Evolve or be Extinct. Ce lo siamo ricordato a Barcellona, durante i due giorni di offsite del team europeo di Mind the Bridge, stampandolo sulle magliette.
Ma non credo che siamo solo noi di Mind the Bridge a doverlo tenere a mente.
La settimana scorsa ho lanciato su LinkedIn (qui il link al post, diventato poi super virale grazie alla condivisione di Charles-Henry Monchau, Chief Investment Officer di Syz Group) una provocazione riprendendo un editoriale di Martin Coulter su Sifted.
Lo spunto era il cambio della guardia tra gli acronimi che definiscono le aziende tech più disruptive del pianeta. Dai FAANG – Facebook, Amazon, Apple, Netflix e Google – si è passati ai MANGOS – Meta, Anthropic, Nvidia, Google, OpenAI e SpaceX.

Indice degli argomenti
Dai FAANG ai MANGOS: il cambio d’era della tecnologia
Ogni generazione tecnologica produce il proprio acronimo.
I FAANG raccontavano l’era del consumer internet.
I MANGOS fotografano l’era dell’intelligenza artificiale e delle piattaforme che stanno ridefinendo l’economia mondiale.
Gli acronimi hanno una funzione precisa: semplificano la complessità e dettano una direzione. Consentono agli investitori, ai media e al mercato di raccontare un fenomeno attraverso pochi nomi simbolici.
Naturalmente sono sempre arbitrari.Perché Netflix e non Microsoft? Perché Anthropic e non xAI? Perché SpaceX e non Palantir?
La risposta è che non importa. Un acronimo funziona quando genera discussione.
Perché oggi si parla di campioni tech europei
Sifted proponeva BRIOCHE: Bolt, Revolut, Iceye, Oura, Celonis, Helsing, ElevenLabs.
Io ho proposto a Martin Coulter di sostituire Bolt con Bending Spoons.
L’acronimo è discutibile, piuttosto bruttarello (nei commenti qualcuno ha proposto HERALD e CROISSANT, non molto meglio).
Ma è proprio questo il punto. Per la prima volta possiamo discutere su quali aziende debbano entrarci.
BRIOCHE, Bending Spoons e le alternative europee
Per oltre 20 anni la critica rivolta all’ecosistema europeo è stata sempre la stessa. L’Europa produce startup. Gli Stati Uniti producono campioni globali.
Era difficile trovare aziende europee capaci di dominare categorie tecnologiche mondiali. Oggi il quadro è diverso.
- Nel fintech troviamo Revolut.
- Nel software enterprise Celonis.
- Nella mobilità Bolt.
- Nella difesa Helsing.
- Nello spazio Iceye.
- Nell’health tech Oura.
- Nella creator economy e nella produttività Bending Spoons.
- Nell’intelligenza artificiale ElevenLabs, Mistral e Lovable.
- Nei pagamenti e nel banking digitale Wise.
A queste si aggiungono molte altre aziende che potrebbero legittimamente contendersi un posto in qualsiasi lista. Il punto non è decidere chi abbia ragione. Il punto è che finalmente esiste una lista.
La densità che cambia l’ecosistema europeo
Negli ecosistemi dell’innovazione conta meno il singolo unicorno e molto di più la concentrazione di aziende eccellenti. Quando un ecosistema raggiunge una massa critica, inizia a produrre effetti sistemici.
- I founder diventano business angel.
- Gli early employee fondano nuove startup.
- Gli investitori raccolgono nuovi fondi.
- Le competenze circolano.
- I talenti restano.
- Le exit finanziano la generazione successiva.
È esattamente quello che è successo in Silicon Valley. Ed è ciò che, con velocità diverse, sta iniziando ad accadere anche in Europa (e con la IPO di Bending Spoons potrebbe succedere anche in Italia).
Il divario tra campioni europei e colossi americani
C’è però una nota di realismo che non possiamo ignorare. Anche sommando il valore di tutte le aziende che infarciscono la BRIOCHE europea, siamo ancora lontani dal valore di uno solo dei grandi colossi americani.
Nvidia da sola vale diversi trilioni di dollari. Meta, Microsoft o Apple hanno capitalizzazioni che superano ampiamente l’intero valore aggregato dei principali campioni tecnologici europei. Questo significa che la partita è tutt’altro che chiusa.
L’Europa ha finalmente iniziato a produrre aziende globali, ma non ha ancora prodotto giganti comparabili ai leader americani. E questa differenza conta, perché gli altri non stanno a guardare.
La sfida non è sfornare BRIOCHE
La sfida è costruire il prossimo acronimo, quello che nascerà tra cinque o dieci anni. Quello che comprenderà aziende che oggi non esistono ancora (le nuove big tech si costruiscono molto più rapidamente di un tempo).
Perché il successo di un ecosistema non si misura dal miglior acronimo. Si misura dalla capacità di renderlo rapidamente obsoleto. Se tra pochi anni BRIOCHE non basterà più a contenere tutti i campioni europei, allora significherà che l’Europa avrà davvero cambiato passo.
Ed è probabilmente questa la discussione più interessante da avere.























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