Innovazione sociale: che cos’è, come metterla in pratica, gli esempi | Economyup
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DIGITAL TRANSFORMATION

Innovazione sociale: che cos’è, come metterla in pratica, gli esempi



L’innovazione sociale fa riferimento a nuove idee (prodotti, servizi, modelli) che soddisfano bisogni sociali e creano relazioni. Qui un approfondimento su metodologie, player del settore e case study

di Cristina Mazzani

11 Nov 2019


Innovazione sociale

L’innovazione sociale punta a rispondere in modo innovativo ai bisogni della società costruendo nuove relazioni tra pubblico, privato e terzo settore. Come modello economico, nella maggior parte dei casi è un ibrido, ovvero una combinazione tra profit e no profit dove contano sia la sostenibilità economica del progetto sia i suoi destinatari. Esistono vari esempi di innovazione sociale, dai progetti di microcredito ideati e promossi dall’economista Premio Nobel per la Pace Muhamad Yunus fino alle tecnologie in grado di aiutare chi è svantaggiato. Qui approfondiamo la definizione di innovazione sociale, le sue caratteristiche e alcuni case study.

La definizione di innovazione sociale e le sue caratteristiche

Secondo l’Open Book of Social Innovation della Young Foundation e Nesta – National Endowment for science technology and the artist (think tank senza scopo di lucro e non governativo con sede a Londra, focalizzato sull’innovazione sociale per affrontare la disuguaglianza strutturale) la definizione di innovazione sociale fa riferimento a “nuove idee (prodotti, servizi e modelli) che soddisfano bisogni sociali (in modo più efficace delle alternative esistenti) e che allo stesso tempo creano nuove relazioni e nuove collaborazioni”. In pratica, l’innovazione sociale si esprime rispondendo in modo nuovo a bisogni della società emergenti o già presenti e costruendo nuove relazioni tra pubblico, privato e terzo settore.

Più nello specifico, nella definizione si intuisce che l’innovazione sociale è correlata all’analisi del contesto e degli attori di riferimento, oltre che a un buon utilizzo dei beni disponibili (promuovendo più efficienza nell’uso delle risorse e, ove possibile, riduzione del loro utilizzo); genera cambiamento soprattutto nel lungo termine; spesso utilizza tecnologie (anche se non si tratta di componenti necessari e sufficienti) come leve su cui fare forza per promuovere e/o divulgare novità.

Il libro bianco sull’innovazione sociale: metodologie e protagonisti

Il libro bianco sull’innovazione sociale (Open Book of Social Innovation, autori: Geoff Mulgan, Julie Caulier-Grice, Robin Murray) è stato redatto per presentare una serie di metodi, strumenti e pratiche utili alla promozione e al supporto dell’innovazione sociale stessa.

Si tratta di un volume molto pragmatico che inizia definendo quali sono i 6 momenti che caratterizzano l’innovazione sociale (suggerimenti, ispirazioni e diagnosi; proposte e idee; prototipi ed esperimenti; conferme; organizzazione e diffusione e cambiamento del sistema di riferimento) esaminando nello specifico quali metodologie usare per gestire ciascuna di queste fasi.

Sul primo fronte viene evidenziato che le scintille di innovazione possono scaturire da tantissimi aspetti, per fare solo qualche esempio: dal verificarsi di una crisi, dalla necessità di diminuire, per esempio, la spesa in servizi pubblici o di migliorarli; ma anche dall’analisi dei dati raccolti presso gli utenti di una soluzione già adottata, dell’evoluzione tecnologica e così via. Una volta identificato il campo d’azione parte il processo diagnostico, ossia l’acquisizione dei dati necessari ad analizzare i collegamenti tra i fattori che possono spiegare il perché di situazioni che devono essere migliorate.

Si passa a questo punto alla scelta del metodo per ricercare le soluzioni migliori a un certo problema. Il libro bianco sull’innovazione sociale ne illustra svariati: dallo user-led design (partendo dalla consapevolezza che gli utenti sono i migliori soggetti che identificano i loro bisogni) al co-design basato sul Web per coinvolgere più soggetti; dal creative thinking al coinvolgimento dei cittadini attraverso i media. Non manca il riferimento all’Open innovation e cioè alla preziosa opportunità di mettere insieme le idee di persone e organizzazioni attivandosi con Calls for ideas e concorsi per far emergere soluzioni impensate.

