Il 30 giugno 2026 ha rappresentato il termine entro cui assumere gli impegni giuridicamente vincolanti per il PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza). Si è conclusa pertanto la fase più importante relativa alla emissione di bandi pubblici ed all’identificazione dei progetti da finanziare.
Proseguirà ovviamente l’attività relativa all’esecuzione dei progetti approvati che dovranno essere completati nei tempi previsti dai rispettivi atti d’impegno. In parallelo, a seguito del positivo riscontro delle varie verifiche previste, verranno emessi i relativi pagamenti.
È ormai chiaro il panorama relativo a questa importante misura che ha avuto certamente un ruolo essenziale per realizzare significativi investimenti in settori cruciali.
La concreta attuazione ha visto susseguirsi luci ed ombre, proviamo a fornire un bilancio sintetico di come è andata.
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PNRR: a che punto siamo
L’Italia è stata chiamata a gestire il portafoglio PNRR più imponente d’Europa, con un valore complessivo rimodulato di 194,4 miliardi di euro (tra sovvenzioni a fondo perduto e prestiti). Di questi, circa 170 miliardi risultano formalmente “impegnati” e allocati ai singoli progetti sul territorio tramite i decreti dei ministeri e i codici CUP dei soggetti attuatori. Quasi la totalità delle risorse europee è stata pertanto formalmente allocata.
Attraverso lo sblocco dell’ultima rata l’Italia ha incassato da parte della Commissione Europa circa 166 miliardi di euro (pari all’85% del totale). La cifra comprende il pre-finanziamento iniziale e le successive tranches semestrali sbloccate.
Come risulta dalla piattaforma di monitoraggio ReGiS e analizzato dalla Corte dei Conti, la somma ad oggi erogata è pari a circa 113,5 miliardi di euro (58,4% del totale). Questa cifra è relativa a quanto lo Stato ha effettivamente pagato a imprese, fornitori, Organismi di Ricerca e Comuni a fronte di stati di avanzamento lavori (SAL) validati.
I dati sull’andamento mostrano quindi una forbice netta tra il denaro “prenotato” e quello effettivamente “messo a terra”. Nelle casse del Tesoro ci sono ancora circa 50 miliardi di euro già erogati da Bruxelles che occorre fare in fretta a liquidare ai progetti entro la chiusura definitiva delle rendicontazioni.
La prossima sfida è quella relativa al 31 agosto prossimo, scadenza (salvo proroghe) per il completamento materiale delle opere e delle attività da parte dei soggetti attuatori.
La situazione per singola Missione del PNRR
La distribuzione dei fondi e l’avanzamento reale della spesa variano tra le diverse tipologie di intervento. Gli incentivi automatici (come i crediti d’imposta alle imprese) vengono erogati molto più velocemente rispetto alle grandi opere infrastrutturali (ferrovie e cantieri edili).
Con riferimento a dati ufficiali della piattaforma ReGiS e della Corte dei Conti, forniamo una sintesi della situazione relativa ad ognuna delle sette Missioni previste dal PNRR.
Missione 1: Digitalizzazione, Innovazione, Competitività e Cultura
È la missione più performante grazie alla spinta degli incentivi alle imprese. Con una dotazione complessiva di circa 43 miliardi di euro la spesa effettivamente erogata è pari a 30,5 miliardi di euro (71% del totale).
In generale, l’erogazione di incentivi sta consentendo di ammodernare il tessuto industriale. Anche la digitalizzazione della PA centrale sta registrando interessanti progressi tecnologici.
La Corte dei Conti evidenzia tuttavia che i bandi digitali destinati ai piccoli Comuni e i progetti legati all’attrattività dei borghi (Turismo e Cultura) hanno risentito della frammentazione e della scarsa capacità dei piccoli enti di gestire l’evoluzione tecnologica.
Missione 2: Rivoluzione Verde e Transizione Ecologica
La missione economicamente più significativa del piano, fortemente incentrata su efficientamento e rinnovabili. Con una dotazione complessiva di circa 55,5 miliardi di euro la spesa effettiva è risultata pari a 28,8 miliardi di euro (52% del totale).
Molto buono l’impatto sul settore privato, forte sofferenza sulle grandi infrastrutture pubbliche.
I progetti legati all’efficienza energetica privata sono andati avanti positivamente. Gli interventi pubblici (reti idriche, impianti di riciclo rifiuti ed economia circolare) hanno registrato invece problemi per ritardi di esecuzione. La Corte dei Conti segnala che molti progetti sui territori sono stati ridimensionati o rallentati a causa dei rincari dei materiali e delle difficoltà di pianificazione di lungo termine da parte degli enti locali.
Missione 3: Infrastrutture per una Mobilità Sostenibile
Interamente focalizzata sulla rete ferroviaria (Alta Velocità al Nord e al Sud, nodi regionali). Dei circa 25 miliardi di euro assegnati, la spesa effettiva è risultata pari a circa 13,5 miliardi (54% del totale).
