MALATTIE RARE

Il primo farmaco biotech della Dompé: «Si può fare anche in Italia»

La Commissione europea ha autorizzato un collirio che nasce dalle ricerche per cui prese il Nobel Rita Levi Montalcini. «È stato un viaggio lungo e tutto made in Italy», dice il Ceo dell’azienda farmaceutica Eugenio Aringhieri. «Adesso mi auguro che si faccia presto per garantire ai pazienti l’accesso all’innovazione

Pubblicato il 10 Lug 2017

Il primo farmaco biotech della Dompé: «Si può fare anche in Italia»
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Sono giorni di grande soddisfazione in Dompé. L’azienda farmaceutica italiana ha ottenuto l’autorizzazione della Commissione Europea per la commercializzazione di Cenergim, il primo trattamento biotecnologico in Europa per una malattia rara dell’occhio, la cheratite neurotrofica moderata o grave. È stato un percorso lungo e rappresenta un momento importante per l’azienda: si tratta infatti del suo primo farmaco biotech, la concretizzazione quindi di una svolta verso l’innovazione decisa dal presidente Sergio Dompé con il Ceo Eugenio Aringhieri già anni addietro.

Cenegermin è il nome del principio attivo del farmaco ed è la versione ricombinante del nerve growth factor (NGF) umano.  Sì, è proprio quel “fattore” che nel 1986 valse il premio Nobel a Rita Levi Montalcini. È un percorso lungo, quindi, quello che porta al nuovo farmaco sviluppato da Dompé: la scienziata scopre negli anni 50 il lavoro che fa la proteina dentro di noi riparando i danni ai nervi; a metà degli 80 il riconoscimento massimo alle sue ricerche; dopo i suoi discepoli avviano i test e cercano le conferme scientifiche; nel 1998 la pubblicazione dei risultati di un’applicazione alla cornea. “Considero un grande risultato aver portato per primi il nerve growth factor dalla scoperta di Rita Levi Montalcini dopo tanti anni di forte impegno, fino ad una terapia oggi autorizzata a livello europeo», dice il presidente Sergio Dompé. «È un’ulteriore prova di come in Italia si possa fare ricerca innovativa: il settore farmaceutico del nostro Paese si conferma competitivo a livello globale”.

Sergio Dompé, presidente del gruppo Dompé
«È stato un viaggio lungo e tutto made in Italy», sottolinea con orgoglio Eugenio Aringhieri. «La Dompé ha incontrato il  gruppo di ricercatori nel 2011 e ha finalizzato l’accordo l’anno successivo. Noi abbiamo fatto l’ultimo miglio: industrializzare la proteina in un farmaco biotech. Poi abbiamo avviato la fase di trial per verificare sul campo quel che gli scienziati avevano già visto in laboratorio».

Un caso di innovazione (made in Italy) lunga, paziente e tenace quello del Cenegermin. «Sono tempi incomprimibili, perché in mezzo ci sta il paziente», osserva Aringhieri, segnalando così la complessità della ricerca e dello sviluppo di nuovi prodotti nel Life Science.  «C’è un percorso che giustamente richiede tempo, verifiche, conferme». Adesso il Cenergemin è pronto per andare sul mercato e rispondere alla necessità di chi soffre di cheratite neutrofica: il nuovo farmaco, un collirio, aiuterà la guarigione dell’occhio riparando i danni della cornea.

Eugenio Aringhieri, Ceo del gruppo Dompé
«È il nostro primo farmaco biotech e rappresenta molto per la nostra azienda ma credo anche per l’Italia», continua Aringhieri. «Per 20 anni siamo stati seduti sul sedile accanto ai grandi del biotech. Adesso abbiamo dimostrato che si può fare anche in Italia, anche in un’azienda delle nostre dimensioni. Questo è un prodotto italiano che risolverà un problema di pazienti di tutto il mondo». Sono già in corso, infatti, i lavori per entrare nei mercati statunitense e giapponese.  E non sono da escludere altri sviluppi: «Stiamo già lavorando per indagare la funzione che questo prodotto può avere in altre patologie», spiega Aringhieri, che anticipa: «In pipeline abbiamo un’altra molecola testata per il miglioramento delle performance di un trapianto di isole pancreatiche». Quindi in un settore esterno al perimetro oftalmologico.

L’Italia ce la può fare, ripete ottimisticamente il Ceo di Dompé. Adesso deve però dimostrare di volercela fare. L’autorizzazione europea non è un punto di arrivo. «La partita per scaricare quanto fatto finora comincia adesso». Perché adesso cominciano le trattative con le diverse agenzie nazionali del farmaco per attribuire un prezzo al prodotto. E qui si apre un’altra delicata questione: l’accesso all’innovazione. «Mi aspetto che ci sia velocità per far sì che il prodotto sia disponibile per i pazienti. E spero che l’Italia continui a giocarsi bene la partita, evitando che il paziente di Bologna venga penalizzato rispetto a quello di Berlino». Evidentemente il Ceo di Dompé pensa ai 300 giorni di ritardo che mediamente ha la nostra Agenzia nazionale del farmaco rispetto a quella tedesca ma si augura che entro la fine dell’anno venga concluso il percorso per l’immissione in commercio. Perché l’Italia ce la può fare. Se si vedono (e si colgono) le opportunità.

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