Nasce NVM Ventures, un nuovo fondo di venture capital dedicato alle tecnologie di frontiera in Italia ed Europa. Il primo comparto, NVM Venture Lazio, si pone un obiettivo di raccolta di 35 milioni di euro e ha raccolto impegni di investimento per 23,6 milioni. Di questi, 18,83 milioni sono stati sottoscritti da Lazio Innova – la società in house della Regione Lazio – attraverso Lazio Venture 2, il fondo di fondi regionale cofinanziato dal PR FESR 2021–2027.
L’obiettivo dichiarato del comparto è quello di finanziare 10–15 startup nelle fasi pre-seed e seed che sviluppano tecnologie dual use, utilizzabili cioè sia in ambito civile sia nella difesa. Cercherà imprese con potenziale di crescita internazionale e capaci di contribuire allo sviluppo della filiera innovativa del Lazio, assumendo prevalentemente il ruolo di investitore principale nei round.
Indice degli argomenti
Come funziona il fondo multi-comparto NVM Ventures
NVM Ventures è un fondo multi-comparto: ciò significa che al suo interno possono nascere più portafogli di investimento distinti, chiamati comparti, ciascuno con una propria strategia e un team che sceglie le startup da finanziare. NVM Venture Lazio è il primo. Il comparto – come quelli che seguiranno – mantiene quindi autonomia negli investimenti, contando però su una struttura comune che permette di condividere i costi fissi.
“Ci rivolgiamo a team con un track record dimostrabile e una tesi di investimento chiara e specialistica”, spiega Andrea Bonabello a EconomyUp. “Professionisti del venture capital che vogliono lanciare la propria strategia senza dover costruire da soli la macchina che serve per gestire un fondo: governance, gestione dei rischi, compliance, reporting verso gli investitori istituzionali”. Per questi team, secondo Bonabello, aderire alla piattaforma significa “tempi di avvio più brevi, costi fissi condivisi e una credibilità immediata verso gli investitori istituzionali”.
Chi sono i founder di NVM Ventures
NVM Ventures nasce su iniziativa di Andrea Bonabello e Niccolò Bienati.
Andrea Bonabello ha cofondato nel 2017 BizPlace, società di consulenza finanziaria per startup e PMI, ceduta nel 2023. Nel 2019 ha fondato Ulixes Capital Partners, holding di investimento sostenuta da oltre 70 investitori e con un portafoglio di 30 startup, di cui è CEO. La società affianca in esclusiva il comparto NVM Venture Lazio nella ricerca delle startup da finanziare e nel monitoraggio delle partecipazioni. Bonabello è inoltre socio e membro del CDA di Ulixes Capital Lux, General Partner di NVM Ventures. È stato anche direttore finanziario di Execus, società attiva nel marketing digitale, nell’intelligenza artificiale e nella cybersicurezza, di cui resta consulente.
Sempre da Ulixes Capital Partners proviene Niccolò Bienati, socio e amministratore dei suoi veicoli di investimento. È inoltre socio e presidente del CDA di Ulixes Capital Lux, General Partner di NVM Ventures. In precedenza ha lavorato nel team di investimento di BizPlace, dopo aver iniziato la carriera in consulenza.
Alla guida degli investimenti del comparto NVM Venture Lazio ci sono Giorgio Gulienetti e Alessandro Casiraghi. Il primo ha oltre trent’anni di esperienza nell’aerospazio e nella difesa, con incarichi in Leonardo, alla Commissione europea e in ambito NATO, mentre il secondo ha maturato la propria esperienza nel venture capital in Francia (prima in OneRagtime e poi in Blast).
Perché NVM Venture Lazio punta sul dual use
NVM Venture Lazio cerca startup deep tech, cioè basate su innovazioni scientifiche e ingegneristiche, che hanno applicazioni sia civili sia nella difesa (dual use). I settori di interesse vanno dall’aerospazio al marittimo, dalla robotica ai sistemi autonomi, fino alla cybersicurezza, all’AI per la difesa, alle infrastrutture energetiche, ai nuovi materiali, alla manifattura avanzata e alle biotecnologie.
