L’economia circolare è un modello economico sostenibile che si contrappone al tradizionale modello “prendi, produci, usa e getta”. Il suo obiettivo principale è ridurre al minimo i rifiuti e riutilizzare le risorse il più a lungo possibile.
Questa nuova dimensione economica sta già trasformando il nostro presente e inciderà significativamente sul nostro futuro, grazie anche al Green Deal europeo, piano d’azione lanciato nel 2019 per rendere l’Europa il primo continente a impatto climatico zero.
Dal 2010 l’Italia ha progressivamente aumentato il proprio tasso di circolarità. Secondo i dati più recenti, riferiti al 2024 e riportati dal Rapporto sull’economia circolare in Italia 2026, il tasso di utilizzo circolare dei materiali ha raggiunto il 21,6%, 0,5 punti in più rispetto al 2023 e nettamente sopra la media europea del 12,2%. L’Italia si colloca così al terzo posto nell’UE, dopo Paesi Bassi e Belgio, e al primo tra le quattro maggiori economie europee. Anche i benefici economici crescono, ma a un ritmo ancora insufficiente: il Circular Economy Report 2025 dell’Energy&Strategy della School of Management del Politecnico di Milano stima in 18,3 miliardi di euro l’anno i risparmi generati dalle pratiche circolari nelle imprese italiane, contro i 16,4 miliardi rilevati nell’edizione precedente. Il valore equivale però ad appena il 15% del potenziale di 119 miliardi raggiungibile entro il 2030: resta quindi un divario di circa 100 miliardi, per colmare il quale servirebbero ulteriori risparmi per 16,8 miliardi l’anno e investimenti quasi dieci volte superiori agli attuali.
Ma cosa si intende esattamente con economia circolare? Perché è importante sia per il benessere del pianeta sia per i ricavi delle aziende? E in quale modo le nuove tecnologie contribuiscono alla realizzazione della circular economy? Ecco la definizione, una breve storia e alcuni esempi.
Indice degli argomenti
Che cos’è l’economia circolare
Oggi gli esseri umani producono molto di più rispetto alle epoche passate, di conseguenza consumano di più e generano una quantità maggiore di rifiuti, oltre a contribuire con i propri comportamenti all’innalzamento del livello di inquinamento globale e al surriscaldamento del pianeta. Tutto questo avviene mentre l’innovazione e le nuove tecnologie stanno sperimentando un’accelerazione che non ha pari nella storia dell’umanità e che può trovare nell’economia circolare una rivoluzione copernicana: un modo nuovo di pensare come disegnare i nostri prodotti e processi produttivi per eliminare gli impatti negativi sull’ambiente, favorire l’utilizzo circolare dei materiali e contribuire a rigenerare il sistema naturale stesso.
Con economia circolare, dunque, si intende un modello di produzione e consumo che implica condivisione, prestito, riutilizzo, riparazione, ricondizionamento e riciclo dei materiali e prodotti esistenti il più a lungo possibile (fonte: Unione europea, 2016). In questo modo si estende il ciclo di vita dei prodotti, contribuendo a ridurre i rifiuti al minimo. Una volta che il prodotto ha terminato la sua funzione, i materiali di cui è composto vengono infatti reintrodotti, laddove possibile, nel ciclo economico. Così si possono continuamente riutilizzare all’interno del ciclo produttivo generando ulteriore valore.
I principi dell’economia circolare contrastano con il tradizionale modello economico lineare, fondato sul tipico schema “estrarre, produrre, utilizzare e gettare”. Il modello economico tradizionale dipende dalla disponibilità di grandi quantità di materiali ed energia facilmente reperibili e a basso prezzo.
Nell’economia circolare hanno molta importanza le energie rinnovabili e la modularità e versatilità degli oggetti, che possono e devono essere utilizzati in vari contesti per poter durare il più a lungo possibile.
QUI IL PDF di “CLOSING THE LOOP-NEW CIRCULAR ECONOMY PACKAGE”, DOCUMENTO SULL’ECONOMIA CIRCOLARE DEL PARLAMENTO EUROPEO (gennaio 2016)
Le tre parole chiave
Le parole chiave dell’economia circolare sono tre:
- risorse, intese come componenti del prodotto, che hanno un ciclo di vita più lungo e un valore intrinseco recuperabile;
- re-disegn, perché le imprese sono chiamate a ridisegnare processi di produzione (con interventi di efficienza energetica) e prodotti che siano modulari e facilmente assemblabili, realizzati con materiali riusabili e riciclabili;
- proprietà, perché se nell’economia lineare il prodotto passa totalmente al cliente, nell’economia circolare la proprietà del prodotto deve restare al produttore, mentre il cliente ne paga soltanto l’utilizzo attraverso meccanismi di pay per use.
