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Equity crowdfunding 2018 più semplice: si potrà investire di più e “in massa”

di Luciana Maci

14 Nov 2018

Addio al tetto di 500 investitori, aumento a 8 milioni di euro della soglia massima di offerta, più trasparenza sui rischi di fallimento: sono le novità introdotte nel 2018 per l’equity crowdfunding, la raccolta fondi online di startup e pmi che consente di cedere quote in cambio di investimenti. E c’è già la prima exit…

Ulteriore revisione delle regole, prima exit e raccolta in crescita: il 2018 dell’equity crowdfunding, la raccolta online di capitali da investitori che decidono di puntare su startup e pmi (innovative e non), dimostra che questa modalità di finanziamento, partita molto in sordina quasi 5 anni fa, sta prendendo sempre più piede in Italia. In questi giorni la Consob, autorità di vigilanza sulla Borsa, ha eliminato il limite di 500 investitori nelle campagne di crowdfunding. Il parlamento europeo ha approvato nuove norme che prevedono, tra l’altro, l’aumento da 1 a 8 milioni di euro del tetto per ciascuna offerta di crowdfunding, ma anche maggiore trasparenza sui possibili rischi di fallimento. C’è anche stata la prima exit, quella della società Baia Blu Capital, pmi italiana che ha realizzato e venduto completamente le unità del progetto immobiliare per il quale aveva raccolto capitali online sulla piattaforma Walliance. Per quanto riguarda i numeri della raccolta, da gennaio a marzo 2018 si è verificato un balzo mai effettuato prima, con 5,9 milioni di euro raccolti in soli tre mesi, per arrivare a fine giugno a quota 11,524 milioni. Un andamento che lascia prevedere un raddoppio entro la fine del 2018. (I dati aggiornati sono reperibili a questo link)

Equity crowdfunding in Italia, si prepara un altro boom? Ecco i dati

Intanto l’Unione europea ha approvato nuove regole per l’equity crowdfunding. Ma vediamo meglio che cosa sta cambiando.

CHE COS’È L’EQUITY CROWDFUNDING

L’equity crowdfunding è una forma di investimento che consente alla “folla” di investitori (crowd) di finanziare startup innovative e piccole e medie imprese (innovative e non) attraverso portali online autorizzati, erogando un contributo finanziario in cambio di quote societarie delle stesse imprese (equity). È una modalità di raccolta fondi relativamente nuova: è stata normata in Italia nel 2013. Il nostro Paese è stato il primo in Europa (e sostanzialmente nel mondo, perché negli Usa già esisteva ma con forti limitazioni) a introdurre questo tipo di normativa con una legge e un successivo regolamento. Inizialmente però l’equity crowdfunding non è decollato anche a causa di norme considerate restrittive dai player del settore. Successivamente il regolamento è stato più volte modificato, con conseguente impulso agli investimenti.

EQUITY CROWDFUNDING: VIA AL TETTO DEI 500 INVESTITORI

L’ultima delle numerose modifiche al regolamento dell’equity crowdfunding è la seguente: a fine ottobre la Consob ha eliminato il tetto dei 500 soci. Finora non era possibile superare questo tetto perché, se la raccolta avesse avuto più di 500 investitori, avrebbe trasformato la startup in “emittente di titoli diffusi”, con obblighi di informativa simili a quelli di una società quotata. In una consultazione pubblica, però, Satispay, la startup dei pagamenti digitali fondata da Alberto Dalmasso che ha raccolto finora la cifra monstre (per l’Italia) di quasi 15 milioni di euro, ha presentato dei rilievi a questa norma. Motivazione: contava sull’effetto promozionale di avere centinaia di soci-testimonial, ma questo le era reso impossibile dal regolamento. Consob ha accolto il rilievo e in questi giorni uscirà il documento ufficiale sulla non applicabilità del limite di 500 investitori alle campagne equity crowdfunding.

