L’unicorno Italiano dell’anno ha un indirizzo romano, quello di Exein, la scaleup fondata da Gianni Cuozzo che si occupa della sicurezza informatica dei dispositivi connessi, dai robot ai veicoli autonomi. Nel suo ultimo round ha raccolto 234 milioni di euro (270 milioni di dollari) a una valutazione di 1,7 miliardi di dollari. Da sola vale più di un terzo dei 641 milioni investiti in startup italiane tra luglio e settembre, secondo l’Osservatorio trimestrale di Growth Capital e Italian Tech Alliance. La sua storia passa da un fondo creato con la finanza regionale: nel 2019 Exein è stata la prima società entrata nel portafoglio di United Ventures II Lazio, fondo da 10 milioni cofinanziato da Lazio Innova con risorse europee.
Questa storia da sola storia sintetizza perfettamente il senso della due giorni romana “Venture Capital: una scelta vincente per il Paese – Focus Lazio”, il 22 e 23 ottobre nella sede di Lazio Innova. Perché risponde – positivamente – a una domanda fondamentale: che cosa può fare un investitore pubblico in un mercato del capitale di rischio che in Italia cresce, ma a strappi? La Regione Lazio ha dato la sua risposta con una strategia da circa 140 milioni di euro, cofinanziata dal Programma regionale FESR 2021-2027. Una risposta che è stata confermata nel tempo e i risultati Adesso si vedono. La parola chiave è filiera.

Indice degli argomenti
Il venture capital nel Lazio accompagna le idee dalla ricerca al mercato
Il problema è noto a chiunque frequenti l’ecosistema. Un’idea nata in un laboratorio ha bisogno di capitali diversi in momenti diversi: pochi soldi per diventare impresa, qualche milione per arrivare sul mercato, molto di più per crescere. Ogni passaggio è un punto in cui i progetti si perdono. La strategia regionale del Lazio prova a coprirli tutti con quattro strumenti, gestiti da Lazio Innova.
Si parte dalla ricerca. TT Lazio accompagna i risultati scientifici verso l’impresa e può investire direttamente attraverso il fondo TT Venture Lazio: la prima edizione ha raccolto 142 candidature e a inizio ottobre è partito il percorso per le prime 50 selezionate. Poi c’è Venture Tech Lazio, 20 milioni per le fasi pre-seed e seed affidati a nove programmi di accelerazione, gestiti da venture accelerator: operatori che mettono nelle startup sia capitale sia servizi.
Lazio Venture 2, 100 milioni, è un fondo di fondi: non investe nelle imprese ma in fondi gestiti da operatori professionali vigilati, sei in tutto, cinque dedicati al territorio regionale e uno parallelo. Chiuderà il cerchio Innova Venture 2, che coinvestirà direttamente in startup e piccole imprese innovative: la call è attesa entro fine novembre. L’obiettivo dichiarato è raggiungere 240 startup e imprese.

«Abbiamo costruito una filiera di strumenti che accompagna i progetti dalla ricerca al mercato, sostiene la nascita e lo sviluppo di nuove imprese e favorisce l’ingresso di capitali privati», ha detto Roberta Angelilli, vicepresidente della Regione Lazio e assessore allo Sviluppo economico, in occasione dell’incontro romano. L’ultima parte della frase è quella decisiva.
Lazio Innova e la leva privata per il venture capital regionale
Lazio Innova parla di triplice addizionalità, e conviene spiegare bene il concetto. C’è l’addizionalità finanziaria: ogni euro pubblico deve portarne altri privati. Poi quella operativa: sul territorio devono crescere gestori, acceleratori, competenze, capacità di cercare e selezionare le imprese. Infine, quella strategica: le risorse devono andare dove il mercato da solo va poco volentieri, cioè le fasi iniziali, il deep tech, le tecnologie che nascono dalla ricerca scientifica, e il trasferimento tecnologico.
Come la Regione riduce il rischio per gli investitori
Per riuscirci la Regione ha reso il rischio più sostenibile per chi investe. Nei fondi dedicati esclusivamente al Lazio la quota privata può scendere fino al 20%, e chi gestisce fondi e programmi di accelerazione può ottenere contributi sui costi di scouting, cioè la ricerca delle startup sul territorio: per i venture accelerator la copertura arriva al 50%. È la differenza tra chiedere agli operatori di venire nel Lazio e pagare una parte del lavoro necessario per restarci.
Le call e i primi numeri della leva privata
I primi numeri dicono che l’interesse c’è. La call di Lazio Venture 2 ha ricevuto 15 proposte per oltre 230 milioni, più del doppio delle risorse disponibili; quella di Venture Tech Lazio 13 proposte per oltre 40 milioni. Dicono anche che la leva privata, per ora, è ancora corta. I sei fondi avviati a luglio valgono circa 130 milioni tra pubblico e privato, a fronte di una dotazione pubblica di 100. I nove programmi di accelerazione partiti a settembre superano di poco i 32 milioni, contro 20 pubblici. Il dato non è definitivo: tutti i fondi hanno fatto il primo closing, la prima chiusura della raccolta, e possono aprirne altri. Ma è lì che si misurerà l’addizionalità finanziaria.
Andrea Ciampalini, direttore generale di Lazio Innova, rivendica un impatto «non soltanto finanziario, ma anche operativo e strategico». Ed è vero che le altre due addizionalità sono le più difficili da realizzare: gestori che aprono un presidio a Roma, team che imparano a fare scouting, competenze che restano. Primo Capital, per esempio, ha annunciato una presenza stabile nella capitale per Primo Biotech Lazio, uno dei fondi nati con Lazio Venture 2, che tra i sottoscrittori ha anche la Fondazione ENPAM, la cassa di previdenza dei medici.