Economia circolare: breve storia
Il concetto di economia circolare ha radici profonde, ma non si può ricondurre a un singolo padre o a una specifica data di nascita. Convenzionalmente si fa risalire la sua comparsa alla fine degli anni ’70, quando accademici e uomini di affari iniziarono a discutere dell’argomento. Da allora si sono sviluppate almeno sette diverse scuole di pensiero.
2010: La Ellen MacArthur Foundation
A dare impulso e divulgazione in Europa all’economia circolare è stata la velista britannica Ellen MacArthur. Dopo avere battuto nel 2005 il record mondiale di circumnavigazione del globo in solitaria, ha interrotto a 33 anni la carriera per dedicarsi a tempo pieno alla battaglia a favore dell’ambiente. Nel 2010 ha dato vita alla Ellen MacArthur Foundation, società no profit che lavora con aziende e istituzioni scolastiche per accelerare la transizione verso l’economia circolare.
2015: il pacchetto della Commissione europea
Il 2 dicembre 2015 la Commissione europea ha adottato un ambizioso pacchetto per contribuire ad accelerare la transizione dell’Europa verso un’economia circolare, stimolare la competitività a livello mondiale, promuovere una crescita economica sostenibile e creare nuovi posti di lavoro.
Il piano d’azione definisce 54 misure per “chiudere il cerchio” del ciclo di vita dei prodotti: dalla produzione e dal consumo fino alla gestione dei rifiuti e al mercato delle materie prime secondarie. InoltrE, individua cinque settori prioritari per accelerare la transizione lungo la loro catena del valore (materie plastiche, rifiuti alimentari, materie prime essenziali, costruzione e demolizione, biomassa e materiali biologici). Il piano pone un forte accento sulla creazione di una solida base su cui gli investimenti e l’innovazione possano prosperare.
La transizione è sostenuta finanziariamente dai Fondi strutturali e di investimento europei, da Orizzonte 2020, dal Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS) e dal programma LIFE.
Tutte le 54 azioni previste dal piano sono state attuate o sono in fase di attuazione.
Le norme puntano ad avere un effetto pratico e concreto sulla vita dei cittadini europei. Per esempio il provvedimento obbliga i Paesi membri a riciclare almeno il 70% dei rifiuti urbani e l’80% dei rifiuti da imballaggio, e vieta di gettare in discarica quelli biodegradabili e riciclabili.
2019: Il Green Deal europeo
Partendo dalla premessa che i cambiamenti climatici e il degrado ambientale sono una minaccia enorme per l’Europa e il mondo, l’11 dicembre 2019 la Commissione europea ha presentato la comunicazione sul Green Deal europeo. Si tratta di una nuova strategia di crescita mirata a “trasformare l’UE in una società a impatto climatico zero, giusta e prospera, dotata di un’economia moderna, efficiente sotto il profilo delle risorse e competitiva”.
I leader dell’UE hanno ribadito il loro impegno a svolgere un ruolo guida nella lotta globale contro i cambiamenti climatici durante la riunione del Consiglio europeo del dicembre 2019, in occasione della quale hanno approvato l’obiettivo della neutralità climatica entro il 2050.
Per superare queste sfide, l’Europa ha definito tre obiettivi:
- nel 2050 non siano più generate emissioni nette di gas a effetto serra
- la crescita economica sia dissociata dall’uso delle risorse
- nessuna persona e nessun luogo sia trascurato.
Il Green Deal europeo è la tabella di marcia per rendere sostenibile l’economia dell’UE.
Economia circolare: i vantaggi per il pianeta
Per comprendere l’importanza dell’economia circolare bisogna in primo luogo prendere in esame alcuni dei problemi più urgenti che l’umanità si trova a fronteggiare in questa epoca. Uno dei temi rilevanti è sicuramente il surriscaldamento dell’atmosfera causato dalla CO2 emessa principalmente per la produzione energetica, per l’attività industriale e per i trasporti. In particolare, secondo lo studio dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) dell’ottobre del 2018, abbiamo circa 12 anni per ridurre del 50% le emissioni di CO2 e circa 30 anni per eliminarle totalmente. In caso contrario, alcuni degli effetti che si stanno già manifestando si amplificheranno, con un impatto devastante di siccità, incendi ed alluvioni. Tali eventi hanno già causato danni per 320 miliardi di dollari nel 2017.
