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Hotiday: come funziona la startup che crea un albergo diffuso dentro strutture esistenti



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Fondata nel 2022 da tre laureati alla Bocconi, Hotiday ha raggiunto 180 strutture partner, più di 800 camere gestite e una crescita record. Il modello e i piani per il futuro raccontati dal Ceo Vittorio Gargiulo

Pubblicato il 4 giu 2026

Valentina Neri

Giornalista



I founders di Hotiday
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Punti chiave

  • Il modello: Hotiday prende in gestione parte delle camere di hotel partner, le valorizza e le commercializza con servizi aggiuntivi e accordi (es. revenue sharing) senza competere.
  • Tecnologia: usa un algoritmo proprietario e sistemi di intelligenza artificiale per forecasting, revenue management dinamico e ottimizzazione dei prezzi.
  • Crescita e obiettivi: fondata da laureati Bocconi nel 2022, oltre 180 strutture e 800 camere nel 2025, ricavi 2024 €5M, CAGR 1.330,95%; mira a espansione internazionale.
Riassunto generato con AI

Un operatore dell’hotellerie che non possiede hotel, non è un’agenzia di viaggi online e non fa concorrenza agli alberghi con cui collabora. Hotiday, startup milanese fondata nel 2022, fa qualcosa di diverso: prende in gestione una parte delle camere di strutture partner, le valorizza e le commercializza sotto il proprio brand. Un modello che le è valso il primo posto nella classifica 2026 di Sifted dedicata alle startup del Sud Europa a più rapida crescita, con un tasso annuo di crescita composto (CAGR) pari al 1.330,95% negli ultimi due anni.

Come funziona Hotiday, la startup che valorizza le camere degli hotel

L’azienda, spiega a EconomyUp il Ceo e co-founder di Hotiday Vittorio Gargiulo, è partita da un’analisi delle sfide e delle esigenze degli hotelier: attrarre nuovi target, aumentare i ricavi, ottimizzare la gestione dell’invenduto delle camere, migliorare l’intera esperienza degli ospiti e di conseguenza il punteggio nelle recensioni e il passaparola positivo.

Da qui prende forma il modello di business della startup. Hotiday crea una rete di hotel partner e rileva una parte delle camere disponibili. Dopodiché, le valorizza attraverso strumenti proprietari di analisi dei dati e ottimizzazione dei prezzi, le arricchisce con servizi aggiuntivi – come il digital concierge, il check in online senza attese alla reception e l’assistenza su WhatsApp 24 ore su 24 – e le propone ai clienti sotto il brand Hotiday. Così facendo, crea una sorta di albergo diffuso caratterizzato da un’esperienza riconoscibile e coerente.

Tutto questo senza fare concorrenza agli hotel, anzi garantendo loro ricavi anticipati per camere che altrimenti, con ogni probabilità, sarebbero rimaste invendute. Le modalità economiche di collaborazione – spiegano da Hotiday a EconomyUp – sono varie, dal revenue sharing fino al minimo garantito, ma sempre con la disponibilità esclusiva di alcune stanze situate in un’area dedicata.

Il ruolo della tecnologia proprietaria e dell’intelligenza artificiale

Alla base del modello c’è anche una componente tecnologica sviluppata internamente. Hotiday utilizza un algoritmo proprietario per individuare le strutture e le destinazioni con il maggiore potenziale, stimando in anticipo volumi di vendita, margini e ritorni attesi. A lavorare sulla performance quotidiana è invece un sistema di revenue management che, grazie all’intelligenza artificiale, analizza dati storici, monitora i competitor e aggiorna automaticamente le tariffe. Lo strumento, spiega la startup, è stato sviluppato a partire dall’esperienza maturata sul campo e affinato attraverso i risultati ottenuti nelle oltre 180 strutture partner.

Dalla Bocconi all’hotellerie: i tre co-founder di Hotiday

Hotiday nasce nel 2022 da tre giovani imprenditori con alle spalle un percorso simile: bocconiani, con esperienza nell’hospitality e under 30 al momento della fondazione. Vittorio Gargiulo, oggi Ceo, ha alle spalle studi internazionali (tra Italia, Portogallo e Stati Uniti) e guida la strategia e lo sviluppo dell’azienda. Federico Brunelli, che ha lavorato in precedenza in Four Seasons, è Chief of Revenue e ha sviluppato l’algoritmo proprietario e il sistema interno di gestione delle performance delle camere. Il presidente Federico Di Carlo, dopo un’esperienza in Best Western, coordina l’area commerciale e lo sviluppo della rete di hotel partner.

Gli investimenti raccolti da Hotiday, dal pre-seed al round da 5,5 milioni

Il percorso di Hotiday è iniziato all’interno di B4i – Bocconi for Innovation, il programma di accelerazione dell’Università Bocconi che ha accompagnato le prime fasi di sviluppo. Dopo un primo round pre-seed da circa 600mila euro, sottoscritto da 40Jemz come lead investor e da alcuni business angel, nel maggio 2025 la società ha chiuso un round seed da 5,5 milioni di euro guidato da P101, con la partecipazione dello stesso 40Jemz e di investitori italiani e internazionali.

I numeri di Hotiday e i suoi piani di espansione all’estero

“Abbiamo dimostrato che è possibile crescere velocemente partendo da asset esistenti, senza costruire nuovi hotel, ma valorizzando le strutture alberghiere presenti sul territorio e implementando l’intelligenza artificiale nei processi. Questo risultato, che ci rende molto fieri, conferma che il settore ha bisogno di un modello nuovo: un partner strategico, commerciale e tecnologico capace di lavorare davvero al fianco degli hotel, generare valore concreto e rendere più efficiente l’offerta alberghiera”, commenta Vittorio Gargiulo.

Oggi Hotiday è presente in cinque mercati europei e collabora con oltre 180 strutture distribuite in più di 100 destinazioni. Nel 2025 ha gestito più di 800 camere, in aumento rispetto alle 500 dell’anno precedente. Secondo i dati citati da Sifted, la startup ha chiuso l’esercizio 2024 con 5 milioni di euro di ricavi, registrando un tasso annuo di crescita composto (CAGR) del 1.330,95% nei due anni considerati. Un ritmo che la startup attribuisce sia alla tecnologia sviluppata internamente, sia a un modello più leggero rispetto all’hotellerie tradizionale, che non impone di costruire e gestire strutture da zero. L’obiettivo per i prossimi cinque anni è soprattutto l’espansione all’estero, anche attraverso accordi con catene e realtà internazionali.

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