Nel gennaio del 2026, il panorama tecnologico globale osserva i risultati di una delle metamorfosi più profonde degli ultimi decenni. All’interno di un colloquio con Eric Kutcher, Senior Partner di McKinsey, Arvind Krishna, Presidente e CEO di IBM, ha delineato il percorso che ha permesso all’azienda di triplicare il proprio valore di mercato in soli cinque anni. Quella che era stata descritta come un’organizzazione stagnante, gravata da una crescita negativa, è oggi un esempio di come la trasformazione digitale aziendale possa essere utilizzata non solo per sopravvivere alla volatilità economica, ma per trarne un vantaggio competitivo diretto. Krishna sottolinea come l’incertezza globale, alimentata dall’inflazione e dal rialzo dei tassi di interesse, abbia paradossalmente aumentato l’appetito delle imprese per soluzioni tecnologiche capaci di generare produttività reale.
Indice degli argomenti
Dalla stagnazione alla crescita: la trasformazione digitale aziendale come scelta radicale
Il punto di partenza del rilancio di IBM è stato il riconoscimento di una crisi d’identità tecnologica e finanziaria. Prima del 2020, la società registrava un tasso di crescita annuale composto (CAGR) del -2%. Per invertire questa rotta, la leadership ha dovuto adottare misure drastiche, spesso rifuggite dalla maggior parte dei CEO per timore di scontentare dipendenti o clienti. Krishna ha guidato l’azienda attraverso una ristrutturazione che ha comportato la cessione di un terzo dei ricavi e della forza lavoro, eliminando i rami d’azienda a basso margine e non allineati con la nuova visione strategica.
La nuova IBM si è concentrata massicciamente sul software, un settore dove il valore per i clienti e gli investitori è oggi più tangibile. Se cinque anni fa il comparto software rappresentava solo il 22% dell’azienda, oggi costituisce il 45% del business complessivo, con una crescita autonoma del 10%. Arvind Krishna definisce questa filosofia come una necessità di auto-disruzione: “Bisogna essere disposti a ‘fare’: invece di farsi distruggere da qualcun altro, bisogna distruggere se stessi finché si ha ancora il flusso di cassa e clienti che apprezzano le proprie capacità”.
In questo scenario, la crescita organica e quella inorganica (M&A) si fondono in un volano virtuoso. Negli ultimi sei anni, ogni acquisizione effettuata da IBM ha visto accelerare il proprio tasso di crescita una volta integrata nell’ecosistema aziendale, sfatando il mito che le grandi corporation tendano a rallentare le realtà più piccole e agili acquisite.
L’Intelligenza Artificiale come infrastruttura industriale
Il dibattito sulla trasformazione digitale aziendale non può prescindere dall’evoluzione dell’intelligenza artificiale. Krishna distingue nettamente tra l’era di Watson — definita “fragile e in qualche modo su misura” — e l’attuale generazione basata sui Large Language Models (LLM). Il limite tecnologico precedente risiedeva nella necessità di enormi quantità di dati etichettati manualmente e nella rigidità dei modelli: se il compito o i dati cambiavano, era necessario ricominciare da zero.
Oggi, l’AI ha raggiunto una base industriale. Krishna sostiene che le aziende capaci di abbracciare pienamente questa tecnologia potranno aggiungere circa dieci punti percentuali ai propri profitti netti, liberando capitali da reinvestire in ricerca, sviluppo e vendite. Non si tratta di una semplice riduzione dei costi, ma di una riprogettazione del modo in cui il lavoro viene eseguito.
Efficienza interna e automazione del back-office
Per dimostrare la validità di questa tesi, IBM ha applicato l’AI ai propri processi interni, puntando a una riduzione dei costi su una base di 15 miliardi di dollari legata a servizi di terze parti, acquisti e spese generali e amministrative. I risultati citati da Krishna delineano un impatto profondo:
- Il 94% delle transazioni interne di base delle Risorse Umane è oggi gestito da bot dotati di intelligenza artificiale.
- Circa 8.000 degli sviluppatori software dell’azienda utilizzano l’AI per scrivere codice, ottenendo un incremento della produttività del 45%.