C’è poi da riflettere sui danni causati dall’inquinamento dell’aria. Secondo l’Agenzia Ambientale Europea (EEA), l’inquinamento atmosferico continua ad avere impatti significativi sulla salute della popolazione in Europa, in particolar modo per i cittadini delle aree urbane . Gli inquinanti sotto osservazione, in termini di rischio per la salute umana, sono le polveri sottili (Pm), il biossido di azoto (NO2) e l’ozono troposferico (O3). A pagarne le conseguenze, come sempre, sono i cittadini. Ogni anno sono infatti oltre 60mila le morti premature in Italia dovute all’inquinamento atmosferico. Questo determina un danno economico – stimato sulla base dei costi sanitari comprendenti le malattie, le cure, le visite, i giorni di lavoro persi – che solo in Italia oscilla tra 47 e 142 miliardi di euro all’anno (330 – 940 miliardi a livello europeo).
Altro tema particolarmente rilevante è la plastica e i danni derivanti dal suo utilizzo. Solo il 15% della plastica viene riciclata a livello mondiale (OECD 2018), il 25% è sottoposto a recupero energetico ed il restante 60% finisce in discarica.
La circular economy è comunque qualcosa di più del riciclaggio dei rifiuti: è un concetto più ampio che prevede, in ultima analisi, un ambiente meno malato che sa utilizzare al meglio le risorse a propria disposizione.
Circular economy: i vantaggi per le imprese
Non solo l’economia circolare protegge l’ambiente e permette di risparmiare sui costi di produzione e di gestione, ma è in grado anche di garantire utili alle aziende. Secondo il Parlamento europeo, grazie a misure come prevenzione dei rifiuti, ecodesign e riutilizzo dei materiali, le imprese europee otterrebbero un risparmio netto di 600 miliardi di euro, pari all’8% del fatturato annuo, e ridurrebbero nel contempo le emissioni totali annue di gas serra del 2-4%.
Del resto oggi gli aspetti meramente finanziari non sono più sufficienti per la valutazione olistica di un’impresa. È altrettanto importante verificarne la performance rispetto a specifici criteri ESG.
Che cos’è l’ESG
ESG sta per Environmental, Social and Governance (ambiente, sociale e governance), un concetto ormai affermatosi nel settore finanziario come base per giudicare la sostenibilità degli investimenti. L’integrazione dei criteri ESG può migliorare il profilo rischio/rendimento dei portafogli.
A sottolineare il ruolo cruciale dei criteri di sostenibilità nell’economia è stato, ormai qualche anno fa, addirittura il presidente e CEO di Blackrock, la più grande società di investimento al mondo. Nella lettera annuale inviata a clienti e società nel 2013, Laurence D. Fink afferma che le questioni ambientali e sociali saranno sempre più importanti per la valutazione di una società. “Man mano che un numero maggiore di investitori riconoscerà che il rischio climatico è un rischio di investimento – scrive – assisteremo a una profonda rivalutazione del rischio e dei valori degli asset. Siamo alle porte di una significativa riallocazione del capitale. In quanto fiduciario, la responsabilità è di aiutare i clienti a navigare in questa transizione. E, con l’aumentare dell’impatto della sostenibilità sui rendimenti degli investimenti, riteniamo che gli investimenti sostenibili costituiscano la base più solida per i portafogli dei clienti in futuro”.
L’economia circolare in Italia
2025-2026 – Nelle imprese cresce la circolarità, ma il potenziale resta inespresso
Nel 2025 le imprese italiane mostrano una maggiore maturità nell’adozione dell’economia circolare, anche se la transizione procede ancora per passi incrementali. Secondo il Circular Economy Report 2025 di Energy&Strategy della School of Management del Politecnico di Milano, basato su un campione di 320 aziende appartenenti a dieci settori, la quota di imprese scettiche scende dal 36% al 31%, mentre quelle intenzionate a introdurre pratiche circolari salgono dal 24% al 34%. Migliora soprattutto il grado medio di maturità, che passa da 2,2 a 3,1 su 5, indicando un progressivo consolidamento delle iniziative. Anche la misurazione delle prestazioni compie un balzo: le aziende che monitorano la propria circolarità aumentano dall’8% del 2024 al 30% del 2025, mentre un ulteriore 37% prevede di dotarsi di strumenti di valutazione nei prossimi anni.