EQUITY CROWDFUNDING: L’EUROPA AUMENTA A 8 MILIONI LA SOGLIA DI OFFERTA

Lo scorso 5 novembre la commissione Affari economici e monetari del parlamento europeo, con 38 voti a favore e 5 contrari, ha adottato norme comuni sulla creazione e sul funzionamento dei fornitori europei di servizi di crowdfunding per le imprese. Le nuove norme prevedono l’aumento della soglia massima per ciascuna offerta di crowdfunding a 8 milioni di euro rispetto al milione proposto dalla Commissione Ue. Alzando il limite per le operazioni di crowdfunding a 8 milioni di euro si faciliterà non solo la raccolta del capitale per la fase iniziale, ma anche “per il potenziamento delle imprese innovative”, perché l’Unione europea ha tra i suoi compiti quello di sostenere idee imprenditoriali innovative, anche quando potrebbero apparire rischiose. Nel testo approvato si chiede inoltre ai fornitori di servizi di crowdfunding di fornire ai clienti informazioni chiare su rischi e oneri finanziari relativi al loro investimento, compresi i rischi di insolvenza e i criteri di selezione dei progetti. Gli eurodeputati raccomandano poi che i fornitori di servizi pubblichino i tassi di fallimento dei progetti offerti sulla loro piattaforma ogni anno. I potenziali investitori dovrebbero essere dotati di una scheda informativa sugli investimenti chiave, redatta dal proprietario del progetto per ciascuna offerta. Le piattaforme dovranno poi garantire che i clienti siano in grado di presentare reclami contro di loro gratuitamente. Per fare ciò, dovrebbero fornire loro un modello standard e un registro di tutti i reclami ricevuti e delle misure adottate.

LA PRIMA EXIT ITALIANA DELL’EQUITY CROWDFUNDING

Il 31 ottobre scorso la società Baia Blu Capital del gruppo MAK ha provveduto all’invio dei bonifici ai sottoscrittori dell’investimento immobiliare “Jesolo Baia Blu”, per la restituzione del capitale e l’erogazione del rendimento realizzato, così come previsto al momento della sottoscrizione. Si è trattato della prima exit dell’equity crowdfunding italiano.

La società MAK Invest aveva infatti lanciato a maggio 2018 la sua seconda campagna di raccolta di capitali raccogliendo quasi 800.000 euro da oltre 92 investitori attraverso il veicolo societario Baia Blu Capital. Il progetto prevedeva la realizzazione di un resort di 35 appartamenti distribuiti su 5 edifici, costruito integralmente in soli 6 mesi nel lido veneziano.

Alla luce dei positivi risultati economici dell’operazione immobiliare – si legge in un comunicato diffuso dalla piattaforma Walliance che ha provveduto alla raccolta – il co-investimento per un valore nominale complessivo di 760.600 euro è stato integralmente rimborsato, oltre al rendimento generato dell’operazione pari ad un ROI annualizzato del 12,24% lordo.

La norma prevede peraltro che sul capital gain generato da tale investimento venga trattenuta alla fonte l’imposta sostitutiva pari al 26% e che i proventi non vengano quindi indicati, in sede di dichiarazione dei redditi, dagli investitori.

Questo tipo di eqity crowdfunding ha preso il nome di real estate crowdfunding. Le piattaforme attive in questo settore stanno subendo una crescita esponenziale: a livello mondiale hanno raccolto oltre 7,7 miliardi di dollari. Gli Stati Uniti sono pionieri con 5,8 miliardi di dollari di controvalore complessivo in sei anni; 1,1 miliardi di euro è invece la cifra raccolta nel continente europeo, dato in forte crescita; 710 milioni, infine, è la raccolta totale per il resto del mondo.

In Italia, il fenomeno del crowdfunding nel settore immobiliare è nettamente più giovane anche se, dal 2017 ad oggi, la “folla” italiana ha avuto la possibilità di investire i propri risparmi in ben 70 progetti immobiliari situati in Italia, Europa e Stati Uniti, per un controvalore complessivo di 8,61 milioni di euro. Nel 2018, in un solo semestre, sono stati raccolti più del doppio degli investimenti dell’intero anno precedente. Walliance, dal canto suo, ha raccolto complessivamente oltre 6 milioni di euro di investimenti, raggiungendo così in solo un anno il podio per il totale capitali raccolti da piattaforme di equity crowdfunding.

Considerati i 49 milioni di euro complessivamente raccolti dall’equity crowdfunding dalla sua nascita nel 2013, Walliance detiene oggi una quota di mercato superiore al 12%.

 

Luciana Maci

Ho partecipato al primo esperimento di giornalismo collaborativo online in Italia (Misna). Sono dal 2013 in Digital360 Group, prima in CorCom, poi in EconomyUp. Scrivo di innovazione ed economia digitale

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