Il bacino è ampio. Mind the Bridge nel 2025 ha analizzato 64mila scaleup in 47 Paesi appartenenti alla NATO o collegati all’Alleanza, scoprendo che quelle che sviluppano tecnologie dual use sono 17.619, più di una su quattro. Ciò non significa, però, che tutte lavorino già per la difesa: quelle classificate come defense tech sono 1.025, di cui 200 concentrate esclusivamente sulle applicazioni militari e 825 che hanno esteso alla difesa tecnologie nate per il mercato civile.
Anche gli investimenti crescono. Secondo il rapporto Defence, Security and Resilience in Europe 2026 di Dealroom e NATO Innovation Fund, nel 2025 le startup europee con applicazioni dual use hanno raccolto 8,7 miliardi di dollari, il 55% in più rispetto al 2024. Il settore assorbe il 43% degli investimenti europei in deep tech, contro il 20% del 2022. I capitali restano concentrati soprattutto nel Regno Unito e in Germania, mentre l’Italia ha ancora un ruolo limitato.
In Italia “il collo di bottiglia non è la ricerca”, osserva Bonabello. “Il percorso si inceppa in due passaggi: tra la validazione tecnologica e il prodotto, e poi tra il primo cliente e l’industrializzazione”. Per superarli servono capitali, competenze industriali e contatti con i potenziali clienti, dalle grandi aziende alle istituzioni della difesa. Quando queste condizioni mancano, prosegue, “molte aziende promettenti si fermano al primo round, si trasferiscono all’estero o vengono acquisite troppo presto”.
Il contesto della Regione e il sostegno di Lazio Innova
Il Lazio può contribuire a colmare questo divario perché è l’unica regione italiana in cui la filiera aerospaziale è presente per intero, dalla ricerca fino alla produzione e ai servizi. Sul territorio operano oltre 300 imprese con circa 23mila addetti nelle tecnologie avanzate, per un fatturato annuo superiore ai 5 miliardi di euro, di cui 1,6 miliardi di export.
A sostenere il progetto è Lazio Innova, società della Regione Lazio partecipata anche dalla Camera di Commercio di Roma, che da oltre vent’anni gestisce fondi di capitale di rischio finanziati con risorse pubbliche. Attraverso Lazio Venture 2,investe in fondi che finanziano imprese del territorio. “Con NVM Venture Lazio ampliamo ulteriormente la presenza nella piattaforma regionale del venture capital di competenze specialistiche dedicate alle tecnologie di frontiera in ambito dual use”, spiega il direttore generale Andrea Ciampalini.
Portare le startup deep tech dual use dal laboratorio al mercato
Le startup deep tech, però, non sono come tutte le altre. Sempre i dati di Mind the Bridge testimoniano che le pure defense tech scaleup sono ben più capital intensive rispetto alle altre, con una raccolta media di 80 milioni di dollari contro i 66 delle dual use tech e i 50 delle scaleup tech con applicazioni puramente civili.
“Cambia il mestiere dell’investitore”, conferma Andrea Bonabello. “Nel software si può entrare con un ticket contenuto, misurare la traction in poche settimane e correggere il tiro. Nel deep tech e nel dual use servono capitali più alti fin dalle prime fasi, perché la tecnologia va portata fino a un prototipo che un cliente industriale o istituzionale possa valutare. In più i cicli di acquisto sono lunghi, con requisiti di qualifica e certificazione molto stringenti”.
Per NVM Ventures, conclude, “questo ha due conseguenze. La prima è la selettività: ogni errore costa tempo e capitale difficilmente recuperabili. La seconda è portare competenza tecnica e conoscenza delle filiere, non solo capitale. Per questo il comparto opera prevalentemente come lead investor, con un presidio attivo dalla validazione tecnologica alla costruzione del prodotto e dal primo cliente all’industrializzazione”.

























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