Cambia inoltre la dimensione degli investimenti: la quota compresa tra 50.000 e 150.000 euro sale dal 20% al 43%, mentre quella inferiore a 50.000 euro scende da quasi la metà al 33%; il 16% investe tra 150.000 e 250.000 euro e solo l’8% supera quest’ultima soglia. I risparmi generati dalle pratiche circolari raggiungono così 18,3 miliardi di euro l’anno, contro i 16,4 miliardi dell’edizione precedente, ma rappresentano appena il 15% dei 119 miliardi potenzialmente conseguibili entro il 2030. A settembre 2026 questi restano i dati aziendali più aggiornati: il nuovo rapporto di Energy&Strategy sarà presentato a Ecomondo nel novembre 2026.
2024 – Le pratiche di circolarità non sono nel core business
Le aziende che hanno adottato almeno una pratica di economia circolare nel 2024 si fermano al 42% (46% nelle grandi aziende), il 36% è ancora scettico e non ha in piano di farlo neanche in futuro, mentre il 22% ne avrebbe intenzione. Lo dice il Circular Economy Report 2024. Se si scende di dimensioni, poi, si arriva alle PMI dove gli scettici (il 39% e in crescita) superano gli adottatori (37%). Il 31% delle imprese circolari ha sede in Lombardia e la presenza è in genere più massiccia nel Nord Italia. La strada per dichiararsi completamente circolare, comunque, è ancora lunga, dice il rapporto: in una scala da 1 a 5, il valore medio di adozione che le aziende si danno è di 2,24 e solo il 3% del campione (in larga parte nel mondo degli imballaggi) si attribuisce il massimo. Cresce, anche se solo del 5%, la taglia media degli investimenti, che restano però concentrati sotto i 50.000 euro (quasi il 50%) e con tempi di ritorno che, per il 41% delle imprese, sono inferiori ai 12 mesi.
2023 – 15 miliardi risparmiati in Italia con l’economia circolare, ma l’obiettivo è 103
Secondo il Circular Economy Report 2023 elaborato dall’Energy&Strategy della School of Management del Politecnico di Milano, nel 2023 l’Italia ha ottenuto risparmi per un miliardo e 200 milioni di euro grazie a pratiche di economia circolare, per un totale ad oggi di 15,6 miliardi. Si tratta però solo del 15% dell’obiettivo di 103 miliardi fissato al 2030: rimane dunque un gap di quasi 88 miliardi, che significa risparmiarne circa 11 all’anno – cioè decuplicare lo sforzo – se si vuole colmarlo.
Italia seconda in Europa per circolarità
Il quadro italiano resta quindi caratterizzato da un divario tra buone prestazioni ambientali e debole capacità di investimento. Nel 2026 l’Italia è seconda nell’indice complessivo di circolarità europeo, dietro ai Paesi Bassi, grazie soprattutto alla gestione dei rifiuti, alla produttività delle risorse e al tasso di utilizzo circolare dei materiali, arrivato al 21,6%. I margini di miglioramento maggiori riguardano però proprio la competitività e l’innovazione: per consolidare il primato nel riciclo occorre destinare più risorse alla progettazione circolare, alla riparazione, al riuso, alla simbiosi industriale e alla trasformazione strutturale dei processi produttivi.
Economia circolare, i casi più interessanti delle aziende italiane
In Italia non mancano imprese che hanno trasformato la circolarità in progetti industriali concreti.
Tra i casi più significativi figura Aquafil, che con il sistema Econyl rigenera reti da pesca, moquette dismesse e scarti industriali ottenendo nylon con caratteristiche equivalenti a quello vergine e nuovamente riciclabile: nel 2025 i prodotti Econyl hanno generato il 60,4% dei ricavi della divisione fibre, secondo il Report ESG dell’azienda.
Pirelli ha avviato con Pyrum, Synthos e Basf un progetto “tyre-to-tyre” per recuperare dai pneumatici fuori uso materie prime seconde da impiegare nella produzione di nuove gomme.
