Quasi 700 clienti di Revolut hanno visto finire nelle mani di criminali informatici copie dei documenti d’identità, indirizzi, numeri di conto e cronologie delle transazioni. Ma gli hacker non hanno forzato i server della neobank inglese né sottratto denaro dai conti. Hanno seguito una strada più indiretta e, per certi versi, più inquietante: si sono presentati come rappresentanti delle forze dell’ordine italiane e hanno convinto Revolut a consegnare loro i dati.
È questa la distinzione da cui partire per capire il caso emerso a metà settembre 2026. Quello subito da Revolut è un data breach, cioè una comunicazione non autorizzata di informazioni personali, ma non risulta un’intrusione nella sua infrastruttura bancaria. La barriera caduta non è stata una password o un firewall: è stato il processo con cui la società verifica e gestisce le richieste di informazioni provenienti dalle autorità.
Secondo la ricostruzione del Financial Times, Revolut ha avvisato circa 680 clienti. Le informazioni divulgate possono comprendere nome e data di nascita, indirizzo postale ed email, numero di telefono, copie di passaporti o patenti, selfie usati per la verifica dell’identità, Iban, estratti conto e cronologia delle operazioni, incluse quelle in bitcoin. La società afferma che i suoi sistemi e i fondi dei clienti non sono stati compromessi e di avere contattato direttamente tutte le persone coinvolte.
Il gruppo che rivendica l’operazione, identificato con lo pseudonimo “iamnotavillain”, ha poi chiesto a Revolut un riscatto da 3 milioni di dollari in Monero, una criptovaluta difficile da tracciare, minacciando di vendere i dati ad altri gruppi criminali. Il 16 settembre la società ha dichiarato al Financial Times di non avere ricevuto direttamente richieste di pagamento. Le affermazioni dei criminali, compresa l’estensione esatta dei dati sottratti, restano quindi da distinguere dai fatti confermati da Revolut e dalle verifiche ancora in corso.
il caso
Revolut “truffata”: cosa è successo e quanto sono sicure le neobank
Una Pec governativa italiana compromessa, richieste false presentate come indagini e i dati di circa 680 clienti consegnati ai criminali. I sistemi e i fondi di Revolut non sono stati violati, ma il caso rivela una falla nei controlli e riapre la domanda sulla sicurezza delle neobank
Giornalista

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