I dati della mobilità condivisa in Europa nel 2025 mostrano un mercato in via di consolidamento dove, nonostante una lieve flessione nel numero totale di veicoli, i viaggi effettuati sono aumentati del 16%, segnale di una maggiore efficienza operativa. Si evidenzia la competizione e l’integrazione tra i sistemi pubblici basati su stazioni e gli operatori privati a flusso libero, con particolare attenzione ai successi di Madrid e Parigi. Emerge chiaramente che l’elettrificazione delle flotte sta trainando la crescita della domanda, rendendo la micromobilità un’abitudine quotidiana consolidata. Gli esperti sottolineano come la redditività e la sostenibilità economica siano diventate prioritarie rispetto alla semplice espansione territoriale. La Germania si conferma il mercato principale, seguita da Francia e Regno Unito, mentre si osserva una progressiva riduzione dei prezzi per corsa grazie ai nuovi modelli di abbonamento.
Sono alcune delle evidenze emerse dall’European Shared Mobility Index 2025 di Fluctuo, presentato a maggio 2026 (QUI il link al video di presentazione).
Ma vediamo insieme cosa emerge dall’analisi.
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European Shared Mobility Index 2025: meno veicoli, più utilizzo
La mobilità condivisa europea continua a crescere, ma lo fa in modo diverso rispetto agli anni della corsa all’espansione. Non è più il numero di veicoli a guidare il mercato, bensì la loro capacità di essere utilizzati in modo più efficiente. È questo il messaggio principale emerso durante la presentazione della quinta edizione dell’European Shared Mobility Index 2025, il rapporto realizzato da Fluctuo che analizza l’andamento di biciclette, monopattini e ciclomotori condivisi nei 27 Paesi dell’Unione Europea, oltre a Regno Unito, Norvegia e Svizzera.
I numeri raccontano un settore che ha superato la fase della crescita indiscriminata e che oggi punta sulla sostenibilità economica e operativa. Nel 2025 circolano infatti circa 848 mila veicoli condivisi, in calo del 3% rispetto all’anno precedente. Eppure il numero dei viaggi continua ad aumentare: oltre 700 milioni di corse, con una crescita del 16% su base annua.
Più corse con meno mezzi
Secondo Julien Chamussy, CEO di Fluctuo, il dato più significativo riguarda la produttività delle flotte. L’indicatore “Trips per Vehicle per Day” (TVD), ovvero il numero medio di corse effettuate quotidianamente da ciascun veicolo, è aumentato di quasi il 30% rispetto al 2024. In altre parole, gli operatori stanno ottenendo risultati migliori senza aumentare il numero di mezzi disponibili.
Una trasformazione che riflette un cambio di paradigma nell’intero settore. Dopo anni caratterizzati da investimenti aggressivi e dalla ricerca della crescita a ogni costo, le aziende si concentrano oggi sull’efficienza operativa, sulla redditività e sulla qualità del servizio.
“Non stiamo crescendo perché aggiungiamo più veicoli”, ha spiegato Milen Tassi di Lyft Urban Solutions. “La crescita arriva dalla capacità di ottenere di più dalle flotte già presenti sul territorio”.
Un mercato da 1,5 miliardi di euro
L’European Shared Mobility Index stima che nel 2025 il settore abbia generato circa 1,5 miliardi di euro di ricavi direttamente dagli utenti, con una crescita del 9% rispetto all’anno precedente.
L’incremento dei ricavi è tuttavia inferiore alla crescita delle corse. Questo significa che il ricavo medio per viaggio si sta riducendo. Secondo gli analisti di Fluctuo il fenomeno è legato soprattutto alla diffusione di abbonamenti e pass mensili o settimanali, sempre più utilizzati dagli utenti abituali per abbassare il costo unitario degli spostamenti.
Maxim Romain, CEO di Dott, ha confermato questa tendenza evidenziando come gli operatori siano riusciti contemporaneamente a migliorare l’efficienza delle flotte e a ridurre i costi operativi grazie a veicoli più affidabili, batterie più performanti e minori esigenze di manutenzione.
La fase del consolidamento è terminata
Uno dei passaggi più interessanti del report riguarda l’evoluzione strutturale del mercato europeo. Secondo Fluctuo, la fase di consolidamento può considerarsi conclusa. Le città hanno ormai definito con maggiore chiarezza le proprie politiche sulla mobilità condivisa: alcune hanno ampliato l’offerta, altre hanno introdotto limiti, gare pubbliche o restrizioni, mentre poche hanno scelto di vietare determinati servizi.
Parallelamente, gli operatori sopravvissuti sono generalmente quelli con le migliori performance finanziarie e operative. La conseguenza è un settore più stabile, meno frammentato e più orientato alla sostenibilità di lungo periodo.
Tobias Balhan di Ride ha sintetizzato il momento con una definizione efficace: “L’industria sta maturando. Ci sono meno lanci incontrollati e meno sovraofferta, mentre gli utenti continuano a crescere”.