A2A affianca invece la gestione industriale dei rifiuti all’open innovation: attraverso il fondo climate-tech 360 Life II investe in tecnologie per la transizione energetica e l’economia circolare. Tra i progetti già sperimentati, la collaborazione con Resilco per trasformare le ceneri dei termovalorizzatori, trattate con CO₂, in materiali destinati all’edilizia e alla produzione di bitume.
Un altro caso è Fater, che attraverso FaterSmart ha sviluppato un processo industriale per recuperare da pannolini, assorbenti e prodotti per l’incontinenza cellulosa, plastica e polimero superassorbente, riutilizzabili come materie prime seconde.
Nella filiera della mobilità elettrica si distingue infine Reinova: insieme ad A&C Ecotech e BTS & Saker ha realizzato a Reggiolo un hub capace di trattare fino a 12.000 tonnellate annue di batterie al litio e produrre black mass con una purezza dichiarata del 99,6%, recuperando litio, nichel, cobalto, manganese, rame e alluminio. Questi esempi mostrano i diversi volti della circolarità industriale: rigenerazione dei materiali, recupero degli scarti, progettazione di filiere chiuse, simbiosi tra settori e collaborazione con startup tecnologiche.
Finanziamenti all’economia circolare
Nel 2026 non esiste un unico fondo europeo dedicato all’economia circolare: i finanziamenti sono distribuiti tra diversi programmi del bilancio UE. Il quadro complessivo è costituito dal bilancio pluriennale 2021-2027 e da NextGenerationEU, che mobilitano complessivamente 2.018 miliardi di euro a prezzi correnti: 1.211 miliardi dal bilancio ordinario e fino a 806,9 miliardi dallo strumento per la ripresa, operativo fino al 2026. Solo una parte di queste risorse finanzia direttamente progetti circolari, attraverso la politica di coesione, InvestEU, il programma LIFE, Horizon Europe – dotato di 93,5 miliardi per ricerca e innovazione – e i Piani nazionali di ripresa. Un canale più specifico è la Joint Initiative on Circular Economy, promossa dalla Banca europea per gli investimenti insieme alle principali banche pubbliche nazionali, compresa Cassa Depositi e Prestiti: dopo avere erogato 11,6 miliardi tra il 2019 e il 2023, l’iniziativa ha elevato a 16 miliardi di euro il proprio obiettivo cumulato di finanziamento entro la fine del 2025.
In Italia il principale intervento pubblico resta il PNRR, che ha destinato 2,1 miliardi di euro alla gestione dei rifiuti e all’economia circolare: 1,5 miliardi per migliorare raccolta, trattamento e riciclo dei rifiuti urbani e 600 milioni per i “progetti faro” dedicati a filiere quali tessili, carta e cartone, plastiche e rifiuti elettrici ed elettronici. Secondo il Circular Economy Report 2025, risultano ammessi 187 progetti faro per 446,1 milioni di euro, sui 600 milioni disponibili. A queste risorse si aggiungono i programmi regionali cofinanziati dal Fondo europeo di sviluppo regionale, i bandi LIFE e Horizon Europe e gli strumenti finanziari di CDP, Bei e InvestEU.
La verifica mostra che Circularise, Too Good To Go, Winnow e Recup sono ancora operative, ma le ultime tre sono ormai scaleup o aziende consolidate più che startup. Per Traca, invece, non emergono riscontri aggiornati sufficientemente solidi: conviene eliminarla. Ecco il paragrafo riscritto e ampliato.
Esempi di economia circolare: startup e scaleup europee
In Europa opera un ecosistema ormai articolato di startup e scaleup che applicano tecnologie digitali, intelligenza artificiale e nuovi modelli di servizio alla tracciabilità dei materiali, al riuso degli imballaggi, alla riduzione degli sprechi e al riciclo.
Circularise
Fondata nei Paesi Bassi nel 2016, Circularise sviluppa software per raccogliere, verificare e condividere i dati delle catene di fornitura senza rivelare informazioni industriali riservate. La piattaforma consente di creare passaporti digitali di prodotto, documentare l’origine dei materiali e seguirne le trasformazioni. Nel 2026 lavora, tra gli altri, con Honda sulla preparazione al passaporto europeo delle batterie previsto dal 2027 e con Samsonite e Teijin sulla tracciabilità dei materiali.
