LA CALL

Economia circolare, Hera cerca startup per dare nuova vita alla fibra di carbonio recuperata



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La call nasce da un impianto di Imola, il primo in Europa per il recupero della fibra di carbonio in un’ottica di economia circolare. Ora c’è da scalare la tecnologia, aumentando il numero di applicazioni concrete del materiale per costruire domanda industriale

Pubblicato il 27 mag 2026



fibra di carbonio
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Open innovation ed economia circolare: Il Gruppo Hera punta su una nuova attività dedicata alla valorizzazione della fibra di carbonio rigenerata. Insieme a Plug and Play, una delle principali piattaforme mondiali di innovazione aperta, la multiutility ha lanciato la “FIB3R Call4Innovation”, una call europea rivolta a startup, aziende, università, centri di ricerca e studi di design con l’obiettivo di sviluppare nuove applicazioni industriali della fibra di carbonio recuperata nell’impianto FIB3R di Imola.

L’iniziativa si inserisce in un percorso che EconomyUp ha seguito nel corso del tempo: quello di una corporate che utilizza l’open innovation non come attività collaterale, ma come leva industriale per accelerare la transizione ecologica, creare nuove filiere e costruire partnership tecnologiche con startup e innovatori.

Economia circolare: una call europea per trasformare gli scarti industriali in nuovi prodotti

La call nasce con un obiettivo preciso: individuare idee concrete, scalabili e ad alto contenuto tecnologico in grado di trasformare la fibra di carbonio recuperata da scarti industriali in nuovi materiali e prodotti destinati a diversi comparti industriali, dall’automotive all’aerospazio, passando per sport, design e ingegneria civile.

Al centro del progetto c’è FIB3R, l’impianto sviluppato da Herambiente a Imola, il primo nel suo genere in Europa capace di rigenerare fibra di carbonio su scala industriale tramite un processo di pirogassificazione. La tecnologia consente di mantenere elevate prestazioni meccaniche del materiale riducendo contemporaneamente l’impatto ambientale rispetto alla produzione tradizionale di fibra vergine.

La fibra di carbonio è uno dei materiali strategici per numerosi settori industriali grazie alla sua leggerezza e resistenza. Il problema è che il suo ciclo produttivo è energivoro e gli scarti risultano difficili da trattare. Per questo il recupero e la rigenerazione stanno diventando un tema centrale nella circular economy avanzata.

Secondo diverse analisi di mercato internazionali, la domanda globale di materiali compositi continuerà a crescere nei prossimi anni, trainata soprattutto dalla mobilità elettrica, dall’aerospazio e dalle energie rinnovabili. Parallelamente cresce la pressione normativa e industriale per sviluppare processi di recupero efficienti dei materiali ad alte prestazioni.

Open innovation come leva industriale

La nuova call conferma il ruolo crescente dell’open innovation nella strategia del Gruppo Hera. Non si tratta soltanto di scouting tecnologico: la multiutility punta infatti a costruire vere collaborazioni industriali.

Il progetto è sviluppato da Herambiente insieme al team Open Innovation del Gruppo Hera, mentre Plug and Play avrà il compito di connettere l’iniziativa al proprio ecosistema internazionale di startup e innovatori.

Negli ultimi anni Hera ha progressivamente strutturato il proprio approccio all’innovazione aperta lavorando con acceleratori, startup e partner industriali su temi che spaziano dall’economia circolare all’energia, dalla digitalizzazione alla sostenibilità industriale.

L’azienda è stata tra i corporate partner del Motor Valley Accelerator di Modena, il programma dedicato all’automotive promosso da Plug and Play insieme a CDP Venture Capital e altri partner industriali. La collaborazione con Plug and Play rientra, quindi, in un rapporto già consolidato tra le due organizzazioni.

Economia circolare e nuove filiere industriali

Uno degli aspetti più interessanti dell’iniziativa è il tentativo di creare una nuova filiera industriale attorno alla fibra di carbonio rigenerata.

La call non punta soltanto a trovare idee innovative, ma a stimolare applicazioni industriali reali e sostenibili economicamente. Per questo i progetti selezionati potranno avviare collaborazioni dirette con Herambiente attraverso formule di partnership flessibili e scalabili.

È un approccio che riflette un cambiamento più ampio nell’innovazione corporate: le grandi aziende non cercano più semplicemente startup da acquisire o tecnologie da osservare, ma partner con cui costruire nuovi mercati e nuovi modelli produttivi.

Nel caso di Hera, l’obiettivo è anche rafforzare il posizionamento della multiutility nel settore delle materie prime seconde ad alto valore aggiunto. Herambiente è già attiva nel recupero di materiali attraverso diverse controllate, come Aliplast nel riciclo delle plastiche, e ora punta a consolidare la leadership anche nel segmento della fibra di carbonio rigenerata.