Germania leader europea
Analizzando la distribuzione geografica, la Germania si conferma il principale mercato europeo della mobilità condivisa, con circa 230 mila veicoli operativi. Da sola concentra il 38% di tutti i monopattini condivisi presenti in Europa.
La Francia occupa il secondo posto grazie a un modello più equilibrato che combina bike sharing pubblico e privato. Al terzo posto si colloca il Regno Unito, trainato soprattutto dal mercato londinese, dove operatori come Lime, Forest, Voi e Bolt gestiscono oltre 45 mila biciclette condivise. Al di fuori di Londra, tuttavia, la diffusione della mobilità condivisa resta ancora limitata.
Le biciclette pubbliche continuano a crescere
Il bike sharing pubblico rappresenta uno dei segmenti più dinamici del mercato europeo. Parigi mantiene la leadership continentale con oltre 48 milioni di viaggi annuali effettuati attraverso Vélib’.
Ma il caso più interessante è probabilmente quello spagnolo. A Madrid il sistema BiciMAD ha raggiunto quasi 14 milioni di viaggi nel 2025, registrando nel solo mese di giugno un record di 1,3 milioni di corse. Anche Barcellona continua a crescere, superando i 100 milioni di viaggi cumulati dal rilancio del servizio avvenuto nel 2019.
Secondo Lyft Urban Solutions, il successo dei sistemi pubblici deriva dalla loro integrazione all’interno delle strategie di trasporto urbano. Le biciclette condivise non vengono considerate un servizio isolato, ma una componente dell’intero ecosistema della mobilità cittadina.
Il dibattito tra pubblico e privato
Uno dei temi più discussi durante la presentazione del report ha riguardato il rapporto tra sistemi pubblici e operatori privati.
Da un lato, i sostenitori del bike sharing pubblico evidenziano livelli di utilizzo più elevati per veicolo e una maggiore integrazione con le politiche urbane. Dall’altro, gli operatori privati sottolineano come oltre due terzi dei viaggi condivisi in Europa siano oggi effettuati attraverso flotte private di biciclette e monopattini, senza costi diretti per le amministrazioni pubbliche.
Per Maxim Romain la contrapposizione è sterile: “Sistemi pubblici e privati contribuiscono entrambi alla transizione verso una mobilità più sostenibile”.
Le e-bike conquistano il mercato
Un’altra tendenza strutturale riguarda l’elettrificazione delle flotte.
Nei servizi privati il 90% delle biciclette disponibili è ormai elettrico. Nei sistemi pubblici la quota scende invece al 26%, anche se la crescita è costante.
I dati mostrano chiaramente che le e-bike generano un numero significativamente superiore di utilizzi rispetto alle biciclette tradizionali. Per questo motivo molte città stanno progressivamente aumentando la componente elettrica delle proprie flotte, pur mantenendo in alcuni casi una combinazione con biciclette meccaniche per ragioni economiche, culturali o legate all’accessibilità.
Anche per gli operatori privati le e-bike stanno diventando sempre più importanti. Dott, che cinque anni fa era quasi esclusivamente focalizzata sui monopattini, oggi vede nelle biciclette circa un quarto della propria flotta.
Monopattini: il mercato è maturo
Nonostante il calo del 7% della flotta disponibile, i monopattini restano il mezzo condiviso più diffuso in Europa con oltre 400 mila veicoli operativi.
Le corse sono cresciute del 21%, superando i 310 milioni di viaggi annui, mentre per la prima volta il TVD medio europeo ha superato quota due corse giornaliere per veicolo.
Per gli operatori, il futuro passa attraverso una regolamentazione più intelligente. Non necessariamente meno veicoli, ma una distribuzione più efficiente e una migliore integrazione con il trasporto pubblico e con le infrastrutture urbane.
Il futuro? Città più piccole e integrazione
Nel sondaggio condotto durante la presentazione del report, quasi la metà dei partecipanti ha indicato l’espansione verso città medie e piccole come principale motore di crescita per i prossimi tre anni.
Gli operatori, tuttavia, vedono un’altra leva fondamentale: l’integrazione con il trasporto pubblico. L’obiettivo non è sostituire autobus, tram o metropolitane, ma completare l’offerta urbana, rendendo più semplice il cosiddetto “ultimo miglio” e offrendo alternative credibili all’automobile privata.
Il quadro che emerge dall’European Shared Mobility Index 2025 è quello di un settore ormai entrato nella sua fase adulta: meno espansione incontrollata, maggiore efficienza, operatori più solidi e utenti sempre più numerosi. Una trasformazione che potrebbe rendere la mobilità condivisa una componente permanente dell’ecosistema dei trasporti urbani europei nei prossimi decenni.




