Too Good To Go
Nata a Copenaghen nel 2016, Too Good To Go mette in contatto negozi, supermercati, panifici e ristoranti con i consumatori interessati ad acquistare a prezzo ridotto gli alimenti rimasti invenduti. Nel 2026 è ormai una scaleup internazionale: opera in 21 Paesi, ha superato i 130 milioni di utenti e dichiara di avere salvato complessivamente più di 500 milioni di pasti.
Winnow
Fondata nel Regno Unito nel 2013, Winnow utilizza telecamere, bilance intelligenti e algoritmi di riconoscimento per identificare e quantificare gli alimenti buttati dalle cucine professionali. I dati permettono a hotel, mense e ristoranti di correggere acquisti, menu e preparazioni. L’azienda continua a sviluppare la piattaforma: nel 2026 ha presentato la quinta generazione del sistema Winnow Vision.
Recup
La tedesca Recup, fondata nel 2016, gestisce un sistema di deposito e restituzione per bicchieri e contenitori da asporto riutilizzabili. Nel 2026 la rete Recup-Rebowl conta circa 20.000 punti di distribuzione e restituzione in Germania e una presenza in Austria. I bicchieri possono essere lavati fino a circa mille volte, mentre le vaschette Rebowl possono sostenere fino a 500 cicli.
Greyparrot
Fondata a Londra nel 2019, Greyparrot applica l’intelligenza artificiale agli impianti di selezione dei rifiuti. Telecamere e algoritmi riconoscono in tempo reale materiali, prodotti e marchi che scorrono sui nastri, consentendo agli operatori di aumentare il recupero e verificare la qualità delle frazioni selezionate. Nel luglio 2026 ha raccolto 27 milioni di dollari in un round Series B; i suoi sistemi sono installati in impianti di oltre 20 Paesi.
Resourcify
La tedesca Resourcify ha sviluppato una piattaforma digitale per gestire rifiuti e materiali riciclabili prodotti da aziende con numerose sedi. Il software coordina raccolta, trasporto e trattamento, centralizza i documenti e rende misurabili costi, quantità recuperate e destinazione dei materiali. Il modello punta a trasformare la gestione dei rifiuti da attività amministrativa a processo integrato nella strategia circolare dell’impresa.
Reath
Nata in Scozia, Reath sviluppa infrastrutture digitali per i sistemi di imballaggi riutilizzabili. La piattaforma assegna un’identità ai contenitori e ne registra utilizzi, restituzioni, lavaggi e redistribuzioni, fornendo alle aziende i dati necessari per misurare le prestazioni ambientali e organizzare sistemi di deposito e vuoto a rendere su larga scala.
Esempi di economia circolare: startup italiane
L’ecosistema italiano dell’economia circolare comprende piattaforme per la simbiosi industriale, imprese specializzate nei biomateriali e startup deep tech capaci di recuperare risorse da reflui e rifiuti difficili da trattare. Tra le realtà più interessanti e attive nel 2025 e nel 2026 figurano:
- Circularity – La società benefit milanese ha sviluppato una piattaforma che aiuta le imprese a misurare la propria circolarità, tracciare i flussi di materiali e individuare opportunità per valorizzare scarti, sottoprodotti e materie prime seconde. Ai servizi digitali affianca consulenza, formazione e progetti di simbiosi industriale.
- Sfridoo – Fondata a Bologna, mette in contatto le aziende che producono scarti con quelle in grado di utilizzarli nei propri processi. Il marketplace è accompagnato da servizi di mappatura dei residui, qualificazione dei sottoprodotti e approvvigionamento di materiali recuperati.
- Krill Design – Trasforma sottoprodotti agroalimentari, come bucce, semi, gusci e fondi di caffè, in biomateriali destinati al design, al packaging e all’industria. Nel 2025 la startup milanese ha raccolto 6 milioni di euro per ampliare la produzione del biopolimero brevettato REKRILL e realizzare un nuovo impianto.
- Circular Materials – La startup ha sviluppato una tecnologia basata sull’acqua supercritica per trattare reflui industriali e recuperare metalli strategici. Il progetto è stato riconosciuto nell’ambito del Critical Raw Materials Act europeo: il recupero consente di ridurre sia i rifiuti industriali sia la dipendenza dalle importazioni di materie prime critiche.
- Resilco – Nata a Bergamo, tratta le ceneri leggere prodotte dai termovalorizzatori attraverso un processo di carbonatazione che impiega anidride carbonica. Il risultato è un materiale recuperato potenzialmente utilizzabile nell’edilizia e nei conglomerati bituminosi. A2A ha investito nella società e avviato un progetto pilota per portare la tecnologia verso l’applicazione industriale.
