Assicurazioni auto, con la Smart Mobility le flotte diventano un’opportunità

Tradizionalmente assicurare le flotte auto non è mai stato un buon affare per le Compagnie. Ma con la nuova mobilità urbana può diventarlo, se si cambiano anche i modelli di business. E’ quello che pensa la società di consulenza Roland Berger, che propone polizze ‘à la carte’

Pubblicato il 14 Giu 2018

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Con lo studio Rethinking motor fleet insurance, la società di consulenza strategica tedesca Roland Berger ha voluto sondare quali nuove opportunità si offrono all’industria assicurativa nel settore ‘flotte’, in un contesto di grande cambiamento sociale, economico, ambientale quale quello che stiamo vivendo.

Le ‘flotte’ oggi rappresentano meno del 10% del ramo auto in termini di numero di veicoli utilizzati, sostiene il report, e circa il 15% dei premi complessivi. Molti assicuratori europei del ramo auto lo hanno quindi relegato a una priorità secondaria. Altri hanno addirittura abbandonato
il campo. Ma, dice Roland Berger, è tempo per gli assicuratori di ripensare la loro posizione.

Osservando lo scenario globale infatti, si osserva il crescente fenomeno di fruizione dell’automobile in un’ottica di condivisione, che trova ragione nella forte urbanizzazione ( in Europa la popolazione urbana raggiungere livelli superiori al 70% rispetto alle aree rurali e si prevede che nel 2050 si possa raggiungere un livello vicino all’80%), che coniugata ad urgenti pressioni di sostenibilità ambientale, impone nuovi modelli di mobilità, che hanno il loro impatto anche sull’industria assicurativa. La forte urbanizzazione e la sostenibilità ambientale rendono imperativo trasformare la mobilità urbana, e la tecnologia rende possibili risposte adeguate, come testimoniano il boom di piattaforme e servizi improntati alla sharing economy. Una tendenza che continuerà a crescere, sostenuta da un cambiamento culturale, evidente nella popolazione Millennial, che da sempre meno importanza alla proprietà di un bene (ad esempio l’auto) a favore del suo utilizzo.

D’altro canto, la tecnologia ora applicabile sui mezzi di trasporto fornisce dati in tempo reale e consente una connessione diretta tra assicuratore e utilizzatore, favorendo la diffusione di nuovi modelli di trasporto collettivo, divenendo così un vero e proprio acceleratore nella rivoluzione della mobilità urbana. Si stima che entro il 2020 quasi il 100% dei nuovi veicoli immatricolati verrà venduto con sistemi di tecnologia integrata per auto connesse, consentendo di valutare tramite l’analisi dei dati, il rischio legato al reale comportamento di guida del conducente, permettendo alle compagnie assicurative di operare con maggiore consapevolezza, riducendo le variabili di rischio e consentendo di adattare l’offerta ai rischi reali. L’utilizzo condiviso di automobili costituisce una soluzione interessante in termini di efficienza e di sostenibilità ambientale. Nei grandi centri urbani la tendenza alla condivisione prevarrà rispetto al possesso, permettendo così una sempre maggiore conversione a favore del car sharing.

In sintesi, il parco auto delle città sarà sempre più composto da flotte piuttosto che da auto private; e le tecnologie big data permetteranno lo sviluppo di nuovi modelli assicurativi.

L’assicurazione del parco auto diventerà perciò molto importante per le compagnie nei prossimi cinque-dieci anni, sostiene Roland Berger. Ma le Compagnie devono essere disposta a sviluppare le giuste capacità, perfezionare la loro proposta di valore o crearne una nuova da zero, rivedere i loro modelli di sottoscrizione e di servizio e promuovere le partnership con le aziende tecnologiche e gli OEM. I costruttori, in particolare, spinti da una concorrenza diventata particolarmente aggressiva nell’automotive e dalle nuove opportunità e sfide poste dall’auto connessa, sono oggi molto tentati di sconfinare verso l’ambito assicurativo, offrendo insieme all’auto un pacchetto completo di servizi, tra cui la polizza assicurativa.

«I modelli di mobilità si stanno rapidamente evolvendo e il ruolo dell’Italia in ambito assicurativo può essere determinante per andare incontro alle nuove esigenze di business» afferma Edoardo Demarchi, senior partner di Roland Berger. E prosegue: «Le compagnie italiane infatti sono in possesso di più dati di tutte su stili e dinamiche di guida e hanno costruito negli anni, o comunque sono in grado di costruire, modelli predittivi di comportamento degli automobilisti estremamente precisi. Sono perciò nelle condizioni di agire da traino per lo sviluppo di nuovi piani di copertura per le flotte aziendali (e non solo). A beneficiarne saranno anche i modelli PAYD (pay as you drive) e PHYD (pay how you drive) che si rileveranno preziosi nella creazione di vere e proprie polizze à la carte».

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