- L’obiettivo dichiarato è l’automazione del 50% di quasi ogni funzione di back-office.
Contrariamente alle paure comuni legate alla sostituzione della forza lavoro, Krishna afferma che l’aumento della produttività permette di investire in nuovi prodotti per nicchie di mercato precedentemente ritenute troppo costose da servire, espandendo di fatto il raggio d’azione dell’azienda invece di contrarlo.
Il Quantum Computing e la sfida del Deep Computer
Se il 2022 è stato il momento in cui l’AI è diventata mainstream, Krishna posiziona lo stato attuale del Quantum Computing allo stesso livello in cui si trovava l’intelligenza artificiale nel 2015 o 2016. Per il prossimo decennio, il quantum sarà considerato una tecnologia additiva all’AI, capace di risolvere problemi di calcolo profondo che i modelli tradizionali faticano a gestire.
Mentre l’AI è eccellente nel trovare modelli all’interno di grandi quantità di dati esistenti (guardando quindi al passato), il quantum si concentra sul “deep compute” e sulla proiezione futura. IBM sta già collaborando con clienti per applicare algoritmi quantistici in ambiti critici come:
- L’ottimizzazione dei portafogli finanziari.
- La determinazione del prezzo delle obbligazioni attraverso l’identificazione di schemi nascosti nei dati.
L’intersezione in cui il quantum inizierà a sostituire parte del lavoro dell’AI è stimata a circa 15 anni di distanza, ma la creazione di soluzioni basate su questa tecnologia sta già sbloccando nuovi mercati.
Oltre la strategia: la cultura dell’agilità e della gestione del rischio
Un aspetto cruciale della trasformazione digitale aziendale di IBM riguarda il fattore umano e culturale. Krishna ammette che, all’inizio del suo mandato, le sue priorità erano in ordine: strategia, talento e infine cultura. Dopo cinque anni, la sua visione è radicalmente cambiata, arrivando a dedicare il 50% del proprio tempo esclusivamente al talento e alla cultura.
La lentezza delle grandi organizzazioni — IBM conta circa 250.000 dipendenti operanti in 190 paesi — è spesso causata non solo dalla scala dimensionale, ma soprattutto dall’avversione al rischio. Krishna evidenzia come, in una cultura burocratizzata, le persone preferiscano cercare conferme invece di agire, finendo per scontrarsi con continui rifiuti. “Bisogna iniziare ad arrivare a una cultura in cui si dice: ‘Va bene avere ragione per lo più, ma non sempre’”, ha dichiarato il CEO, sottolineando la necessità di accettare che un terzo dei progetti possa fallire per poter procedere più velocemente.
Un esempio pratico di questo cambio di passo è stato lo sviluppo di uno strumento basato su AI generativa per modernizzare i sistemi mainframe: il team di sviluppo aveva inizialmente stimato 21 mesi per il completamento. Attraverso una revisione delle risorse e un supporto diretto della leadership focalizzato sulle necessità specifiche dei programmatori, il progetto è stato consegnato in soli sei mesi. Krishna conclude osservando che la trasformazione digitale aziendale non può essere imposta come un ordine, ma richiede un approccio di supporto attivo: “È un enorme sblocco dire: ‘Di cosa hai bisogno?’ invece di limitarsi a dire ‘Fallo’”.
La percezione di essere solo a “metà strada” nel percorso di innovazione è ciò che, secondo Krishna, mantiene viva l’energia necessaria per guidare l’organizzazione verso il futuro, con la consapevolezza che la velocità del progresso è l’unico vero indicatore di successo per un leader moderno.
FAQ: innovazione
Quali sono i diversi tipi di innovazione che un’azienda può implementare?
Un’azienda può implementare diversi tipi di innovazione, ciascuno con caratteristiche e impatti specifici:
1. Innovazione di prodotto: miglioramento o radicale cambiamento dei beni offerti.
2. Innovazione di processo: intervento migliorativo o di radicale mutamento riguardante il sistema, i macchinari o l’organizzazione della produzione.
3. Innovazione organizzativa: rinnova le pratiche di gestione e la cultura aziendale per favorire creatività, collaborazione e agilità.
