Che cos'è la circular economy e perché può mantenere l'Europa competitiva | Economyup
Questo sito web utilizza cookie tecnici e, previo Suo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsente all'uso dei cookie. Leggi la nostra Cookie Policy per esteso.OK

NUOVI MODELLI

Che cos’è la circular economy e perché può mantenere l’Europa competitiva



L’Ue ha approvato un pacchetto di norme sull’economia circolare, basata sul concetto che gli scarti debbano essere riutilizzati come risorse. Va armonizzato un sistema dove la Germania ricicla il 66% dei rifiuti e la Repubblica Ceca solo il 30%. Ma l’Italia parte bene. Ecco perché il green è un’opportunità per le industrie

di Andrea Milluzzi

01 Feb 2019


In Europa ci stiamo abituando a sentire parlare sempre più spesso di circular economy o economia circolare. Il nostro continente infatti punta molto sul settore green, nello specifico sulla filiera del riciclo di rifiuti e risorse. È un mercato vasto e in crescita: vale circa 2,2 trilioni di euro per 19 milioni di posti di lavoro [Fonte: Circular Bioeconomy Arena Meeting].

Il 2 dicembre 2015 la Commissione europea ha adottato un ambizioso pacchetto sull’economia circolare. E’ composto da un piano d’azione dell’UE con misure relative all’intero ciclo di vita dei prodotti: dalla progettazione, all’approvvigionamento, alla produzione e al consumo fino alla gestione dei rifiuti e al mercato delle materie prime secondarie. Le norme puntano ad avere un effetto pratico sulla vita dei cittadini europei. Il provvedimento obbliga i Paesi membri a riciclare almeno il 70% dei rifiuti urbani e l’80% dei rifiuti da imballaggio, e vieta di gettare in discarica quelli biodegradabili e riciclabili. Le norme dovrebbero entrare in vigore a partire dal 2030. I deputati dovranno trovare un punto di equilibrio sui concetti di ‘rifiuto’ e ‘riciclo’ e armonizzare un sistema che comprende Paesi con abitudini diverse: la Germania e l’Austria riciclano già il 66% dei rifiuti,  la Repubblica Ceca che non arriva al 30%.

La circular economy è comunque qualcosa di più del riciclaggio dei rifiuti: prevede lo sviluppo di una vera e propria economia da contrapporre a quella lineare che va dalla produzione di un prodotto al suo diventare rifiuto, adottata da sempre.

ECONOMIA CIRCOLARE, CHE COS’È

Secondo la Ellen Macarthur Foundation la circular economy è “un termine generico per definire un’economia pensata per potersi rigenerare da sola. In un’economia circolare i flussi di materiali sono di due tipi: quelli biologici, in grado di essere reintegrati nella biosfera, e quelli tecnici, destinati ad essere rivalorizzati senza entrare nella biosfera”. In pratica è un’economia a rifiuti zero, dove qualsiasi prodotto viene consumato e smaltito senza lasciar traccia. Ovviamente nell’economia circolare hanno molta importanza le energie rinnovabili e la modularità e la versatilità degli oggetti, che possono e devono essere utilizzati in vari contesti per poter durare il più a lungo possibile. È quindi evidente che l’economia circolare presuppone un modo di pensare sistemico, che non si esaurisce nella progettazione di prodotti destinati a un unico scopo. È un’economia che non solo protegge l’ambiente e permette di risparmiare sui costi di produzione e di gestione, ma produce anche degli utili. E in questo l’Italia è in un’ottima posizione nel quadro europeo, nonostante non abbia una legge precisa che la regoli (tranne alcuni accenni nell’ambito del piano Industria 4.0): riesce a ottenere prestazioni di 3,4 euro a Kg di rifiuti smaltiti.

BREVE STORIA DELL’ECONOMIA CIRCOLARE

Il concetto di economia circolare ha profonde radici, ma non si può ricondurre a un singolo padre o a una data di nascita. Convenzionalmente si fa risalire la sua comparsa alla fine degli anni ’70, quando accademici e uomini di affari iniziarono a parlarne. Da allora si sono sviluppate sette diverse scuole di pensiero, spiegate ancora dalla Ellen Macarthur Foundation:
• Cradle to cradle. Tutti i materiali del processo produttivo e commerciale, sia tecnici che biologici, devono essere ‘nutritivi’ per poter essere continuamente riutilizzati all’interno dei loro rispettivi ‘metabolismi’. Questa teoria elimina il concetto di rifiuto, perché “rifiuto è nutrimento”; si basa esclusivamente sull’energia rinnovabile e rispetta l’uomo e l’ambiente, andando a preservare la salute degli ecosistemi e l’impatto sui luoghi.
• Performance economy. Walter Stahel aggiunse alla teoria C2C l’approccio a “circuito chiuso” del processo produttivo che comprende quattro obiettivi principali: estendere il ciclo di vita dei prodotti, realizzare beni di valore duraturi, fare attività di rinnovamento dei prodotti ed evitare gli sprechi.
• Biomimicry (imitazione della vita), ossia lo studio delle migliori idee della natura e l’imitazione di disegni e processi per risolvere i problemi degli esseri umani. Tre i princìpi più importanti: studiare ed emulare la natura; usare uno standard ecologico per giudicare la sostenibilità delle nostre innovazioni; valutare la natura non per capire cosa ricavarne ma cosa possiamo apprendere da essa.
• Industrial ecology. L’industrial ecology è lo studio della materia e dei flussi di energia attraverso i sistemi industriali. Considerata anche la scienza della sostenibilità, considera i rifiuti come l’input da cui partire per sviluppare un piano industriale che sfrutti l’ambiente, rispettandolo.
Capitalismo naturale, che si riferisce a tutta la gamma degli asset naturali, compresi la terra, l’aria, l’acqua e tutte le cose viventi. Si basa su quattro pilastri: incrementare radicalmente la produttività delle risorse naturali; dotarsi di modelli e materiali di produzione ispirati alla biologia; un modello di business volto a garantire una sequenza di servizi; reinvestire sul capitale naturale.
• Blue economy. Letteralmente: “usare le risorse disponibili in un sistema a cascata, dove il rifiuto di un prodotto diventa l’input per produrre una nuova cascata”.
• Regenerative design, che è diventato la cornice della circular economy. John T. Lyle teorizzò per primo l’applicazione a tutti i comparti produttivi di quanto già faceva l’agricoltura: studiare un sistema produttivo che rigeneri i prodotti e le risorse.