Come funziona la FIB3R Call4Innovation

Le candidature resteranno aperte fino al 19 luglio 2026 e potranno essere presentate attraverso la piattaforma online dedicata.

I progetti saranno valutati da un comitato tecnico composto da rappresentanti del mondo industriale, accademico e associativo (tra gli altri: Salvatore Molè, Direttore Centrale Innovazione del Gruppo Hera, Andrea Ramonda, amministratore delegato di Herambiente, il professor Loris Giorgini dell’Università di Bologna, Carlo Della Bona di Angeloni Group e Roberto Frassine di Assocompositi).

I criteri di selezione includeranno qualità tecnica, grado di innovazione, potenziale di mercato e scalabilità industriale. Ai tre progetti finalisti sarà offerta la possibilità di attivare un accordo commerciale di lungo periodo con condizioni dedicate per l’approvvigionamento della fibra di carbonio rigenerata.

Previsti anche premi economici e una fornitura complessiva di oltre 40mila euro in fibra rigenerata: mille chilogrammi al primo classificato, 500 al secondo e 250 al terzo. Le soluzioni selezionate saranno inoltre presentate a Ecomondo 2026, uno dei principali eventi europei dedicati alla green e circular economy.

Dalla gestione rifiuti ai materiali avanzati

Il progetto FIB3R mostra anche come stia cambiando il ruolo delle multiutility. Aziende tradizionalmente concentrate sulla gestione di servizi ambientali ed energetici stanno evolvendo verso piattaforme industriali dell’economia circolare.

Nel caso di Herambiente, la strategia punta a massimizzare il recupero di valore dai rifiuti industriali trasformandoli in nuove materie prime seconde ad alte prestazioni.

La fibra di carbonio rigenerata rappresenta un esempio emblematico di questa trasformazione: uno scarto industriale che può diventare input per nuove catene produttive in comparti tecnologicamente avanzati.

L’interesse industriale è crescente anche perché il mercato europeo sta accelerando sugli obiettivi di autonomia strategica nelle materie prime critiche e nei materiali avanzati. Recuperare materiali compositi ad alte prestazioni significa ridurre dipendenza dalle importazioni, contenere i costi energetici e diminuire l’impatto ambientale.

Il nodo della scalabilità

La sfida vera, però, resta quella della scalabilità industriale.

Molte tecnologie di riciclo avanzato funzionano in laboratorio o in piccoli impianti pilota, ma faticano a raggiungere dimensioni industriali sostenibili dal punto di vista economico. Hera punta invece proprio sulla capacità di industrializzare il processo.

L’impianto di Imola nasce infatti con l’ambizione di operare su scala industriale e di creare un mercato stabile per la fibra rigenerata. La call serve anche a questo: aumentare il numero di applicazioni concrete del materiale per costruire domanda industriale. È un passaggio cruciale. Senza applicazioni diffuse e clienti industriali disposti a integrare materiali rigenerati nei propri processi produttivi, anche le tecnologie più promettenti rischiano di rimanere nicchie sperimentali.

Corporate e startup: un modello sempre più maturo

La FIB3R Call4Innovation conferma anche una maturazione dell’ecosistema italiano dell’open innovation.

Fino a pochi anni fa molte call corporate si limitavano a iniziative di comunicazione o scouting preliminare. Oggi invece cresce il numero di programmi che prevedono test industriali, procurement innovativo e partnership commerciali concrete.

Nel caso della call Hera, il fatto che ai finalisti venga proposta la possibilità di accordi commerciali di lungo periodo rappresenta un segnale importante: l’innovazione aperta entra direttamente nella strategia industriale e negli approvvigionamenti.

È una dinamica che si sta consolidando soprattutto nei settori legati alla sostenibilità, dove le startup spesso sviluppano tecnologie che le grandi aziende faticano a costruire internamente con la stessa velocità.

La dimensione internazionale dell’ecosistema

L’altro elemento rilevante è la dimensione internazionale del progetto.

Attraverso Plug and Play, Hera punta infatti a intercettare competenze e startup a livello europeo e globale, ampliando il bacino di innovazione oltre i confini nazionali.

Per l’ecosistema italiano questo tipo di collaborazione ha un valore strategico: permette alle corporate di accedere a reti globali di innovazione e alle startup italiane di confrontarsi con partner industriali e investitori internazionali.

Plug and Play negli ultimi anni ha rafforzato la propria presenza in Italia con programmi dedicati all’automotive, all’aerospazio, all’advanced hardware e alle infrastrutture. La partnership con Hera si inserisce quindi in una strategia più ampia che punta a fare dell’Italia uno degli hub europei dell’innovazione industriale legata alla sostenibilità e ai materiali avanzati.

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