Quando si giunge all’idea soddisfacente è necessario testarla, anche in questo caso si può procedere in più modi: con la messa a punto di prototipi, open testing eccetera.

Non è semplice né scontato che una idea superi le precedenti 3 fasi, ma una volta accada è necessario portarla avanti costruendo modelli di business e di governo (che contemplino per esempio un’organizzazione gerarchica o gruppi di lavoro autonomi) che siano sostenibili, quindi raccogliere le risorse di cui si ha bisogno e, a tal proposito, è importante ottenere capitali da realtà che condividano la mission dell’impresa, per non scendere a compromessi sui risultati da raggiungere. In generale, si può procedere con crowd funding, prestito di equità o anche strumenti finanziari quali i Social impact bonds (soluzioni adoperate nel Regno Unito).

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Le innovazioni sociali vanno poi fatte crescere e diffuse: spesso succede per emulazione, ma per lo più la loro adozione è determinata da processi di interazione e modificazioni perché una stessa innovazione prenderà forme diverse a seconda di dove è stata innestata. Nel libro ci sono tantissimi esempi di casi in cui l’offerta di una novità ha ispirato le organizzazioni al cambiamento, ma si sottolinea anche l’importanza della diffusione della domanda. Una domanda che può essere sollecitata dalla divulgazione di informazioni per i consumatori (si pensi per esempio alle campagne per il risparmio energetico) così come dal lavoro di gruppi di utenti e movimenti e così via. I governi inoltre rappresentano, o dovrebbero rappresentare, committenti di innovazione sociale.

La fase ultima che caratterizza l’innovazione sociale è il cambiamento dei sistemi di riferimento e questo vale soprattutto per quelle grandi innovazioni che hanno radicalmente trasformato alcuni aspetti del vivere comune. Piattaforme e infrastrutture aiutano a raggiungere questo risultato (si pensi alle reti, alla costruzione di grandi database per condividere informazioni eccetera), ma concorrono anche la formazione e il coinvolgimento del grande pubblico e la spinta normativa.

I protagonisti che ruotano attorno a queste fasi e vi fanno da sfondo sono le persone, le organizzazioni e gli spazi che consentono di portare avanti l’innovazione in questo ambito.

A tutto questo è dedicata l’ampia parte centrale del libro bianco sull’innovazione sociale che, sul primo fronte, spiega l’utilità degli intermediari e di una serie di figure che consentono (inclusi i connettori sociali) di trasferire le novità alla collettività. Si tratta di individui, o reti di individui o organizzazioni che presentano le idee emergenti oltre che agli utenti ai buyers. Si fa riferimento poi ai Cacciatori di innovazioni (si occupano di scoprire le innovazioni che possono essere adottate o replicate nella propria realtà); ai paladini dell’innovazione, per lo più consulenti; agli imprenditori sociali che lavorano in grandi realtà per sviluppare soluzioni pratiche in risposta a sfide sociali e, ancora, agli imprenditori sociali in residence, cioè chiamati appositamente per sviluppare potenzialità.

Nel volume, tra gli altri attori, si parla anche di squadre per l’innovazione, ovvero quelle realtà che incoraggiano la collaborazione tra diverse organizzazioni e che sono particolarmente utili soprattutto se sono multidisciplinari.

A fare la loro parte per supportare l’innovazione e fungere da elemento di raccordo tra le varie figure in gioco, devono essere i Centri per l’innovazione, ossia spazi di aggregazione dove poter mettere a fattore comune le competenze, e le istituzioni. Esempi di centri che mettono a fattor comune le competenze sono il CAN Mezzanine nel Regno Unito, il Social Fusion negli Stati Uniti e Hub che è presente in 12 città di 4 continenti oppure il Centre for Social Innovation (CSI) un’impresa sociale con lo scopo di catalizzare l’innovazione sociale nella sua base di Toronto e nel mondo, ma anche realtà più piccole. Esempi di istituzioni che fanno innovazione sociale sono: il Department for Business, Innovation and Skills (BIS) nel Regno Unito, oppure l’Office of Social Innovation (OSI) alla Casa Bianca, così come il NESTA stesso o il Sitra in Finlandia.

Innovazione sociale: profit o non profit?

È importante sottolineare che l’innovazione sociale di per sé non è legata al concetto di profitto, ossia è possibile che nasca nel contesto di una impresa commerciale, ma anche in una cooperativa o in un’associazione senza fini di lucro.

