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TRASFORMAZIONE DIGITALE

Energia, a che punto siamo: elettrico e rinnovabili sono in crescita ma c’è poca innovazione

01 Giu 2018

Troppa autoreferenzialità, un livello insufficiente di attenzione agli altri e di apertura alla novità: sono i limiti di un’industry che ha davanti nuove sfide, secondo una ricerca presentata all’EY Energy Forum di Rapallo. Serve, quindi, un cambiamento di cultura manageriale e di competenze

Energia, a che punto siamo. Se ne è parlato durante la prima edizione dell’EY Energy Forum (30-31 maggio) a Rapallo. Il Forum ha proposto due giornate di confronto tra i maggiori player che operano nelle Utilities e nell’Oil & Gas sulla trasformazione del mercato energetico abilitata dal digitale e dalla convergenza tra i settori. Libero mercato e sfida della customer centricity, ruolo dei fondi nell’evoluzione del settore, infrastrutture, innovazione, energie rinnovabili e cybersecurity sono stati i principali temi dell’evento, realizzato con il supporto dei Partner IBM, EXS (società di executive search di Gi Group), SAS, Microsoft e con il Patrocinio della Regione Liguria. Focus anche sui nuovi ruoli e nuove competenze nell’era digitale: da una ricerca presentata per l’occasione è emerso che i manager dell’Energy in Italia sono ancora generalmente poco inclini all’ascolto e all’innovazione.

LE NUOVE SFIDE DELL’ENERGY

FONTI RINNOVABILI E COSTI RIDOTTI

Il settore dell’Energia sta affrontando cambiamenti profondi e nuove sfide lungo l’intera catena del valore, dall’upstream (generazione/approvvigionamento e trasmissione/trasporto di energia), al midstream (distribuzione) fino al downstream (vendita al cliente finale).

In tema di generazione di energia, la Strategia Energetica Nazionale (SEN) ha posto obiettivi molto ambiziosi in termini di riduzione delle emissioni di CO2 da usi energetici, che richiedono un aumento del contributo delle fonti rinnovabili: se nel 2015 il mix di produzione elettrica vedeva il 39% di rinnovabili, 39% di gas e il 22% di fossili, nel 2030 il mix dovrà diventare 61% di rinnovabili e 39% di gas. Un transizione che porta con sé la dismissione degli impianti a fonte tradizionale (dal 2012 al 2016 la potenza di questi impianti è diminuita del 18%), che in passato hanno garantito flessibilità e programmabilità, con conseguente riduzione del margine di riserva. A ciò si aggiungono le sfide della riduzione dei costi dell’energia elettrica e dell’approvvigionamento, considerato che il nostro Paese è quasi integralmente un importatore di energia (l’Italia importa il 90% del gas naturale di cui ha bisogno, contro una media europea del 70%).

NUOVI MODELLI DI MOBILITÀ: RICARICA ELETTRICA, INCREMENTO DEL BIOMETANO

Riguardo alla distribuzione, l’Italia deve raggiungere una maggiore efficienza operativa in termini di gestione degli asset, passando dagli attuali 250 distributori locali a 177 Ambiti Territoriali Minimi (ATEM) assegnati secondo criteri di efficienza. Una crescita significativa è prevista per i nuovi modelli di mobilità, tra cui l’elettrico, con un target potenziale di poco meno di 20.000 punti di ricarica pubblica al 2020, e per il biometano, con un potenziale incremento dagli attuali 2,8 miliardi di metri cubi l’anno a 10 miliardi nel 2030 e conseguenze positive sulle emissioni nel settore mobilità.

ENERGY E TECNOLOGIE DIGITALI

Tecnologie digitali quali Artificial Intelligence, Robotics, Blockchain, Virtual/Augmented reality sono in grado di modificare radicalmente i processi aziendali, con significativi benefici in termini di efficienza ed efficacia. L’EY Energy Forum ha dedicato sessioni specifiche all’analisi del loro impatto per le aziende del settore.

INVESTIMENTI PER RAFFORZARE LA COMPETITIVITÀ

L’evoluzione del sistema energetico nazionale e la competitività del settore nel nostro Paese richiedono forti investimenti. L’Italia sconta ancora alcune scelte del passato in tema di energia e un quadro politico instabile che frenano gli investitori. Tuttavia in ambito energetico ci sono settori con un flusso di cassa prevedibile che appaiono interessanti per i fondi di investimento, come la distribuzione del gas, il sistema idrico integrato e, in ambito infrastrutturale, il settore portuale.

“ENTRO IL 2045 L’AUTOGENERAZIONE DI ENERGIA CONVERRÀ DI PIÙ”

Dichiara Donato Iacovone, Amministratore Delegato di EY in Italia e Managing Partner dell’area Mediterranea: “Il settore dell’Energia, benché sia sempre stato guidato da un’elevata presenza della tecnologia, oggi sta sperimentando un’accelerazione estremamente marcata. L’innovazione tecnologica sta cambiano radicalmente il modo in cui l’energia viene generata, scambiata e consumata: EY stima che entro il 2045 potrebbe verificarsi uno scenario in cui l’auto generazione e consumo di energia possa avere un costo inferiore a quello di trasmissione. Allo stesso tempo il digitale può creare potenzialità enormi per i player del settore a patto di adeguare l’offerta alle mutate caratteristiche della domanda, valutando nuovi modelli di consumo e possibili convergenze con nuovi business. Ad esempio, quellodella mobilità sostenibile, che si prevede in forte espansione con un aumento del 40% dei veicoli elettrici immatricolati dal 2018 in poi”.

