Che cos'è la circular economy e perché può mantenere l'Europa competitiva | Economyup
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Che cos’è la circular economy e perché può mantenere l’Europa competitiva

di Andrea Milluzzi

27 Giu 2018

L’Ue ha approvato un pacchetto di norme sull’economia circolare, basata sul concetto che gli scarti debbano essere riutilizzati come risorse. Va armonizzato un sistema dove la Germania ricicla il 66% dei rifiuti e la Repubblica Ceca solo il 30%. Ma l’Italia parte bene. Ecco perché il green è un’opportunità per le industrie

In Europa ci stiamo abituando a sentire parlare sempre più spesso di circular economy o economia circolare. Il nostro continente infatti punta molto sul settore green, nello specifico sulla filiera del riciclo di rifiuti e risorse. È un mercato vasto e in crescita: vale circa 2,2 trilioni di euro per 19 milioni di posti di lavoro [Fonte: Circular Bioeconomy Arena Meeting].

Il 2 dicembre 2015 la Commissione europea ha adottato un ambizioso pacchetto sull’economia circolare. E’ composto da un piano d’azione dell’UE con misure relative all’intero ciclo di vita dei prodotti: dalla progettazione, all’approvvigionamento, alla produzione e al consumo fino alla gestione dei rifiuti e al mercato delle materie prime secondarie. Le norme puntano ad avere un effetto pratico sulla vita dei cittadini europei. Il provvedimento obbliga i Paesi membri a riciclare almeno il 70% dei rifiuti urbani e l’80% dei rifiuti da imballaggio, e vieta di gettare in discarica quelli biodegradabili e riciclabili. Le norme dovrebbero entrare in vigore a partire dal 2030. I deputati dovranno trovare un punto di equilibrio sui concetti di ‘rifiuto’ e ‘riciclo’ e armonizzare un sistema che comprende Paesi con abitudini diverse: la Germania e l’Austria riciclano già il 66% dei rifiuti,  la Repubblica Ceca che non arriva al 30%.

La circular economy è comunque qualcosa di più del riciclaggio dei rifiuti: prevede lo sviluppo di una vera e propria economia da contrapporre a quella lineare che va dalla produzione di un prodotto al suo diventare rifiuto, adottata da sempre.

ECONOMIA CIRCOLARE, CHE COS’È

Secondo la Ellen Macarthur Foundation la circular economy è “un termine generico per definire un’economia pensata per potersi rigenerare da sola. In un’economia circolare i flussi di materiali sono di due tipi: quelli biologici, in grado di essere reintegrati nella biosfera, e quelli tecnici, destinati ad essere rivalorizzati senza entrare nella biosfera”. In pratica è un’economia a rifiuti zero, dove qualsiasi prodotto viene consumato e smaltito senza lasciar traccia. Ovviamente nell’economia circolare hanno molta importanza le energie rinnovabili e la modularità e la versatilità degli oggetti, che possono e devono essere utilizzati in vari contesti per poter durare il più a lungo possibile. È quindi evidente che l’economia circolare presuppone un modo di pensare sistemico, che non si esaurisce nella progettazione di prodotti destinati a un unico scopo. È un’economia che non solo protegge l’ambiente e permette di risparmiare sui costi di produzione e di gestione, ma produce anche degli utili. E in questo l’Italia è in un’ottima posizione nel quadro europeo, nonostante non abbia una legge precisa che la regoli (tranne alcuni accenni nell’ambito del piano Industria 4.0): riesce a ottenere prestazioni di 3,4 euro a Kg di rifiuti smaltiti.

