regola per essere iscritta alla sezione speciale del Registro Imprese? Ecco la lista dei requisiti

Avanti adagio. Le Pmi innovative, la nuova categoria di imprese introdotta il 24 marzo con la conversione in legge del decreto Investment Compact, crescono e arrivano a quota 32 (aggiornamento al 31 agosto 2015).

Tra di esse, società attive in diversi settori: IT, meccanica, energie rinnovabili, edilizia… Se sette provengono dalla Lombardia, ben sei hanno sede in Friuli Venezia Giulia, quattro in Puglia, tre rispettivamente in Emilia-Romagna e Toscana, due in Liguria e nelle Marche  e una in Abruzzo, Lazio, Piemonte, Sardegna, Valle d’Aosta.

Sono dieci le imprese che fatturano più di un milione di euro (sette di queste superano i due milioni) e undici le aziende che impiegano più di venti persone (quattro di queste hanno più di 50 dipendenti).

Le agevolazioni di cui godono le Pmi innovative sono quasi tutte quelle di cui si avvantaggiano le startup innovative. Ecco un elenco con le più significative: iscrizione in una sezione speciale del registro delle imprese con regime speciale di pubblicità, dilatazione nell’applicabilità del regime delle perdite, possibilità di creare diritti di voto asimmetrici, esonero da imposta di bollo e diritti di segreteria per l’iscrizione al registro e da diritti annuali di segreteria, facoltà di remunerare il personale con piani di incentivazione in equity con esonero da imposizione sul reddito, incentivi fiscali agli investimenti, possibilità di accedere all’equity crowdfunding, accesso semplificato a Fondo Garanzia Pmi.

Ma come si fa a capire se la propria azienda ha le carte in regola per essere iscritta nella sezione speciale del Registro Imprese dedicata alle Pmi innovative.

Ecco i requisiti.

L’azienda deve:

►avere sede principale dei propri affari e interessi in Italia

►non essere quotata su un mercato regolamentato

►aver già depositato un bilancio certificato al Registro Imprese

►avere un fatturato annuo non superiore a 50 milioni di euro oppure il totale di bilancio annuo non più alto di 43 milioni di euro

►dare impiego a meno di 250 persone

►non essere iscritta alla sezione speciale del Registro Imprese per startup innovative e incubatori certificati

►possedere almeno due di questi tre requisiti

1. Ricerca e sviluppo maggiore o uguale al 3%

Le spese in ricerca, sviluppo e innovazione dell’azienda sono uguali o superiori al 3 per cento della maggiore entità fra costo e valore totale della produzione della Pmi innovativa. Dal computo per le spese in ricerca, sviluppo e innovazione sono escluse le spese per l’acquisto e per la locazione di beni immobili incluse le spese per acquisto di tecnologie ad alto contenuto innovativo. Tra le spese in ricerca, sviluppo e innovazione si annoverano anche: le spese relative allo sviluppo precompetitivo e competitivo, quali sperimentazione, prototipazione e sviluppo del piano industriale; le spese relative ai servizi di incubazione forniti da incubatori certificati; i costi lordi di personale interno e consulenti esterni impiegati nelle attività di ricerca, sviluppo e innovazione, inclusi soci e amministratori; le spese legali per la registrazione e protezione di proprietà intellettuale, termini e licenze d’uso. Le spese risultano dall’ultimo bilancio approvato e sono descritte in nota integrativa.

2. Laureati magistrali maggiori o uguali a 1/3 della forza lavoro

L’azienda impiega come dipendenti o collaboratori a qualsiasi titolo, in percentuale uguale o superiore a 1/5 della forza lavoro complessiva, di personale in possesso di titolo di dottorato di ricerca o che sta svolgendo un dottorato di ricerca presso un’università italiana o straniera, oppure in possesso di laurea e che abbia svolto, da almeno tre anni, attività di ricerca certificata presso istituti di ricerca pubblici o privati, in Italia o all’estero, ovvero, in percentuale uguale o superiore a 1/3 della forza lavoro complessiva, di personale in possesso di laurea magistrale ai sensi dell’articolo 3 del regolamento di cui al decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca 22 ottobre 2004, n. 270.

3. Brevetti per industria, biotech, semiconduttori, varietà vegetali

L’impresa è titolare o depositaria o licenziataria di almeno una privativa industriale relativa a una invenzione industriale, biotecnologica, a una topografia di prodotto a semiconduttori o a una nuova varietà vegetale ovvero è titolare dei diritti relativi a un programma per elaboratore originario registrato presso il Registro pubblico speciale per i programmi per elaboratore e tali privative sono direttamente afferenti all’oggetto sociale e all’attività d’impresa.

di Maurizio Di Lucchio

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