“MIGLIORARE LA CUSTOMER EXPERIENCE”

Sfide importanti investono anche il downstream, in cui l’innovazione può creare opportunità significative per i player del settore. Dichiara Paola Testa, Mediterranean Advisory Energy Leader, EY: “Oggi in Italia oltre il 60% dei clienti nel mercato residenziale sono ancora sul mercato regolato. Con la fine del mercato tutelato, che si verifichi entro il 2019 o meno, gli Energy Retailer dovranno identificare il modello di business più adeguato che consenta loro di distinguersi e competere in un mercato con volumi stabili o in contrazione e crescente competizione. Migliorare la customer experience, contenere i costi operativi e differenziare l’offerta su prodotti a maggior valore aggiunto, insistendo su business correlati e complementari sarà determinante”.

NUOVE COMPETENZE: LA RICERCA

I professionisti del settore Energia risultano avere complessivamente troppa autoreferenzialità, un livello insufficiente di attenzione agli altri e di apertura alla novità. Anche in tema di motivazione emergono diverse caratteristiche che gli executive del settore devono sviluppare maggiormente, in particolare l’orientamento all’innovazione e alla sfida. È quanto emerge dalla ricerca sulle competenze presentata a Rapallo nell’ambito dell’EY Energy Forum 2018 realizzata da EXS (società di executive search di Gi Group) in partnership con EY.

Lo studio, che ha coinvolto 250 executive delle principali aziende italiane dei settori Energy, Oil&Gas e Multiutility, analizza elementi quali valori, motivazioni, efficacia personale e personalità, facendo emergere le basi valoriali e comportamentali del manager attuale e del futuro.

Lo studio rivela che l’attenzione agli altri è più sentita dai dipendenti con meno di 10 anni di seniority (4,1 punti su un massimo di 7, contro i 3,5 di chi ha più di 20 anni di anzianità), mentre la self direction (autonomia) diventa caratterizzante dopo 10 anni di permanenza in azienda (5,7 punti per coloro che hanno tra gli 11 e i 20 anni di anzianità e 4,9 per chi ha meno di 6 anni di anzianità).

I livelli dirigenziali sono più attenti al conformismo (4,2 punti su un massimo di 7, contro 3,7 per i quadri), guidati dalla self direction (5,2 punti su un massimo di 7, contro 4,9 per i quadri) e danno il meglio di sé quando possono dimostrare le proprie competenze nella loro comfort zone (5,2 punti su un massimo di 7, contro 4,8 per i quadri).

I quadri sono appagati dal riconoscimento (5,1 punti su un massimo di 7, contro 4,9 per i dirigenti) e dalla novità (4,8 punti su un massimo di 7, contro 4,6 per i dirigenti) e sono motivati quando devono gestire una sfida su qualcosa di nuovo (3,7 punti su un massimo di 7, contro 3,5 per i dirigenti).

La ricerca EXS-EY mette anche a confronto le caratteristiche del campione analizzato con quelle del manager ideale. Da questa comparazione emergono alcuni gap significativi in alcuni degli ambiti considerati. In tema di valori, mentre la necessità di riconoscimento del campione risulta superiore a quella del modello (5 punti su un massimo di 7 contro i 4,3 del modello), i professionisti del settore Energia che hanno risposto alla survey risultano avere complessivamente troppa autoreferenzialità e un livello insufficiente di attenzione agli altri (4 punti scontro i 6,1 del modello) e di apertura alla novità (4,8 punti contro i 6,1 del modello). Anche in tema di motivazione emergono diverse caratteristiche che gli executive del settore devono sviluppare maggiormente, in particolare l’orientamento all’innovazione (4,9 punti contro i 7 del modello) e alla sfida (4,7 punti contro i 6,1 del modello).

Riguardo all’efficacia personale, la ricerca evidenzia la necessità per i manager dell’Energy di avere una maggiore capacità di apprendere dall’esperienza (5,1 punti contro i 6,7 del modello), una maggiore resilienza (4,8 punti contro i 6,5 del modello) e una più sviluppata capacità di leggere le proprie emozioni (5 punti contro i 6,2 del modello), mentre, in tema di tratti personali, necessitano di accrescere l’apertura mentale (5 punti contro i 6,2 del modello) e la coscienziosità (5,3 punti contro i 6,6 del modello).

Tra gli elementi che si dimostrano limitanti rispetto alle rapide trasformazioni indotte dalla tecnologia emergono una scarsa attitudine di tipo collaborativo e l’importanza di infondere competenze utili a creare un contesto di squadra che abiliti il risultato, superando una leadership di stampo “attendistico” non adatta a fungere da “cinghia di trasmissione” del cambiamento.

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