L'ANALISI

Perché l’euro digitale riuscirà a ridurre i rischi e i limiti delle criptovalute

L’euro digitale ha una serie di caratteristiche che riducono i rischi e i limiti delle criptovalute, comprese le stable coin. Non è soggetto a forti variazioni di valore, permette i pagamenti istantanei, preserva la privacy senza favorire le operazioni di riciclaggio e le frodi. Un documento della BCE

Pubblicato il 13 Nov 2023

euro digitale

L’euro digitale riuscirà a ridurre i rischi delle criptovalute? La prospettiva positiva emerge in un documento in cui la BCE fa il punto sul progetto, prima di passare alla fase operativa

Euro digitale e criptovalute: le stablecoin

Nel variegato mondo “crypto”, le stablecoin sono quel particolare tipo di criptovalute che mira a mantenere stabile il proprio valore relativamente ad altri asset, soprattutto alle valute ordinarie, usando vari metodi, spesso la collateralizzazione. Essendo più stabili meglio si prestano, in astratto, a essere usate come mezzo di pagamento per acquisti online o altre transazioni digitali.

Così, mentre le altre criptovalute diventavano una delle numerose asset class su cui si incentra l’interesse degli investitori e degli speculatori, le stablecoin, per le loro caratteristiche, avevano la possibilità di diventare denaro a tutti gli effetti, un modo per regolare le ordinarie transazioni che eseguiamo ogni giorno.

Il tentativo fallito di Facebook

Un primo tentativo di creare una stablecoin globale, basandosi sull’immensa platea di utilizzatori dei social media, è stato fatto da Facebook qualche anno fa con il progetto Libra, poi ridenominato. Diem poi ancora Novi e poi finito nel nulla. Sin da subito numerose autorità monetarie e di supervisione evidenziarono i profili di rischiosità del progetto, sia per la stabilità finanziaria che per la privacy dei cittadini, rendendo gli obiettivi originari del consorzio Libra sempre meno realizzabili sino a ridurre il tutto allo sviluppo di una tra le molte stablecoin già esistenti.

Tramontato il progetto di una stablecoin del Metaverso, le criptovalute (sia quelle tradizionali, come bitcoin, sia le stablecoin), hanno continuato a svilupparsi come asset class tra le altre, in grado di aumentare la diversificazione di un portafoglio finanziario ma rimanendo estranee al funzionamento del denaro comunemente inteso. Questa dinamica di mercato è oggi rafforzata dallo sviluppo di progetti di valute digitali non più private ma pubbliche (le valute digitali delle banche centrali o “CBDC”) che sembrano precludere ogni sviluppo delle criptovalute private come mezzi di pagamento.

Euro digitale: le caratteristiche che riducono i rischi delle criptovalute

Una delle CBDC su cui c’è più interesse, come abbiamo accennato in precedenti articoli, è l’euro digitale (una sintesi dei principali temi si trova qui). Per discutere degli sviluppi del progetto digitale, anche in relazione con il futuro delle stablecoin, può essere utile analizzare un recente documento in cui la BCE ha fatto il punto sul progetto, pronto a passare alla fase operativa. In sintesi, il documento evidenzia che le caratteristiche dell’euro digitale permetteranno di preservare tutte le caratteristiche positive delle criptovalute evitandone però gli aspetti negativi.

Non ci sono forte variazioni e permette pagamenti istantanei

L’euro digitale sarà utilizzabile universalmente, a differenza delle valute private come le stablecoin, non implicherà rischi di rapide forti variazioni del suo valore e permetterà pagamenti istantanei non dovendo ricorrere alla proof of work.

Preserva la privacy senza favorire il riciclaggio e le frodi

Quanto al tema della privacy (ne abbiamo parlato qui , l’euro digitale la preserverà senza però favorire fenomeni di riciclaggio come avviene con le criptovalute. Infatti, l’euro digitale sarà progettato per garantire il massimo livello possibile di privacy. Del resto, l’Eurosistema non ha alcun interesse nel registrare e commercializzare informazioni sulle abitudini di pagamento dei cittadini europei, come invece succede normalmente con le informazioni che tutti noi disseminiamo attraverso i social o con i pagamenti digitali ordinari.

Non per nulla il diritto alla protezione dei dati personali è parte integrante del quadro normativo dell’UE (in particolare, negli articoli 7 e 8 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea); inoltre dal 2016 nell’UE è in vigore il Regolamento GDPR, la legge più tutelante al mondo in materia di privacy nel mondo digitale. L’euro digitale permetterebbe anche un servizio centralizzato anti-frodi rendendolo il metodo più sicuro di pagamento moderno.

Euro digitale, i pagamenti in altre valute

Un altro aspetto affrontato nel documento della BCE è quello dei pagamenti in altre valute. Occorrerà necessariamente che la BCE sviluppi degli accordi con le altre banche centrali per favorirne lo sviluppo. In questo modo si potrebbe anche accrescere l’utilizzo dell’euro nel commercio mondiale. In una fase successiva, si potrebbe anche pensare di estendere l’accesso all’euro digitale a persone e aziende che risiedono fuori dall’Eurozona. La possibile proiezione internazionale di una CBDC dell’Eurozona evidenzia un tema geo-politico rilevante per le valute digitali.

Come effetto della pandemia e poi del conflitto in Ucraina, la globalizzazione economica è entrata in una fase di ripiegamento con il moltiplicarsi di fenomeni di protezionismo, guerre commerciali, “reshoring” (rimpatrio dei processi produttivi delocalizzati in altri paesi) sino all’emergere di una potenziale nuova guerra fredda tra Stati Uniti e Cina. In questo contesto, dove il tessuto dell’economia mondiale rischia di lacerarsi, l’euro digitale rappresenta un simbolo fondamentale dell’integrazione europea e della scelta di nazioni una volta ostili di cooperare sotto il profilo economico e politico, un esempio per altre regioni del mondo.

A fronte di questi aspetti positivi, l’euro digitale non avrebbe un impatto negativo sulla stabilità finanziaria o sui meccanismi di trasmissione della politica monetaria, perché la BCE calibrerebbe attentamente la quantità di euro digitale in circolazione. Anche per questo motivo il documento analizza il tema dei limiti di detenzione identificati come uno strumento efficace per sviluppare il progetto in modo armonico e stabile.

Ad ogni modo è previsto che il limite verrebbe concretamente fissato il più vicino alla data di lancio per riflettere le condizioni economiche prevalenti in quel momento. Le aziende avrebbero un limite di detenzione pari a zero, ossia non potrebbero accumulare riserve in euro digitale, ma sarebbero in grado di usarlo per effettuare pagamenti. Le famiglie avrebbero un limite maggiore seppure sempre ridotto per non permettere di costituire significative riserve nei conti presso la BCE in euro digitale.

Sembra dunque tutto pronto per la messa a terra del progetto. A questo punto per la partenza operativa bisogna solo aspettare l’ok delle istituzioni politiche dell’Unione Europea.

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Lorenzo Esposito
Lorenzo Esposito

Lorenzo Esposito lavora da oltre vent’anni nell’ambito della vigilanza bancaria e finanziaria della Banca d’Italia; è professore a contratto di Economia Monetaria presso la “Cattolica” di Milano. Si occupa di stabilità finanziaria, globalizzazione, finanza sostenibile e fintech. (Le opinioni espresse dall’autore sono personali e non impegnano l’Istituto d’appartenenza)

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