Il venture capital italiano cresce e il Lazio punta sulla continuità
La prima giornata del Focus Venture Capital, organizzata con Italian Tech Alliance, ha allargato lo sguardo al Paese. I numeri dell’Osservatorio, a prima vista, sono buoni: nei primi nove mesi del 2026 il venture capital italiano ha investito 1,465 miliardi di euro, contro gli 855 milioni dello stesso periodo del 2025. Nel terzo trimestre 56 round hanno raccolto 641 milioni. Ma due mega round pesano molto sul totale, e già nel primo semestre le operazioni più grandi, l’1,3% del totale, avevano assorbito il 64% del capitale. Le fasi pre-seed e seed valgono il 59% delle operazioni, mentre Serie A e successive concentrano il 68% degli investimenti con appena il 21% dei round.
Perché all’ecosistema servono continuità e stabilità
È qui che si capisce il senso di una strategia regionale. Al mercato italiano non mancano tanto i grandi assegni per le aziende già affermate, che arrivano anche dall’estero: il round di Exein, ad esempio, è stato guidato dal fondo Headline.
Manca continuità alla base, dove nascono le imprese che un giorno chiederanno quegli assegni. Non a caso il confronto è andato inevitabilmente anche sul ruolo degli investitori istituzionali, come casse di previdenza e fondi pensione, e sulle condizioni per allargarne il loro contributo e sul trasferimento tecnologico dalle università al mercato.
La parola d’ordine nel venture capital è continuità e stabilità, perché il venture capital è capitale paziente, ma per impiegarlo serve a monte una cabina di regia, una visione e una strategia di lunghissimo periodo
Gli incontri one to one tra fondi, startup e ricerca
La seconda giornata, l’Open Day Fare Venture 2, ha cambiato registro. La mattina sono stati presentati strumenti e operatori: TT Lazio e TT Venture Lazio, i nove programmi di Venture Tech Lazio, i sei fondi di Lazio Venture 2, Innova Venture 2. Il pomeriggio è stato dedicato agli incontri individuali tra fondi, acceleratori, startup e team di ricercatori.
Sembra un dettaglio organizzativo, non lo è. In un mercato piccolo come quello italiano il capitale si muove spesso per relazioni, e mettere nella stessa stanza chi fa ricerca, chi seleziona e chi investe abbassa un costo che nessun bando copre. Resta vero che un incontro non è un investimento: il conto si farà sui round chiusi nei prossimi mesi.
La prova dei prossimi closing per il venture capital nel Lazio
Lazio Innova lancerà una nuova call entro la fine dell’anno, sulla scia dell’interesse raccolto. Il percorso di Exein ricorda però i tempi di questo mestiere: sette anni dall’ingresso del fondo parallelo alla valutazione da unicorno. Le politiche pubbliche di venture capital si giudicano su quell’orizzonte, non su quello dei mandati.
«Lazio Innova ha fatto la policy, ha costruito un’infrastruttura e ha fatto scoccare una scintilla. Poi il nostro ruolo finisce: è il mercato che deve fare il suo», ha detto Ciampalini. È la sintesi giusta, e anche il metro con cui misurare la strategia. L’infrastruttura c’è, la scintilla pure. Il mercato, per ora, è soprattutto pubblico. Saranno i prossimi closing a dire se i privati hanno deciso di salire a bordo.
































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