ECONOMIA CIRCOLARE: I MACRO TEMI

Economia circolare e città

L’economia circolare riguarda le città, dove ci sono innovazioni già realizzate o in fase di test, che presto potrebbero diffondersi su ampia scala. Un esempio: gli edifici che diventano veri e propri centri di produzione di energia e di cibo, riutilizzando scarti come le acque reflue e ottimizzando l’impiego di tutte le risorse. La circular economy avrà un impatto su smart cities, mobilità e urban farming.

Economia circolare e materiali

Quando si parla di circular economy, è inevitabile parlare dei biomateriali che si affermeranno su vasta scala in sostituzione della plastica. Nel prossimo futuro infatti i materiali sintetici spariranno, sostituiti da sostanze organiche e biodegradabili. Questo potrà dar spazio all’inventiva delle startup tecnologiche.

Economia circolare e tecnologie

I ricercatori stanno proponendo nuove soluzioni per favorire l’ulteriore sviluppo delle fonti rinnovabili. Per esempio due ricercatrici di Bologna stanno sviluppando il progetto di una batteria rivoluzionaria. Il focus delle nuove tecnologie per la circular economy è su intelligenza artificiale, Internet of Things ed energia green.

ECONOMIA CIRCOLARE, UN CASE STUDY

Un esempio italiano di economia circolare è quello di Hera, quotata in Borsa dal 2003, tra le maggiori multiutility nazionali, operativa principalmente nei settori ambiente (gestione rifiuti), idrico (acquedotto, fognature e depurazione) ed energia (distribuzione e vendita di energia elettrica, gas e servizi energia). Si aggiungono poi l’illuminazione pubblica e i servizi di telecomunicazione. In Hera l’innovazione è una delle linee di sviluppo strategiche con focus su alcuni ambiti specifici tra cui l’economia circolare, ossia l’applicazione dell’approccio Circular Economy a tutti i business aziendali. La Direzione Sviluppo diretta da Enrico Piraccini e composta da 15 persone, è focalizzata su progetti secondo le due direttive Circular e Smart. Vengono quindi gestiti progetti Circular, come quelli sul recupero di rifiuti organici per la produzione di biometano. 

ECONOMIA CIRCOLARE, ALCUNI PROGETTI ITALIANI

L’Italia non è rimasta a guardare per quanto riguarda l’economia circolare. Dai tessuti ricavati dalle alghe agli scarti degli agrumi, dal materiale isolante ai prodotti fatti con il riso fino al biocarburante ottenuto dal recupero degli oli di frittura, sono vari gli esempi di circular economy. Startup e piccole imprese stanno lavorando su un nuovo modello produttivo sostenibile e in forte crescita. Ecco un focus su alcune di loro.

Economia circolare, 7 progetti italiani per un uso intelligente degli scarti

Intesa Sanpaolo e Fondazione MacArthur: perché una banca si occupa di economia circolare

A gennaio 2019 Intesa Sanpaolo ha rinnovato il proprio impegno al fianco della Ellen MacArthur Foundation, principale promotore della transizione globale verso la circular economy, confermandosi così l’unico Financial Services Global Partner della Fondazione grazie al rinnovo della partnership per altri tre anni. Nel suo ruolo di partner globale finanziario. Intesa Sanpaolo proseguirà nell’impegno di ridefinire le strategie d’impresa in chiave innovativa, assicurando il supporto finanziario per gli investimenti a sostegno del re-design del sistema industriale.

Intesa Sanpaolo è fra i global partner della Ellen MacArthur Foundation dal 2015 con l’obiettivo di sostenere la crescita e l’innovazione delle filiere produttive. Intesa Sanpaolo Innovation Center, società del Gruppo che ha come mission esplorare ed apprendere i nuovi modelli di business, presidia tutte le attività svolte in ambito circolare.

Tra le iniziative più significative si segnalano:
— Stanziamento di un plafond fino a 5 miliardi di euro per il periodo 2018-2021 con l’impegno di sostenere progetti innovativi e trasformativi per le Pmi e le grandi aziende ispirati ai principi dell’economia circolare;
— Diffusione dell’economia circolare attraverso la ‘CE Startup Initiative’: programma di accelerazione per startup con edizioni già realizzate in Italia e all’estero, in particolare nelle filiali Hub della Divisione CIB di Intesa Sanpaolo di Londra, Hong Kong e Dubai;
— Creazione insieme alla Fondazione Cariplo del CE lab, il primo laboratorio italiano per la circular economy con sede a Milano;
— Promozione del Manifesto per l’Economia Circolare firmato da primarie eccellenze del “made in Italy” con il patrocinio del Governo italiano;.
— Lead Partner della Ellen MacArthur Foundation per la realizzazione del report ‘Cities and Circular Economy for Food’, lanciato in occasione del World Economic Forum Annual Meeting a Davos, Svizzera, il 24 gennaio 2019.

(Articolo aggiornato al 01/02/2019)

Andrea Milluzzi