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Il caso

Poste Italiane e la strana storia dell’app taglia-code

24 Lug 2015

L’amministratore delegato annuncia una propria applicazione per ridurre l’attesa agli sportelli. Ma non sembra quella sviluppata da Qurami, startup italiana scelta dai Comuni di Roma e di Milano e dalla Royal Mail. Si scontrano due visioni dell’innovazione: una chiusa nel perimetro aziendale e l’altra aperta a contributi esterni

L’amministratore delegato Francesco Caio mostra soddisfatto in anteprima due nuove applicazioni di Poste Italiane, BancoPosta e Ufficio Postale. Panorama lo ha raccontato nel numero della scorsa setitimana, dove descriveva anche che cosa permettono di fare. UfficioPostale, tra l’altro, contiene una funzione “taglia-code”, che da la possibilità di prenotare con lo smartphone il posto nelle file (che quindi sembrano date per scontate e ineliminabili…).

Nei giorni successivi all’uscita del settimanale nell’ecosistema startup è sorta spontanea la domanda: ma non c’è già un’app tagliacode utilizzata dal Comune di Roma e  da quello di Milano, dalle Università della capitale ma anche dalla Royal Mail, cioè dal servizio postale inglese? Sì e si chiama Qurami, come la startup fondata nel 2011 da Roberto Macina, la prima in Italia partecipata da una banca (Unicredit).

Come funziona Qurami negli uffici del Comune di Milano

Difficile pensare che nella sede dell’Eur della più grande azienda italiana di servizi non conoscessero Qurami. Anche perché la startup sin dalla sua nascita si è subito presentata a Poste, dal momento che gli uffici postali sono il luogo per eccellenza delle code. Ma sembra che l’app che piace a Caio, attualmente in versione beta, sia stata sviluppata all’interno dell’azienda. Evidentemente gli incontri, le riunioni e i confronti con il giovane founder hanno ispirato i tecnici di viale Europa che poi avrebbero deciso per la loro strada. Ma c’è un’altra ipotesi da non escludere: che l’app delle Poste abbia “dentro” il motore di Qurami che, quindi, fornirebbe il suo servizio in whitelabel, come si dice fra gli adetti ai lavori, cioè rinunciando al suo marchio.

La storia di Qurami

È difficile proteggere a lungo una tecnologia e nel mondo non mancano copioni e copiati, ma quel che conta è lo scontro fra due filosofie di innovazione: da una parte quella chiusa, che tende ad avere tutto dentro il perimetro di un’azienda; dall’altra quella aperta che invece non si fa problema di accogliere soluzioni dall’esterno o di appoggiarsi a soluzioni che vivono autonomamente. Anche a vantaggio dell’utente finale. Perché se oggi su un’unica piattaforma è possibile prendere il ticket per mettersi in coda agli sportelli di diversi comuni e università italiane, da domani per gli uffici postali bisognerà scaricare un’altra app che servirà solo a quello. Se tutti facessero così presto avremo decine, se non centinaia di app per risolvere lo stesso problema: perdere tempo per sbrigare una pratica o pagare una tassa. 

Se non ci saranno sorprese nei prossimi giorni, avremo una startup italiana che ha convinto la Royal Mail a sperimentare la sua app ma non Poste Italiane.

Luciana Maci
Giornalista

Ho partecipato al primo esperimento di giornalismo collaborativo online in Italia (Misna). Sono dal 2013 in Digital360 Group, prima in CorCom, poi in EconomyUp. Scrivo di innovazione ed economia digitale

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