4. Innovazione tecnologica: integrazione di nuove tecnologie come l’intelligenza artificiale, l’automazione o la realtà aumentata.
5. Innovazione sociale: creazione di iniziative che rispondono a esigenze sociali o ambientali contribuendo al successo aziendale.
6. Innovazione di marketing: include le aree vendita, advertising e comunicazione.
Secondo il modello dei “4P dell’innovazione” proposto da John Bessant e Joe Tidd, esistono quattro principali tipologie: innovazione di prodotto, di processo, di posizione e di paradigma. Clayton Christensen distingue invece tra innovazione incrementale, radicale e dirompente.
Qual è la differenza tra innovazione incrementale e innovazione disruptive?
L’innovazione incrementale si distingue dall’innovazione radicale (disruption) in quanto punta a incrementare l’innovatività di qualcosa che già esiste, apportando miglioramenti graduali e continui a prodotti o processi esistenti. Si tratta di perfezionamenti che non alterano la natura fondamentale dell’offerta.
L’innovazione disruptive (o dirompente), concetto coniato da Clayton Christensen, si riferisce invece a innovazioni che creano un nuovo mercato e rete di valore, eventualmente spiazzando imprese, prodotti e alleanze affermate. Un prodotto veramente innovativo dovrebbe essere “disruptive”, ovvero capace di creare un nuovo mercato, come è stato l’iPhone di Apple che ha ridefinito il concetto di telefono cellulare.
Secondo uno studio di McKinsey, mentre le innovazioni incrementali rappresentano la maggior parte delle attività innovative delle aziende (circa il 70%), sono le innovazioni radicali e dirompenti a generare la maggior parte del valore a lungo termine (fino all’80% del valore totale creato dall’innovazione).
Cos’è l’open innovation e come può essere implementata nelle aziende?
L’open innovation è un approccio strategico e culturale in base al quale le aziende, per creare più valore e competere meglio sul mercato, scelgono di ricorrere non più e non soltanto a idee e risorse interne, ma anche a idee, soluzioni, strumenti e competenze tecnologiche che arrivano dall’esterno, in particolare da startup, università, istituti di ricerca, fornitori, inventori, programmatori e consulenti.
Secondo Henry Chesbrough, che ha coniato il termine nel 2003, l’Open Innovation è “un modello di innovazione distribuita che coinvolge afflussi e deflussi di conoscenza gestiti in modo mirato tra i confini dell’organizzazione fino a generare anche ‘spillover'”.
Le modalità concrete di implementazione includono:
1. Call for ideas: concorsi per raccogliere idee innovative da startup, PMI o singoli individui
2. Hackathon: gare di programmazione per sviluppare soluzioni digitali innovative
3. Incubatori o acceleratori di startup gestiti dall’azienda
4. Accordi con partner esterni: collaborazioni con altre aziende, startup, università o centri di ricerca
5. Acquisizioni di startup o PMI innovative
Secondo le ricerche dell’Osservatorio Startup Thinking, nel 2024 l’88% delle grandi aziende italiane implementa l’open innovation, che è diventata centrale come strumento per l’innovazione e la trasformazione aziendale.
Quali vantaggi competitivi offre l’innovazione di prodotto alle aziende?
L’innovazione di prodotto offre numerosi vantaggi competitivi alle aziende:
1. Crescita accelerata: secondo uno studio di McKinsey, le aziende che eccellono nell’innovazione di prodotto crescono fino a cinque volte più velocemente rispetto ai loro concorrenti.
2. Differenziazione dalla concorrenza: in un mercato sempre più saturo e competitivo, le aziende che innovano costantemente i propri prodotti mantengono un vantaggio competitivo significativo.
3. Creazione di nuovi mercati: prodotti veramente innovativi possono creare nuovi bisogni o soddisfare esigenze latenti dei consumatori.
4. Miglioramento della customer experience: l’innovazione influenza positivamente il modo in cui i consumatori interagiscono con prodotti e servizi, migliorando funzionalità, prestazioni e semplificando i processi.
5. Personalizzazione: grazie a dati e intelligenza artificiale, le aziende possono offrire prodotti e servizi più personalizzati.
Secondo una ricerca di Nielsen, i prodotti veramente innovativi hanno una probabilità tre volte superiore di generare vendite significative rispetto ai prodotti incrementali.