BREVE STORIA DELL’ECONOMIA CIRCOLARE

Il concetto di economia circolare ha profonde radici, ma non si può ricondurre a un singolo padre o a una data di nascita. Convenzionalmente si fa risalire la sua comparsa alla fine degli anni ’70, quando accademici e uomini di affari iniziarono a parlarne. Da allora si sono sviluppate sette diverse scuole di pensiero, spiegate ancora dalla Ellen Macarthur Foundation:
• Cradle to cradle. Tutti i materiali del processo produttivo e commerciale, sia tecnici che biologici, devono essere ‘nutritivi’ per poter essere continuamente riutilizzati all’interno dei loro rispettivi ‘metabolismi’. Questa teoria elimina il concetto di rifiuto, perché “rifiuto è nutrimento”; si basa esclusivamente sull’energia rinnovabile e rispetta l’uomo e l’ambiente, andando a preservare la salute degli ecosistemi e l’impatto sui luoghi.
• Performance economy. Walter Stahel aggiunse alla teoria C2C l’approccio a “circuito chiuso” del processo produttivo che comprende quattro obiettivi principali: estendere il ciclo di vita dei prodotti, realizzare beni di valore duraturi, fare attività di rinnovamento dei prodotti ed evitare gli sprechi.
• Biomimicry (imitazione della vita), ossia lo studio delle migliori idee della natura e l’imitazione di disegni e processi per risolvere i problemi degli esseri umani. Tre i princìpi più importanti: studiare ed emulare la natura; usare uno standard ecologico per giudicare la sostenibilità delle nostre innovazioni; valutare la natura non per capire cosa ricavarne ma cosa possiamo apprendere da essa.
• Industrial ecology. L’industrial ecology è lo studio della materia e dei flussi di energia attraverso i sistemi industriali. Considerata anche la scienza della sostenibilità, considera i rifiuti come l’input da cui partire per sviluppare un piano industriale che sfrutti l’ambiente, rispettandolo.
Capitalismo naturale, che si riferisce a tutta la gamma degli asset naturali, compresi la terra, l’aria, l’acqua e tutte le cose viventi. Si basa su quattro pilastri: incrementare radicalmente la produttività delle risorse naturali; dotarsi di modelli e materiali di produzione ispirati alla biologia; un modello di business volto a garantire una sequenza di servizi; reinvestire sul capitale naturale.
• Blue economy. Letteralmente: “usare le risorse disponibili in un sistema a cascata, dove il rifiuto di un prodotto diventa l’input per produrre una nuova cascata”.
• Regenerative design, che è diventato la cornice della circular economy. John T. Lyle teorizzò per primo l’applicazione a tutti i comparti produttivi di quanto già faceva l’agricoltura: studiare un sistema produttivo che rigeneri i prodotti e le risorse.

ECONOMIA CIRCOLARE, UN CASE STUDY

Un esempio italiano di economia circolare è quello di Hera, quotata in Borsa dal 2003, tra le maggiori multiutility nazionali, operativa principalmente nei settori ambiente (gestione rifiuti), idrico (acquedotto, fognature e depurazione) ed energia (distribuzione e vendita di energia elettrica, gas e servizi energia). Si aggiungono poi l’illuminazione pubblica e i servizi di telecomunicazione. In Hera l’innovazione è una delle linee di sviluppo strategiche con focus su alcuni ambiti specifici tra cui l’economia circolare, ossia l’applicazione dell’approccio Circular Economy a tutti i business aziendali. La Direzione Sviluppo diretta da Enrico Piraccini e composta da 15 persone, è focalizzata su progetti secondo le due direttive Circular e Smart. Vengono quindi gestiti progetti Circular, come quelli sul recupero di rifiuti organici per la produzione di biometano. 

ECONOMIA CIRCOLARE, ALCUNI PROGETTI ITALIANI

L’Italia non è rimasta a guardare per quanto riguarda l’economia circolare. Dai tessuti ricavati dalle alghe agli scarti degli agrumi, dal materiale isolante ai prodotti fatti con il riso fino al biocarburante ottenuto dal recupero degli oli di frittura, sono vari gli esempi di circular economy. Startup e piccole imprese stanno lavorando su un nuovo modello produttivo sostenibile e in forte crescita. Ecco un focus su alcune di loro.

Economia circolare, 7 progetti italiani per un uso intelligente degli scarti

(Articolo aggiornato al 27/06/2018)

Andrea Milluzzi

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