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Open innovation

Industria 4.0: cosa fa OL3 Solutions, la startup che ha “conquistato” Electrolux

08 Dic 2016

Pasquale Lanci, fondatore della giovane società bolognese che si occupa di software per la produzione industriale, racconta come l’azienda è diventata fornitrice del colosso svedese dopo uno “speed date” e spiega perché non può restare una piccola realtà innovativa

Pasquale Lanci, founder e amministratore di OL3 Solutions
Hanno “conquistato” Electrolux durante uno speed date per aziende. E da allora sono diventati fornitori fissi della compagnia che produce elettrodomestici. Come hanno fatto? Hanno semplicemente proposto al colosso svedese di testare la loro idea in uno dei loro stabilimenti in Italia, a Forlì. Loro sono OL3 Solutions (si legge “oltre”), una startup bolognese fondata da Pasquale Lanci, ingegnere gestionale con esperienze anche in Ferrari, che collabora anche con aziende come Ducati, Immergas, Dsv, che si occupa di logistica, e diverse realtà della ceramica. A EconomyUp hanno raccontato cosa fanno e come funziona il rapporto con Electrolux.

Cosa fa OL3 Solutions?
Siamo una startup di Bologna che produce software su misura per aziende. Ci occupiamo soprattutto di soluzioni per i processi organizzativi nelle fabbriche. Siamo nati nel 2010. L’abbiamo fondata io e un socio. Per ragioni di sostenibilità economica, abbiamo iniziato dalla consulenza in ambito organizzazione e lean manufacturing, destinando però il 50-60% alla ricerca&sviluppo. Poi, progressivamente, abbiamo cominciato a realizzare anche applicativi: dal 2013 abbiamo iniziato a vendere software.

Perché siete passati dalla consulenza alla progettazione di software?
Per diversificare. Abbiamo costruito degli strumenti di lavoro perché i clienti ci chiedevano come implementare le attività di miglioramento a cui ci dedicavamo insieme a loro. Ora OL3 Solutions si occupa soprattutto di sviluppo software. Siamo in sei, due fanno lavoro di analisi e gli altri fanno development.

Come è nata la collaborazione con Electrolux?
Ci siamo conosciuti nel 2012 in un evento di networking organizzato da uno studio legale a Milano che ci aveva conosciuto dopo l’edizione di Smau del 2011, in cui partecipavamo come società di consulenza che comunque aveva un approccio innovativo e aveva già in progetto di dedicarsi al software. In quell’evento parlammo della nostra idea: applicare algoritmi alla gestione della produzione. Ne discutemmo con Lucia Chierchia, l’open innovation director di Electrolux, a cui piacque l’idea. Tant’è che poco tempo dopo ci presentò come al responsabile ingegneria di processo dello stabilimento Electrolux di Forlì. Dove mettemmo a punto un progetto pilota di un anno. Non cercavamo tanto un finanziatore, quanto un’occasione concreta di dimostrare che le nostre idee erano valide.

In cosa consiste di preciso la vostra idea?
Nella fabbricazione industriale di un prodotto esistono diverse fasi di lavorazione. Il modo in cui si sequenzano queste fasi non è univoco: si possono scegliere varie modalità. E in base alle scelte che si fanno, cambiano i costi e le quantità. Come si sequenzia diversi costi e diverse quantità. A prendere queste decisioni è un ingegnere che stende i processi procedendo per prove ed errori. Poi, affinando la prima stesura, li migliora progressivamente. Ecco, noi abbiamo pensato che questa prima stesura potesse essere fatta con algoritmi e logiche matematiche attraverso un software in grado di far risparmiare tempo e denaro.

Come avete realizzato il pilota?
È stato un processo lungo: abbiamo dovuto dedicare ad esso risorse che abbiamo pagato sfruttando i ricavi provenienti da altre attività di consulenza tradizionale. Poi, quando abbiamo cominciato a lavorare con Electrolux l’esperienza è stata ancora più interessante, anche perché si sono mostrati aperti e ci hanno messo a disposizione i loro dati. Molte aziende, al contrario, non sempre sono ben disposte a impiegare del tempo e ad aprire le proprie informazioni all’esterno.

Come è proseguito il rapporto?
Dopo il primo esperimento, hanno iniziato a chiederci anche altre cose, altri software, ci hanno sottoposto una serie di problemi. Al momento in Electrolux ci sono tredici applicazioni attive realizzate da noi, ciascuna su un tema specifico. Alcune di queste sono state definite best practice di gruppo.

Siete diventati dei fornitori a tutti gli effetti. Ma avete bisogno di finanziamenti dall’esterno oppure riuscite ad andare avanti con le vostre forze.
Sì, siamo alla ricerca di finanziamenti e di altre partnership strategiche per crescere. Siamo un’azienda che ogni anno incrementa il proprio fatturato del 10-15% annuo, partendo da una dimensione piccola. Però ce ne vuole per diventare un’azienda strutturata. Serve capitale per fare il salto di qualità e competere: sennò vai come una tartaruga in un contesto in cui tutti corrono. Non possiamo più permetterci di essere una startup. Non ci si può presentare alle grandi aziende sempre con un progetto-pilota. È necessario garantire la capacità di sostenere progetti di sei mesi-un anno con personale e cash flow sufficiente. Con una dimensione così piccola è difficile. E per progetti che entrano all’interno della vita di una fabbrica, è normale che una grande azienda voglia avere un partner più solido e affidabile possibile. In Silicon Valley, dove stiamo partecipando al Mindset program, un percorso di accelerazione di due settimane organizzato da ASTER, la società dell’Emilia-Romagna per l’innovazione e il trasferimento tecnologico, la Regione e US MAC, stiamo cercando anche fondi o business angel interessati.
 

di Maurizio Di Lucchio

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