D’altra parte, la sostenibilità economica diventa importante man mano che i nuovi progetti/soluzioni vengono adottati e comunque devono essere sviluppati e arricchiti.

Gli studiosi e gli osservatori di mercato si esprimono in maniera discordante sul fatto che l’impresa faccia innovazione sociale: da un lato è evidente che i servizi di interesse generale possano essere gestiti e innovati anche da imprese private, d’altra parte si ricorda che le organizzazioni commerciali per loro stessa natura hanno la finalità di assicurare il massimo profitto. E questo non sempre coincide con il sostegno di un’innovazione sociale. La sintesi delle diverse posizioni continua a essere oggetto di dibattito e approfondimento.

Nel libro bianco dell’innovazione sociale si sottolinea, in ogni caso,  che l’economia sociale si muove attraverso tutte le 4 sub economie: quella di mercato, dello stato, delle sovvenzioni e delle famiglie. Ciascuna di esse ha ritmi e logiche diverse, strutture di controllo e regole di allocazione ma il tutto deve essere ricondotto, se si vuole parlare di innovazione sociale, a obiettivi sociali, per l’appunto, e a principi di etica e reciprocità. L’economia sociale viene allora illustrata come un ibrido, che va oltre i confini delle 4 sub economie; basti pensare alle imprese sociali che attraggono il supporto del volontariato, alle imprese private che accedono alle sovvenzioni e via di questo passo.

Esistono, d’altro canto, realtà che fanno del proprio business una combinazione tra profit e no profit, è il caso di MBS Consulting, la società di consulenza del Gruppo Cerved che nel contesto della propria strategia dichiara che “ogni iniziativa di advisory per creare valore aggiunto sostenibile nel tempo debba ricercare il corretto equilibrio tra tutti gli interessi in gioco”.

Social innovation, esempi di progetti innovativi

Gli esempi di innovazione sociale sono tantissimi e toccano vari ambiti, è impensabile riuscire a toccarli tutti. Tra i più conosciuti vi è quella del microcredito (piccoli prestiti erogati anche a persone che si trovano in difficoltà economica) grazie alla quale il suo ideatore Muhamad Yunus, nel 2006 ha vinto il premio Nobel per la pace.

Esistono realtà nate per aiutare persone vicine, addirittura il proprio figlio come nel caso del tablet (o meglio un insieme di app) per fare studiare bambini dislessici progettato e realizzato da un papà che ha sperimentato le difficoltà di studio nella sua stessa famiglia (Editouch ).

Del resto, vi sono tantissime applicazioni tecnologiche che rispondono a esigenze particolari di persone con problemi e disabilità: si pensi al progetto Lorf che raccoglie la sfida dell’utilizzo dell’Intelligenza artificiale per aiutare le persone affette da autismo; così come a Ivo , il robot che permette a bambini e ragazzi in ospedale di seguire le lezioni in classe, interagire con gli insegnanti eccetera.

La diffusione dei wearable device e la costante evoluzione delle loro potenzialità grazie ai tanti dati che sono in grado di raccogliere, per esempio sui segnali fisiologici, aprono l’orizzonte a tantissime applicazioni: è il caso di Empatica che ha lanciato un dispositivo che supporta chi soffre di epilessia perché invia immediatamente la richiesta di soccorsi in caso di crisi convulsiva.

Passando a tutt’altro settore, OpenDemanio rappresenta un esempio di innovazione sociale nelle istituzioni pubbliche ed è il portale pensato per dare informazioni sugli immobili gestiti dall’Agenzia del Demanio: “Cittadini, associazioni Enti Territoriali e imprenditori possono avere informazioni sempre aggiornate sui beni dello Stato e diventare promotori di progetti di investimento, recupero e riuso” recita il portale stesso.

In conclusione, uno sguardo all’innovazione sociale finalizzata al recupero di situazioni difficili, è il caso di Fondazione Comunità San Gennaro che propone una piattaforma che include una serie di iniziative, dalla raccolta fondi, all’offerta di progetti per valorizzare il patrimonio e artistico e storico del Rione Sanità di Napoli, con il fine ultimo per promuovere una trasformazione dall’interno di un’area caratterizzata da una serie di problematiche.

Cristina Mazzani

Giornalista dal 1996, si è sempre occupata di tematiche tecnologiche, scrivendo per riviste dedicate al mondo B2B e al canale di distribuzione Ict. In alcuni periodi ha affiancato a questa…