Cosa si intende per innovazione sociale e quali sono alcuni esempi concreti?
L’innovazione sociale si riferisce a “nuove idee (prodotti, servizi e modelli) che soddisfano bisogni sociali (in modo più efficace delle alternative esistenti) e che allo stesso tempo creano nuove relazioni e nuove collaborazioni”, secondo la definizione dell’Open Book of Social Innovation della Young Foundation e Nesta.
In pratica, l’innovazione sociale risponde in modo nuovo a bisogni della società emergenti o già presenti, costruendo nuove relazioni tra pubblico, privato e terzo settore. È importante notare che non è necessariamente legata al concetto di profitto, ma piuttosto si configura come un ibrido, una combinazione tra profit e no profit dove contano sia la sostenibilità economica del progetto sia i suoi destinatari.
Esempi concreti di innovazione sociale includono:
1. Il microcredito ideato da Muhammad Yunus, che ha vinto il Premio Nobel per la Pace nel 2006.
2. Kibi, una piattaforma di apprendimento adattivo per DSA (disturbi specifici dell’apprendimento), basata su AI e gamification.
3. Neurabook, un’applicazione di intelligenza artificiale per supportare la comunicazione aumentativa di bambini autistici.
4. Empatica, che ha lanciato un dispositivo che supporta chi soffre di epilessia inviando immediatamente richieste di soccorso in caso di crisi convulsiva.
5. PC4U.tech, un’iniziativa nata da quattro ragazzi milanesi che durante la pandemia hanno donato pc e tablet ricondizionati a studenti che non ne disponevano.
Secondo il report 2024 del Social Innovation Monitor del Politecnico di Torino, le startup italiane che combinano impatto sociale e ambientale con un modello imprenditoriale sostenibile hanno raggiunto quota 640, in aumento del 9% rispetto all’anno precedente.
Quali sono le principali sfide nell’implementare l’innovazione continua nelle aziende?
Implementare un’innovazione continua nelle aziende presenta diverse sfide significative:
1. Superare l’innovazione episodica: Come osserva Rita McGrath, professoressa alla Columbia Business School, “in troppe organizzazioni l’innovazione è qualcosa di episodico”, con iniziative che appaiono e scompaiono in base ai cambiamenti di leadership o di contesto interno, senza creare competenze durature.
2. Creare strutture formali: L’innovazione dovrebbe essere trattata “con la stessa sistematicità dei processi di qualità o di progettazione”, con responsabilità chiare, budget, ritualità e procedure codificate.
3. Sviluppare una leadership orientata all’apprendimento: È necessario passare “dal bisogno di dimostrare di avere ragione a un approccio guidato dalla scoperta”, con leader disposti ad accogliere nuove evidenze e modificare i piani sulla base di ciò che viene appreso.
4. Superare barriere culturali: Molte aziende premiano ancora la prevedibilità e la stabilità dei risultati, mentre l’innovazione richiede una cultura che valorizzi l’apprendimento e accetti il rischio.
5. Ottenere credibilità presso i vertici aziendali: Secondo le ricerche degli Osservatori Startup Thinking e Digital Transformation Academy, l’Open Innovation e i nuovi modelli di innovazione devono ancora guadagnare completa credibilità presso i vertici aziendali italiani.
Per superare queste sfide, aziende come Brambles hanno istituito strutture formali con un direttore dell’innovazione, processi di governance con finanziamenti e procedure di screening e incubazione delle idee, mentre John Deere ha integrato l’innovazione nelle responsabilità di tutti gli executive.
Come l’intelligenza artificiale sta trasformando l’innovazione aziendale?
L’intelligenza artificiale sta trasformando profondamente l’innovazione aziendale in molteplici aspetti:
1. Adozione crescente: Secondo un rapporto di McKinsey del 2024, l’adozione dell’IA è aumentata significativamente, con il 50% delle aziende che ha implementato l’IA in due o più funzioni aziendali, rispetto a meno di un terzo nel 2023.
2. Mercato in espansione: Il mercato globale dell’IA è stato valutato a 196,63 miliardi di dollari nel 2024 e si prevede che crescerà a un tasso annuo composto (CAGR) del 28,46% tra il 2024 e il 2030.
