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Connected machine, ecco come aiutano a fare business

24 Feb 2017

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Con le macchine connesse gli impianti industriali sono più affidabili e migliorano la qualità dei processi. Come succede in Inpeco, azienda produttrice di sistemi per laboratori di analisi clinica: grazie a una piattaforma Cisco è in grado di fornire la completa tracciabilità delle provette, abbattendo il rischio di errore umano

Francesco Ciuccarelli, Cio di Inpeco
Le connected machine contribuiscono a rendere gli impianti di una fabbrica più affidabili e a migliorare la qualità dei processi. I macchinari connessi in rete sono in grado di trasformare sensibilmente le attività di vari settori industriali, dalla gestione dell’energia alla cura della salute, così come hanno un notevole impatto nell’industria manufatturiera.

In un certo senso sono tra le protagoniste della Fabbrica 4.0 scaturita dalla quarta rivoluzione industriale, il processo che porterà alla produzione del tutto automatizzata e interconnessa. Le macchine connesse sono in grado di far comunicare i prodotti con chi li fabbrica e di raccogliere sul campo, e in maniera estremamente precisa, una serie di dati che si rivelano preziosi per ottimizzare l’operatività, avere il controllo totale sulla produzione e progettare nuovi servizi. Inoltre, grazie alle connected machine, i produttori possono individuare possibili difetti e malfunzionamenti ancor prima che questi si verifichino.

Un esempio di come sono in grado di migliorare la funzionalità di una fabbrica è rappresentato da quello che avviene a Inpeco, azienda con base a Lugano che progetta e sviluppa sistemi di automazione e di processo per laboratori di analisi clinica.

Gli impianti realizzati da Inpeco permettono un approccio completo e completamente automatizzato alla gestione dei campioni biologici e consentono l’abbattimento del rischio di errore umano e la completa tracciabilità delle provette, con vantaggi in sicurezza del risultato finale e la salvaguardia della salute del paziente. La società comprende lo stabilimento di Val della Torre (Torino), sede della produzione e di parte dell’R&D, una filiale a Verona e un polo dedicato alla ricerca a Pula (Cagliari), per un totale di 500 dipendenti.

Alla base dell’infrastruttura che permette la connessione in rete degli impianti progettati da Inpeco c’è la piattaforma Connected Machine di Cisco, che comprende un portfolio di tecnologie digitali basate sull’approccio IoT (Internet of Things). L’obiettivo dell’azienda era mettere in campo un’infrastruttura di connessione sia per garantire la massima affidabilità dell’attività di laboratorio e, di conseguenza, la tutela della salute del paziente, sia per ottenere feedback più puntuale sul funzionamento degli impianti.

Così è stato. Gli impianti realizzati da Inpeco permettono un approccio completo e completamente automatizzato alla gestione dei campioni biologici e consentono l’abbattimento del rischio di errore umano e la completa tracciabilità delle provette, con vantaggi in sicurezza del risultato finale e la salvaguardia della salute del paziente.

► Come attivare nuove forme di tracciabilità che consentono lo sviluppo di servizi innovativi basati sui dati

Un altro dei principali vantaggi raggiunti è la velocità con cui il personale di Inpeco può risolvere problemi da remoto, in caso di assistenza all’utente finale o per attività di gestione pianificata sugli impianti, con una importante ottimizzazione delle trasferte del personale. “La possibilità di intercettare qualunque anomalia attraverso il controllo preventivo dello stato delle macchine, unita all’analisi dei dati inviati, consente ai nostri clienti di evitare rallentamenti nella produzione e, a noi, di risparmiare i costi dei servizi sul posto dei nostri ingegneri” spiega il Cio Francesco Ciuccarelli.

Sulla base dei benefici ottenuti, Inpeco inoltre sta investendo in soluzioni di connettività per l’ottimizzazione dei processi interni anche in ambito Smart Logistic, sempre in ottica Connected Machine, per applicare la tracciabilità anche alla gestione del magazzino e alla movimentazione dei materiali. 

 

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Luciana Maci
Giornalista

Ho partecipato al primo esperimento di giornalismo collaborativo online in Italia (Misna). Sono dal 2013 in Digital360 Group, prima in CorCom, poi in EconomyUp. Scrivo di innovazione ed economia digitale

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