Economia circolare in Italia: città, materiali e tecnologie
Nel 2026 l’economia circolare non coincide più soltanto con la raccolta differenziata e il riciclo. Le città costituiscono il principale laboratorio della transizione, perché concentrano consumi, edifici, mobilità e produzione di rifiuti: possono quindi favorire riparazione, riuso, condivisione dei beni, recupero delle componenti e “urban mining”, cioè l’estrazione di materiali dal patrimonio urbano esistente.
Altrettanto decisiva è l’innovazione nei materiali. Biomateriali ottenuti da residui agricoli, materie prime seconde, componenti rigenerati e metalli recuperati dai reflui permettono di ridurre l’impiego di risorse vergini. Perché queste soluzioni raggiungano il mercato servono però prodotti progettati per durare, essere riparati e smontati, insieme a sistemi affidabili di tracciabilità e a una domanda industriale stabile di materiali riciclati.
Le tecnologie digitali completano questo sistema: sensori, intelligenza artificiale, piattaforme di scambio e passaporti digitali possono riconoscere i materiali, seguire i prodotti lungo il ciclo di vita e mettere in relazione le imprese che producono residui con quelle in grado di riutilizzarli. La tecnologia, tuttavia, non è sufficiente da sola: occorrono impianti adeguati, regole chiare sull’End of Waste, acquisti pubblici e privati orientati ai prodotti circolari e una maggiore collaborazione tra imprese, amministrazioni e centri di ricerca.
La classifica Cesisp citata nel testo risale al 2020 e non risulta aggiornata. A settembre 2026 il riferimento nazionale più recente è Ecosistema Urbano 2025 di Legambiente, costruito prevalentemente su dati 2024. Non misura esclusivamente la circolarità, ma le performance ambientali complessive dei 106 capoluoghi.
Città sostenibili: Trento e Mantova guidano la classifica italiana
La sostenibilità di una città si misura attraverso un insieme di fattori che comprende qualità dell’aria, gestione dei rifiuti e dell’acqua, trasporto pubblico, mobilità ciclabile, consumo di suolo, verde urbano ed energia. Sono gli ambiti presi in considerazione da Ecosistema Urbano 2025, il rapporto di Legambiente e Ambiente Italia realizzato con la collaborazione editoriale del Sole 24 Ore. L’indagine ha elaborato oltre 30mila dati relativi ai 106 capoluoghi italiani, riferiti prevalentemente al 2024, attraverso 19 indicatori.
Al primo posto si colloca Trento con 79,78 punti su 100, seguita da Mantova con 78,74 e Bergamo con 71,82. Completano le prime dieci posizioni Bolzano, Pordenone, Reggio Emilia, Parma, Rimini, Bologna e Forlì. Nessuna città raggiunge l’80% del punteggio teorico e la media nazionale scende al 54,24%, contro il 55,80% dell’edizione precedente: un segnale della lentezza con cui procede la transizione ambientale urbana.
Milano non conserva quindi il primato che le assegnava il vecchio indice Cesisp sulle città circolari: nella graduatoria di Legambiente occupa il 57° posto con 54,40 punti. Il capoluogo lombardo rimane comunque tra le città migliori per offerta di trasporto pubblico, basso tasso di motorizzazione rispetto agli altri grandi centri, efficienza della rete idrica e uso del suolo. A penalizzarne il risultato complessivo contribuiscono soprattutto l’inquinamento atmosferico, il consumo di risorse e alcune criticità tipiche delle aree metropolitane più dense.
Rimane ampio il divario territoriale. La prima città del Mezzogiorno è Cosenza, sedicesima, mentre per incontrarne un’altra bisogna scendere oltre la cinquantesima posizione. In fondo alla classifica si trovano Reggio Calabria, Vibo Valentia, Crotone, Napoli e Catanzaro. Palermo è 101ª e Catania 100ª. Il rapporto evidenzia inoltre che la raccolta differenziata media dei capoluoghi ha superato per la prima volta il 65%, ma sono tornati a crescere sia la produzione di rifiuti sia il consumo di suolo; restano elevate anche le perdite delle reti idriche e la dipendenza dall’automobile privata.