3. Integrazione nei prodotti: Le aziende stanno incorporando l’IA in una vasta gamma di prodotti, dai dispositivi smart home ai veicoli autonomi, creando prodotti più intelligenti, adattivi e personalizzati.
4. Applicazioni sociali: L’IA viene utilizzata anche per l’innovazione sociale, come nel caso di Neurabook, un’applicazione di intelligenza artificiale per supportare la comunicazione aumentativa di bambini autistici.
5. Enhanced humans: Il Technology Foresight 2025 di NTT Data ha individuato come trend emergente gli “Enhanced humans”, che prevede una maggiore collaborazione tra persone e macchine per amplificare le capacità umane.
Nonostante l’entusiasmo, solo il 26% delle aziende ha sviluppato le capacità necessarie per superare le prove di concetto e generare valore tangibile dall’IA. Le imprese devono investire non solo nella tecnologia, ma anche nelle competenze e nella governance per sfruttarne appieno il potenziale.
Quali sono alcuni esempi di aziende che hanno implementato con successo strategie di innovazione?
Numerose aziende hanno implementato con successo strategie di innovazione, trasformando i loro settori e creando valore significativo:
1. Tesla ha rivoluzionato l’industria automobilistica con i suoi veicoli elettrici, ripensando completamente l’esperienza di guida e integrando tecnologie avanzate come l’autopilot e gli aggiornamenti software over-the-air.
2. Airbnb ha innovato il settore dell’ospitalità creando una piattaforma peer-to-peer per l’affitto di alloggi, trasformando il modo in cui le persone viaggiano e alloggiano.
3. Apple continua a essere un esempio di innovazione di prodotto di successo, con l’introduzione dell’Apple Watch nel 2015 che ha creato un nuovo mercato per gli smartwatch.
4. Enel ha ampiamente utilizzato il paradigma dell’open innovation per ripensare il proprio business, creando una divisione dedicata all’innovazione e alla sostenibilità e avviando centinaia di partnership con startup.
5. Prysmian è un esempio di innovazione aziendale grazie alla sua capacità di integrare nuove tecnologie e collaborare con startup, investendo oltre 100 milioni di euro annui in ricerca e sviluppo.
6. Ferrero ha realizzato l’innovazione di prodotto con la sua Nutella vegana nel 2024, sostituendo il latte con farina di ceci e sciroppo di riso.
7. TIM ha annunciato nel 2024 un investimento di circa 130 milioni di euro per far crescere TIM Enterprise nel Cloud e costruire un nuovo Data Center di ultima generazione.
Come si può misurare il successo dell’innovazione in un’azienda?
Misurare il successo dell’innovazione in un’azienda richiede un approccio multidimensionale che consideri diversi indicatori:
1. Crescita e performance finanziaria: Secondo uno studio di McKinsey, le aziende che eccellono nell’innovazione di prodotto crescono fino a cinque volte più velocemente rispetto ai concorrenti. Questo si traduce in indicatori come aumento del fatturato, quota di mercato e redditività attribuibili a nuovi prodotti o servizi.
2. Adozione da parte dei clienti: Una ricerca di Nielsen mostra che i prodotti veramente innovativi hanno una probabilità tre volte superiore di generare vendite significative rispetto ai prodotti incrementali. La velocità e l’ampiezza dell’adozione sono indicatori chiave del successo dell’innovazione.
3. Apprendimento organizzativo: Come sottolinea Rita McGrath, il cuore dell’innovazione aziendale continua è la capacità di apprendere in modo sistematico. Questo può essere misurato attraverso la velocità con cui l’organizzazione adatta le proprie strategie in base a nuove evidenze.
4. Efficacia delle collaborazioni esterne: Per le aziende che adottano l’open innovation, il numero e la qualità delle collaborazioni con startup, università e altri partner esterni possono essere indicatori significativi.
5. Governance dell’innovazione: La presenza di processi strutturati, con responsabilità chiare, budget dedicati e procedure codificate per la raccolta, selezione e incubazione delle idee innovative.






















