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Digital transformation

Ford cambia Ceo per rincorrere l’auto del futuro

23 Mag 2017

Alla guida della seconda casa automobilistica americana arriva Jim Hackett, già capo della divisione “mobility services” e prima ancora AD di Steelcase, produttrice di mobili. Sa innovare ed è capace di individuare i trend futuri: così il gruppo conta di farsi largo nel mercato delle driverless car e dell’auto elettrica

Jim Hackett, nuovo Ceo di Ford
Grintoso giocatore di football americano, pensatore originale che sa individuare i trend futuri, manager in grado di “rimodellare” le aziende che dirige: questo, e molto altro, è Jim Hackett, il nuovo Ceo scelto da Ford per risollevare le sorti economiche della società e mantenerla al passo con la concorrenza nell’area sempre più emergente delle auto a guida autonoma (driverless car) e in generale con gli sviluppi futuri del comparto automobilistico.

La nomina a Chief Executive di Hackett, 62 anni, originario di London, Ohio, è stata annunciata lunedì scorso da Ford, spiegando che il Ceo sarà in grado di “rimodellare la compagnia per farla competere nell’arena della nuova generazione di automobili”.

Jim Hackett prende il posto di Mark Fields, che ha guidato l’azienda negli ultimi 3 anni ed è stato criticato per il declino dei profitti e del prezzo delle azioni della società, oltre che per il mancato adeguamento al mercato delle self-driving car.

Con Hackett, Ford prende con sé un top manager che ha un curriculum da “rinnovatore”, perché è stato in grado di ri-focalizzare un’azienda manifatturiera, Steelcase, nell’ambito di un percorso dove si sono verificati crisi e rapidi cambiamenti. Da società quasi defunta, Steelcase è diventata tra le prime in Usa per la produzione di mobili per uffici, ospedali e scuole.

Anche lo spirito agonistico di Hackett dovrebbe servire alla causa di Ford. Il nuovo Ceo, infatti, viene dal mondo del football americano. Suo padre e suo fratello praticavano questo sport nella squadra dell’Ohio. Hackett non è mai riuscito a diventare uno star: giocava in area centrale e doveva fronteggiare la difesa avversaria, un ruolo poco gratificante. Ma quando lo fece presente al suo allenatore, Bo Schembechler, uno dei più noti all’epoca, lui o non ebbe problemi a rispondergli: “Sei troppo lento e troppo piccolo per essere un centravanti”. Tuttavia gli fece notare che stava dando un grande contributo alla squadra. Hackett ha sempre detto che le sue qualità derivano dai giorni in cui giocava a football negli anni Settanta e dall’influenza che ha avuto su di lui Bo Schembechler. In seguito, ai dipendenti di Steelcase, faceva leggere il libro del suo ex allenatore, “Bo’s Lasting Lessons”, sull’allenamento alla leadership.

Dopo aver lasciato lo sport agonistico, Hackett si trasferisce nello Stato del Michigan, dove si laurea in Finanza. Nel 1980 entra in Steelcase, sale tutti i gradini della carriera nelle vendite e nel marketing e dimostra di avere grande intuizione per i trend futuri. Molto prima che diventasse pratica diffusa negli uffici americani, mette insieme i manager in postazioni prive di pareti o divisori, per facilitare il lavoro di squadra.

Quando Steelcase entra in crisi nel 1994, Hackett viene nominato Chief Executive all’età di 39 anni. A quel punto induce i dirigenti e i designer della compagnia a pensare al ruolo complessivo che hanno i mobili in un ambiente di lavoro, portando in azienda sociologi e antropologi per aiutare i disegnatori a capire come lavorano le persone. Sotto la sua guida Steelcase introduce nuove linee di mobilio per uffici open space. In quel periodo tesse un’ampia rete di rapporti con aziende di vario tipo, usando come grimaldello il suo nuovo concetto di ambiente di lavoro, particolarmente apprezzato soprattutto nell’industria tecnologica. Rapporti che gli saranno utili per poi entrare in Ford.