Economia circolare: le iniziative italiane
Accanto alle politiche pubbliche e agli investimenti delle singole imprese, in Italia sono nate reti che mettono in comune competenze, tecnologie e progetti. Tra le iniziative ancora attive nel 2026 figurano l’Alleanza per l’Economia Circolare, la Regenerative Society Foundation e Tondo, realtà diverse per struttura e obiettivi ma accomunate dalla collaborazione tra aziende, startup, università e istituzioni.
L’Alleanza per l’Economia Circolare
Nata nel 2017 per iniziativa di alcune grandi imprese italiane, l’Alleanza per l’Economia Circolare ha ampliato il proprio ruolo: oltre a diffondere conoscenze e buone pratiche, promuove progetti di innovazione e porta le istanze delle imprese nel confronto con le istituzioni italiane ed europee. La piattaforma è coordinata dal Circular Economy Lab, iniziativa di Intesa Sanpaolo Innovation Center e Cariplo Factory.
Nel 2024 l’Alleanza ha rinnovato il proprio Manifesto, mettendo al centro la riduzione del consumo di materie, la collaborazione tra filiere e la competitività dell’industria italiana. Il percorso sviluppato nel 2025 ha affiancato alla riflessione sulle politiche una Call4Circular Solutions, destinata a individuare startup e tecnologie applicabili alle filiere industriali, e un Joint Statement indirizzato alle istituzioni europee in vista del futuro Circular Economy Act.
Nel 2026 il lavoro è proseguito con il confronto tra grandi aziende, startup ed esperti su materie prime critiche, tracciabilità digitale e costruzione di nuove filiere circolari. L’Alleanza si configura quindi sempre più come una piattaforma di open innovation e advocacy, oltre che come luogo di condivisione delle esperienze aziendali.
La Regenerative Society Foundation
La Regenerative Society Foundation è nata nel 2020 per promuovere il passaggio da un modello economico estrattivo a uno capace di rigenerare il capitale naturale e sociale. È co-presieduta dall’imprenditore Andrea Illy e dall’economista Jeffrey Sachs, mentre la direzione scientifica è affidata all’epidemiologo Paolo Vineis.
Alla fondazione partecipano imprese e organizzazioni provenienti, tra gli altri, dai settori alimentare, manifatturiero, finanziario e della sostenibilità. L’attività si concentra sulla definizione di modelli d’impresa rigenerativi e sulla costruzione di strumenti che consentano di misurarne gli effetti su clima, biodiversità, benessere, istruzione e circolarità.
Nel novembre 2025 la fondazione ha promosso a Milano il Regeneration 20|30 Forum, concepito non soltanto come evento, ma come luogo permanente di confronto tra imprese, ricerca, istituzioni e società civile. Durante il forum è stato presentato l’RSF Regenerative Framework, strumento sviluppato per valutare il potenziale rigenerativo di aziende e progetti e tradurre i principi generali in indicatori, scelte di governance e investimenti.
Tondo, dalla divulgazione ai progetti per imprese e territori
Tondo si è evoluta da organizzazione non profit dedicata alla divulgazione in una piattaforma articolata in due anime. Tondo APS sviluppa attività culturali, ricerca, formazione e progetti territoriali; Tondo Lab, che fa capo a Novu Srl, offre invece servizi alle imprese per misurare la circolarità, definire piani di intervento, progettare prodotti e processi circolari e realizzare programmi di open innovation e venture building.
Tra i progetti figurano Taranto Circolare e Taranto CirTech, dedicati allo sviluppo di un ecosistema locale dell’innovazione, Circular Threads, concentrato sulla filiera tessile, e iniziative di progettazione circolare applicate alle città e ai materiali. Tondo utilizza inoltre strumenti di misurazione collegati a riferimenti quali la specifica UNI/TS 11820 e lo standard internazionale ISO 59020.
Resta centrale il Re-think Circular Economy Forum. L’edizione milanese più recente si è svolta il 21 e 22 maggio 2025 all’Università Cattolica del Sacro Cuore e ha affrontato quattro aree: città circolari, materiali, tecnologie digitali e rifiuti elettronici, tessile e moda. Il forum ha riunito imprese, startup, amministrazioni, investitori e università per presentare applicazioni industriali e progetti replicabili, superando la dimensione prevalentemente divulgativa delle prime edizioni.
(Articolo aggiornato al 17/09/2026)
































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