I progetti (Alta Velocità ferroviaria, nodi regionali) ridefiniscono strutturalmente la logistica del Paese. La lentezza nell’attuazione dei progetti dipende soprattutto da gare d’appalto complesse e colli di bottiglia amministrativi. Molti lotti originari sono stati stralciati o rimodulati nelle revisioni del piano a causa dell’impossibilità di terminarli entro i termini comunitari rigidi del 2026.
Missione 4: Istruzione e Ricerca
Divisa tra edilizia scolastica (es. asili nido) e fondi per i progetti di ricerca universitari/aziendali, ha visto assegnati circa 30 miliardi con una spesa effettiva di circa 17,4 miliardi (58% del totale).
Il giudizio su questa misura è nettamente sdoppiato. La qualità e la nascita dei macro-centri di ricerca nazionali e degli “Ecosistemi dell’innovazione” (gestiti dalle Università) sono considerate un successo strutturale nel creare sinergia tra atenei e imprese. Il piano asili nido e la messa in sicurezza delle scuole (in mano ai Comuni) hanno invece enormemente sofferto. La Corte dei Conti ha segnalato a più riprese il disallineamento tra l’avanzamento procedurale (bandi messi in atto) e l’effettiva esecuzione materiale, inficiando l’impatto sociale atteso nelle aree svantaggiate.
Missione 5: Inclusione e Coesione
Finanzia piani di rigenerazione urbana, politiche attive del lavoro e infrastrutture sociali. Rispetto all’importo assegnato di circa 19,6 miliardi di euro, sono stati effettivamente spesi circa 11,5 miliardi (59% del totale)
Sono stati finanziati moltissimi micro-interventi territoriali per il sociale e la riqualificazione delle periferie. Ufficio Parlamentare di Bilancio e Corte dei Conti evidenziano tuttavia che i risultati prodotti in questo caso risentono della logica dei “progetti a pioggia”. Spesso i fondi sono andati a coprire interventi minori già programmati dai Comuni, anziché finanziare vere opere sistemiche di contrasto alla marginalità sociale.
Missione 6: Salute
Dedicata alla sanità territoriale (Case della Comunità, Centrali Operative Territoriali) e alla digitalizzazione degli ospedali. In questo caso la percentuale effettivamente erogata è stata del 48% con circa 7,5 miliardi di euro spesi su un totale assegnato di 15,6 miliardi di euro,
È la missione che desta le maggiori preoccupazioni qualitative “di sistema”. Sebbene l’acquisto di macchinari avanzati sia andato a buon fine, la Corte dei Conti e i monitoraggi indipendenti mettono in guardia sulla qualità reale dei servizi erogati. L’infrastruttura fisica viene completata, ma permane la grave carenza strutturale di personale sanitario (medici e infermieri) per farla funzionare, un costo corrente che il PNRR non può coprire.
Missione 7: REPowerEU (Nuova Missione)
Aggiunta a fine 2023 con l’obiettivo di rafforzare l’autonomia energetica ed efficientare le filiere industriali. Su una quota assegnata di circa 5,7 miliardi di euro sono stati spesi 3,8 miliardi (66% del totale).
Evidenze positive e criticità
In generale, si può affermare che esiste un certo divario tra incassato e speso. Lo Stato italiano, attraverso le rate semestrali elargite dalla Commissione Europea, ha incassato ormai quasi tutto (166 miliardi) ma fa fatica a riconoscere i relativi compensi a chi realizza le opere.
Con riferimento alle singole missioni si possono segnalare le eccellenze della Missione 1 (Digitalizzazione e Imprese) che svetta con oltre il 70% di spesa reale. Questo risultato positivo dipende soprattutto dal fatto che i crediti d’imposta e i voucher digitali si convertono in spesa di cassa quasi istantaneamente.
Problematiche si evidenziano invece per la Missione 6 (Salute) e la Missione 2 (Grandi opere verdi) che sono quelle che faticano di più (con una percentuale di attuazione del 48% e del 52%). Le ragioni di questi ritardi sono legate a iter burocratici complessi, con pagamenti a rilento.
In sintesi, possiamo affermare che il PNRR ha certamente rappresentato un’occasione unica in termini di opportunità di innovazione. Sarà ora importante valutare nel tempo il valore aggiunto prodotto sia in termini di incremento della competitività delle imprese che di ottimizzazione delle spese e di miglioramento della qualità dei servizi nella Pubblica Amministrazione. Occorre infatti ricordare che circa 122,6 miliardi di euro sono prestiti da restituire. La restituzione è organizzata fortunatamente su un lungo periodo dal 2028 al 2058, ma solo quest’anno gli interessi da pagare equivalgono a 2,8 miliardi di euro.
























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