Con Ford, in realtà, si incontra mentre lavorano sulle tasse statali. I due sono entrambi poco formali, vengono dal Midwest e amano il football americano: la famiglia di Ford possiede la squadra dei Detroit Lions. Si conoscono, si piacciono.

Nel 2013 Hackett entra nel board di Ford, dopo aver lasciato Steelcase. Contemporaneamente diventa direttore ad interim della squadra di atletica del Michigan e convince una star sportiva, Jim Harbaugh, a diventare allenatore del team.

A febbraio 2016 i direttori di Ford visitano diverse società in Silicon Valley e William C. Ford Jr resta impressionato dal numero di dirigenti che Hackett conosce. “Tutti lo abbracciavano – ha detto in un’intervista – e molti dicevano ‘È uno dei più autentici pensatori originali, siete davvero fortunati ad averlo nel board’”.

Il mese successive Hackett lascia l’Università del Michigan e viene assunto nella divisione “mobility services” di Ford, orientata agli sviluppi futuri del mercato dell’auto. Ora è appena diventato capo supremo dell’azienda.

“È un visionario – dice di lui il presidente William C. Ford Jr – ma non è solo un futurista: è anche un dirigente che sa lavorare molto bene”. Tuttavia Ford è il numero due dei produttori di automobili negli Stati Uniti dopo General Motors, mentre Steelcase, rispetto a Ford, è un “nano”. L’anno scorso l’azienda produttrice di mobili ha fatturato 3,1 miliardi di dollari, Ford 151 miliardi. Non resta che aspettare per vedere se il nuovo Ceo riuscirà a rendere Ford più competitiva, in modo che sia in grado di sfidare i competitor sul terreno dell’auto del futuro, in primis nel comparto delle vetture a guida autonoma.

Il mercato delle driverless car – Sulle auto a guida autonoma stanno scommettendo alcune grandi case automobilistiche tradizionali, grandi società tecnologiche quali Google e Apple e alcune startup hi-tech. Secondo i consulenti strategici di LSP Digital, il numero di società che nei prossimi cinque anni contano di sviluppare un’automobile a guida autonoma è piuttosto elevato: tra queste ci sono VW, Bmw e appunto anche Ford. Interessante è anche il livello di tecnologia che i produttori sono convinti di poter raggiungere entro i prossimi quattro anni.

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L’avanzata di Tesla – Ford se la dovrà vedere poi con Tesla, società statunitense dell’automotive e dell’energia capitanata dall’eclettico imprenditore Elon Musk, che progetta, produce e vende veicoli elettrici. L’azienda ha conquistato i riflettori sfornando la prima automobile elettrica, la Tesla Roadster, un modello sportivo. Il secondo modello, la Model S, rivolto al mercato luxury, è stato costruito nella Tesla Factory in California nel 2012: nel 2015 è risultato il veicolo elettrico più venduto e a novembre 2016 ha toccato il record di 150mila unità vendute. Intanto a febbraio 2012 era uscito il terzo prodotto dell’azienda: la Tesla Model X, che si presenta come un SUV. Il 31 marzo 2016 è stata presentata la Tesla Model 3, primo modello della casa destinato ad un pubblico più vasto. Di recente Tesla ha reso noto l’arrivo di due nuove versioni delle Model S e X, che rilanciano ulteriormente la sfida nell’ambito dell’autonomia con 100 kWh di batterie, puntando maggiormente sulla possibilità di percorrere più chilometri. Tesla ha chiuso il 2016 immatricolando 76.230 vetture, rimanendo sotto l’obiettivo originario fissato ad oltre 80 mila unità, pur aumentando i volumi del 51% rispetto al 2015. La crescita è stata determinata dal primo anno a regime del suv Model X, il mancato raggiungimento del target si deve invece ad alcuni problemi tecnici che hanno causato ritardi nelle consegne. L’azienda californiana è ora concentrata sullo sviluppo della sua vettura più economica, la Model 3. (L.M.)

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Luciana Maci
Giornalista

Ho partecipato al primo esperimento di giornalismo collaborativo online in Italia (Misna). Sono dal 2013 in Digital360 Group, prima in CorCom, poi in EconomyUp. Scrivo di innovazione ed economia digitale

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