Tre cose che il premier Renzi dovrebbe fare in Silicon Valley

La visita nella Baia di San Francisco è strategica, dice il fondatore di IB&II. Che consiglia al presidente 1) di non prenderla sottogamba 2) di lanciare un fondo dei fondi con Invitalia 3) di annunciare lo sviluppo nazionale del programma BEST

Pubblicato il 16 Set 2014

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E’ senza dubbio degno di nota ed encomio il lavoro svolto dalla nostra Ambasciata di Washington e dal nostro Consolato di San Francisco per rendere possibile la visita del premier Matteo Renzi nella Silicon Valley. È il secondo presidente del Consiglio italiano della storia a farne una: il primo fu Spadolini nel lontano 1982.

La visita è quindi importante perché consente di raggiungere tre obiettivi strategici:

1. Mostrare, finalmente, istituzioni visibili e orgogliose dei tanti italiani che sin dagli anni ’60 lavorano in quell’area. Alcuni di questi con grande successo. A oggi si stima che siano circa 5.000 i nostri connazionali impegnati a vario titolo nella Silicon Valley;

2. Sottolineare non solo l’importanza dell’industria delle startup – perché di industria si tratta e da qui la necessità del coinvolgimento della grande azienda – ma la necessità che queste siano globali. In Italia, causa la lingua, l’industria rimane prevalentemente locale e quindi non consente di creare, come dovrebbe e potrebbe, quei posti di lavoro high-tech fondamentali per un paese industrializzato;

3. Mostrare alla comunità di San Francisco l’impegno concreto dell’Italia attraverso i risultati del programma BEST in cooperazione con l’Ambasciata Usa in Italia, la commissione Fulbright e Invitalia, programma che ha consentito a più di 70 talenti italiani di apprendere nella Silicon Valley come creare azienda e a 26 di questi di realizzarla in Italia, generando 312 posti di lavoro high-tech e attirando investimenti in Italia per più di Euro 30 milioni.

Questa visita ha quindi un valore strategico e dirimente per il posizionamento dell’Italia in quella comunità che è faro del mondo e di conseguenza per l’immagine complessiva del nostro Sistema Paese.

In questo contesto è forse utile fornire un vademecum per il nostro primo ministro.


Primo “Show Up”! Spesso i leader del nostro Paese, pressati dall’agenda interna, annullano le visite! In particolare ci sarà una cena presso la residenza del Presidente di Stanford che è personaggio di rango politico e istituzionale secondo a pochi negli Usa.

Secondo Gli Stati Uniti sono un Paese muscolare, quello che attira la loro attenzione e i loro investimenti è la scalabilità. Nella Silicon Valley ognuno lavora alla prossima “1 billion dollar company”. Sarebbe molto importante poter annunciare un programma tipo Lo Yozma Program che ha consentito il salto quantico ad Israele nel venture capital. È un fondo di fondi, promosso nel 1993 dal governo, con 100 milioni di dollari per far nascere l’industria del VC. Invitalia è il candidato ideale: è coerente con la sua missione, ha i fondi, le competenze e un ottimo leader che già conosce bene la Silicon Valley

Terzo Sfuttare il successo del programma BEST per annunciare la sua prossima scalabilità a piano nazionale con l’obiettivo di inviare 300/400 ragazzi all’anno. Il finanziamento non rappresenta un problema: le Regioni (come già fanno Toscana, Emilia, Campania, Veneto, …) possono utilizzare il fondo sociale europeo per l’imprenditoria. Le grandi e medie aziende possono utilizzare questo programma per identificare innovazione per il core business. Questo già accade. Il primo ministro ha l’occasione e l’attenzione mediatica per rendere il Paese consapevole cha abbiamo uno straordinario strumento di cambiamento che intendiamo, oggi e finalmente, utilizzare appieno.

Tre obiettivi semplici e concreti che lasciano traccia e rispondono alle esigenze di un’Italia che vuole tornare a primeggiare.

* Fernando Napolitano è Founder, President & CEO di Italian Business & Investment Initiative (IB&II)

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